Barbara Sanua

Barbara Sanua nasce a Milano nel 1974, inizia a studiare danza classica con le professoresse Franca Larizza e Laura Fiora  nel 1980 presso la Scuola di danza di Virginia Fumagalli di Monza.
Prosegue poi con la danza Modern-jazz ed infine col Flamenco con l’insegnante Isabella Moises Fernandez, la danza che diventa il suo motivo di vivere. Nel 1994 riceve un riconoscimento durante la Rassegna Nazionale di danza Teatro Carcano di Milano come una delle artiste più rappresentative della rassegna, per l’interpretazione della coreografia “Capriccio spagnolo” di  Isabella Moises Fernandez.
Segue poi a studiare questa disciplina con
Elena Vicini presso l’Arcobaleno Danza nel 1996, e nel 1998 inizia la sua formazione tramite classi estive e stages in Italia e all’estero.
Dei numerosi artisti con i quali si è preparata possiamo citare: Antonio Canales, Agustin Velasquez, Miguel Angel, Felipe Mato, Rafaella Carrasco, Mercedes Ruiz, Manuel Betanzos.
Nel 2004 ha studiato con Sabina Todaro al Mosaico di Milano.
Insegna flamenco dal 1996 in diverse scuole lombarde.
Nel 2004 è stata Testimonial ufficiale della linea Trilogia della danza di cristalli Swarovsky.
Attualmente insegna presso la scuola “Solodanza” a Sovico e a Bernareggio e al “Tam Tam” di Monza, lavora come ballerina e attrice professionista, e’ stata protagonista di tre cortometraggi ricevendo una nomination come miglior attrice protagonista nel prestigioso festival Hollywoodiano “168 Hours film festival” nel marzo del 2006 per il film “5 Minuti” per la regia di Deborah Brown.

Tutto iniziò…
Stavo guardando a scuola di danza, avevo 15 anni circa, il gruppo di flamenco che faceva lezione prima della mia di modern jazz. Feci quindi una prova e mi innamorai subito! Cominciai a studiare con la mia prima insegnante Isabela Moises Fernandez alla quale devo moltissimo, perché mi ha dato l’opportunità di capire cosa mi faceva esprimere di più.

Hai capito subito che il flamenco sarebbe stata la tua professione?
In realtà si, all’epoca studiavo sia danza classica che moderna, ma riuscivo a esprimermi sempre di più con il flamenco, nulla mi faceva sentire così viva.

Hai mai pensato di smettere?
Qualche volta si, nei momenti in cui i corsi andavano male, avevo pochi allievi e sembrava che mi venisse meno anche l’ispirazione. Nel frattempo io ho fatto anche altre cose, infatti sono anche attrice e musicista, quindi avevo l’opportunità di muovermi nel campo artistico a 360 gradi. Poi però mi dicevo che l’unica costante nella mia vita era il flamenco, e quindi smettere significava smettere anche di vivere, così ho tenuto duro e sono andata avanti. E’ stato poi l’incontro con Sabina Todaro che mi ha tenuto “in vita” la voglia di andare avanti, da lei ho appreso molte più cose riguardo il flamenco e la danza in generale, soprattutto perché è una persona immersa completamente nel flamenco e pura.

Chi sono i tuoi punti di riferimento nel baile?
Adoro lo stile di Miguel Angel.

Quanto ha influito il flamenco nelle tua vita?
Il flamenco mi ha aiutato nei momenti più difficili. Ho avuto una lunga malattia e solo col pensiero che sarei tornata a ballare ne sono venuta fuori, anche se con ancora qualche acciacco. Nei miei lunghi soggiorni di ospedale, mentalmente ballavo, ballavo, ballavo, mentre ero in un letto e non potevo muovermi, ma nella mente, il flamenco era vivo, anche nel mio cuore, e solo facendo delle lunghissime coreografie mentali e i miei palos preferiti sono riuscita poi a guarire. Ricordo che  ero in isolamento, ma mi sono poi fatta portare le scarpe e me le sono fatte sterilizzare, appena ho potuto mettere i piedi a terra, nella stanza d’ospedale, mi sono messa a ballare.

Quale è stato l’ostacolo più grande che hai incontrato nel tuo percorso?
Sempre la malattia che non mi ha più permesso per tanto tempo di esibirmi ma anche lo studio dei palos più complessi. Per anni ho dovuto sedermi e aspettare, accontentarmi di studiare poco sperando sempre in una grande ripresa, che poi finalmente c’è stata!

Tecnica ed espressività. Che cosa viene prima?
Sono due elementi imprescindibili. La tecnica senza l’espressività è vuota, e l’espressività senza tecnica rischia di diventare vana, si trasmettono messaggi contrastanti al pubblico.

Ti senti più artista o più insegnante?
Mi sento più insegnante anche se ovviamente molto artista, anche qui non possono essere separate le due cose.

Qual’è il messaggio che vorresti trasmettere ai tuoi allievi?
La danza, in particolare il flamenco, è vita. Quando si viene a lezione si deve aver voglia di vivere, non solo di ballare, ci si deve lavare la testa dai problemi quotidiani che noi tutti abbiamo e si deve lasciare libertà alla nostra passione, al nostro sentire di venir fuori. Bisogna fluttuare, divertirsi e imparare ovviamente… dedicando quell’ora in qui si fa lezione solo a noi stessi.

