Carla Paolillo

Si è laureata in Lingue all’Università La Sapienza di Roma con una tesi sul flamenco e la letteratura dal titolo -Letteratura flamenca tra XIX e XX secolo: “Algo que acaricia y algo que desgarra”, con la votazione massima, preparata ricercando materiale nelle biblioteche dell’Università di Cadice, di Granada e in quella Nazionale di Madrid, dove ha trascorso un periodo di studio di tre mesi.
Successivamente ha ottenuto una borsa di studio dall’Università di Murcia per la frequenza del corso “El baile flamenco”, dove ha conosciuto personalmente Félix Grande e Ángel Álvarez Caballero, importanti storici della flamencologia.

Dopo un primo periodo di studio del baile a Roma, nel 1993 trascorre un mese a Cadice studiando sotto la guida di María José Franco, e partecipa in seguito a numerosi stage di artisti spagnoli: Timo Lozano, Diego Llori, Lalo Tejado, José Ruiz, Carlos Robles, Emilio Herrera, Rafael Amargo, Carmen Cortés, Manuel Liñan, María del Mar Moreno, Fuensanta la Moneta, Isabel Bayón (Roma), Rafaela Carrasco (Milano), Javier Cruz (Academia de Manolo Marín, Siviglia), Úrsula López, Rocío Márquez (Academia de Alicia Márquez, Siviglia), Ana Calí (Carmen de las Cuevas , Granada), María José Franco (Cadice e Jerez), Mercedes Ruiz (Jerez).
Attualmente prosegue gli studi sotto la guida dei Maestri Carmen Meloni e Claudio Javarone, con i quali collabora.

Nel 1997 ha iniziato l’attività artistica con le compagnie Pasión Gitana di Caterina Lucia Costa e Flamenco Libre di Juan Lorenzo, dal 2000 al 2006 ha lavorato con la Compagnia DanzarteFlamenco di Sergio Javier, dal 2006 al 2007 con Amor Rebelde di Riccardo Ascani, e dal 2007 al 2009 con El Río Andaluz di Sabrina Logué.

Si è esibita in importanti festival e rassegne in tutta Italia (Teatro Antico di Taormina, Anfiteatro Romano di Ferento, Università di Bologna, Umbria Folk Festival di Orvieto, Castello Svevo di Bari), a Roma (Sala Umberto, Teatro Olimpico, Teatro Greco, Palladium, Fiesta, La Palma Club e Caffè Latino, Circolo degli Artisti, La Locanda Atlantide, Goa, Alibi, Alpheus) e, per numerosi anni, in tutti i “Tablao” della capitale (El Escarabajo, El Duende, La Tramoia, Don Pepe).

Ha collaborato con la scuola Arte Danza Luciana Viola a Cassino, con il C.U.S. (Centro Sportivo Universitario) dell’Università La Sapienza di Roma, con la Cooperativa O.SA.LA. al progetto Huesera, ed ha dato lezioni di flamenco pratico e teorico per tre anni presso il Centro Danza Masir .

Ha partecipato a programmi televisivi (“Il treno dei desideri” di Antonella Clerici, “Amore” di Raffaella Carrà e “Unomattina” su Rai 1, “Forum” su Canale 5), spot pubblicitari (Tic Tac) e a spazi di informazione (Tg3 Lazio e Campania e RaiSat).

Nel luglio 2007 ha tenuto quattro puntate dedicate al flamenco su Radio Imago, e a settembre dello stesso anno, durante il festival ¡Flamenco!, organizzato dal Parco della Musica, ha collaborato con Enrico Colagrossi al reparto Musica presso la libreria “Notebook” dell’Auditorium.

Ora fa parte della Compagnia La Barraca, gruppo di recente formazione che accoglie nel suo seno artisti spagnoli e italiana di chiara fama, ed insegna presso lo IALS di Roma ed il Centro Tecnico Europeo Arti della Danza di Cerveteri.

