Adriana Grasselli

Adriana Grasselli

Nata a Reggio Emilia, studia danza classica, jazz e contemporanea e sperimenta poi altri generi, come la danza africana. Laureata in Lettere Moderne, dopo sedici anni di insegnamento nelle scuole superiori, decide di dedicarsi unicamente al flamenco, che studia dal 1987. Dopo i primi studi con William Saville e con Nadia Candelori, i suoi maestri sono: Inmaculada Pérez, Juan Ortega, Juana Calá, Brigitta Luisa Merki, Elena Vicini, María Magdalena, Pepa Mercé, Ciro, Timo, Carmela Greco, Gabriela Macías, La Fali, Belén Maya, El Mistela, Maribel Espino, Eva Moreno, Corrado Ponchiroli, Lidia Peña e Antonia Moya. I suoi principali riferimenti, sia a livello tecnico che pedagogico, sono i maestri: Javier Barón (con cui studia da 12 anni), Charo Espino, Angel Muñoz, Miguel Ángel, María José León, Inmaculada Aguilar, Matilde Coral. Si aggiorna regolarmente in Spagna, in modo particolare a Jerez de la Frontera, Siviglia e Madrid ; la sua specialità è la tecnica di “bata de cola”. Nel 1995 è cofondatrice e parte attiva come danzatrice, insegnante, coreografa e organizzatrice del Circolo Culturale La Peña Andaluza del Trentino, con il quale si esibisce in rassegne di danza, manifestazioni e festival. Con l’associazione organizza regolarmente workshop in Italia con i più grandi maestri del flamenco spagnoli. Fra i seminari non si può non citare lo Stage Estivo a Pomarolo (TN), che nella prossima estate raggiungerà la sua tredicesima edizione. Viene chiamata inoltre a tenere degli stage personalmente, l’ultimo dei quali nel 2005 nella meravigliosa Ile de la Réunion (Francia), dove è ritornata nel settembre 2006. Nel 1998 realizza una versione flamenca de La casa di Bernarda Alba di Federico García Lorca, di cui è regista e coreografa, in collaborazione con il professor Pietro Taravacci dell’Università di Trento. Con l’Opera Universitaria di Trento, con la quale collabora da anni, ha organizzato nel 2003 la prima Misa Flamenca mai presentata in Italia, successo ripetuto sia l’anno seguente, sia per il Comune di Rovereto nel 2007 e nel 2008 . Alla produzione di “Sei personaggi in cerca di Lorca” di giugno 2006 fa seguito “Surrealismo Flamenco” di giugno 2007, di cui cura l’ideazione, la regia e la coreografia, “ Caleidoscopio Flamenco” nel 2008. A dicembre 2007 è stata coreografa delle “Troiane”, spettacolo di teatro danza con la regia di Elena Marino. Con i ragazzi della Peña Andaluza risulta vincitrice del primo e secondo posto al Concorso di Lignano edizione 2008. In più occasioni ha condiviso il palcoscenico con Miguel Angel e con Angel Muñoz. Viene invitata regolarmente, da sola o con le allieve, a manifestazioni culturali in Italia quali il Festival del Folklore di Staffolo (AN), l’Associazione “Amare Ravenna”, l’Associazione “Amsìcora” di Cagliari, la “Compagnia dell’Attimo” di Rovereto, “Teatrincorso” di Trento e la Fondazione Lanari di Iesi. Tra gli ultimi appuntamenti in collaborazione con il Comune di Rovereto e il Comune di Trento vi sono stati il Capodanno il Piazza Fiera a Trento, il Festival degli artisti di strada di Rovereto, Halloween a Rovereto, la stagione teatrale 2008 del Comune di Rovereto con la replica di “Surrealismo Flamenco”. È stata più volte ospite di televisioni private, quali Telereggio, la trasmissione “Tamburo battente” (RA), RTTR. Fa parte del direttivo di Trentino Danza e collabora con il CID (Centro Internazionale della Danza), con Trentino Danza Estate a Tesero in Val di Fiemme, con l’Associazione Alboreà di Padova e con il Let’s Dance di Reggio Emilia, con l’Ass. Zambramora di Ancona, con ValRendena Dance Theatre di Pinzolo (Tn). Attualmente Insegna flamenco a Rovereto (TN), Trento, Reggio Emilia e periodicamente organizza lezioni di flamenco per le scuole medie e superiori.

