Clara Berna

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CLARA BERNA-ANGUILLARA-SETTEMBRE-2012

CLARA BERNA è nata a Roma  da padre italiano e madre sivigliana. Parla e scrive correttamente lo spagnolo e l’italiano e conosce profondamente  la cultura, la storia e le tradizioni della Spagna e dell’Italia.  Ha vissuto a Roma, Siviglia, Barcelona e  New York. Attualmente risiede  a Roma.  Ha conseguito la Maturità spagnola e italiana nel Liceo Español Cervantes di Roma. E’ Laureata in Lingua e Letteratura con specializzazione in Filologia Italiana ottenuta nella Facultad de Letras y Filologia di Siviglia (Spagna). Come filologa  ha tradotto e pubblicato  nel luglio  2002 (Newton Compton Editore) le  Novelas Ejemplares di Cervantes che ha vinto nel 2003 il Premio de traducción  para obras clasicas dell’Istituto Cervantes in ItaliaSuccessivamente ha vinto il concorso come insegnante di ruolo di Lingua Litteratura, Storia e Geografia italiana al Liceo spagnolo Cervantes di Roma, dove lavora. Ha un Diploma di Arte Drammatica  ottenuto nel Conservatorio Nacional de Danza y Teatro di Siviglia e ha fatto un Corso di doppiaggio a Siviglia e un Corso de perfezionamento in  danza-teatro nella Scuola  di Marta Graham     di New York. Per quanto riguarda il Flamenco, inizia da bambina a  Roma  con Isabel Fernandez: a sedici anni è stata finalista, arrivando seconda, nella sezione Flamenco,  del Concorso Nazionale Benetton di Danza. Con Isabel Fernandez, prima di trasferirsi a Siviglia nel 1990, ha partecipato a numerosi spettacoli anche come solista. A Siviglia ha fatto parte come  ballerina di flamenco e folclore andaluso, del gruppo “Giralda de Sevilla”, con il quale ha partecipato a numerosi festival in Spagna e anche all’estero. Ha studiato a Siviglia nell’Academia de Baile de Manolo MarìnA Jerez de la Frontera con Matilde Coral e molti altri. Ogni anno, da oltre  venticinque, soprattutto a Siviglia, segue corsi individuali e collettivi di coreografia e baile  con diverse figure del flamenco. L’ultimo, di perfezionamento in  nacchere, nell’estate 2013 con Luisa Triana.

