Francisca Berton Ocampo

 

Dall’età di sei anni studia danza classica, alla quale successivamente aggiunge lo studio della danza moderna e contemporanea presso la Scuola di danza Tersicore della Sig.ra Gabriella Lodi a Roma. Qui nel 1993 si avvicina al flamenco con la danza classico spagnola con Marc Aurelio. Nello stesso anno entra a far parte della Compañia Teatro Baile Español diretta dallo stesso Marc Aurelio.
Si forma professionalmente presso gli studi “Amor de Dios” di Madrid con i Maestri Ciro, Maria Magdalena, China, Paco Romero, La Tati, perfezionandosi successivamente anche a Sevilla con Manolo Marín, Belén Maya,
Alicia Marquez, La Truco.
Sotto la direzione di Marc Aurelio danza in diversi spettacoli: “Fuente Flamenca”, “Baile Español”,”Garcia Lorca in Flamenco”, “Gayatri” in tournée in diversi teatri italiani quali Teatro Carcano di Milano, Villa Celimontana a Roma, Teatro Antico di Siracusa, Teatro Antico di Ostia, Teatro Argentina di Roma, Auditorium di Cagliari, etc.
Ha danzato con alcune compagnie italiane di flamenco quali Compagnia Flamenco Libre di Juan Lorenzo, Compañia de Flamenco de Marina Lanza, “Pasión Gitana” di Caterina Lucia Costa.
Nel 2001 crea e danza alcune coreografie presentate al Premio della Cultura e Spettacolo in Roma, Castel Sant’Angelo.
Nel 2002 è ospite solista e coreografa nella 14^ Edizione del “Premio Primavera – Concorso Internazionale di poesia, prosa, arte e spettacolo”, presso Palazzo Barberini a Roma.
Nel 2003 viene scritturata dalla Fondazione Teatro dell’Opera di Roma, per l’allestimento dell’opera “Carmen” presso le Terme di Caracalla, con la regia di Francesco Esposito e costumi di Alberta Ferretti.
Dal 2004 inizia a recitare con la Compagnia Teatro Gruppo del Teatro Euclide di Roma.
Nello stesso anno crea le coreografie per lo spettacolo “Kabaret Lorca”, Piccola Festa Barocca – Soggettive a confronto, spettacolo di tetro danza e poesia in scena presso il Palazzo del Gonfalone a Roma.
Nel 2006 ha iniziato a collaborare alle coreografia con diverse compagnie: Compagnia Bami-Guyon di Reggio Emilia, Compañia Gato Blanco per “Carmen” e “Gran Galà di Capodanno”.
Dal 2009 è solista e coreografa di flamenco nella Compagnia Quiniela e Algeciras negli spettacoli “El viaje”, “El deseo” e “Algeciras-Tra flamenco e danza mediorientale”, attualmente in tournée in Italia.
Insegna a Roma e svolge stages in Italia. Frequenta la Scuola di Artiterapie e Danzaterapia di Roma.

 

Tutto iniziò …
Quando la mia insegnante di danza mi disse che secondo lei mi sarebbe piaciuto iniziare a studiare il flamenco

Hai capito subito che il flamenco sarebbe stata la tua professione?
Ho capito subito che era il linguaggio in cui più mi riconoscevo. Ho iniziato studiando danza, ma con il flamenco ho trovato la mia “casa”. Che poteva diventare una professione non l’ho mai progettato, è successo.

Hai mai pensato di smettere ?
Mai, ho pensato di dover smettere di danzare per motivi contingenti e ne ho molto sofferto. Negli ultimi tempi, invece, mi è sembrato spesso di dovermi mettere nelle condizioni di cambiare.

Chi sono i tuoi punti di riferimento nel baile ?
Fin da quando ho iniziato, la mia preferita in assoluto è stata Belén Maya. In realtà con lei ho studiato poche volte, ma la guarderei ballare 24 ore su 24. I riferimenti sono tanti, insegnanti e ballerini, molti sono per me spunti di riflessione e modelli per il baile.

Quanto ha influito il flamenco nelle tua vita ?
Direi molto, ma se ci penso, è arrivato tutto in modo così graduale che non posso dire di aver dovuto scegliere tra il flamenco e altro.

Quale è stato l’ostacolo più grande che hai incontrato nel tuo percorso?
Prendere consapevolezza del mio corpo e delle possibilità che ho di esprimermi attraverso di esso. Non è assolutamente un percorso finito, ma iniziare è stato sicuramente faticoso.

Tecnica ed espressività. Che cosa viene prima?
Senza conoscere l’alfabeto non si possono scrivere le parole, condividere le idee. Penso che la tecnica sia lo strumento per l’espressività, e che non dovrebbe mai diventare un fine, ma un mezzo. L’istinto viene prima di tutto, però c’è bisogno della tecnica per liberarlo.

Ti senti più artista o più insegnante?
Insegnante….di un’arte! IL mio più grande desiderio sarebbe quello di far passare quanto io ami quest’arte.

Qual’è il messaggio che vorresti trasmettere ai tuoi allievi?
Ecco, appunto, mi sono anticipata. MI piacerebbe che chi fa lezione apprenda come prima cosa quanto è grande e quanto è “redondo” il baile.

Quale il momento della giornata dove ti senti maggiormente creativo ?
Sembrerà strano, ma quando sono in treno. Ascolto la musica, mi vengono idee e non vedo l’ora di arrivare per mettermi in sala a sperimentare.

