“Presencias” de Jerez

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Tredici anni mi separano (o mi compongono) dal mio primo Festival Flamenco a Jerez. Libri, riviste, giornali, tutti gli spettacoli organizzati nei teatri, nelle sale, nelle peñas, nei tabancos, per strada e tutti gli appuntamenti che non ti sei fatta mancare. Tutta la fantasia che Jerez ha saputo mettere nel suo Festival. Abbiamo tutti negli anni fatto un po’ di tutto. Ma il bello di questa città è che ogni volta trovi un nuovo giochino in cui perderti. Quello di quest’anno è nato senza sapere, senza averlo letto prima, al buio. Passeggiamo fra le strade e una per una all’improvviso ti compaiono davanti agli occhi immagini di cantaores che del flamenco hanno fatto e fanno la storia. Immagini enormi di carta e colla che il tempo deciderà di portarsi via quando e come vorrà, per mezzo del sole e della pioggia ma resteranno intanto sotto gli occhi di chi all’improvviso fra un discorso e l’altro, fra una lite e l’altra, fra un bacio e una risata alza gli occhi e improvviso vede qualcosa che immediatamente collega ad un ricordo sonoro, ad una brano che hai ascoltato, ad un concerto che hai visto, ad un momento che ricordi del tuo percorso flamenco a Jerez. Del tempo che hai speso dietro una grande passione. Queste immagini si vedono con prospettive ben precise, attaccate a case pericolanti, luoghi abbandonati, punti strategici che rendono le immagini di per sé più romantiche e per questo più vicine al cuore. I cantes che evocano ti si appiccicano addosso fra i barrios San Miguel, Santiago, San Mateo… Ognuno di noi, che sia in solitudine o accompagnato da persone che sono con noi da sempre o da poco, potrà dire qualcosa in merito, dalla più frivola alla più jonda.

L’idea splendida è di Juan Carlos Toro (Jerez 1979) fotografo per Diario de Jerez, La Voz del Sur e El País. “Una volta ho sentito che un quejío è disegnare con la voce ciò che sente l’anima” dice, “Con questo progetto che chiamo Presencias ho tentato di dare voce attraverso l’immagine al quejíos dei cantaores della mia città”.  Per lui Jerez ha facciate e pareti che hanno un proprio quejío. E come dargli torto. Sono a tutti gli effetti spazi che possono essere ascoltati.

E allora ci siamo messe a cercarle quelle immagini. E qui riportiamo le foto che abbiamo fatto. Non riporteremo le strade in cui si trovano perché non avrebbe e non sarebbe ugualmente bello che trovarsele davanti all’improvviso dal nulla, a schianto. Le aggiungeremo se e quando le troveremo… se e quando le troveremo… E voi? Le avete trovate? Siete rimasti impassibili? Vi hanno travolto?

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Writer & Editing: Katia Di leo
Photographer: Chiara Castellani
NB: La foto di apertura non sappiamo di chi sia. È stata raccolta in internet. Saremo contente di esporla con copyright appena ci pervenga il nome.

Festival Flamenco Roma 2015

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VI edizione per il Festival Flamenco romano che come sempre si svolge presso l’Auditorium Parco della Musica. Dopo una prima data di apertura con lo spettacolo di Israel Galvan l’ 8 Settembre, la rassegna vera e propria parte il 5 Ottobre e termina il giorno 11. Come sempre sono molti gli eventi. Di seguito proponiamo i nostri articoli: 

12143101_10207300227651248_7160424221441279805_nCasa patas! Una mostra autentica de flamenco

12079074_10153597461698617_5927380447297528194_n Miriam Méndez, Flamenco’S Seduction

Una muestra autentica de tablao flamenco

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5 Ottobre 2015, Festival ¡Flamenco! all’Auditorium Parco della Musica di Roma

Cante: José Valencia, Juan Jose Amador
Baile: Pepe Torres y Gema Moneo
Guitarra: El Perla

Siamo alla VI Edizione del Festival ¡Flamenco! all’Auditorium Parco della Musica di Roma. La giornata di apertura è stata accolta da una delle tipiche serate ottobrine romane. Aria calda, accogliente e mite. Di frizzante ed eccitante invece solo l’atmosfera nell’aria, generata dal chiacchiericcio e dall’impazienza del numeroso popolo degli aficionados flamencos che affollava gli spazi adiacenti l’Auditorium e non vedeva l’ora di entrare in sala ed assistere al primo degli spettacoli in programma questa settimana.