Quale il momento della giornata dove ti senti maggiormente creativo?
Sono una pigrona… durante il giorno sono un ghiro, mentre alla sera faccio scintille, a volte mi capita invece di sentire una particolare musica, o vedere qualche scena di un film che mi si accende la lampadina, e la mia mente parte… anche i piedi, per fortuna abito al primo piano e posso permettermi questi momenti dove posso zapateare in santa pace.

Quali sono le tue inquietudini d’artista ? Cosa ti fa salire l’ispirazione?
Le mie inquietudini sono sempre legate al “ce la farò?” Ogni tanto sempre a causa dei miei problemi fisici divento cupa, ho paura di affrontare studi troppo difficili, paura che la malattia venga a bussare alla mia porta ancora e quindi essere costretta a rallentare lo studio e a smettere. Per l’ispirazione… la vita è ispirazione.

Quali sono i tuoi progetti attuali?
In questo momento sto promuovendo uno spettacolo con una jazz band (io suono anche il contrabbasso) in cui il repertorio è vario, spazia da brani anni 50 a pezzi operistici e  la fine è ballata con dei pezzi di sevillanas e un pezzo di flamenco con percussioni e flauto dal vivo.

C’è stato un momento della tua carriera particolarmente emozionante e per questo indimenticabile?
Devo dire che ogni volta che presento uno spettacolo nuovo è sempre una emozione. Ma un momento indimenticabile fu quando il Maestro Agustin Velasquez, con il quale stavo facendo uno stage di classico spagnolo, mi chiese tanti anni fa di entrare nella sua compagnia. Ma non potei cogliere l’occasione.

Il tuo sogno nel cassetto?
Non ammalarmi più e ballare quanto mi pare sempre!!!

Qual’è l’artista della scena attuale che più corrisponde al tuo gusto e che più ti emoziona?
Sempre Miguel Angel. Come bailaora mi piace molto Mercedes Ruiz, ma anche Raffaela Carrasco.

La tua meta ideale: Sevilla, Jerez, Madrid o…?
Un pò tutte e tre, se avessi la possibilità di stare fuori ogni anno sia a Sevilla che a Madrid o a Jerez, non la perderei.

Tradizione o modernità?
Entrambe.

Raccontaci il tuo “Duende’ : cosa significa per te questa parola…
Bailando por Caña nello spettacolo di fine anno del Mosaico di Sabina Todaro l’estate scorsa, quando è entrato il cante di Antonio Mejias mi sono venuti i brividi, sentivo proprio dentro di me tutte le cellule vive, mi sentivo immersa nel cante e il mio corpo ha iniziato a muoversi nella musica. Ero rapita dal cante, questo per me è il Duende, corpo, musica, cuore, tutt’uno. Un raggio di luce che in quel momento spunta dal petto.

Il tuo più grande difetto e il tuo più grande pregio sia come artista che come persona
Pregio sicuramente la disponibilità, difetto sicuramente la disponibilità…

Il palos che ti rappresenta di più o quello che pensi sia più rappresentativo per il tuo baile
Soleà, Caña.

A che cosa pensi un momento prima di salire sul palcoscenico?
A mio papà. Vorrei che fosse lì a vedermi. Poi ringrazio Dio, perché sono viva.

Descrivici le emozioni che provi mentre balli …
Penso alla vita, difficile ma meravigliosa. Mi sento viva e vibrante, forte, piena di passione che deve uscire e arrivare al pubblico. Sempre il mio raggio di luce che esce dal petto.

Quanta parte di improvvisazione c’è quando sali sul palco?
Dipende cosa sto ballando e dove sto ballando.

Bailaora solista su di un palco. Chi vorresti con te come accompagnamento al cante y al toque?
Chiunque abbia passione, ma adoro Mayte Martin e Enrique Morente.

Il tuo segreto inconfessabile…
….è inconfessabile.

Qual’è il tuo rapporto con gli altri colleghi?
Sono una persona molto tranquilla che se ne sta un po’ in disparte. Penso alle mie scuole, le porto avanti, non sono competitiva, la competizione tra gli insegnanti, come quella tra gli allievi, rovina tutto, rovina la formazione, la voglia di fare flamenco. Il flamenco è puro, deve essere fatto con passione, senza arrovellarsi le budella pensando di essere più brava o meno brava di altri. Io mi devo confrontare solo con i progressi che faccio o che non faccio, quindi con me stessa, non con gli altri.

Un consiglio per coloro che vogliono intraprendere il flamenco come professione
Respirate flamenco, mangiate flamenco, ascoltate flamenco, sognate flamenco, studiate flamenco.

Se tornassi indietro quali sono le cose o le scelte che non rifaresti ?
Oddio… non saprei, credo che rifarei tutto, forse me se starei di più a studiare in Spagna.

Come ti vedi tra una ventina di anni?
Appassionata e ballante.
 
Per che cosa vorresti essere ricordata?
Per la mia determinazione.

Il flamenco in una parola
VITA.

Grazie Barbara! Per chi volesse saperne di più:

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