Irene La Sentìo

Da sempre attratta da qualsiasi espressione musicale ed artistica, si avvicina all’Arte flamenca all’etá di 15 anni e ne approfondisce lo studio con Juana Calá. Il suo interesse per il baile continua a  accrescersi grazie alle lezioni ricevute da numerosi artisti spagnoli, come Isabel Bayón, Adela Campallo, Belén Maya, Juana Amaya, Brigitta Luisa Merki, Pilar Ortega, Inma Pérez, etc.
Nel 2005 si trasferisce definitivamente a Siviglia per studiare con Juana Amaya, Juan de los Reyes,  Yolanda Heredia, Manuela Reyes, Antonio Canales, ma soprattutto con la Familia Farruco: lo stretto contatto con questa dinastia gitana, si è rivelato fondamentale nella sua preparazione e ha influito enormemente nel suo stile di baile e nel suo modo di sentire e vivere il flamenco.
La sua esperienza professionale, iniziata giá in Italia come insegnante presso la “Accademia Brera” di Novara e come bailaora nellla Compagnia di Juana Calá, comincia ad  intensificarsi a partire dal 2007, quando partecipa al “X Concurso Nacional de Baile por Alegría” della Peña Flamenca “La Perla de Cádiz”, ballando con l’accompagnamento de La Farruca.
Nello stesso anno balla presso la Peña sivigliana “Torres Macarena”, condividendo il palcoscenico con la Familia Farruco ed in seguito è invitata ad esibirsi presso la “Peña Flamenca” di Milano, città dove periodicamente imparte lezioni.

Insieme a La Farruca e a Pilar “La Faraona”, ha partecipato ad un servizio fotografico diretto dal famosissimo Ruvén Afanador, le cui opere sono state esposte per le strade di Siviglia in occasione della XV Bienal de Flamenco del 2008 e successivamente pubblicate a livello internazionale nel libro “Mil Besos”.

Nel 2008 collabora con La Farruca durante la sfilata della stilista Manuela Berro, in occasione del Salone Internazionale della Moda Flamenca (SIMOF) e, nello stesso anno, arriva alla finale del più importante concorso nazionale, il Concurso Nacional del Cante de las Minas, ballando così nel prestigioso XLVIII Festival Internacional del Cante de las Minas (La Unión – Murcia).
Nel 2009, in seguito ad alcuni interventi nel ciclo Miércoles a compás del Monasterio de La Cartuja de Sevilla e nella Peña “El pozo de las penas” di Los Palacios y Villafranca, è chiamata a far parte del ciclo “Peñas de Guardia” organizzato dalla Federación de Peñas Flamencas di Siviglia, che le permette di ballare nelle più famose Peñas della città.
Attualmente è diventata assistente nei corsi di Juan Manuel Fernández Montoya “Farruquito” e continua a formarsi, in preparazione di future esibizioni con Antonio Fernández Montoya “Farruco”.

 

“La Sentío”…
Si, “La Sentío”… all’inizio la Farruca mi chiamava sempre “sexto sentido”… poi l’ha trasformato in “La Sentío”. Significa avere “sentío” flamenco, percepire l’essenza del baile, avere un bel senso ritmico e musicale. E’ un termine prettamente flamenco…

Tutto iniziò…
Iniziò per caso, quando avevo 12-13 anni andai a vedere uno spettacolo di flamenco alla fiera della mia città: erano semplicemente rumbas e sevillanas, ma ricordo che rimasi senza fiato, pietrificata, e capii subito che quello che volevo davvero era ballare flamenco. Così mi è scattata la voglia e la curiosità di scoprire cos’era il flamenco vero, le sue radici, la storia, la cultura, gli stili… insomma, quel mondo infinito e complesso senza il quale non potrei vivere!

