Daniela Maria Gardinazzi

Dopo studi di danza classica e contemporanea approda nel 1990 al flamenco studiando inizialmente con Juana Calà ed Elena Vicini. Approfondisce successivamente la sua preparazione con soggiorni in Spagna, dove studia con artisti quali Antonio Canales, Belén Maya, Rafaela Carrasco, Javier Latorre, Israel Galvàn ed altri, e dove si reca inoltre per seguire i più importanti festivals dedicati al flamenco. Si impegna così a trasmettere, prima come danzatrice e successivamente anche attraverso l’insegnamento, il sentimento e la grande forza espressiva di questa arte, maturando uno stile personale il cui intento è fondere armoniosamente la tradizione con il flamenco contemporaneo. Come ballerina solista si esibisce da tempo in spettacoli per manifestazioni culturali e rassegne di enti comunali e regionali (Festa della Musica, Estate in villa, Musica dei Popoli – Milano; Etna in scena – Acireale; Momenti 2000 – Perugia; Guitar Events – Trapani; etc…), teatri, locali. Ha lavorato in gruppi come la Compagnia Mara Terzi, El Embrujo Flamenco, Luna Nueva, Alameda, La Moreria, Vivencia Flamenca.

Tutto è iniziato…
Circa venti anni fa. Ero in vacanza in Spagna, ma non in Andalucía, in una casa in affitto e ricevevo Canal Sur che tutti i giorni da mezzanotte in poi trasmetteva flamenco non-stop. Fu amore a prima vista…

Quando hai capito che il Flamenco sarebbe stato la tua professione?
Non ricordo un momento in cui l’ho deciso, direi piuttosto che le cose sono successe in modo graduale e “naturale”, anche perché continuo sempre a lavorare in ambito artistico-teatrale come scenografa.

Hai mai pensato di non farcela?
Sempre… nel senso che non ho mai pensato “adesso si che ce l’ho fatta”. Passando poi ovviamente da momenti di esaltazione ed entusiasmo ad altri di delusione e sconforto…

Chi sono i tuoi punti di riferimento ?
In generale gli amici e la famiglia. Restando nell’ambito del flamenco le persone con cui più spesso mi capita di condividere esperienze, tutti ti possono dare preziosi consigli e trasmettere qualcosa. Se invece parliamo di miti del baile adoro il genio puro di Israel Galvan e di Bélèn Maya, amo la Yerbabuena, Mercedes Ruíz e tra le più giovani Concha Jareño, come profesora invece Rafaela Carrasco su tutti.

Quante ore alla settimana dedichi allo studio?
Una volta almeno dieci, adesso col pupo molte moooolte di meno… Le ore di studio praticamente sono quelle che dedico a preparare le lezioni.

Quanto ha influito il flamenco nelle tue scelte personali?
Tanto. Dalla scelta del compagno di vita, chitarrista e aficionado del flamenco, in poi: il traferimento in un’altra città, i viaggi quasi sempre e solo in Spagna, etc…

Se tornassi indietro quali sono le cose o le scelte che non rifaresti?
A volte mi chiedo chissà se avessi fatto questo o quello… ma poi mi dico che se avessi fatto quello non avrei poi fatto quest’altro e alla fine va bene così…

Qual è stata, se c’è stata, la più grande difficoltà che hai incontrato per raggiungere i tuoi obiettivi di artista?
Innanzitutto lo studio, il percorso di avvicinamento al Flamenco non è affatto facile. Oltretutto quando ho iniziato non c’era Internet, You Tube, Ryanair e le compagnie low-cost. Adesso andare e tornare dalla Spagna è molto più fattibile così come conoscere, sapere, vedere i grandi esibisirsi e se non dal vivo almeno in video. E in secondo luogo la mancanza di una conoscenza di quest’arte, da parte degli organizzatori e operatori culturali qui in Italia, un po’ più approfondita. Spesso il Flamenco rimane relegato nell’ ambito del folklore.

Quali sono le tue inquietudini d’artista? Cosa ti fa salire l’ispirazione?
Ci sono momenti in cui mi sento molto sensibile e ricettiva, mi sembra di percepire con intensità ciò che mi circonda in ogni sua sfumatura vitale e ciò mi spinge ad esprimermi in qualche modo, per esempio ballando. E per contro ballare mi fa sentire viva.

Tecnica ed espressività. Che cosa viene prima?
Prima la tecnica e poi l’espressività. Non puoi esprimerti in una lingua se non ne conosci un po’ la grammatica. Ma la tecnica senza il sentimento non è nulla.

Ti senti più artista o più insegnante?
Non riesco a separare le due cose, anche perché forse può sembrare un paradosso ma mi sento più creativa e libera di esprimere me stessa quando monto le coreografie per le mie allieve… E’ lì dove tutto il materiale che ho magari appreso studiando con i grandi maestri deve essere filtrato e distillato per adattarsi ai vari livelli di capacità tecnica e magari senza diventare banale. Questo passaggio fa si che il risultato sia qualcosa che sento veramente mio. E’ poi una soddisfazione enorme veder ballare bene una ragazza che hai cresciuto tu!

Qual’è il messaggio che vorresti trasmettere ai tuoi allievi?
Passione.

E quale al pubblico? Quale tipo di pubblico vorresti conquistare?
Sono felice se riesco a trasmettere un’emozione, anche solo per un attimo. Ma non voglio conquistare nessuno.