 In merito alle sue esperienze professionali: è Insegnante,  da circa vent’anni,  di Flamenco, Folclore regionale spagnolo e  Teatro e per ragazzi in lingua spagnola nel Liceo Spagnolo Cervantes di Roma. In Italia ha danzato in moltissimi festival e “tablaos” curando anche le coreografie. Come attrice  ha recitato in molti spettacoli anche come protagonista, fra cui “Rosmary ha perso la testa” di Alessia Crocini. Ha anche recitato in diversi radiodramma della Rai e da oltre dieci anni collabora a Radiotre come recitando in spagnolo e italiano. Nel 2001 fonda a Roma l’Associazione Culturale “El Mirabrás” e l’Atelier omonimo di Flamenco-Teatro, per la diffusione del flamenco,  della cultura, delle tradizioni popolari, e del folclore della Spagna, con sede a Trastevere, all’interno della Casa Internazionale delle Donne, del cui consorzio fa parte “El Mirabrás”. Nel 2002 collabora con Radiodue (Rai) nel programma estivo da Ibiza “Bravo Radio2” come inviata alla Biennale di Flamenco di Siviglia. Collaborazioni nel doppiaggio di audio-visivi di materiale turistico. Nel 2003 collabora con Radiodue (Rai) come conduttrice  e insegnante di Flamenco “radiofonico” nel programma estivo da Ibiza “Bravo Radiodue”  della Rai. Dal 2001, con  la  sua Associazione Culturale “El Mirabrás” realizza eventi con la collaborazione dell’Ambasciata di Spagna, l’Istituto Cervantes di Roma e la Casa Internazionale delle Donne, cui sono annessi spettacoli di flamenco e teatro,  dei quali, oltre a danzare, realizza  le coreografie. Nel 2003, “Quando me ne andrò da Roma”, con l’aiuto regia di Gianni Licata. Uno spettacolo omaggio al poeta  Rafael Alberti andato in scena al Teatro dell’Orologio e al Teatro Olimpico. Nel 2004, “L’occhio indiscreto di Dalí: la Luna, la Musa e la Morte” all’Auditorium di Roma, con la regia di Gianni Licata e Francesca Santini. Nel 2005, “Los Molinos  de Don Quijote: sogni e follie del Cavaliere della Mancia”, con la regia di Gianni Licata,  andato in scena in anteprima nazionale all’Auditorium di Roma il 2 e 3 luglio 2005 e in altre città italiane. Nel giugno 2006 lo spettacolo ha ottenuto il Premio Nazionale  “GEMINI D’ORO” alle migliori coreografie del ROMATEATRO FESTIVAL 2006. Nel 2006-2007, “El Dolor de Frida Kahlo. Il doppio e lo specchio, con la regia di Gianni Licata,  all’Auditorium di Roma, al Teatro Greco e in altri luoghi della Regione Lazio. Nel 2007-2008,  “Hijas”, una riduzione del dramma “La casa de Bernarda Alba” di Federico Garcìa Lorca, con la regia di Francesca Santini, andato in scena al Teatro Studio Uno e al Teatro Agorà di Roma. Nel  2008-2009, “L’Isola delle capre”, con la regia di Francesca Santini e Gianni Licata, ispirato all’opera di Ugo Betti “Delitto all’Isola delle capre”. Nel 2009-2010, per commemorare il 70 anniversario della fine della Guerra Civile “Donne in guerra. Las zapatillas de Martina”, regia di Beatriz Prior e Gianni Licata, rappresentato a Roma  nell’ex Carcere minorile del San Michele. Nel  giugno 2010 ha dedicato il saggio di fine corso del suo Atelier El Mirabràs ai gitani dell’Andalusia, raccontando con la danza la loro storia millenaria, nello spettacolo “Libres como el aire”. Nel giugno 2011, nell’ambito delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia, il saggio finale è stato dedicato al grande evento per ricordare le tante donne che hanno fatto il Risorgimento, con il titolo: “Sorelle d’Italia, l’Italia s’è desta… al ritmo del Flamenco!”. Nel giugno 2012 è stata la volta della “La Copla” dedicato alla popolare canzone spagnola, con la cantaora Silvia Mariano di Siviglia e l’aiuto  regia di Beatriz Prior. Nel giugno 2013 El Mirabrás, con la regia di Beatriz Prior e la cantaora Silvia Mariano ha voluto rendere omaggio al compositore Giuseppe Verdi nel bicentenario della sua nascita, con lo spettacolo “Viva Verdi Flamenco!”

Tutto è iniziato…
Fin da piccolissima mi è piaciuto moltissimo ballare, o meglio zompare con ogni tipo di musica che sentivo. Perciò a quattro anni cominciai a studiare danza classica a Roma, dove sono nata: ma non mi convinceva del tutto.
Una sera ebbi una sorta d’illuminazione, come San Paolo sulla via di Damasco.
Mia madre, che è di Siviglia, mi aveva portato al Teatro Olimpico di Roma a vedere uno spettacolo di flamenco e danza spagnola del “Ballet de Maria Rosa”: mentre ammiravo le ballerine tentavo d’imitare i loro movimenti… Poi, a casa, disegnai le ballerine e dal quel momento pensai che quella sarebbe stata la mia vita: ballare flamenco!
Allora andavo a una scuola materna molto innovativa, chiamata “Il Nido Verde” dove si lasciava molto spazio alla creatività dei bambini: io arrivavo con il mio “mangiadischi”, un 45 giri con le rumbitas di Peret e appena le maestre me lo permettevano ballavo per i miei amichetti…
Avevo 6 anni quando cominciai a frequentare le lezioni di folclore spagnolo con Pilar Garcìa, un’insegnante del Liceo Cervantes: dalla “sardana” catalana alle “muñeiras” della Galizia; dai “fandangos” de Huelva alla “jota” aragonese, dalle “sevillanas” dell’Andalusia a quelle “boleras” della Corte di Carlos III; ecc.
Poi, a partire dagli 11 anni e fino ai 18, completavo quelle lezioni con il flamenco di Isabel Fernandez, che all’epoca era l’unica insegnante qualificata a Roma e con la quale ho fatto i primi spettacoli.
Durante le vacanze estive, che passavo a Siviglia dalla nonna materna, frequentavo la scuola di Manolo Marìn. Ma qualche volta anche i corsi a Jerez de la Frontera con Matilde Coral e altri.
Quando ritornavo a Roma, siccome fin da ragazzina ero diventata al Cervantes l’aiuto-insegnante di danza spagnola di Pilar García, durante l’anno scolastico realizzavo qualche piccola coreografia di flamenco per i ragazzini del Cervantes.
Fu così che iniziò la mia vocazione per l’insegnamento del flamenco: avevo circa 14 anni e tuttora mi piace moltissimo poter trasmettere quel che io sento quando ballo e anche quel che io stessa imparo nei “cursillos” di aggiornamento che ogni anno faccio a Siviglia.

