Francesca Estrella La Soleà

Da sempre nel mondo del teatro e della danza, Francesca Estrella La Soleà a soli 18 anni può vantare già una notevole esperienza artistica.  Inizia all’età di 5 anni con lo studio della danza classica metodo Vaganova, jazz metodo Alzetta, modern, hip hop, latino, jazz lyrical, perfezionandosi nel moderno con stages annuali con Genevieve Blancharde e Serge Alzetta e partecipando a numerevoli rassegne artistiche di danza.
La danza è stata sempre affiancata all’esperienza teatrale: studia dizione e arte drammatica fin da piccola, perfezionandosi anche nello studio del pianoforte, teatro danza e teatro del movimento.
A 7 anni inizia lo studio del flamenco a Sevilla, partecipando ogni anno alla Feria de Abril. A 11 anni inizia ad esibirsi come solista in diversi spettacoli in Italia, specializzandosi nello studio delle nacchere e conseguente accompagnamento per il baile. Studia con Chary Leon Cabeza, Juan Triana, Mercedes Ruiz, Maria Antonieta Vasquez, Genevieve Galo, Claudia de Lorenzo, William Saville, specializzandosi nel baile con bata de cola secondo il metodo redatto da Matilde Coral.
Appassionata di cante jondo, tende a prediligere questo tipo di baile nei suoi spettacoli, tanto da ricevere il mote “La Soleà” grazie al suo modo di ballare tipicamente andaluso, ricco di duende e capace di trascinare il pubblico nel suo baile moderno, innovativo e mai scontato, con la caratteristica di aggiungere esperienze personali nella sua grande espressione artistica.
Influenzata ampiamente da Belen Maya, sperimenta un tipo di baile molto concettuale, contaminato dalla danza contemporanea, disciplina che ha studiato per diversi anni, che si può riscontrare nel suo estilo personalissimo, vivendo inoltre a contatto con numerosi artisti sivigliani, specializzandosi nella Buleria.
Sempre alla ricerca di nuove ispirazioni, dedica gran parte dei suoi studi a palos jondos del flamenco, soprattutto a palo seco, attuando una grande diffusione del cante jondo attraverso la lettura di Lorca, le quali poesie saranno poi base del suo recente spettacolo “Lorca Flamenco”, dove ha dimostrato di avere una grande espressività artistica.
Nel 2008 presenta a Mantova, presso la Rassegna “Scena Aperta”, il frammento del suo primo spettacolo da solista. Partecipa annualmente a concorsi di danza. Contattata da registi, artisti e attori per spettacoli di teatro-sperimentale, nei suoi spettacoli non manca mai un filo conduttore che fa da sfondo a tutta la storia narrata attraverso il baile.
Si esibisce come solista in Italia, Svizzera, Germania, Belgio, Spagna, esibendosi in tablaos e realtà italiane come ad esempio il Tablaito Flamenco di Milano. Tiene stages in Lombardia e corsi estivi a Sevilla, frequentando periodicamente stages di perfezionamento.
Insegnante a bambini e adulti principanti e coreografa per ballerini con livello medio-avanzato. Attualmente sta lavorando alla presentazione del suo nuovo spettacolo.

– Ballerina solista e coreografa in “Sevilla Espiritual”
– Ballerina solista e coreografa in “Sentio”
– Coreografa e solista in “Sombras”
– Autrice, coreografa e ballerina solista nello spettacolo autobiografico “Otra Piel”, con la collaborazione di artisti italiani come Alessandro Martin, Paolo Mappa, Massimo Damiani, Claudia De Lorenzo e la cantaora sevillana Carmen Amor.

 

Tutto iniziò …
Credo che nacqui già con los zapatos de baile. Da bambina l’unica cosa che volevo fare era ballare, è stata una vocazione molto precoce. Personalmente con il flamenco e l’inquietudine artistica ci sono nata.

Hai capito subito che il flamenco sarebbe stata la tua professione?
Capito forse no. Ma sicuramente l’ho sempre saputo e desiderato. Con il passare degli anni poi mi sono resa conto che il flamenco non si poteva limitare ad essere solo un hobby per me, così ho iniziato a studiare tutti i giorni per molte ore fino ad arrivare a rendermi conto che era quello che volevo fare nella mia vita, perché era davvero la mia vita.

