Carolina Scalas

Carolina Scalas, nata alle Isole Canarie ma di origini sarde, si appassiona al flamenco all’età di 16 anni.
A 19 si trasferisce a Granada dove inizia a studiare flamenco a tempo pieno, con l’obiettivo di intraprendere un percorso professionale nel settore. I suoi primi maestri sono: Presi, Luis de Luis, Ester Marin.
A 21 anni lascia Granada per studiare a Siviglia con Ursula Lopez, Rocio Marquez, Soraya Clavijo, Juan Polvillo.
Si è esibita in Spagna, Scozia, Germania e Italia.
Dal 2006 si dedica con passione anche all’insegnamento.
Attualmente vive e lavora tra Italia e Spagna conducendo la sua ricerca comunicativa su espressività del corpo, ritmo,  flamenco.

 

Tutto è iniziato…
… nel dicembre 1997. Mi trovavo alle isole Canarie, dove sono nata, con mia madre e una mia amica, quando una sera, in modo del tutto casuale, entrammo in un locale dove si stava svolgendo uno spettacolo di flamenco. Ricordo che rimasi molto colpita dall’energia che mi arrivava, mi sentivo stregata, affascinata; da subito ho sentito come un richiamo e ho capito che dovevo assolutamente imparare a ballare flamenco perchè quel modo di esprimersi mi apparteneva…

Quando hai capito che il Flamenco sarebbe stato la tua professione?
Ho scelto, nonostante la mia preparazione, di non vivere solo con il flamenco perchè dovevo rinunciare a molto altro e scendere a troppi compromessi anche a livello artistico e non mi andava. Ho scelto di ballare quando c’è guitarra e cante, nei contesti giusti, per comunicare flamenco; ho scelto di insegnare a persone che sono motivate e vogliono imparare questo linguaggio davvero, nonostante il tempo, l’impegno e la costanza che richiede.

Hai mai pensato di non farcela?
Si certo, i sacrifici sono stati tanti e alla fine il mio obiettivo comunque è cambiato. Quando sono arrivata in Spagna per studiare flamenco ancora non sapevo che cosa mi aspettava. Pensavo di dover imparare a ballare, trascuravo totalmente l’importanza prioritaria del cante e della chitarra.  Se non si conosce il cante non si può ballare flamenco! Mi rendevo conto sempre di più di quanto fosse complicata quest’arte: rendere tuo il compas dei vari palos, fare in modo che i piedi suonino musica al pari di una percussione, vivere la danza possedendo sia la grazia che la forza, sentire la vibrazioni del cante rispettandolo e godere degli accordi della chitarra. Ci sono stati tanti momenti di sconforto, ma il desiderio di ballare era sempre fortissimo.

Chi sono i tuoi punti di riferimento?
Chiunque si dedichi al flamenco con serietà, onestà e rispetto.

Quante ore la settimana dedichi allo studio?
Ne ho dedicate tantissime di ore allo studio, da quando sono tornata in Italia molto di meno. Se sono sotto spettacolo 2 al giorno, altrimenti 6 ore la settimana ma più che per me è un lavoro rivolto ai miei alunni soprattutto.

Quanto ha influito il flamenco nelle tue scelte personali?
Tantissimo. Mi sono trasferita in Andalusia per il flamenco!!

Se tornassi indietro quali sono le cose o le scelte che non rifaresti?
Rifarei tutto, non ho rimpianti. Se ho sbagliato qualcosa è perchè ero troppo giovane ma ho imparato tanto, soprattutto dagli errori.

Qual è stata, se c’è stata, la più grande difficoltà che hai incontrato per raggiungere i tuoi obiettivi di artista?
Continuare a ballare dopo un periodo difficile dove ho messo tutto in discussione.

