Ada Grifoni

Danzatrice e musicista nasce a Taranto, inizia il suo percorso musicale all’età di 10 anni studiando pianoforte. Nel 1990 a Bologna  si avvicina al flamenco ed incomincia i suoi studi con  con Soledad Capa, allora ballerina della compagnia di Antonio Gades.
Da allora ha proseguito lo studio del  baile flamenco in Italia con Elena Vicini, Juana Calà, Corrado Ponchiroli.
Il suo grande amore per il flamenco la porta in Spagna , e per lungo tempo vive a Madrìd, (città cui continua a recarsi  annualmente per perfezionarsi) e studia presso l’Accademia “Amòr di Diòs” con alcune delle figure più prestigiose del baile flamenco quali: Merche Esmeralda, Belèn MayaGuito, Yolanda Heredia, Antonio Reyes, La China  ecc.
Ha studiato per lungo tempo anche a Jerez de la Frontera con Ana Maria Lopez e con la Chiqui.
Nel 1997 si iscrive alla facoltà di musica presso il D.A.M.S., nel corso della sua carriera universitaria ha approfondito lo studio dell’etnomusicologia, della propedeutica musicale e delle scienze motorie per bambini.
Dal 2002 la sua ricerca etnomusicologica sul flamenco la avvicina alle radici di questa cultura fino a portarla ad interessarsi alla danza indiana, ed incomincia a studiare danza Bharata Natyam (danza classica indiana), seguendo i corsi tenuti dalla danzatrice Nuria Sala.
Parallelamente prosegue la sua attività di musicista studiando flauto traverso. Da anni si esibisce come  danzatrice  senza però tralasciare l’attività didattica. Come danzatrice si è esibita in vari teatri e festivals (tra i tanti Festival di musica etnica di Valdagno, festival di Bologna), è stata ballerina solista della Compagnia Etnografica Mediterranea; attualmente è fondatrice e danzatrice solista di Oleaje, progetto musicale che da anni ricerca le affinità e le contaminazioni tra il flamenco e la musica araba.
Il grande interesse per il teatro e la conoscenza, non solo dell’aspetto musicale del flamenco, ma anche di quello teatrale, nasce dal fortunato e importantissimo incontro con il Maestro Leo de Berardinis che nel 1999, la sceglie come propria insegnante di flamenco; grazie a Leo Ada scopre la grande teatralità di questa forma di arte. Insieme sono promotori ed organizzatori di un recital di cante a Bologna della Paquera di Jerez.
Parallelamente all’attivita’ di insegnante di flamenco per adulti, si occupa di laboratori di danza e propedeutica musicale e teatro per bambini. Dal 2005 collabora con l’Ente musicale di Nuoro, curando durante i seminari di Jazz l’organizzazione e la didattica di seminari di flamenco, invitando figure di primissimo piano del baile flamenco. 

 

Tutto è iniziato…
Per caso leggendo un volantino che pubblicizzava un corso di baile.

Quando hai capito che il Flamenco sarebbe stato la tua professione?
Quando al ritorno da Madrid mi hanno telefonato per propormi di tenere un corso, proprio quando mi chiedevo cosa mai avrei fatto nella vita….

Hai mai pensato di non farcela?
Sempre.

Chi sono i tuoi punti di riferimento ?
Tutti i miei maestri, flamenchi e non.

Quante ore alla settimana dedichi allo studio?
Dipende, sono incostante, quando sono in vena studio almeno un paio di ore al giorno, a parte le lezioni.

Quanto ha influito il flamenco nelle tue scelte personali?
Tanto…

Se tornassi indietro quali sono le cose o le scelte che non rifaresti ?
Rifarei quasi tutto, forse non farei del flamenco la mia unica fonte di reddito, cosi magari sarei più libera in alcune scelte.

Qual è stata, se c’è stata, la più grande difficoltà che hai incontrato per raggiungere i tuoi obiettivi di artista?
Me stessa, anche se immagino possa sembrare un paradosso.

Quali sono le tue inquietudini d’artista? Cosa ti fa salire l’ispirazione ?
Di inquietudini ne ho tante, sono una persona molto inquieta.
L’ispirazione può venirmi da qualsiasi cosa bella che mi emoziona, una musica, un tramonto sul mare…

Tecnica ed espressività. Che cosa viene prima?
Sono importanti entrambe, bisogna conoscere la tecnica per poterla abbandonare affinché l’espressività possa venire fuori. Certo un mostro di tecnica senza espressività e’ noioso, ma questo in qualsiasi espressione artistica.

Ti senti più artista o più insegnante?
Sicuramente non mi sento artista, diciamo che mi sento una lavoratrice precaria.

Qual’è il messaggio che vorresti trasmettere ai tuoi allievi?
Tanto rispetto per quest’arte, ma anche molta leggerezza e voglia di divertirsi ballando.

