Caterina Costa

Coreografa, Insegnante e Ballerina di Flamenco inizia gli studi di danza jazz con il coreografo Paul Steffen.
L’assistere allo spettacolo di flamenco “Macama Jonda” determina la scelta definitiva per la danza flamenco.
Si trasferisce a Siviglia e studia presso l’Academia de danza Manolo Marín. Si perfeziona con Loli Flores e María Pagés. Partecipa a diversi stage con i migliori maestri spagnoli.
Ritorna in Italia e partecipa a numerosi festival di danza con artisti come i “cantaores” Enrique Soto, Juan Reina.
Dal 1990 al 1992 lavora nel tablao “El Txoko”, con il chitarrista José Carrillo riscuotendo un grande successo di critica e pubblico.
Nel 1994 forma la compagnia “Pasion Gitana” riunendo artisti spagnoli e italiani con la quale sarà in tournée nei più prestigiosi Festival della danza in Italia.
Attualmente Insegna presso lo IALS di Roma (via Fracassini n.60) ed effettua STAGE in tutta l’Italia.
Anno 2005: per il terzo anno continua ad essere ospite della compagnia di Renato Greco in tournee in tutta Italia (Carmen e Flamencotangojazz)
Estate 2005: Crea lo spettacolo “De Granada a Nueva York”(viaggio del poeta Garcia Lorca) con danza flamenco tap e jazz.
Anno 2006: Partecipa al programma televisivo su Rai 1 “Amore” condotto da Raffaella Carrà coreografie Franco Miseria e gira la scena del flamenco nell’ ultimo film di Carlo Vanzina “OLE'” che uscirà nelle sale a dicembre.
Giugno 2006: artista invitata nella compagnia Danzarte diretta da Sergio Javier in anteprima mondiale “Viva la vida Frida Khalo”.
Partecipa inoltre a diverse trasmissioni quali Uno Mattina, Alle Falde del Kilimangiaro, Tutte donne tranne me (M. Ranieri) per la RAI; per altre emittenti, Tappeto Volante (Mediaset Rete 4).

Partecipa a Rai 1 a “Ballando con le stelle” come coreografa e insegnante di flamenco.

Nel 2009 crea lo spettacolo “Mirando la luna” con Sergio El Javi. Nel 2011 allestisce un nuovo spetttacolo teatrale, Mis ojos en tu mirada,  del quale lei stessa è autrice ed interprete, che richiama già nel titolo il tema del rispecchiamento, dove lo sguardo di ogni donna si riconosce e si identifica in quello delle altre mostrandone la comune identità: quella femminile, fatta di tenacia e resa, passione e seduzione, vulnerabilità e infinita forza.

Tutto iniziò …
Negli anni ’80 frequentavo i corsi di jazz del Maestro Paul Steffen presso lo Ials di Roma. Non avevo mai visto una lezione di flamenco e tantomeno uno spettacolo. Frequentavo un ragazzo che si occupava di un programma radiofonico interamente dedicato alla musica etnica. Un uomo molto erudito. Mi disse: tieni questa cassetta ascoltala !! C’erano brani di ogni parte del mondo. Ma rimasi colpita dal “cante” e lui mi raccontò… Poco dopo arrivò a Roma lo spettacolo arabo Andaluso “Macama Jonda” e andammo al teatro Olimpico. Mi innamorai totalmente. Feci una ricerca presso l’ambasciata spagnola per trovare una scuola. Approdai da Isabel Fernandez. Dopo un anno partii per la Spagna. Non sapevo nemmeno la lingua. Entrai nell’Academia de Manolo Marin, una italiana tra pochissimi stranieri e tutti spagnoli. Il fior fiore dei giovani artisti del flamenco. Che emozione!!! Iniziò la bella vita.. Il flamenco mi accolse a braccia aperte.

Quando hai capito che il flamenco sarebbe diventata la tua professione ?
Lo capii quando iniziò una richiesta esagerata di spettacoli di flamenco in Italia, ma penso di aver avuto fortuna e sono diventata “bailaora” mio malgrado. Non era il mio desiderio. Io studiavo e basta!!

Hai mai pensato di non farcela ?
No! Perché ho sempre riconosciuto miei limiti e ho vissuto serenamente ogni traguardo. E poi non ho mai pensato di farne la ragione della mia vita. Pura passione e basta..