Quando hai capito che il Flamenco sarebbe stato la tua professione?
Dopo la maturità, al Liceo Cervantes di Roma, e malgrado mio padre fosse convinto che con il flamenco in Italia non fosse possibile vivere economicamente (e aveva ragione), me ne andai a Siviglia a studiarlo: ma con la promessa a mio padre di ottenere anche una laurea.
Volevo anche studiare teatro, l’altra mia grande passione artistica: la mia scelta fu perciò quella di laurearmi in Filologia Italiana che, essendo sicuramente più facile per me, mi permetteva di avere anche molto tempo per studiare flamenco e recitazione. Ero l’unica italiana a Siviglia iscritta a quel corso di laurea!
Rimasi a Siviglia 5 anni durante i quali andavo a lezione di flamenco da Manolo Marìn, frequentavo l’Università e anche il Conservatorio de Arte Dramatico dove ero stata ammessa dopo una sorta di provino iniziale.
Seguivo anche un corso di doppiaggio e facevo parte di un gruppo di flamenco e folclore dell’Andalusia chiamato “Giralda de Sevilla” con il quale andavo ogni tanto in giro anche fuori dalla Spagna.
Alla fine ritornai a Roma con un bel diploma di Arti Sceniche, la mia laurea in Filologia Italiana e tanta voglia di dedicarmi al teatro e al flamenco.
Consegnai il mio attestato di laurea a mio padre e ritornai a insegnare flamenco e anche teatro al Cervantes.
Nel gennaio del 2000 me ne andai con un’amica a New York dove rimasi l’intero anno tentando d’imparare l’inglese e, soprattutto, frequentando la prestigiosa Scuola di Teatro di Marta Graham: volevo unire le due mie grandi passioni – flamenco e teatro- e quell’anno fu fondamentale per la mia formazione.
Per potermi mantenere ballavo flamenco in un paio di locali notturni a Brooklyn: fu un’esperienza indimenticabile! All’inizio andavo a ballare in jeans, trascinando il mio trolley sui sotterranei della metropolitana; presto però mi accorsi che a New York nessuno si stupisce per niente e così partivo dall’appartamentino dove abitavo vestita direttamente di flamenca, truccata e persino con il fiore in testa! Nessuno, proprio nessuno mi ha mai chiesto il perché… Una sensazione di libertà unica!
Quando ritornai definitivamente a Roma volevo assolutamente avere una scuola tutta mia e trovai finalmente la mia strada aprendola all’interno della Casa Internazionale delle Donne: nel 2001 inaugurai il mio Atelier di Flamenco e Teatro “El Mirabrás” dove tuttora insegno e creo i miei propri spettacoli, anche di teatro, con la collaborazione di altre attrici e ballerine!
Successivamente “El Mirabrás” è diventato anche un’Associazione Culturale per la diffusione della cultura spagnola attraverso la danza, il teatro, la letteratura, ecc. Siamo una ventina di associati e organizziamo eventi non solo teatrali, quando riusciamo a reperire fondi…
Ma ho lavorato anche in teatro, nel doppiaggio e anche nelle “fiction” di radio-Rai come attrice. Ho anche fatto un corso di flamenco-radiofonico per Radiodue!
Nel 2009, grazie alla mia laurea in Filologia italiana ottenuta a Siviglia, ho vinto un concorso (che avrebbe fatto felice mio padre) come insegnante delle materie italiane nel Liceo Cervantes di Roma.
D’allora le mie giornate sono diventate eterne e all’insegna del lavoro: dalle 8 alle 15 al Cervantes, dove continuo anche le lezioni di flamenco e teatro, e poi dal tardo pomeriggio fino a sera nel Mirabrás!
Non ho tempo per niente altro che non sia il lavoro, ma sicuramente mio padre, che nel frattempo è morto, sarà contento dall’aldilà…

Hai mai pensato di non farcela?
Tutti i giorni da molti anni.

