Chiara Guerra

 

Chiara Guerra è nata a Verona il 17.02.1979 ed inizia gli studi di danza classica a 7 anni presso il “LABORATORIO DANZA VERONA” superando brillantemente tutti gli esami R.A.D. fino al livello Intermediate e prosegue gli studi fino al livello Advanced. Proseguendo gli studi di danza classica, consegue il diploma TEACHING presso la R.A.D. nel 2006. Ha studiato inoltre danza moderna, contemporanea e tip-tap.

Per quanto riguarda la preparazione flamenca, si avvicina a tale disciplina a soli 12 anni a Verona.
Dal 1996 si reca annualmente in Spagna per studiare con i maestri : a Sevilla e Jerez de la Frontera studia, tra gli altri, con la Chiqui de Jerez, Rafaela Carrasco, Javier Latorre ed a Madrid, nell’accademia “AMOR DE DIOS”,con Ciro, Manuel Reyes, Carmela Greco, La China, Adrian Galia e molti altri. Dal 1996 esercita anche la professione di insegnante di flamenco, tenendo corsi ad adulti e bambini.

La sua attività di ballerina di flamenco , inizia nel 1997 lavorando con molti degli artisti presenti in Italia.
Nel giugno 2001 fa parte della compagnia “ALBOREA”di Mara Terzi con una tournè in Giappone presentando Carmen. Nel gennaio 2003, sempre con Alborea, balla al Teatro Donizetti di Bergamo.
Nel Luglio 2004, danza con la compagnia “Flamencos en route” di Brigitta Luisa Merki, nell’opera Carmen nell’arena di Avenches in Svizzera.
Balla con la compagnia “Flamenquevive” di Gianna Raccagni dal 2009 nello spettacolo DOS ALMAS, in tour in Italia.
Dal 2000 , ballerina del quartetto MEDITERRANEA, spettacolo ispirato a Garcia Lorca, con grande successo in tutta Italia.

 

Tutto è iniziato.
A sette anni iniziai lo studio della danza classica nella scuola di danza più bella di Verona, da allora non ho più smesso di ballare; c’erano stage di ogni genere: ho partecipato a tutti, tra questi anche il flamenco, avevo mi sembra 12 anni. Poi dopo un po’ di anni è iniziato un corso e lo frequentai, mi appassionò da subito. In seguito a 18 anni la prima volta in Spagna, Sitges, per uno stage, meta tutt’altro che flamenca, eppure…

Quando hai capito che il Flamenco sarebbe stato la tua professione?
Tentandoci… dopo l’esame di maturità, ho fatto le valigie per Jerez, da lì direttamente Madrid, poi quando sono tornata in Italia le proposte di lavoro sono venute da sole , senza cercarle, tutto si incastrava.

Hai mai pensato di non farcela?
Dipende dagli obiettivi: se dovessi pensare di riuscire a ballare come la Yerbabuena, di sicuro penso di non farcela!!! Se invece,  più ancorata al terreno, mi prefiggo di ballare al meglio delle mie possibilità allora no, l’unico elemento che mi può purtroppo allontanare dalla concentrazione è l’emotività, però so di cadere sempre in piedi.

Chi sono i tuoi punti di riferimento ?
Davvero tutti: dai grandi agli sconosciuti, dai colleghi e agli allievi, da chi ne sa di più a chi ne sa di meno. Una persona considero mio Maestro, il percussionista Paolo Mappa, il quale oltre ad avermi insegnato cos’è una terzina è anche un caro amico.

Quante ore alla settimana dedichi allo studio?
Se ho un obiettivo di uno spettacolo sono più disciplinata e metodica, ci tengo ad essere in forma e quindi studio ogni giorno, in momenti più poveri di stimoli sono più pigra e quindi cerco di farmi aiutare da uno studio collettivo, studiando con qualche collega vicino o andando a prendere qualche lezione.

Quanto ha influito il flamenco nelle tue scelte personali?
Credo abbastanza: gli amici, l’amore, lo stile di vita, le idee, le vacanze… i capelli!… Cosa manca?

Se tornassi indietro quali sono le cose o le scelte che non rifaresti ?
Nessuna, anzi farei di più.

Qual è stata, se c’è stata, la più grande difficoltà che hai incontrato per raggiungere i tuoi obiettivi di artista?
Attualmente avere troppe poche possibilità di ballare. Da sempre invece, riscontrare quanta ignoranza ci sia sul flamenco qui in Italia, spesso confuso come quel ballo che si balla con la rosa in bocca!!! Ma il flamenco è quello dove si battono i tacchi???

Quali sono le tue inquietudini d’artista ? Cosa ti fa salire l’ispirazione ?
Di inquietudini sono piena… malinconia in primis, nostalgia… mi ispira dover costruire una nuova coreografia in occasione di uno spettacolo importante per me.

Tecnica ed espressività. Che cosa viene prima?
Le metto sullo stesso piano, entrambe servono perché l’altra abbia lo scopo di esistere.

Ti senti più artista o più insegnante?
Cosa vuol dire sentirsi artisti? Diversi da chi si alza presto la mattina e va a timbrare il cartellino? Se è così mi sento artista anche quando sono in coda alla cassa del supermercato.
Per insegnare si deve essere artisti ed io quando dò lezione soprattutto al mio corso avanzato, con il quale riesco più di tutti a sperimentare, creare,  provo il piacere di fare la “mia arte”.

Qual’è il messaggio che vorresti trasmettere ai tuoi allievi?
Vorrei dare loro i mezzi per capire che il flamenco non è un insieme di passi, ma una continua ricerca e che quindi devono ascoltare, guardare, informarsi, andare in Spagna, vedere, sentire con curiosità e rispetto tutto quello che possono e ogni volta che possono.