Quali sono le tue inquietudini d’artista? Cosa ti fa salire l’ispirazione?
Per me il flamenco rappresenta la forma con la quale comunicare il linguaggio universale che c’è in me. Credo che ognuno di noi abbia qualcosa da dire, c’è chi lo sente di più, chi di meno chi non lo sente proprio, chi non trova la forma giusta… Io l’ispirazione la trovo nell’ illuminazione di un’idea. Dal nucleo, inizio a costruire. Rispetto la crescita naturale del progetto che a volte ha bisogno di riposare e altre volte non può aspettare…

Tecnica ed espressività. Che cosa viene prima?
Senza il dominio della tecnica non si ha lo strumento per esprimersi. La tecnica è la premessa perché ci possa essere espressività. La tecnica da sola non dice niente, serve all’artista per comunicare quello che ha da dire. La tecnica è uguale per tutti, l’espressività è quella che caratterizza e determina un artista.

Ti senti un più artista o insegnante?
Sono un po’ in conflitto con la parola artista. Credo di trovare soddisfazione nell’insegnamento perchè ho qualcosa da dire e mi sento di trasmetterla.

Qual’è il messaggio che vorresti trasmettere ai tuoi allievi?
Il messaggio per i miei allievi è quello di cercare di “disfrutar” del flamenco passo per passo senza lasciarsi abbattere dal lungo cammino di apprendimento che richiede quest’arte.

E quale al pubblico? Quale tipo di pubblico vorresti conquistare?
Al pubblico direi di godersi lo spettacolo! Vorrei conquistare un pubblico che sia interessato alla diversità culturale, all’arte, alla musica, alla danza, alla storia…

Qual’è il tuo rapporto con gli altri colleghi?
Non saprei. Per me è molto importante l’aspetto umano, non mi piace chi si mette su un piedistallo o cerca di fare a tutti i costi il proprio tornaconto. Con i musicisti non c’è problema ovviamente, tra ballerini è più complicato, mi sembra e me ne dispiace. Ho stima e confronto con quelli che ho conosciuto in Spagna, con i quali si è fatto un pezzo di strada insieme, penso a Lara Ribichini, Dario Carbonelli, Franco Bianco, Corrado Ponchiroli e forse qualcun altro.

Quali sono i tuoi progetti attuali?
Attualmente c’è un progetto che esce un po’ dal flamenco tradizionale, molto difficile da realizzare, ma non ho fretta. Sto insegnando e questa attività mi stimola molto.

C’è stato un momento della tua carriera particolarmente emozionante e per questo indimenticabile?
E’ stata molto emozionante un’esibizione a Siviglia dove ballavo come solista, avevo talmente paura di non essere all’altezza che non volevo più salire sul palco. Per fortuna è andata bene!!! Poco a poco mi sono sciolta e ho iniziato a ballare davvero, il pubblico sembrava sentire le mie emozioni, man mano diventava sempre più caloroso…

E che cos’è che non hai ancora fatto e speri un giorno di fare? Qual’è il tuo sogno nel cassetto?
Non so rispondere. Di solito cerco di realizzare quello che sento di fare; considerato che la strada di fare flamenco in Spagna, che era il mio obiettivo, l’ho abbandonata nel 2005 quando sono tornata in Italia, posso dire che a oggi mi piacerebbe riuscire a diffondere la cultura flamenca soprattutto nella mia zona.

Qual’è l’artista/collega (bailaor, cantaor, tocaor) della scena attuale che più corrisponde al tuo gusto e che più ti emoziona?
Bè il flamenco in Spagna (in Andalusia e a  Madrid prevalentemente) ha raggiunto dei livelli mostruosi, raggiungibili solo attraverso una dedizione totale (parlo di 8 ore al giorno come ridere) e stando a stretto contatto con musicisti, cantaores, fiestas flamencas, spettacoli etc. Tutto ciò non è chiaramente possibile fuori da quei contesti, quindi non si può paragonare la realtà flamenca italiana (nonostante ci sia gente preparata a volte) con quella spagnola.
Fatta questa considerazione, ci sono diversi artisti/non colleghi che mi emozionano. Il mio mito è Carmen Amaya. Il mio sentire si avvicina a quello che esprime Fuensanta “la Moneta”, Ursula Lopez, Antonio Reyes, il Farruquito… però, se pur più lontani da me, mi piace molto Belen Maya, Rocio Molina, Eva la Yerbabuena. Adoro Vincente Amigo, Tomatito, El Bola, così come Enrique Morente, David Palomar, Montse Cortes, El Potito… ce ne sono troppi che mi fanno impazzire!!

