Federika Lovisi

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FEDE

Federika Lovisi nasce a Roma nel 1985. Originaria della Camargue, terra di tori e rumbas gitane nel sud della Francia, poco più che maggiorenne inizia ad avvicinarsi alla rumba flamenca, partecipando fin da piccola alle manifestazioni folkloriche della regione francese. Successivamente approfondisce lo studio con il gruppo di Flamenco El Potro con il quale si esibisce nel Tablao di Roma “El Patio”. Perfeziona poi il suo studio del flamenco con i Maestri Sabrina Loguè e Dario Polizzy Carbonelli. Entra a far parte della Compañía de Baile El Rio Andaluz di Sabrina Loguè , il che le permette di affinare la sua formazione professionale.

Da qualche anno perfeziona il suo stile a Siviglia con i Maestri Andres Peña, Pilar Ogalla, Angel Atienza. Dal 2009 al 2011 collabora  con la compagnia arabo-indiana “Ons” e la Compagnia “Theatre Rom” in varie rappresentazioni teatrali e culturali, collaborando anche nella stesura di testi scritti. Attualmente è bailaora e Direttrice Artistica del Tablao di Roma “El Patio”.  É coinvolta in un progetto musicale di fusione della musica balcanica-albanese e flamenco per le comunità albanesi in Italia e all’Estero.

Insegna a Roma nel “Teatro Ponentino” e a Cosenza nell’Accademia di Danza “Center Ballet”.

Tutto iniziò …
Tutto inizio por rumba… Ero piccola e mi capitava spesso di andare in vacanza a Les Saintes Maries de la Mer in Camargue, zona a Sud della Francia, e lì rimanevo affascinata dai Kale spagnoli, i cosiddetti gitani che cantano e ballano por rumba. Poi ritornavo in Italia e mi assaliva la nostalgia di questi suoni gitani e quindi chiedevo insistentemente ai miei familiari di trovarmi assolutamente una cosa simile qui a Roma! Ma loro purtroppo non sapevano dove indirizzarmi. A forza di cercare disperatamente, finalmente dopo un po’ di anni, trovai una scuola di flamenco, vicino casa mia, di Daniela Carletti e Saverio Lodi, moglie e marito, che quasi da subito mi coinvolsero nei loro progetti… e fu così che iniziai il mio percorso flamenco. Successivamente e tutt’ora proseguo i miei studi con Sabrina Loguè e Dario Polizzy Carbonelli.

Quali sono stati gli stimoli che ti hanno avvicinato al flamenco e quando hai capito che sarebbe diventata la tua professione ?
Ciò che mi stimolò a cercare qualcosa aldilá dalla rumba è stata l’esperienza con una compagnia arabo-indiana e il Theatre Rom. Bellissime esperienze che mi hanno fatto crescere tanto anche a livello personale e che mi hanno spinto oltre e a cercare di più. E poi l’avventura radiofonica. Tutti i giovedi mattina partecipavo a Radio Popolare in “Interferenze Rom” in cui si discuteva della questione Rom sia da un punto di vista sociale che culturale. Trasmettevano molta musica flamenca e ci si collegava spesso con una Radio a Sevilla. Se poi il flamenco sarebbe diventata più in là la mia professione … beh … questo ancora lo devo capire 🙂

Hai mai pensato di non farcela ?
Tutt’ora lo penso! E quello che me lo fa pensare è sicuramente il fatto che non mi sento rassicurata del momento socio-economico che sta attraversando il mio Paese e della precarietà che investe la mia generazione.

Quanto ha influito il flamenco nelle tua vita ?
Tantissimo, ed ha influito fin da subito anche nella mia vita privata e sentimentale.

Quale è stato l’ostacolo più grande che hai incontrato nel tuo percorso?
Ne affronto ogni giorno di grandi ostacoli. Da quando studio a quando mi esibisco. Ma penso sempre dentro di me che è una strada che ognuno di noi deve percorre, perché incontrare ostacoli significa che devi a volte superare e a volte anche convivere con le tue frustrazioni. E quindi questo ti fa crescere non solo professionalmente ma anche personalmente.