Quanto ha influito il flamenco nelle tua vita ?
Parecchio!!!!!! Lasciai un bellissimo marito per stabilirmi in Spagna e vivere il flamenco in libertà assoluta! Però a volte mi sono preclusa di coltivare altre passioni.

Quale è stato l’ostacolo più grande che hai incontrato nel tuo percorso?
Ho letto e riletto più volte questa domanda. Per quanto riguarda il compàs ho avuto difficoltà all’inizio, poi ho avuto la fortuna di studiare da subito con guitarra y cante e devo dire che i Maestri sono stati molto generosi. E inoltre non mi toglievo mai le cuffie, ascoltavo flamenco dalla mattina alla sera.

Tecnica ed espressività. Che cosa viene prima?
Tecnica nello studio, ma tanta tanta. In scena entrambe.. con un punto in più per l’espressività.

Ti senti più artista o più insegnante?
Yo que se????? A volte preferisco solo insegnare e quando mi sento ispirata e creativa … allora forse ….

Molti degli artisti flamenchi attualmente sulla scena romana sono stati tuoi allievi. In quanti di questi hai visto veramente del talento?
Il talento è colui /ei che ha molta genialità. Posso dire che ho avuto la fortuna di avere tra i miei allievi giovani preparati che venivano da altre discipline. Con una volontà, desiderio e curiosità fuori dal comune. Una su tutte Sabrina Loguè, non perdeva una lezione, molto rispettosa e studiava come dovrebbero fare tutti!! Ho visto subito quale sarebbe stato il suo destino, con un futuro da maestra. E cosi è stato. E poi l’eleganza e la bellezza fisica di Alessandra D’ambrosio dalla quale ho imparato a prendere con ironia la vita. E tutti gli altri con molte qualità estetiche come le belle linee di Francesca Stocchi e di Loredana Ruggieri. La bellezza e la volontà di emergere di Lara Ribichini senza ombra di dubbio la mia preferita ieri e oggi. E come non ricordare poi Michela Fossà “aduendata”. Tra gli uomini poi mi piace ricordare Stefano Arrigoni, Massimiliano El Bicho e altri ancora tutti con potenzialità fuori dal comune.. Poi quelli di passaggio, Lia Ruscica e Dario Carbonelli come danzatori della mia compagnia, che dire?? Li ho visti crescere e sono orgogliosa di tutti. Dario è il vero talento musicale, perché è cresciuto con la musica e c’è molto da imparare da lui. Ma i veri talenti sono coloro con il “genio”, e con la mia sensibilità li fiuto da lontano. Con il talento si nasce e se sai gestirlo diventi un numero Uno.

Te la senti di fare un nome su tutti ?
Certo, mi sento di fare tre nomi su tutti: Alessia Demofonti, Simone Schiavetta e Fiorella Romiti. Nessuno dei tre ha studiato tanto eppure hanno una capacità, sia pure in modo diverso, di recepire quest’Arte che ripeto, con molto studio e volontà e soprattutto “testa”, ti fa arrivare dove vuoi. Fiorella possiede il “demone” fin dalla nascita!

Qual’è il messaggio che vorresti trasmettere ai tuoi allievi ?
Sii sempre te stesso e onesto, non dimostrare ciò che non sei, perché anche in un artista modesto quando c’è la verità il successo è garantito. E studiare tanto ma allo stesso tempo molta ironia!

Quali sono i tuoi progetti attuali?
Insegnare, insegnare e insegnare. E poi stages in tutta Italia anche nell’ambito della Danza Sportiva.

C’è stato un momento della tua carriera particolarmente emozionante e per questo indimenticabile?
Tantissimi, ma uno di tanti anni fa si!! Quando ballai insieme ad Elena Vicini con il gruppo spalla di Vicente Amigo a Roma e lui era in platea a guardare. Mentre come allieva ho un ricordo in particolare. Un giorno Manolo Marin, un maestro tanto burbero, mi disse: estas bailando mucho mejor! Madre mia! Fu un piacere enorme, ma dopo qualche giorno mi disse in classe (tutti professionisti): ripeti il passo, Caterina. Rimasi impietrita e sbagliai tutto. Lui urlò: ya no te digo màs nada Espaguetisssss

Il tuo sogno nel cassetto?
Recitare. Adoro il teatro in tutte le sue forme e credo che mi sia più congeniale recitare che danzare!