Ami definirti una sevillana doc. Spiegaci il perché.
Molto semplice: sono nata in Italia ma ho origini sevillane. Ho fatto le scuole qui e ho sempre vissuto qui. Vado sempre a Siviglia dove ho dei parenti, quindi il flamenco diciamo che me lo porto dentro da sempre.
Ancora un anno e mezzo e poi tornerò definitivamente a vivere a Siviglia.

Così giovane e già così determinata. Quale è il tuo segreto ?
Nessun segreto. Forse il fatto che sia molto testarda di natura mi porta ad essere una stacanovista in quello che faccio, soprattutto nel flamenco, perché ci metto davvero l’anima, nonostante abbia sempre implicato grandi sacrifici. La determinazione è un’arma che si conquista poco alla volta. Implica forza d’animo. Nel flamenco soprattutto il punto difficile non è tanto arrivare, ma mantenere un punto d’arrivo, giorno dopo giorno.
Non mi sono mai abbattuta o data per vinta: quando dovevo affrontare una delusione o una sconfitta l’ho sempre fatto attraverso il baile e non mi sono mai fermata per un secondo. Questa determinazione (forse eccessiva) mi ha portato a non avere più tempo libero, ma sono felice così.

Chi sono i tuoi punti di riferimento nel baile ?
Belen Maya in assoluto. Negli uomini adoro Jose Serrano e Canales.

Quanto ha influito il flamenco nella tua vita ?
Totalmente. Soprattutto per quanto riguarda le scelte di vita. Alla mia età diciamo che ho bruciato molte tappe: molti miei coetanei passano le serate fuori con gli amici mentre io sto chiusa in sala prove. E’ solo una questione di scelte e di priorità.

Quale è stato l’ostacolo più grande che hai incontrato nel tuo percorso?
La continua lotta con me stessa.

Tecnica ed espressività. Che cosa viene prima?
Espressività. Ma senza la tecnica non si va avanti. Sono due elementi imprescindibili e inscindibili che devono esserci in un bailaor. Credo che l’espressività, soprattutto, sia quello che maggiormente contribuisca a creare la personalità di un’artista. La tecnica senza espressività diventa solo una sequenza di passi. Con l’espressività, i passi si vivono. E’ questo il bello del nostro lavoro.
Con la sola tecnica si rischia di dedicarsi esclusivamente ad un lavoro meccanico e ripetitivo. L’espressività è il lasciarsi andare alle proprie emozioni, lasciar uscire la nostra vera identità, e molte volte questo comporta più fatica di quanto ci si possa aspettare.

Come vedi il flamenco qui in Italia ?
C’è un bel panorama, molti aficionados ma c’è ancora tanto lavoro da fare. In molte realtà italiane il flamenco è sottovalutato, forse proprio perchè ancora sconosciuto. Ci sono molti artisti interessanti, molto motivati e preparati, con i quali ho avuto il piacere di collaborare e che stimo molto. Purtroppo siamo una realtà di nicchia, ma apprezzo molto l’opera di diffusione del flamenco da parte di molti artisti.
Certo, il flamenco in Spagna è completamente diverso, come è giusto che sia.

Ti senti più artista o più insegnante?
Artista, senza ombra di dubbio. Con tutte le inquietudini che ne derivano. Come insegnante tendo a montare dei pezzi per poi cambiarli la volta dopo, e capisco che per i miei allievi questo non sia molto favorevole: è la confusione e il caos dell’artista,jajaja

Qual’è il messaggio che vorresti trasmettere ai tuoi allievi?
Mi piacerebbe che capissero che il flamenco non sono las sevillanas, los lunares, las peinetas… Il flamenco è prima di tutto un modo di vivere e di percepire la realtà.

Quali sono i tuoi progetti attuali?
Sto lavorando ad un nuovo spettacolo, incrociamo le dita.

C’è stato un momento della tua carriera particolarmente emozionante e per questo indimenticabile?
Quando da bambina per la prima volta ballai davanti ad un pubblico con tocaores e cantaores dal vivo. Non dimenticherò mai l’applauso e lo sguardo del pubblico.

Il tuo sogno nel cassetto?
Il tutto esaurito alla Bienal de Sevilla o alla Maestranza.

Qual’è l’artista della scena attuale che più corrisponde al tuo gusto e che più ti emoziona?
Eva la Yerbabuena e Manuela Carrasco.

La tua meta ideale: Sevilla, Jerez, Madrid o…?
Sevilla, chiaramente, mi tierra.