Chi sono i tuoi punti di riferimento ?
Maria Pagés e Sara Baras, perché mi hanno aiutato a capire come deve essere concepito uno spettacolo mescolando generi diversi. Ma anche Belen Maya per il suo dominio del corpo ballando, la sua creatività e le sue innovazioni.

Quante ore alla settimana dedichi allo studio?
Sempre troppo poche purtroppo…

Quanto ha influito il flamenco nelle tue scelte personali?
Molto, dal momento in cui ho deciso di insegnarlo e di approfondire ogni anno i nuovi stili, nuove coreografie, ecc.

Se tornassi indietro quali sono le cose o le scelte che non rifaresti ?
Nessuna: se le ho fatte vuol dire che in quel momento avevano un senso.

Quale è stata, se c’è stata, la più grande difficoltà che hai incontrato per raggiungere i tuoi obiettivi di artista?
La mia insicurezza unita alla mia ossessione per la perfezione, che in realtà so che non esiste ma che io cerco in ogni cosa.

Quali sono le tue inquietudini d’artista ? Cosa ti fa salire l’ispirazione ?
Lo studio e la ricerca

Tecnica ed espressività. Che cosa viene prima?
Espressività con molta tecnica

Ti senti più artista o più insegnante?
Purtroppo, attualmente, insegnante.

Quale è il messaggio che vorresti trasmettere ai tuoi allievi?
L’insostenibile leggerezza della danza.

E quale al pubblico? Quale tipo di pubblico vorresti conquistare?
Al pubblico? Beh, lo stesso messaggio: ci credo veramente.
Quanto al mio pubblico che vorrei conquistare, senza dubbio quello sivigliano che credo sia il migliore in assoluto (è bello sognare…)

Quale è il tuo rapporto con gli altri colleghi?
Di accettazione: il mondo è bello perché è vario. E, in alcuni casi, di stima.

Quali sono i tuoi progetti attuali?
Conservare le allieve che ho e con le quali ho ormai anche un bel rapporto di amicizia e di stima, e continuare a studiare, a vedere belli spettacoli e a ideare le mie proprie coreografie.
Ma mi manca tanto la scena teatrale – io adoro recitare – e vorrei poter realizzare uno spettacolo particolare, di teatro e flamenco che mi ronda in testa da mesi…

C’è stato un momento della tua carriera particolarmente emozionante e per questo indimenticabile?
Ogni volta che ho potuto fare nuovi progetti: ad esempio con spettacoli come “Los molinos de Don Quijote” nel 2005-06 per i 500 anni della pubblicazione del romanzo; oppure nel 2007 con “El dolor di Frida Kahlo” nel centenario della nascita della grande artista messicana; e anche “Donne in guerra” nel 2009-10 uno spettacolo di teatro e flamenco per commemorare la fine della Guerra civile spagnola nel 1939 che vogliamo (noi di “El Mirabràs”) riproporre prossimamente con particolare attenzione alla lotta contro la violenza sulle donne: una battaglia che mi sta particolarmente a cuore.

E che cos’è che non hai ancora fatto ma che speri un giorno di fare? Qual è il tuo sogno nel cassetto?
Ballare con Rocio Molina, con Belen Maya e ricevere il Giraldillo del baile…
Ah, e presentare una mia coreografia nella Bienal de Sevilla!
Ma anche recitare in un film di Almodovar: io mi sento “una chica almodovariana”!
D’altronde si sa che i sogni son desideri…

Qual’è l’artista/collega (bailaor, cantaor, tocaor) della scena attuale che più corrisponde al tuo gusto e che più ti emoziona?
Rocio Molina e Israel Galvan come bailaores, Mirian Heredia, Maite Martin e Miguel Poveda come cantanti e infine Vicente Amigo come chitarrista e compositore.