Tecnica ed espressività. Che cosa viene prima?
La tecnica è oggettiva e quindi visibile a tutti, l’espressività è più soggettiva.
Quando si raggiunge una buona tecnica l’espressività è la più importante, ma questa si lavora solo attraverso la tecnica che è un mezzo per esprimersi. Più conosci diverse parole più ti sai esprimere meglio. E così è la relazione tra tecnica ed espressività. Arrivati ad un buon livello tecnico non si può non esprimere nulla, a meno che non si tratti di persone vuote che non hanno niente da raccontare…

Ti senti più artista o più insegnante?
Sicuramente ora sono una “baila-ora” nel senso che sto “bailando-ora” 🙂 guadagnando e reinvestendo dalla e nella stessa fonte che è appunto il flamenco.
Da circa due anni poi sto scoprendo il piacere di insegnare o meglio di trasmettere le emozioni che vivono dentro di me.

Qual è il messaggio che vorresti trasmettere ai tuoi allievi ?
Che in un arte così bella e complessa come il flamenco non si finisce mai di essere allievi e maestri allo stesso tempo e che non guasta mai mettere un po’ di noi stessi in quello che si apprende o anche in quello che si trasmette.

Un consiglio per coloro che vogliono intraprendere il flamenco come professione.
Non mi sento di dare consigli. Sicuramente quello che ho capito in questi anni è che il flamenco non è una professione o uno studio da fare nel tempo libero o per fare un po’ di sport.

Quali sono i tuoi progetti attuali?
Sposarmi e fare 7 figli…:) Scherzi a parte, uno dei miei progetti più importati è sicuramente continuare a curare la Direzione Artistica del Tablao di Roma “El Patio”, che mi sta dando tante soddisfazioni! E poi per me questo progetto è un pezzo di cuore, perché ho iniziato a muovere i primi tacchi su quel tablao e non c’è nessun’altro palco che mi da le stesse emozioni. Per me non è soltanto una vetrina dove esibirmi, ma è stata e sarà sempre una scuola. Questo perché lavorando con artisti che hanno più anni e più esperienza di me, imparo da loro tantissimo! Li osservo ogni volta e prendo quello che mi piace e non mi piace da ognuno di loro. Ogni sera è una serata diversa! E le risposte del pubblico sono per me fonte di emozione e soddisfazione grandissima.
Sono 2 anni che porto avanti questo progetto in collaborazione con Giorgio, il proprietario, uno dei pochi a Roma che ancora si ostina a presentare tutti i venerdì sera spettacoli di flamenco con musica dal vivo e con 4-5 elementi sul palco. Poi tra gli altri progetti c’è anche l’insegnamento al Teatro Ponentino di Roma, con il quale organizzo una volta al mese un incontro tra “Romanità y Andalucia”. Un altro molto importante è quello che sto portando avanti attualmente, che consiste in una fusione di musica tradizionale albanese con il flamenco, da presentare tra le comunità albanesi in Italia e in Albania.

C’è stato un momento della tua carriera particolarmente emozionante e per questo indimenticabile?
Il più recente è stato il primo Saggio delle mie allieve lo scorso anno ! Un emozione diversa da quando ballo io, forse anche più forte…

Il tuo sogno nel cassetto?
Sentirmi felice e realizzata sia nella vita privata che in quella lavorativa… e un giorno riuscire ad aprire senza paura quel cassetto ed accorgermi che lì dentro non c’è più un sogno, ma una concreta realtà.

Qual è l’artista della scena attuale che più corrisponde al tuo gusto e che più ti emoziona?
Per quanto riguarda il baile sicuramente lo stile de Los Farrucos, anche se nelle donne apprezzo un baile più morbido e femminile e difatti proprio per questo amo studiare con bailaoras tipo Pilar Ogalla. Poi ammiro moltissimo Eva La Yerbabuena, Pastora Galvan, mi piace molto Leonor Leal e rimango senza parole di fronte ai video di Rocio Molina…

La tua meta ideale: Sevilla, Jerez, Madrid o…?
Da qualche anno vado a Sevilla ma mi piacerebbe anche tantissimo conoscere Jerez.

Raccontaci il “tuo” Duende …
Non è facile da raccontare perché non è qualcosa di meccanico o di scontato, non sale sempre. È un turbine di sensazioni di cose passate e presenti, qualcosa che si prova sicuramente quando c’è una sintonia e una complicità maggiore con alcuni artisti più che con altri… la carica e la scarica di emozioni che si scatenano quando sei sul palco con gente di cui ti fidi.