E quale al pubblico? Quale tipo di pubblico vorresti conquistare?
Quello più diffidente e distratto.

Qual’è il tuo rapporto con gli altri colleghi?
Con i pochissimi colleghi con cui ho rapporti direi molto buoni, ma sono davvero pochi.
Diciamo che frequento poco “l’ambiente”.

Quali sono i tuoi progetti attuali?
I miei progetti attuali non riguardano il flamenco, ma la mia vita personale….

C’è stato un momento della tua carriera particolarmente emozionante e per questo indimenticabile?
Certo, quando (come avete ricordato anche voi) sono riuscita a portare a Bologna la Paquera de Jerez.

E che cos’è che non hai ancora fatto ma che speri un giorno di fare? Qual è il tuo sogno nel cassetto?
Preferirei parlarne quando si avvera…

Qual’è l’artista/collega (bailaor, cantaor, tocaor) della scena attuale che più corrisponde al tuo gusto e che più ti emoziona?
Attualmente Pastora Galvan, sempre Belen Maya e Isabel Bayon.

La tua meta ideale: Sevilla, Jerez, Madrid o…?
Madrid.

Tradizione o modernità?
 Entrambe, sicuramente la modernità non deve dimenticare e deve conoscere la tradizione, altrimenti si rischia la parodia del flamenco.

Pensi che ‘il Duende’ sia solo una prerogativa del popolo gitano o spagnolo?
Ma no! Non e’ prerogativa del popolo spagnolo, né tanto meno del flamenco.
Esiste un momento magico ed irripetibile in cui, estraniandosi dal contesto, l’artista e’ totalmente immerso nella sua arte, sia essa musica danza o teatro. Esistono musiche di trance,  o danze d’estasi, tecniche per potervi accedere.
Non e’ prerogativa di tutti, questo si.

Il tuo più grande difetto e il tuo più grande pregio come artista e come persona
Pregio  la lealtà, difetti tanti.

La prima letra che ti viene in mente…
Hablo con mi Dio y le digo…

A che cosa pensi un momento prima di salire sul palcoscenico?
Ma chi c…o  me l’ha fatto fare!!!!!

Le emozioni che provi mentre balli… a cosa pensi?
Dipende, se riesco ad essere tranquilla ascolto il cante e mi emoziono.

Ti capiterà di salire sul palco e non avere voglia di ballare, voglio dire… immagino che quando diventa un impegno possa succedere. Come te la sbrighi ?
Quando mi capita di avere poca voglia, penso che comunque e’ un grande privilegio poter fare un lavoro che ti piace.

Bailaora solista su di un palco. Chi vorresti con te come accompagnamento al cante y al toque ?
Al cante Rafael de Utrera, al toque Chicuelo…al flauto Jorge Pardo, al violino Parrilla, al contrabasso Pablo Martin…al…sto esagerando????

Cosa pensi invece del baile in compania? Sia come ballerino che come spettatore.
Come ballerina non mi e’ mai capitato, ma credo sia una buona scuola per avere un po’ di disciplina; come spettatore, tranne rari casi, lo trovo un po’ noioso.

Il palos che ti rappresenta di più o quello che pensi sia più rappresentativo per il tuo baile.
In questo momento tiento.

Ascolti altri generi musicali oltre al flamenco? Se si quali?
Si assolutamente, ascolto jazz, musica brasiliana, De Andre’.

L’ultimo libro che hai letto ?
“Opinioni di un clown” di Heinrich Boll

La tua giornata ideale?
Sole,  mare, spiaggia deserta o scoglio ed un libro.

Qual’è il momento della giornata dove ti senti maggiormente creativo ?
Sicuramente non la mattina.

Un consiglio per i nostri lettori che vogliono fare del flamenco la loro professione
Tanta pazienza e non scoraggiarsi.

Il tuo segreto inconfessabile …
Be’… e’ inconfessabile!!!

Il tuo compagno ideale: dentro o fuori dell’ambiente flamenco?
Fuori, ma con un animo sensibile e artistico, insomma il mio!!!!

Il flamenco in una parola
“Teatro allo stato puro”…le parole sono quattro e non una, e non sono mie, ma (a proposito di punti di riferimento) del maestro Leo de Berardinis.

Grazie a Ada ! Baci.

 

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8 thoughts on “Ada Grifoni

  1. Ada…. ci siamo incontrati che perchè sono stata casualmente invitata a ballare la sevillanas. Tramite te ho scoperto un nuovo mondo che da cui non riesco più a staccarmi!

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  2. Dopo averla letta, quest’intervista mi fa venire voglia di vederti ancora sul palco. Dopo quella sera, in cui scattai la foto a corredo di questa pagina, non sono più riuscito ad assistere ad un altro spettacolo. Fatti sentire Ada, non trascurare gli amici che sanno capire la tua anima inquieta.
    P.

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