La tua meta ideale? Sevilla, Jerez, Madrid o…
Dipende a che livello di studi la persona si trovi. Io sono arrivata dall’Italia, avendo solo un po’ di tecnica di piedi, a Granada e credo che sia stato un buon punto di partenza… il baile a Granà è basato molto sulla forza, così con poco ti sembra di ballare. A me è servito per entrare nello spirito flamenco. Sevilla propone tante scuole e buoni insegnanti, il rischio è quello di perdersi. Io ho studiato tre mesi con ogni insegnante dal quale volessi qualcosa… Jerez non l’ho frequentata molto, Madrid è utile per studiare già a un certo livello.

Tradizione o modernità?
Senza conoscere a fondo la tradizione, dove poggia la modernità? Los que estan pasados pueden..

Pensi che il “Duende” sia una prerogativa del popolo gitano?
Solo i gitani sentono? Il “duende” è l’energia dell’arte che huele quando la incontra.

Il tuo più grande difetto e il tuo più grande pregio come artista e come persona
E’ troppo complicato, ciò che rappresenta un problema per la mia persona è ciò che fa grande un artista…

La prima letra che ti viene in mente
“Eres mas pura que el viento que corre por Santiago”

A che cosa pensi un momento prima di salire sul palcoscenico?
A niente, ho un nodo nello stomaco e sento il fuoco dentro.

Le emozioni che provi mentre balli… a cosa pensi?
Aspetto che se ne vadano tutti i pensieri perchè è in quel momento che inizio a ballare, ho bisogno di entrare in una sorta di trance.

Chi vorresti con te come accompagnamento al cante y al toque?
David Palomar e Tomatito.

Cosa pensi invece del baile in compagnia? Sia come ballerino che come spettatore?
Penso che sia il modo migliore per imparare a stare sul palco dopo l’esperienza del tablao. Se tornassi indietro al periodo della Spagna, cercherei con impegno di entrare a far parte di qualche compagnia. Come spettatrice se c’è qualcuno che mi piace da morire come balla, preferisco vederlo da solista, per esempio il Farruquito. Mentre nel caso di Eva la Yerbabuena trovo molto interessante come gestisce la sua compagnia, quello che presenta e come lo fa.

Il palos che ti rappresenta di più o quello che pensi sia più rappresentativo per il tuo baile
Siguiriya

Ascolti altri generi musicali oltre al flamenco? Se si quali?
Adoro il jazz, la musica brasiliana, portoghese, quella strumentale: solo piano, per esempio Philip Glass, solo chitarra o solo violino. Muoio per  Peter Gabriel, Aretha Franklin…

L’ultimo libro che hai letto?
Un libro sull’enneagramma: “caratteri e nevrosi” di Claudio Naranjo.

La tua giornata ideale?
Non programmata, in buona compagnia, a condividere quello che c’è.

Qual’è il momento della giornata dove ti senti maggiormente creativo?
Dipende. Mi piace la notte, c’è più silenzio.

Un consiglio per i nostri lettori che vogliono fare del flamenco la loro professione
Andate in Spagna e studiate, studiate, studiate!

Il tuo segreto inconfessabile…
Non lo posso dire.

Il tuo compagno ideale: dentro o fuori dell’ambiente flamenco?
Fuori, i flamenchi sono tremendi!!!!!

Il flamenco in una parola
Sensaciones.

Grazie Carolina! Per chi vuole saperne di più:

 

Carolina Scalas por Seguiriya:

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