 

Tutto è iniziato.
A Cadice nel 1993. Due mesi (uno ad agosto e uno a dicembre) in una casa a Campo del Sur, oceano davanti e Barrio de la Viña dietro. Poi ho incontrato María José Franco e, soprattutto, El Junco. E tutto è cominciato…

Quando hai capito che il Flamenco sarebbe stato la tua professione?
Mai! Tuttora non penso assolutamente che il flamenco sia la mia professione.
Piuttosto è il mio sostentamento, anche se non economico.

Hai mai pensato di non farcela?
Sempre! Forse mi dovreste chiedere se ho mai pensato di farcela…
A volte penso di sì e a volte di no, e non c’è niente da fare: non se ne esce!

Chi sono i tuoi punti di riferimento ?
Tutti i miei insegnanti sono stati il mio punto di riferimento nel momento in cui studiavo sotto la loro guida.
Il più amato: Sergio Javier.

Quante ore alla settimana dedichi allo studio?
Si va da un minimo di 4 a settimana a un massimo di 6 al giorno.

Quanto ha influito il flamenco nelle tue scelte personali?
Tutto. All’università: ho cambiato il piano di studi in corsa. Invece di laurearmi in inglese come previsto… ho fatto una tesi sul flamenco e la letteratura tra XIX e XX secolo.
Il lavoro: ho cercato per una vita un lavoro con degli orari che mi permettessero di studiare.
L’amore: il mio compagno non potrebbe non amare il flamenco (infatti Luca Caponi è partito!).
Gli affetti: la mia famiglia se ne è fatta una ragione, ma “Che palle ‘sto flamenco…” è il commento più frequente degli amici. (Si può dire “Che…”?)

Se tornassi indietro quali sono le cose o le scelte che non rifaresti ?
Quello che non rifarei non so, ma quello che farei sì: mi ci dedicherei ancora di più e ci crederei molto di più.

Qual è stata, se c’è stata, la più grande difficoltà che hai incontrato per raggiungere i tuoi obiettivi di artista?
A parte i muri che mi sono alzata da sola, riuscire a collaborare con i musicisti. Ce ne sono troppo pochi rispetto ai ballerini. Un vero peccato, di più: una mutilazione.

Quali sono le tue inquietudini d’artista? Cosa ti fa salire l’ispirazione?
La vita quotidiana basta e avanza per inquietare ed ispirare.

Tecnica ed espressività. Che cosa viene prima?
Insieme. Una senza l’altra… varrebbe poco!

Ti senti più artista o più insegnante?
Né artista né insegnante, ma, come mi disse José Salguero tanti anni fa, una buena aficionada.

Qual’è il messaggio che vorresti trasmettere ai tuoi allievi?
Che il flamenco è una cosa meravigliosa. È un’arte magnetica e consolatoria, che ti innamora.

E quale al pubblico? Quale tipo di pubblico vorresti conquistare?
Il messaggio lo stesso: che il flamenco trascina.
Il pubblico: soprattutto le persone a cui voglio bene, il loro giudizio è quello che mi commuove di più, ma sarebbe bello arrivare a più persone possibile.
Poi ci sono i colleghi e gli aficionados: è il riconoscimento più arduo ma anche il più soddisfacente.

Qual’è il tuo rapporto con gli altri colleghi?
Come è normale che sia: con alcuni grande affiatamento e con altri normalità.

Quali sono i tuoi progetti attuali?
Ballare con la Compagnia La Barraca (20 e 21 dicembre 2010 a Roma), invitare una cara persona (Rossana) e ballare per lei.

C’è stato un momento della tua carriera particolarmente emozionante e per questo indimenticabile?
Lo spettacolo “Il canto delle sirene” al Palladium nell’aprile del 2000.
Coreografo Sergio Javier e compagna di palco Big (Lara Calisi).
Intensamente emozionante ed impossibile da dimenticare.