Quali sono le tue inquietudini d’artista ? Cosa ti fa salire l’ispirazione ?
Un sentimento mi fa salire l’ispirazione…SENTIRE! E quando dico sentimento, intendo tutto quello che ti muove qualcosa dentro, che ti fa sentire le farfalle nello stomaco o la rabbia o la tristezza. La cosa che mi fa più paura è l’indifferenza, quella spegne qualunque ispirazione, mette a tacere l’arte.

Quali sono i tuoi progetti attuali?
Sto lavorando a diversi progetti con un gruppo di musicisti che è nato in realtà da poco tempo, ma in cui mi sento come in famiglia. Mi sento “sostenuta” dalle chitarre di Carlo Soi e Sergio Varcasia, dal cajón di Paolo Monaldi dalla voce di Rosarillo. La collaborazione con altri musicisti e danzatori poi mi lusinga e mi riempie di felicità.

C’è stato un momento della tua carriera particolarmente emozionante e per questo indimenticabile?
Di getto mi viene in mente il palcoscenico di Caracalla a Roma, che dire?!

Il tuo sogno nel cassetto?
Il mio sogno sarebbe danzare delle coreografie “cucite” su di me da qualcuno che reputo grande (una a caso?!), un po’ come succede nella danza, avere un ruolo da studiare e cercare di renderlo vivo.

Qual’è l’artista della scena attuale che più corrisponde al tuo gusto e che più ti emoziona?
Caso mai fosse una ripetizione….Belén Maya, ma anche Rocio Molina mi è molto piaciuta in occasione dell’ultimo Festival Flamenco tenutosi a Roma. La Yerbabuena è un mito. Insomma, è tanto difficile sceglierne uno. Poi mi rendo conto che ho nominato solo donne…

La tua meta ideale: Sevilla, Jerez, Madrid o…?
Amo tanto Sevilla, ma considero Madrid un pò come la mia seconda città, flamenco a parte, mi lega un affetto particolare, ho bisogno di andarci ogni tanto.

Tradizione o modernità?
Non posso scegliere, non si escludono, certo è che per me sarebbe impensabile pensare di penetrare a pieno una tradizione che non è la mia. Posso amarla, ma la devo far convivere con la mia modernità.

Raccontaci il “tuo” Duende …
Il Duende viene dal di dentro, è l’impulso tellurico, misterioso che unisce al sangue qualcosa di ancestrale

Il tuo più grande difetto e il tuo più grande pregio sia come artista che come persona
Un difetto che mi viene rimproverato è l’insicurezza. Il mio pregio credo sia quello di lasciare estrema libertà di scelta a chi mi sta intorno, negli affetti e nel lavoro. A volte mi si ritorce contro, ma credo che sia un pregio da proteggere e non vorrei cedere alla tentazione di diventare più despota.

Il palos che ti rappresenta di più o quello che pensi sia più rappresentativo per il tuo baile
Quello che preferisco è senza dubbio la Siguiriya, ma sicuramente danzo meglio altre cose, bisognerebbe chiedere ad altri.

A che cosa pensi un momento prima di salire sul palcoscenico?
Questa è una domanda un po’ troppo intima.

Descrivici le emozioni che provi mentre balli …
Voglio “rubare” a Billie Elliot le parole: sono elettricità. A parte gli scherzi, non credo di saper descrivere bene le mie emozioni, cerco di interpretare, di ascoltare le parole del cante, di far trapelare quello che significa per me quella danza, di far risuonare attraverso il mio corpo la musica; a volte mi do un sottotesto, mi racconto una storia, più spesso cerco delle immagini.

Quanta parte di improvvisazione c’è quando sali sul palco ?
Mi piacerebbe essere capace di improvvisare di più, non “inciuciare” come si dice nel gergo della danza, ma improvvisare e lasciare spazio alla fantasia. Spero di sentirmi un domani più padrona per fare questo, adesso mi devo basare su una traccia certa, quanto meno un canovaccio.

Bailaora solista su di un palco. Chi vorresti con te come accompagnamento al cante y al toque ?
Vado? Sogno alla grande? Anillo e Paco Jarana! Sono felice di ballare con l’accompagnamento di chi ho già citato, spero di essere io abbastanza per loro.

Il tuo segreto inconfessabile …
Non si può dire…

Qual’è il tuo rapporto con gli altri colleghi?
Non ho rapporti di amicizia con chi insegna il flamenco a Roma, penso perché quando ho iniziato a studiare ero troppo giovane per legare con gli altri. Nutro molta stima per Carmen Meloni.

Un consiglio per coloro che vogliono intraprendere il flamenco come professione
Andare a studiare in Spagna, assolutamente imprescindibile; essere consapevoli che il lavoro nel campo artistico può essere meraviglioso, ma che non è sempre facile sotto tanti punti di vista.

Se tornassi indietro quali sono le cose o le scelte che non rifaresti ?
Ci sono cose che farei, ma non cose che non rifarei.

Come ti vedi tra una ventina di anni ?
Con una cinquantina di anni!

Per che cosa vorresti essere ricordato ?
Dalle persone che amo, per l’amore che ho dato loro. Amore in tutte le sue forme.

Il flamenco in una parola
Poesia.

Grazie a Francisca! Per chi volesse approfondire:

Francisca por Solea por Buleria

Francisca por Alegrias

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