La tua meta ideale: Sevilla, Jerez, Madrid o…?
Sevilla, siempre Sevilla; la città della mia famiglia materna che adoro. Una città magica, una città che ferisce l’anima, come diceva Federico Garcìa Lorca: “Sevilla para herir…”.

Tradizione o modernità?
Modernità basata nella tradizione

Pensi che ‘il Duende’ sia solo una prerogativa del popolo gitano o spagnolo?
Si. Come d’altronde scriveva Garcìa Lorca nella sua “Teoria del Duende”: Italia tiene “el Angel”; España el Duende.

Il tuo più grande difetto e il tuo più grande pregio come artista e come persona
Volete sapere troppo: ognuno ha segreti che non confessa nemmeno al prete…

La prima letra che ti viene in mente…
Questa di unos “tientos”:
“No me cuentes penas
que a mi no me importan
fuiste amor de un dia
sin dolor ni gloria…”

A che cosa pensi un momento prima di salire sul palcoscenico?
“Ma chi me lo ha fatto fare… Forse dovevo fare soltanto l’insegnante d’italiano o la commessa della Standa…”.

Le emozioni che provi mentre balli …a cosa pensi ?
Mentre ballo non penso, semplicemente ballo con trasporto. Dopo invece raggiungo una sorta di… Ma sì: una specie di “orgasmo”!

Ti capiterà di salire sul palco e non avere voglia di ballare, voglio dire… immagino che quando diventa un impegno possa succedere. Come te la sbrighi ?
Purtroppo –ahimè! – non ballo cosi spesso per poter avere questo tipo di sensazione.

Bailaora solista su di un palco. Chi vorresti con te come accompagnamento al cante y al toque ?
Maite Martin con Juan Requena, che ha avuto il “Giraldillo del toque” nell’ultima Bienal sivigliana.

Cosa pensi invece del baile in compania? Sia come ballerino che come spettatore.
Personalmente preferisco in compagnia perché mi piace la “comunione” che si crea con gli altri interpreti.

Il palo che ti rappresenta di più o quello che pensi sia più rappresentativo per il tuo baile
Los tientos, las guajiras e las alegrias

Ascolti altri generi musicali oltre al flamenco? Se si quali?
Tutti: basta che sia musica di qualità!
Ma specialmente l’opera lirica che amo particolarmente fin da piccola, da quando la grande mezzosoprano Cecilia Bartoli, che allora stava appena iniziando la sua carriera, prendeva lezioni di flamenco da Isabel Fernandez per poter interpretare meglio la “Carmen”.
Ero allora una ragazzina, e anch’io frequentavo quel gruppo di principianti: a fine lezione Cecilia Bartoli mi accompagnava a casa nella sua macchina e durante il tragitto mi cantava le arie delle opere. Ne rimanevo incantata…

L’ultimo libro che hai letto ?
“Pane nero” di Miriam Mafai: ho dovuto rileggerlo per i mie alunni del Liceo Cervantes.

La tua giornata ideale?
Poter avere ventiquattro ore tutte mie, di totale godimento sotto ogni aspetto della vita…

Quale è il momento della giornata dove ti senti maggiormente creativo ?
Di pomeriggio-sera

Un consiglio per i nostri lettori che vogliono fare del flamenco la loro professione
Se qualcuno lo sa dare a me, bussi tre volte…

Il tuo segreto inconfessabile …
Se è inconfessabile non posso confessarlo!

Il tuo compagno/a ideale: dentro o fuori dell’ambiente flamenco?
Di vita non vedo perché dirlo in questa intervista.
Ma di lavoro nel mio Atelier El Mirabrás , la mia socia Libe Irazu – mezzo andalusa e mezzo vasca – che iniziò come mia alunna al Cervantes e ora è la mia insostituibile collaboratrice.

Il flamenco in una parola:
Immagino che forse volete che risponda “una forma di vita”, oppure “una filosofia di vita”, o “la mia religione”, ecc.
Ma non dirò niente di tutto: mi sembrano esagerazioni. Per me il flamenco in una sola parola è soprattutto: GODIMENTO!

Grazie a Clara! Per chi volesse approfondire: 

 

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3 thoughts on “Clara Berna

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