Il tuo più grande difetto e il tuo più grande pregio sia come artista che come persona
A livello professionale credo che un mio pregio sia il fatto di voler condividere il palco con altri artisti. Mi piace, mi da soddisfazione e mi stimola. Come persona invece credo di essere una persona abbastanza diretta. Per i difetti poi non so… sarebbe interessante chiederlo agli altri … ma forse è meglio di no ah ah ah !! 🙂

Il palos che ti rappresenta di più o quello che pensi sia più rappresentativo per il tuo baile.
Sicuramente Guajira e Alegrías.

A che cosa pensi un momento prima di salire sul palcoscenico?
Non lo so di preciso oppure adesso non so rispondere, spesso a mia Madre e a mia Nonna.

Descrivici le emozioni che provi mentre balli …
Difficile rispondere… anche perché adesso sembra quasi che non le ricordi, eppure sono tante e non sempre le stesse. Quello che spesso cerco è sentire la vita e l’energia in quel preciso momento, la voglia di consumare tutto in quel momento, nascere e morire in un solo istante. Saprei descrivere di più il dopo forse… al di là del fatto se ho ballato male o bene, dopo io mi sento meglio, sicuramente sento un senso di libertà che a volte mi fa paura, a volte mi carica e allora vorrei ricominciare. Quello che non riesco ad esprimere con le parole cerco di trasmetterlo in un altro modo. Io sono molto timida, ma non ho troppa paura di salire su di un palco ed essere giudicata … solo che a volte devo dire che mi riesco ad esprimere al meglio e a buttare tutto fuori, altre volte un po’ meno… non si balla o ci si esprime sempre nella stessa maniera, con la stessa facilità e le emozioni sono sempre diverse anche dal tipo di palos, stili che sento o conosco di più… e dipende anche con chi lavoro… comunque molto spesso quando sono arrabbiata mi esprimo e gestisco meglio tutta l’esibizione… ma questo ancora lo devo capire perché 🙂 !!!

Bailaora solista su di un palco. Chi vorresti con te come accompagnamento al cante y al toque ?
Al cante Ana Rita Rosarillo e al toque Riccardo Ascani. Non dimentico mai le persone che hanno creduto in me e sostenuto fin dall’inizio. Comunque mi affascina molto il cante femminile quindi, forse in un’altra vita, mi piacerebbe farmi accompagnare da Mara Rey e al toque Paco Jarana.

Quanta parte di improvvisazione c’è quando sali sul palco ?
C’è nel senso che cerco di partire sempre da un’idea, un sunto, un racconto di quello che devo raccontare attraverso il ballo. Il Tablao sicuramente in questo insegna molto. Insegna a comunicare con diversi musicisti, a ballare ogni volta con il suono di un toque differente, a organizzarsi le cose all’ultimo, a capirsi al volo e a volte pure non capirsi affatto , a reinventarsi ogni volta qualcosa provandola prima in camerino o anche improvvisarla direttamente sul palco!

Qual’è il tuo rapporto con gli altri colleghi?
Molti di loro per me sono Maestri anche a prescindere dalla professionalità e dalla tecnica che loro stessi hanno o più o meno… per me è importante ciò che sono e ciò che io apprendo da loro. Li osservo tanto, li studio, cerco di capire il modo, le chiavi giuste che secondo me alcuni hanno più di altri per esprimersi (non parlo solo di baile).
Altri invece sono dei punti di riferimento anche al di lá del baile, quindi ne ascolto i consigli e cerco di prendere dei spunti dalle loro esperienze..

Se tornassi indietro quali sono le cose o le scelte che non rifaresti ? E quali quelle che ti rimproveri di non aver fatto ?
Rifarei e non rifarei tutto!

Il tuo compagno ideale … fuori o dentro del flamenco ?
Fuoriiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii!!!! Magari dello stesso ambiente sono più disponibili a capire e comprendere lo stile di vita e tante altre cose, ma poi nascono dinamiche strane … e quindi tra flamencos è meglio lavorare insieme e poi ognuno a casa sua 😉 e poi mogli e buoi dei mestieri che vuoi (proverbio della sottoscritta 🙂 )

Per che cosa vorresti essere ricordata ?
Per questa bellissima intervista! Tra 15-20 anni, quando diventerò famosa e firmerò autografi, me la dovrete rifare, che adesso che ci sto prendendo gusto è già finita 😉

Il flamenco in una parola
Di 8 lettere: FLAMENCO. Punto e basta.

Grazie a Federika! Per chi volesse approfondire:

Videos:

  • Intervista: Paola Amedei
  • Editor: Katia Di Leo, Claudia Badalini
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