Giorgia Celli

giorgia celli

Diplomata in danza spagnola presso il “Real Conservatorio de Mùsica y Danza de Madrid” si forma professionalmente presso gli studi “Amor de Dios” di Madrid con i Maestri Ciro e Maria Magdalena.
Si perfeziona con bailaores come Antonio Canales, La Tati, Belèn Maya, Joaquìn Ruiz, El Guito, Rafaèl Campallo, Israèl Galvàn, Alejandro Granados. Comincia la sua carriera di bailaora nei tablaos madrileni “Cafè de Chinitas“, “Corral de la Morerìa“, “Corral de la Pacheca“, “Zambra“, “Al Andalus“.
Forma parte delle Compagnie di Blanca del Rey (1994-2004), Joaquìn Ruiz (1993-2006), Rafaèl Aguilar (1994-1995), Luisillo (1993-1994), Paco Pena (1996-1997), Ibèrica de Danza (1998), Flamencos en route (2006-2007) e collabora con bailaores come Domingo Ortega, Inmaculada Ortega, Joaquìn Ruiz, e con musicisti come il gruppo Radio Tarifa (1995-1999), Carlos Nuñez (2001), Martirio.
Realizza tournèe in Europa, Asia e America: Festival EuroMediterraneo di Villa Adriana a Tivoli, Teatro Carrè di Amsterdam, Queen Elisabeth Hall e Peacok Theatre di Londra, Hong Kong Art’s Festival, Teatro de la Zarzuela di Madrid, Prinzregententheater, Deuthche Teater e Philharmonie di Monaco di Baviera, Ronacher Theater di Vienna, Sesc di Sao Paulo, Teatro Massimo Bellini di Catania, etc.
Come insegnante di flamenco ha realizzato stage e workshops a Osaka, Kobe, Tokio, Monaco di Baviera, Linz, Vienna, Cremona, Roma, Madrid.

 

Come ti sei avvicinata al flamenco?
Sono stata spinta dalla mia insegnante di danza classica Laura Salvi all’età di 16 anni; io volevo optare per il contemporaneo ma il mio fisico sembrava più adatto al flamenco. Galeotto fu il film di Saura “Carmen” con Antonio Gades, mi resi conto che oltre ai mazzi di fiori in testa e i pallettoni c’era un’interessante ricerca coreografica e musicale. A 18 anni, poco convinta, andai a Madrid per un aggiornamento di 3 mesi agli studi della calle Amor de Dios con l’intenzione di tornare subito dopo a Roma e cominciare gli studi universitari, ma non è stato così: sono rimasta a Madrid per 15 anni!!!

Quando hai capito che sarebbe stata la tua professione?
Quando nel 1992, a 19 anni, firmai un contratto di un anno con il tablao “Corral de la Pacheca” a Madrid; tutti i soldi che guadagnavo li spendevo in classi e dopo un anno cominciai a passare le audizioni e automaticamente a lavorare con le compagnie di flamenco.

Hai mai pensato di non farcela?
Perchè ce l’ho fatta? Ancora ho tanto da imparare e non lo dico presa da un raptus di modestia ma nella consapevolezza che nel flamenco gli anni di lavoro sono importantissimi come gli anni che servono a fare un buon vino. Posso dire di essermi realizzata professionalmente perchè ho avuto la possibilità di lavorare con buone compagnie nei teatri più importanti del mondo o per aver realizzato stages di altissimo livello ma in realtà ancora non sono del tutto soddisfatta del mio lavoro.

Chi sono i tuoi punti di riferimento?
Dal punto di vista coreografico il miei punti di riferimento sono paradossalmente non flamenchi: Jiry Kylian (Netherland Dance Company) e Mats Ek (Cullberg Ballet). Credo che il più grande innovatore dal punto di vista della coreografia flamenca sia stato Antonio Gades e che non sia stato ancora superato da nessuno (parlo del concetto teatrale e coreografico). Dal punto di vista del baile ammiro enormemente Carmen Amaya per la sua forma rivoluzionaria, Blanca del Rey per l’eleganza e Manuela Carrasco per la presenza. Tra gli uomini Joaquìn Ruiz e Israèl Galvàn per il loro stupefacente senso del compàs, Manolete per l’eleganza e Farruco per la presenza scenica.

Quante ore alla settimana dedichi allo studio?
Durante il periodo della formazione in Spagna tre ore al giorno dal lunedì al venerdì (anche perchè è quello che potevo permettermi economicamente); adesso un paio d’ore al giorno.

Quanto ha influito il flamenco nelle tue scelte personali?
Non molto; sono iperattiva e indipendente e fortunatamente non ho mai trovato ostacoli per realizzare il mio lavoro nè da parte della mia famiglia nè da parte dei miei partner.

Qual è stata, se c’è stata, la più grande difficoltà che hai incontrato per raggiungere i tuoi obiettivi di artista?
All’inizio pensavo che in Spagna potesse ostacolarmi il fatto che fossi straniera ma paradossalmente il fatto di essere italiana ostacola di più il mio lavoro in Italia!

Tecnica ed espressività. Che cosa viene prima?
Dovrebbero andare di pari passo ma senza tecnica non si può andare troppo lontano. Direi che l’espressività sorge spontanea nel momento in cui la tecnica è tale da permetterti di dimenticartene.