 

Come ti sei avvicinata al flamenco?
1987… suona lontano vero? Una mia amica aveva invitato William Saville come ospite al suo primo saggio importante: primo stage di flamenco della vita…un colpo di fulmine! Subito dopo ho conosciuto Nadia Candelori.

Quando hai capito che sarebbe stata la tua professione?
Quando ho deciso di lasciare la scuola superiore dove ero titolare di cattedra per avere il tempo da dedicare allo studio. A scuola ormai organizzavo tante cose, corsi di teatro e di danza, la necessità di studiare di più e di poter andare in Spagna si era fatta troppo forte, la nostra Associazione aveva bisogno di chi potesse insegnare a principianti e creare un bacino di utenza per gli stages che già organizzavamo.

Hai mai pensato di non farcela?
Mille volte ho pensato di appendere le scarpe al chiodo, anche ora mi succede ogni tanto, anche perchè più studi più ti accorgi di non sapere, lo diceva Socrate duemila anni fa…è ancora vero.

Chi sono i tuoi punti di riferimento?
Meravigliosi maestri che ora sono anche carissimi amici: Javier Baròn , Miguel Angel Espino, Charo Espino e Angel Muñoz (sono la madrina della loro seconda bimba), Matilde e Rocio Coral, Elena Vicini, Inmaculada Aguilar, Maria José Leon Soto…

Quante ore alla settimana dedichi allo studio?
Insegnando tutti i giorni e avendo come priorità i miei allievi sono molte di più le ore che dedico a loro che quelle che dedico a me: questo è il mio autorimprovero quotidiano. Tuttavia li vedo “crescere” e questa è la mia grande soddisfazione.

Quanto ha influito il flamenco nelle tue scelte personali?
Moltissimo! Ho la fortuna di avere una famiglia che mi sostiene. Le mie figlie sono cresciute vedendo passare in casa ospiti che sono artisti di fama internazionale, il calendario è segnato da saggi e spettacoli… alla fine sono tutte laureate, ma una lavora con la danza, una col teatro, una col multimediale

Qual è stata, se c’è stata, la più grande difficoltà che hai incontrato per raggiungere i tuoi obiettivi di artista?
Mi suona ancora strana la parola “artista” parlando di me… diciamo che la mia testardaggine mi ha aiutato a superare le difficoltà operative ed economiche connesse agli aspetti organizzativi… oltre al superare molte delle insicurezze che ci accompagnano nella vita. Mi sono comunque data una regola: un errore è ammesso,  il secondo no.

Tecnica ed espressività.  Che cosa viene prima?
Risponderei la tecnica  ma riconosco che ci sono “animali da palcoscenico” che sanno coinvolgere il pubblico con la loro grande energia espressiva.

Ti senti più artista o più insegnante?
… insegnante… credo si capisca molto bene da quanto ho risposto

Qual’è il messaggio che vorresti trasmettere ai tuoi allievi?
… che siamo comunque sempre allievi e che, appena hai imparato una regola, devi subito capire che ci sono cento eccezioni. Troppo spesso vediamo persone che hanno imparato “dieci“ e credono di sapere tutto. Un cantaor dice che “il ritmo che nessuno conosce è l’umiltà” … quella vera!

E quale al pubblico?
Il nostro pubblico italiano ha bisogno di essere aiutato a capire il mondo del flamenco, non mi sentirei di dare messaggi al pubblico, credo che sia compito nostro conquistarlo.