E quale al pubblico? Quale tipo di pubblico vorresti conquistare?
L’intensità e il lavoro che ci sono dietro, vorrei conquistare tutto il pubblico sensibile all’arte, alla musica, al movimento.

Qual’è il tuo rapporto con gli altri colleghi?
Con la maggior parte di cortesia, con qualcuno di più confidenza, con pochi amicizia sincera.

Quali sono i tuoi progetti attuali?
Cercare di avere più possibilità per ballare.

C’è stato un momento della tua carriera particolarmente emozionante e per questo indimenticabile?
L’ultima volta che ho pianto scendendo dal palco ero a Firenze con DOS ALMAS, coi Flamenquevive, andando più indietro, non dimentico il Giappone con Mara Terzi e la Svizzera con Flamencos en route.

E che cos’è che non hai ancora fatto ma che speri un giorno di fare? Qual è il tuo sogno nel cassetto?
Tante cose: una scuola di danza mega, alla Saranno Famosi, una compagnia, un tablao, essere direttrice artistica di un teatro…wow!!!

Qual’è l’artista/collega (bailaor, cantaor, tocaor) della scena attuale che più corrisponde al tuo gusto e che più ti emoziona?
Eva la Yerbabuena, Poveda, Chicuelo, Farruquito, Mayte Martin

La tua meta ideale: Sevilla, Jerez, Madrid o…?
In ognuna di queste tre, c’è un po’ di cuore… tra poco partirò per il festival di Jerez, non vedo l’ora!

Tradizione o modernità?
Modernità legata alla tradizione.

Pensi che ‘il Duende’ sia solo una prerogativa del popolo gitano o spagnolo?
No, penso sia il demone di ogni artista, in qualunque parte del mondo ed espresso sotto ogni forma artistica: nella poesia, nella pittura, nella scultura, nella musica, nella danza.

Il tuo più grande difetto e il tuo più grande pregio come artista e come persona.
Sono pigra e il fatto di confidare sul fatto di cadere sempre in piedi a volte non aiuta, sono poco espansiva perché timida e alle volte troppo poco diplomatica però… Si può contare su di me sempre!

La prima letra che ti viene in mente.
Ya no me cante cigarra, y apaga tu sonsonete…

A che cosa pensi un momento prima di salire sul palcoscenico?
Di non inciampare su quella fessura tra le assi… speriamo di aver attaccato bene la rosa, di avere l’acqua… se i musicisti hanno la scaletta…poi…di isolarmi dal resto… poi ancora: forza, energia , forza, energia…

Le emozioni che provi mentre balli . A cosa pensi ?
Quando ballo e penso vuol dire che c’è qualcosa che non va, quel remate volevo farlo dopo, la falseta non inizia, il cante non entra, se invece tutto funziona mi piace e allora non penso… ascolto.

Ti capiterà di salire sul palco e non avere voglia di ballare, voglio dire. immagino che quando diventa un impegno possa succedere. Come te la sbrighi ? ?
No, non mi è mai capitato, di non aver voglia di studiare sì ma mai di ballare… anzi solo quando si fanno quelle serate nei locali col pubblico infastidito dal rumore dei piedi o dal canto e ti guardano come se fossi una bambolina da soprammobile, per il resto nei teatri, in situazioni con atmosfere rilassate e positive è una meraviglia senza fine.

Bailaora solista su di un palco. Chi vorresti con te come accompagnamento al cante y al toque ?
Vorrei con me persone che abbiano il mio stesso interesse affinchè le cose vadano al meglio

Cosa pensi invece del baile in compania? Sia come ballerino che come spettatore.
Lavorare in compagnia è bellissimo, si prendono sempre tanti spunti, si cresce e ci si stimola a vicenda.
Come spettatore mi piace, mi piacciono le coreografie di gruppo, soprattutto se ben sviluppate e ben musicate.

Il palos che ti rappresenta di più o quello che pensi sia più rappresentativo per il tuo baile.
Va a giornate, un giorno soleà, un altro farruca , un altro colombiana…

Ascolti altri generi musicali oltre al flamenco? Se si quali?
Mi piace la musica classica e la lirica ma ne ascolto molto meno rispetto al flamenco, poi con mia nipote ascoltiamo Micheal Jackson!

L’ultimo libro che hai letto ?
Tanta, amore e meditazione.

La tua giornata ideale?
Sogno un risveglio alle Maldive con colazione in spiaggia , ricoperta di coccole, massaggio giornaliero a 4 mani, cena a lume di candela e teatro alla sera…poi mi accorgo che la quotidianità, intesa come certezza negli affetti, stabilità, salute e serenità, è sempre la cosa che mi auguro per la vita.

Qual’è il momento della giornata dove ti senti maggiormente creativo ?
Di sicuro non la mattina, sono uno zombie, la sera, la notte…

Un consiglio per i nostri lettori che vogliono fare del flamenco la loro professione
Lo stesso che dò ai miei allievi.

Il tuo segreto inconfessabile .
Più di uno… e solo miei !!!

Il tuo compagno/a ideale: dentro o fuori dell’ambiente flamenco?
L’importante è arricchirsi reciprocamente.

Il flamenco in una parola
Anima.

Grazie a Chiara! per chi volesse saperne di più :

Videos.

2 thoughts on “Chiara Guerra

  1. ieri sera a parma (prima volta flamenco per me), beh Chiara.. non sapevo fossi italiana, sei bravissima, ci hai ragalato forti vibrazioni, bravi tutti, sopratutto te, tante emozioni, spettacolare!!!

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