Qual’è l’artista della scena attuale che più corrisponde al tuo gusto e che più ti emoziona?
Eva e tanti altri. Mi piacciono tutti. Però la Yerbabuena mi emoziona sempre. Anche se il mio mito rimane Manuela Carrasco.

La tua meta ideale: Sevilla, Jerez, Madrid o…?
Sevilla sempre, ma più per affetto!

Pensi che chi sceglie oggi di diventare una bailaora professionista di flamenco sia più agevolata o ha molte più prospettive di quando iniziasti ti tu molti anni fa ?
Si, eccome! All’epoca non c’era niente … dovevi ricordarti tutto a memoria e faticare tanto. Oggi si può imparare anche da internet. E c’è molta più scelta di bravi insegnanti e scuole. Per quanto riguarda il lavoro un po’ meno!

Raccontaci il “tuo” Duende …
En busca de mi luz …

Il tuo più grande difetto e il tuo più grande pregio sia come artista che come persona.
Difetto: antipatica e polemica! Pregio? Generosa.

Il palos che ti rappresenta di più o quello che pensi sia più rappresentativo per il tuo baile
Soleà! Ma gli altri mi vedono meglio nei palos festeros … boh?!?

A che cosa pensi un momento prima di salire sul palcoscenico?
Respiro e basta.

Descrivici le emozioni che provi mentre balli …
Mentre danzo provo le stesse emozioni di quando mi trovo in alta montagna o nella natura più estrema. Come in Africa … sento la libertà più assoluta e nello stesso tempo la fugacità del momento irripetibile.

Raccontaci un episodio particolarmente imbarazzante od esilarante accaduto durante una delle tue esibizioni.
…Al Castello Sforzesco di Milano con la Compagnia Pasion Gitana, il ballerino Jose Ruiz nel finale por siguiriya, noi donne di fronte a lui. Sorrise e i suoi denti erano tinti di nero. Potete immaginare il finale … e poi a Vignale Danza, mentre danzavo, sali un cagnolino sul palco ed io danzai anche per lui. Poi qualcuno lo portò via. E ancora le estenuanti tournèe con esilaranti scenette di fronte agli assessori paesani con i quali dovevamo conversare in spagnolo!!! E spesso era scena muta!!!

Bailaora solista su di un palco. Chi vorresti con te come accompagnamento al cante y al toque ?
Al cante Enrique Soto che già ho avuto l’onore di avere e Jose Valencia. Al toque Moraito e Pedro Sierra.

Qual’è il tuo rapporto con gli altri colleghi ?
Con alcuni un profondo affetto e rispetto reciproco. Sergio el Javi mi ha dato molto, da lui ho imparato molto in tutti i sensi. Marc Aurelio è un amico e un dolcissimo collega, memorabili i nostri “passi a due”. Le mie gitanelle Alessia Demofonti e Alessandra D’ambrosio con le quali ho un sodalizio artistico e un’amicizia ventennale! Con i musicisti benissimo! Poi credo con tutti….mi sento molto amata! A volte anche invidiata.. ma non mi crea problemi.

Il tuo compagno ideale … fuori o dentro del flamenco ?
Dipende… ho avuto di tutto ehehehe

Se tornassi indietro quali sono le cose o le scelte che non rifaresti ? E quali quelle che ti rimproveri di non aver fatto ?
Rifarei tutto compresi anche gli errori. Con un unico rammarico: io sono nata per fare l’attrice e non la “bailaora” anche se sono grata al flamenco per avermi scelta!

Come ti vedi tra una ventina di anni ?
In campagna a riposare … forse …

Aprendo il tuo armadio, quanti scheletri pensi che sono veramente i tuoi e quanti quelli messi lì dentro da altri ?
Tutti miei!!!!!!

Per che cosa vorresti essere ricordata ?
Vorrei essere ricordata per quello che ho dato e non per quello che hanno preso.

Il flamenco in una parola.
Misterio

Ringraziamo Caterina. Per chi volesse approfondire:

Videos:

Aggiornato in data 24 Ottobre 2011

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