Quale tipo di pubblico vorresti conquistare?
Il sogno è essere così bravi da conquistare un pubblico di intenditori…

Qual’è il tuo rapporto con gli altri colleghi?
Generalmente buono: collaboro molto bene con tanti, con altri meno perchè manca da parte loro l’atteggiamento di scambio leale e aperto. C’è anche chi non considero un collega… passatemi questa affermazione che non vuole essere polemica, ma è realistica.

Quali sono i tuoi progetti attuali?
Mi volete togliere l’effetto sorpresa? Scherzo… a parte la preparazione di un saggio di fine anno che da qualche tempo è sempre di più uno spettacolo (vedi “Surrealismo Flamenco “ del 2006, replicato in stagione teatrale nel 2008) abbiamo in programmazione degli stages molto interessanti: Baron in aprile, Miguel Angel a fine giugno, Elena Vicini a fine luglio, Silvia Marin a  fine agosto e altre sorprese che nessuno si aspetta…

C’è stato un momento della tua carriera particolarmente emozionante e per questo indimenticabile?
Molti! Fra questi il ringraziamento pubblico di Miguel Angel sul palco della Misa Flamenca, la vittoria del primo e del secondo posto al concorso di Lignano da parte dei miei ragazzi… e tanti altri…

E che cos’è che non hai ancora fatto ma che speri un giorno di fare? Qual è il tuo sogno nel cassetto?
… i miei sogni nel cassetto… restano nel cassetto fino a loro realizzazione…

Qual’è l’artista/collega (bailaor, cantaor, tocaor) della scena attuale che più corrisponde al tuo gusto e che più ti emoziona?
Charo Espino è la danzatrice che mi piace di più, il mio modello.

La tua meta ideale: Sevilla, Jerez, Madrid o… ?
Sono così diverse fra di loro: comunque mi trovo molto bene a Jerez , subito dopo Sevilla e infine Madrid,  ma non dimentichiamo Cordoba.

Tradizione o modernità?
L’ideale è proprio la sperimentazione nella modernità conservando i canoni della tradizione, questo ho imparato dai miei meravigliosi maestri, questo insegno.

Pensi che ‘il Duende’ sia solo una prerogativa del popolo gitano o spagnolo?
No.  Sono convinta che ci siano momenti magici anche per gli altri,  a patto che ci siano le condizioni di comunicazione ideale fra tutti coloro che sono coivolti sul palcoscenico.

Il tuo più grande difetto come artista e come persona
Mi dicono che sono troppo buona come maestra, troppo generosa, e forse anche troppo umile… in ogni caso penso troppo poco a me.

Il tuo più grande pregio come artista e come persona
In questo caso i pregi sono anche i difetti.

La prima letra che ti viene in mente…
Triana… Triana… que bonita esta Adriana…

A che cosa pensi un momento prima di salire sul palcoscenico?
Vamonos… pensiamo solo alla musica e al cante

Ascolti altri generi musicali oltre al flamenco? Se si quali?
…  a dire il vero no…  solo flamenco

L’ultimo film che hai visto al cinema? L’ultimo libro che hai letto se preferisci…
…tutti i libri di Camilleri

La tua giornata ideale?
Passarla con i miei maestri preferiti e che ci sia possibilmente anche la mia famiglia, cani e gatti compresi (che spesso invece se sono con gli uni, mancano gli altri e vorrei che tutti godessero delle belle cose che vivo).

Un consiglio per i nostri lettori che vogliono fare del flamenco la loro professione
Studiare molto senza darsi dei tempi troppo stretti perchè il flamenco ha bisogno di tempi di assorbimento e di comprensione a volte lunghi: si procede un passo dopo l’altro,  non si corre.

Il tuo compagno/a ideale: dentro o fuori dell’ambiente flamenco?
Dipende: l’importante è che capisca e apprezzi la cultura del flamenco

Il flamenco in una parola
…vida

Grazie ad Adriana! Per ulteriori informazioni visitate:

La Peña Andalusa su YouTube:

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