Tradizione o modernità?
Modernità nel rispetto di ogni palo. Sono la prima ad aggiungere elementi moderni nel mio baile, ma questo rispettando i canoni e l’atmosfera di ogni stile. Il mio baile è molto moderno, ma tendo a calarmi totalmente nel palo che ballo. Bisogna che ci sia un rispetto della tradizione, perché senza essa non potremmo raggiungere i livelli di sperimentazione dei giorni nostri. Personalmente guardo molto al baile di Carmen Amaya, perché è dai grandi del passato che possiamo imparare molte cose.

Raccontaci il “tuo” Duende …
E’ come un fuoco. Intendo… è come essere due persone diverse. Arriva un momento in cui ti rendi conto di essere in un’altra dimensione e non riesci a spiegarti le emozioni che stai vivendo né tantomeno riesci a controllarle. Il duende è un mistero. E’ una forza superiore che arriva quando vuole, è la forza interpretativa per eccellenza. Un vecchio maestro diceva che il duende non sta nella gola ma sale lentamente dalla pianta dei piedi. Il mio duende è avere un’altra anima.

Il tuo più grande difetto e il tuo più grande pregio sia come artista che come persona
Come difetto…beh ne ho tantissimi. Sono molto permalosa e lunatica.
Il pregio invece credo sia la forza di volontà e la determinazione.

Il palo che ti rappresenta di più o quello che pensi sia più rappresentativo per il tuo baile
La Solea, ovviamente. Il mio mote, non a caso, è proprio La Soleà. E’ il flamenco per eccellenza, a mio parere, è l’unico che davvero ha il potere di “smuovere dentro”.
Mi identifico molto anche nella Seguiriya, con quel suo ritmo che non arriva mai e la cadenza del cante. Sono abituata a ballare molto jondo, quindi soleares, seguirillas, solea por bulerias…Ma mi piace molto anche l’alegria, la faccio soprattutto con la bata de cola.

A che cosa pensi un momento prima di salire sul palcoscenico?
Penso a mille cose e a nessuna contemporaneamente.

Descrivici le emozioni che provi mentre balli …
Sono indescrivibili. Vorrei piangere, ridere, urlare, fare e dire mille cose. Sento una tensione incredibile che mi fa tremare le mani e mi porta ad essere in un altro mondo. Per questo molte volte piango mentre ballo o lascio libero sfogo ai miei sentimenti. E’ una forza più grande di me che prende il sopravvento su di me. Sempre.

Quanta parte di improvvisazione c’è quando sali sul palco ?
Molta, moltissima. Credo che l’improvvisazione sia una parte fondamentale per un bailaor, soprattutto per quanto riguarda l’espressività. Con l’improvvisazione ho avuto molte volte la possibilità di confrontarmi con me stessa e conoscermi più a fondo, una sfida continua per vedere quello che sapevo fare veramente. Penso che il confronto con me stessa improvvisando davanti ad un pubblico sia un’occasione di crescita molto grande.

Bailaora solista su di un palco. Chi vorresti con te come accompagnamento al cante y al toque ?
Al cante sicuramente El Pele. Al toque Paco Jarana.

Qual’è il tuo rapporto con gli altri colleghi?
Assoluta stima e rispetto. Certo, può capitare di avere antipatie, ma credo che nel momento in cui si sale sul palco o si lavora fianco a fianco bisogna lasciarle perdere. Ognuno merita rispetto e si può imparare da tutti, anche dai nostri allievi.

Ti capiterà di salire sul palco e non avere voglia di ballare, voglio dire… immagino che quando diventa un impegno possa succedere. Come te la sbrighi ?
Non mi è mai successo, perché il flamenco è la mia vita e ogni volta che salgo su un palcoscenico divento davvero me stessa. Non lo vedo come un impegno, lo vedo come una manifestazione di me stessa. Certo, ci sono stati dei momenti in cui la fatica fisica ha portato ad un “cedimento”, oppure quando la stanchezza si fa eccessiva: in quel caso sono salita sul palco e nel sentire los tocaores mi sono dimenticata della stanchezza. Come ho detto prima, accade qualcosa di inspiegabile che si impossessa di me.

Se tornassi indietro quali sono le cose o le scelte che non rifaresti ?
Rifarei tutto, perché anche gli errori hanno contribuito a farmi diventare la persona che sono oggi.

Come ti vedi tra una ventina di anni ?
Nel mio quartiere di Triana, a Sevilla.

Per che cosa vorresti essere ricordata ?
Per essere stata una grande artista.

Il flamenco in una parola
Soleà.

Grazie a Francesca! Per chi volesse saperne di più :

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