Qual’è il tuo rapporto con gli altri colleghi?
Ci sono persone con cui ho un ottimo rapporto, di amicizia direi, con altre un rapporto esclusivamente professionale. Le cosiddette affinità elettive valgono anche nell’ambito flamenco.

Quali sono i tuoi progetti attuali?
Ballare dove e quando possibile e cercare di far crescere la scuola di baile flamenco all’interno del Teatro Sociale di Como, l’accademia dove insegno.

C’è stato un momento della tua carriera particolarmente emozionante e per questo indimenticabile?
A volte capita di sentirsi in perfetta sintonia con tutto, pubblico, musicisti,etc., ed è molto emozionante.

E che cos’è che non hai ancora fatto ma che speri un giorno di fare? Qual è il tuo sogno nel cassetto?
Mi piacerebbe collaborare a creare uno spettacolo per il teatro, con un gruppo di artisti/colleghi italiani, con un’idea forte di racconto magari corale, più che un’esibizione di talenti individuali. Per quel che riguarda l’insegnamento tenere un corso per bambini.

Qual’è l’artista/collega (bailaor, cantaor, tocaor) della scena attuale che più corrisponde al tuo gusto e che più ti emoziona?
Mi emoziona più di tutti Eva Yerbabuena, ma apprezzo tantissimo la genialità e il lavoro di ricerca che sta facendo Israel Galvan.

La tua meta ideale: Sevilla, Jerez, Madrid o…?
Tutte e tre, dipende dal momento, da cosa sto cercando.

Tradizione o modernità?
Modernità con conoscenza e rispetto della tradizione.

Pensi che ‘il Duende’ sia solo una prerogativa del popolo gitano o spagnolo?
Assolutamente no, non facciamo i razzisti al contrario! Il “Duende” possiamo chiamarlo come vogliamo, per me è la sensibilità, la capacità di veicolare le emozioni, coglierle, sentirle e trasmetterle. E questo indipendentemente dai confini geografici e dalle razze.

Il tuo più grande difetto e il tuo più grande pregio come artista e come persona
Sono molto, forse troppo diretta, poco diplomatica… quello che devo dire lo dico senza mezzi termini e questo si può considerare sia un difetto che un pregio.

La prima letra che ti viene in mente…
Presumes que eres la ciencia y yo no lo comprendo así…

A che cosa pensi un momento prima di salire sul palcoscenico?
Cerco la concentrazione, la tranquillità.

Le emozioni che provi mentre balli… a cosa pensi?
Non riesco a pensare a nulla! se tutto fila liscio cado in uno stato di trance e non saprei nemmeno descrivere le emozioni che provo… mentre invece so descrivere molto bene quello che si prova quando per esempio c’è il tablao che ti risucchia il piede stile sabbie mobili e che ti fa fare una fatica della madonna, arrivi alla fine della coreografia boccheggiando… e magari ci sono pure i musicisti che corrono come treni!

Ti capiterà di salire sul palco e non avere voglia di ballare, voglio dire… immagino che quando diventa un impegno possa succedere. Come te la sbrighi?
Fai il tuo sporco lavoro e basta… Magari è proprio quella la volta che alla fine ti diverti di più!

Bailaora solista su di un palco. Chi vorresti con te come accompagnamento al cante y al toque?
Beh… ce ne sono diversi! Duquende e Tomatito, ma anche qualche jerezano puro come La Macanita o David Palomar o El Torta, con Diego del Morao. Ma mettiamoci pure Pitingo con Juan Habichuela…

Cosa pensi invece del baile in compania? Sia come ballerinA che come spettatrice.
Ha un valore diverso. L’espressione più pura del flamenco è sicuramente quella del bailaor solista che si mette davanti al pubblico e da tutto sé stesso. Nello spettacolo costruito per e da una compagnia il flamenco è una forma espressiva così come lo sono la danza moderna o classica o il teatro-danza…

Il palos che ti rappresenta di più o quello che pensi sia più rappresentativo per il tuo baile
Forse è la siguiriyas, anche se è da un po’ che non la sto ballando.

Ascolti altri generi musicali oltre al flamenco? Se si quali?
Jazz, Swing, R&B, Soul, Classica.

L’ultimo libro che hai letto ?
Dei racconti di Giovanni Testori (“il ponte della Ghisolfa”, “La Gilda del Mac Mahon”,etc…).

La tua giornata ideale?
Quando mi capita di essere in quello stato di grazia per cui riesco a lavorare con convinzione e armonia, sia che stia disegnando o ballando. Giocare e ridere con mio figlio e uscire con qualche amico per l’aperitivo, o a cena con una buona bottiglia di vino. Deve essere estate naturalmente!

Qual’è il momento della giornata dove ti senti maggiormente creativo ?
Non alla mattina presto! Ho il metabolismo lento e quindi direi da mezzogiorno al tramonto.

Un consiglio per i nostri lettori che vogliono fare del flamenco la loro professione
Studiare tanto, vedere e ascoltare ancora di più. Ma cercando comunque di mantenersi il più possibile rilassati, senza “incattivirsi” troppo per raggiungere ad ogni costo degli obbiettivi.

Il tuo segreto inconfessabile…
Non si può confessare…

Il tuo compagno/a ideale: dentro o fuori dell’ambiente flamenco?
Fuori!!!

Il flamenco in una parola
Vita.

Grazie a Daniela. Per chi volesse approfondire:

Videos:

 

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