12088142_10207300229771301_1161277627065158680_nUna muestra autentica de tablao flamenco“, questo il titolo di apertura della serata. Si inizia con una tipica noche de tablao della storica Casa Patas, a Madrid, definito da tutti oramai come “il tempio del flamenco”. La scena si apre subito con il cante a palo seco di José Valencia, seguito subito dopo da Juan José Amador che insieme regalano brividi lungo la schiena. Entrano successivamente i bailaores della serata. Pepe Torres e Gema Moneo, due autentici figli d’arte intrisi del flamenco más jondo. Una serata di tradizione, dalla forte impronta andalusa e carica di energia pura. Si prosegue con un solo di cante di José Valencia, uno dei cantaores la cui maestria e potenza vocale è ormai conosciuta da tutto il popolo flamenco. L’ Alegrías di Gema Moneo, giovane bailaora che per stile e aspetto fisico ricorda moltissimo Manuela Carrasco. Energica e potente, cavalca il palco con una serie di carretillas a raffica. Travolgente. Si prosegue con un virtuosissimo El Perla che ci emoziona con la sua Soleá. Lui e la sua chitarra sono tutt’uno. Lei è la sua donna e lui l’accarezza, ci parla e se la stringe al cuore. La fa vivere di luce propria e tutto il pubblico in sala ne percepisce l’essenza.12074725_10207300235651448_3154618486006085198_n Emozione pura. La Soleá di Pepe Torres è la Soleá di Pepe Torres. Unica, essenziale, di un gusto tipicamente gitano, dove Pepe rimane quasi immobile in ascolto del cante, per poi sottolinearlo con remates e irruenti zapateados intrisi di latiguillos che viaggiano alla velocità della luce. Al solito tutto termina con una serie di pataítas por Bulerías all’insegna del divertimento puro. Puro come il flamenco che abbiamo respirato in questa Noche de Tablao.

Ringraziamo Stefano Procopio per la gentile concessione. Potete vedere l’intera sessione fotografica sulla sua pagina facebook Stefano Procopio

  • Writer: Paola Amedei
  • Editing: Claudia Badalini e Katia Di leo
  • Revisione: Las tres

Ringraziamo per la collaborazione Sofia Taliani.

Miriam Méndez, Flamenco’S Seduction

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7 Ottobre 2015, Festival ¡Flamenco! all’Auditorium Parco della Musica di Roma

Composizione, regia, piano, voce, percussioni: Miriam Méndez
Baile: Irene “La Sentío”
Percussioni: Guillermo Mcguill
Violino: Ricart Renard
Ingegnere del suono: Luis del Toro

11232717_10153597461688617_6393647359506538553_nLa terza serata del Festival di Flamenco dell’Auditorium ci regala l’esibizione di una delle più poliedriche artiste in circolazione nel mondo flamenco: Miriam Méndez. Voce, piano e danza girano vorticosamente a ritmo di un flamenco che si incontra con altri generi musicali come il jazz e la musica contemporanea e classica. Miriam Méndez appare subito in scena, sulla sinistra del palcoscenico, d’impatto come il battito del cuore rappresentato sulla la scenografia di fondo. Vestita tutta di rosso, chioma riccia scura e fluente, suonando un cajon a compás di Bulerías e cantando e accennando un remate e una llamada. Questo è il suo biglietto da visita.

Subito dopo entra in scena Irene “La Sentío” con una Soleá. Irene è intensa e immersa nei suoni del piano e del cante della Méndez. Il suo baile elegante e potente, fin dai primi passi, magnetizza subitola sentio l’attenzione del pubblico in sala. Termina con una Bulería a palo seco accompagnata dal solo cajon di Guillermo Mcguill.

Tra le note classiche del suo primo disco “Bach por Flamenco” e quelle latin jazz del suo ultimo  “Seduction”, Miriam accompagna “La Sentío” prima in una Alegrías e poi in un finale por Bulerías.

Sicuramente questa serata ci conferma l’originalità di questa donna, con una personalità prorompente e passionale, che ha saputo unire la tradizione e la modernità. I suoi suoni sono decisi e forti e adattati al flamenco trovano la loro giusta dimensione. Decisamente la definizione “Carmen Amaya del piano” le calza a pennello. È un animale da palcoscenico e come la famosa Carmen, il palco le permette di esprimere tutto il suo trasformismo musicale.
Qui le immagini della serata a cura dei fotografi Musacchio&Ianniello e la foto di Irene “La Sentío” è di Stefano Procopio.

 

  • Writer: Paola Amedei
  • Editing: Claudia Badalini e Katia Di leo
  • Revisione: Las tres

 

Niño de Vélez

DSC_0052Visse epoche di splendore e di miseria, dormì ospite presso amici e in piccole locande. Conobbe l’amore e la disillusione dell’amore, soffrì le superstizioni ed ogni momento della sua vita fu accompagnati dal flamenco. Portò in giro per tutta la Spagna la cultura popolare di Málaga. Cantó in umili taverne, nei tablaos flamencos e in grandi teatri.

José Beltrán “Niño de Vélez”

Juan Trujillo “el Perote”

Iperotenizia la sua carriera come “El Trujillero”, ma quando la sua notorietà artistica comincia ad aumentare, cambia il suo soprannome. Nonostante la giovane età lo incontriamo tra i prestigiosi nomi che si esibiscono nel famoso sevillano Café del Silverio. Pare fosse un eccellente cantaor por el baile, soprattutto por Alegrías. Ma è con le sue Malagueñas, delle quali fu anche autore, che divenne famoso.

Oggi ricordiamo Juan de la Fuensanta Trujillo Goméz “El Perote”.

Elisa Fiandrotti Díaz

Taranto b.n. schiena. festival flam purojpgTecnica ed espressività. Che cosa viene prima?
Considero la danza come la pittura in movimento e, come tale, si basa sulla padronanza di una tecnica e di un linguaggio con cui ci si esprime. La tecnica è il punto di partenza, lo strumento di qualsiasi espressione artistica. Nel flamenco l’espressività è un elemento fondamentale, ma deve essere autentica. Apprezzo chi si dà in modo sincero e generoso, senza interpretare un personaggio: entregándose.

Leggi l’intervista ad Elisa Fiandrotti Díaz!