E che cos’è che non hai ancora fatto ma che speri un giorno di fare? Qual è il tuo sogno nel cassetto?
Fare uno spettacolo di flamenco per bambini. Che bello!

Qual’è l’artista/collega (bailaor, cantaor, tocaor) della scena attuale che più corrisponde al tuo gusto e che più ti emoziona?
Miguel Poveda, solo a nominarlo già mi emoziono.

La tua meta ideale: Sevilla, Jerez, Madrid o.?
Cadice e Jerez. Intrise intrise intrise di flamenco.

Tradizione o modernità?
Tutto se fatto bene.

Pensi che ‘il Duende’ sia solo una prerogativa del popolo gitano o spagnolo?
Maddeche! (Si può dire? Alla romana?) È una prerogativa di chi ha il cuore grande!

Il tuo più grande difetto e il tuo più grande pregio come artista e come persona
Permalosa e generosa.

La prima letra che ti viene in mente.
Qué más puedo pedir
si estoy aquí contigo,
y en cada amanecer
tú me regalas un suspiro,
qué más puedo pedir
si vivir es lo que pido,
un farolito débil
que alumbre nuestro camino,
un farolito débil
que alumbre nuestro camino…

(Palomar) ¡Olé!

A che cosa pensi un momento prima di salire sul palcoscenico?
Che paura!
Poi spero di divertirmi e di divertirci tutti.

Le emozioni che provi mentre balli . A cosa pensi ?
Non penso a niente. Mi abbandono completamente e cerco si sentire la musica dentro.
È un’emozione pazzesca.

Ti capiterà di salire sul palco e non avere voglia di ballare, voglio dire. immagino che quando diventa un impegno possa succedere. Come te la sbrighi ? ?
Tutto sta a salire sul palco.
Una volta sopra, passa tutto!

Bailaora solista su di un palco. Chi vorresti con te come accompagnamento al cante y al toque ?
Per finta Miguel Poveda e il Chicuelo.
Per davvero chiunque voglia condividere questa gioia con me.

Cosa pensi invece del baile in compania? Sia come ballerino che come spettatore.
È bellissimo. Sia come ballerino che come spettatore.

Il palos che ti rappresenta di più o quello che pensi sia più rappresentativo per il tuo baile
Adesso la Farruca.

Ascolti altri generi musicali oltre al flamenco? Se si quali?
Mi piacciono da molti anni il Jazz (fidanzato jazzista!), l’etnica, il rock… ma alla fine si ascolta sempre il flamenco!

L’ultimo libro che hai letto ?
“Che la festa cominci” di Ammaniti. Forte.

La tua giornata ideale?
Con il sole, senza l’ufficio e faccio tutto quello che mi va.

Qual’è il momento della giornata dove ti senti maggiormente creativo ?
È incredibile… ma è quando mi metto a letto.
Oddio, tanto incredibile non è.

Un consiglio per i nostri lettori che vogliono fare del flamenco la loro professione
Fare quello che io non ho fatto: crederci sopra le forze.
E poi quello che chiunque dovrebbe fare: andare in Andalusia per conoscerlo di persona.

Il tuo segreto inconfessabile .
O non ce l’ho o è segreto anche a me!

Il tuo compagno ideale: dentro o fuori dell’ambiente flamenco?
Dentro e fuori dentro e fuori dentro e fuori (eheh, chi l’aveva detto? Già letto in un’altra intervista e condivido).
Lavora come musicista in altri ambienti (per ora…) ma ama il flamenco.

Il flamenco in una parola
Universale.

Grazie a Carla! Per chi volesse saperne di più:

 

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6 thoughts on “Carla Paolillo

  1. Ciao a tutti!

    Solo un’errata corrige: Chicuelo con la C e non con la Q…
    Non cambia molto per la grandezza del suo groove, ma mi sembra giusto segnalarlo.

    ¡Olé, que mire usted!

    Mi piace

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