Israel Galvan, 5 Ottobre 2011

Ringraziamo di cuore Luca Fiaccavento per le immagini. (Galleria Completa)

Israel Galvan, Baile
Inés Bacán, Cante
Bobote, Palmas
Sylvie Courvoisier, Pianoforte.

Piove, almeno in scena. Le nove di sera, dentro e fuori dalla scena e attraverso tutta “La Curva” in cui stavolta e forse solo nella versione romana, Galvan attende dall’inizio alla fine dello spettacolo un “taxi” chiamato da lui stesso a gran voce, scherzando con il suo baile, suscitando più e più volte l’ilarità del pubblico.
La Curva è un omaggio a Vicente Escudero che ballò appunto nel teatro parigino La Courbe e fonte d’ispirazione per Galvan.

Sul palco tre file di sedie disposte una sopra l’altra, impilate o incastrate alla ricerca dell’equilibrio, e di materiali diversi. Un pianoforte, un tavolo in legno, un corpo bianco morbido a centro scena: borotalco o farina. Quattro persone ci voltano le spalle, due di queste vanno ad accomodarsi spalle contro spalle al piano, in posa plastica; il nostro Galvan si orienta verso una delle pile di sedie, quella in alluminio, che di lí a breve decide di far cadere a terra, ne sfila l’ultima con maestria e con un paio di gesti plastici sistema la sedia facendo accomodare la cantaora Inés Bacán, lebrijana appartenente alla famiglia Pinini, la parte jonda o “elemento terra” di questo spettacolo, punto B della Curva. All’altro lato del “segmento curvo” che chiamiamo A sta la pianista e compositrice svizzera Sylvie Courvoisier, definita “elemento aria”. Dentro questa curva generata dalla linea melodica di queste due componenti femminili di estrema diversità sta il baile di Israel.

Non ci sono chitarre ad accompagnare la voce di questa cantaora che canta a compás libre, regalandoci un Siguirya mozzafiato di assoluta trance. Una Bacán premurosa che durante il Martinete da lei cantato ed eseguito da Galvan su di un grosso tavolo in legno che riesce a spostare avanti e indietro taconeando, si sincera di non vederlo cadere poggiando una mano sul tavolo e sorride. Galvan ha detto “Ho scelto Inés perché non è una cantaora per il baile, sarebbe stato troppo semplice; il suo canto mi costringe a mettere il mio baile sulla sua linea melodica”.

E ancora Bobote come fedele scudiero di un compás, quello di Galvan, che pochi riescono a seguire e con cui, verso la fine dello spettacolo, eseguirà addirittura qualche passo di tango argentino  🙂

Il pianoforte è picchiettato, suonato nei tasti e suonato nelle corde (giacchè si tratta di uno strumento a corde perchè non ricordarlo? 🙂 ).  La pianista frusta, picchia, tocca il pianoforte regalandoci sonorità veramente ardite, ma di una strana avvincente bellezza assolutamente “a-flamenca” e assolutamente “metropolitana” .

Dunque la difficoltà sta nel trovare un punto di incontro fra due estremi apparentemente intoccabili. Il tutto si svolge fra zapateados fra lastre di materiali diversi; ancora una volta un’amalgama geniale e surrealista, con dominio assoluto della ritmica e di una propria riconoscibile gestualità.

E ancora nello spettacolo zapateados nella farina e dentro un tamburo, vueltas e colpetti volti a trascinare la farina ovunque sul palco, un elemento in cui lui stesso si avvolge rialzandosi e fermandosi immobile davanti ad un pubblico al quale proclama:“un arancino!” probabilmente rivolto alla condizione “impanata” in cui ci appare.

E poi una Sevillanas fra sedie in legno una delle quali intorno al collo, ovviamente utilizzata come strumento musicale, come del resto la giacca di pelle con cui si era presentato al pubblico e tutto quello che gli capita per le mani, come sempre, dalle suole delle scarpe fino ai denti…. E poi una Nana, la stessa o simile a quella che Inés Bacán canta nel suo “De Viva Voz”. E Soleá por Bulería, e Bulería, Bulería e ancora Bulería.
Concludiamo con una frase di Galvan “Mi sento comodo nella curva, al bordo del precipizio. Quando sono troppo sicuro non mi sento a mio agio. Mi conforta il terreno instabile e il termine curva riassume il clima e lo spirito intero dello spettacolo”.

Qualsiasi cosa o sentimento questo spettacolo susciti, o qualsiasi emozione resti invece assolutamente repressa, il prodotto di questo spettacolo è inequivocabilmente una profonda conoscenza del flamenco, dallo jondo all’avanguardia. E Israel meglio di chiunque altro rappresenta (attualmente) il percorso fra questi due punti.

Baci “impanati”. Las Tres

  • Writer: Katia Di leo
  • Editing: Claudia Badalini e Katia Di leo
  • Revisione: Las tres
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