Ti senti più artista o più insegnante?
Più artista ma è un aspetto che influenza molto le mie classi dal momento che improvviso ogni lezione che non è mai uguale all’altra… per disperazione delle mie allieve!

Qual’è il messaggio che vorresti trasmettere ai tuoi allievi?
Di non copiare nessuno e tirare fuori il loro modo di sentire il flamenco altrimenti sono solo delle brutte copie di qualcun altro.

E quale al pubblico?
Andare oltre il topico e trasmettere il valore ipnotico del flamenco e tutta la dignità di questa danza

Quale tipo di pubblico vorresti conquistare?
Quello che non va mai a vedere uno spettacolo di danza perchè lo ritiene noioso o cosa da femmine!

Qual’è il tuo rapporto con gli altri colleghi?
Da parte mia di “cameratismo”, nel senso più positivo del termine… d’altronde siamo tutti “sulla stessa barca”.

Quali sono i tuoi progetti attuali?
Sto lavorando a un progetto sulla donna nel baile (ma sono ancora allo stato embrionale), continuo a fare i miei workshops in Italia e in Europa e comincio ad organizzare rassegne ed eventi. Il 29 agosto ballerò la soleà con mantòn in un galà della danza con danzatori di tutto il mondo a Linz (Austria), capitale europea della cultura.

C’è stato un momento della tua carriera particolarmente emozionante e per questo indimenticabile?
Si. Nel 2001 e 2004 ho danzato come solista in due edizioni del Festival EuroMediterraneo di Villa Adriana a Tivoli; era la prima volta che mi esibivo a Roma davanti a tutta la mia famiglia e i miei amici (fino ad allora mi ero esibita in mezzo mondo ma mai a casa mia)… i pianti che mi sono fatta!!!

E che cos’è che non hai ancora fatto ma che speri un giorno di fare? Qual è il tuo sogno nel cassetto?
Credo di aver davvero fatto tutto … ora è giunto il momento di reinventarsi e passare anche dall’altra parte ossia al mondo della produzione e organizzazione, per questo studio al Dams di Roma!

Qual’è l’artista della scena attuale che più corrisponde al tuo gusto e che più ti emoziona?
Nella danza flamenca Eva la Yerbabuena, nella musica Vicente Amigo.

La tua meta ideale: Sevilla, Jerez, Madrid o…?
Questi luoghi sono troppo “flamenco-turistici”… punterei su Granada che è ancora abbastanza inesplorata e molto interessante.

Tradizione o modernità?
I tempi cambiano e la danza flamenca più di altre evolve rapidamente… senza conoscere bene la tradizione non si può rinnovare (la pittura insegna, basta seguire la traiettoria di Picasso, Mondrian, Fontana e si coglie quello che voglio dire).

Pensi che ‘il Duende’ sia solo una prerogativa del popolo gitano o spagnolo?
Siamo ancora troppo legati al mito del gitano descritto da Lorca a inizio ‘900; chiunque abbia sentimento possiede duende. Non possiede duende un artista come Miles Davis o Bach?

Il tuo più grande difetto come artista e come persona
In tutti e due i casi mi imbarco sempre in mille progetti insieme! Come artista inoltre odio perdere tempo quindi mi incupisco quando lavoro con coreografi che ti fanno provare diecimila ore perchè non hanno le idee chiare. I compiti bisogna farli a casa!!!

Il tuo più grande pregio come artista e come persona
Facciamolo dire agli altri.

La prima letra che ti viene in mente…
“Que como quieres que te quiera si tu no me has querioooo ” (tangos)

A che cosa pensi un momento prima di salire sulpalcoscenico?
Sto male, ho sempre freddo e voglia di correre al bagno… poco edificante, eh? Una volta sul palco però penso solo a divertirmi.

Ascolti altri generi musicali oltre al flamenco? Se si quali?
Si altrimenti ne uscirei pazza… insomma sono quasi 20 anni che mi dedico al flamenco. Ascolto molto jazz, musica classica ma soprattutto world music (Cheb Khaled, Cheb Mami, Lukua Kanza, Ossam Ramzy, Susana Baca, Kibariye…)

L’ultimo film che hai visto al cinema? L’ultimo libro che hai letto se preferisci…
Ultimo film “The wrestler” ultimo libro “Uomo nel buio” di Paul Auster

La tua giornata ideale?
Con il mio uomo!

Un consiglio per i nostri lettori che vogliono fare del flamenco la loro professione
Se si vuole farlo professionalmente bisogna trasferirsi in Spagna e non studiarci una volta l’anno; in secondo luogo rispettare il lavoro dei colleghi, imparare da loro e non prendersi troppo sul serio! Infine di non copiare mai nessuno e cercare di essere se stessi, autentici!

Il tuo compagno ideale: dentro o fuori dell’ambiente flamenco?
E’ indifferente, basta che mi ami e che mi sopporti! Comunque anche se il mio compagno facesse parte del mondo del flamenco, ed è successo, ho sempre diviso nettamente la sfera privata da quella professionale… insomma di flamenco a casa proprio non se ne parlava… sai che noia!

Per che cosa vorresti essere ricordato?
Per la mia simpatia!

Il flamenco in una parola
OLE’!!!

Grazie Giorgia! Per approfondimenti:

Giorgia Celli & Flamenco Quartet:

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