Chi sono stati i tuoi primi Maestri?
Dopo gli esordi con alcune insegnanti della mia zona, ho iniziato a studiare con Juana Calà e a frequentare tutti i corsi che si tenevano a Milano con diversi artisti spagnoli. Poi sono iniziati i primi viaggi a Siviglia, dove ho studiato con Juana Amaya, Farruquito e sua madre la Farruca… è stato il contatto con loro a farmi capire che non potevo vivere senza il flamenco e che volevo veramente scoprirne l’essenza. Quando mi sono trasferita a Siviglia, ho acquisito una buona base tecnica con Juan de Los Reyes e poi ho sempre studiato soprattutto con La Farruca, Farruquito e Farru…s ono molto riconoscente nei loro confronti per la generosità dei loro insegnamenti.

Chi sono i tuoi punti di riferimento nel baile?
Tra i Grandi ci sono Farruco, Carmen Amaya, Matilde Coral, Mario Maya… sono dei pilastri di cui non ci si può dimenticare. E ovviamente Farruquito e sua madre: finora sono stati i miei veri maestri ed è normale che siano il punto di riferimento e lo stimolo per cercare la mia vera personalità nel baile.
Poi ci sono altri artisti che ammiro molto, come Antonio Canales, Manuela Carrasco, Carmen Ledesma, Eva la Yerbabuena … ognuno di loro mi trasmette qualcosa di speciale e mi piacerebbe integrare aspetti del loro baile nel mio.

Quando hai capito che il flamenco sarebbe stata la tua professione?
Sinceramente, non ne ho ancora la sicurezza totale! Il mondo flamenco è complesso, contradditorio e spesso ti illude… Per quanto mi riguarda, spero di arrivare al punto di poter vivere solo del ballo, perchè è ciò che mi fa star bene con me stessa e mi aiuta ad esprimere la mia personalità. Qui la gente qui mi definisce “luchadora y trabajadora”… sono sempre stata determinata e ho sempre avuto l’appoggio enorme prima di tutto della mia famiglia, e poi dei miei maestri che hanno creduto in me fin dall’inizio e mi hanno sempre incoraggiato a lottare per il baile.
Insomma… io non mollo e voglio farcela!!! Ma è dura…

Quanto ha influito il flamenco nella tua vita?
Più di quanto si possa immaginare… è il motore della mia vita, fin dall’inizio è stato amore smisurato per il flamenco e adesso lo è ancora di più… è la mia droga!!! Inevitabilmente ha influito nelle mie scelte personali, di vita, familiari, professionali… in tutto! Mi sono spesso trovata ad un bivio, a dover fare scelte che avrebbero influito sulla possibilità di ballare… ma il flamenco ha sempre avuto la priorità su tutto.

Quale è stato l’ostacolo più grande che hai incontrato nel tuo percorso?
Ho incontrato varie difficoltà fin dall’inizio: appena arrivata, da brava ragazzina milanese riservata (:-)), è stato difficile integrarmi nel contesto flamenco e gitano, molto chiuso nel clan e un pò diffidente… ma col tempo mi sono adattata e sono riuscita a trovare il mio posticino facendomi accettare per come sono. In più, è stato difficile conciliare gli studi universitari, il lavoro, il ballo… poi man mano che ho approfondito lo studio del flamenco, mi sono resa conto che è molto più difficile di quanto si pensi all’inizio… più vai avanti, più “sai di non sapere” e bisogna impegnarsi per superarsi ogni giorno di più.

Cosa ti ha spinto a trasferirti in Spagna?
Ho preso la decisione nel 2005, dopo aver visto per la prima volta dal vivo “Farruquito y familia”… sono rimasta sconvolta, non riuscivo a smettere di piangere. È stato talmente intenso che mi sono precipitata a studiare con loro a Siviglia ed è stato lì quando ho capito che quella era la mia strada: solo lì potevo riuscire a capire quello che è il vero flamenco, quello viscerale, essenziale e fedele alla tradizione…
Ho sempre pensato che dovevo per lo meno provare a diventare bailaora, altrimenti me ne sarei pentita per tutta la vita… a tornare indietro si fa sempre in tempo! Non avevo nulla da perdere: oltretutto avevo 21 anni, stavo studiando lingue all’Università di Milano e mi potevo organizzare con lo studio per finire la laurea…ovviamente la mia tesi si intitolava “El cante flamenco como reflejo de la identidad gitana”!

Il flamenco in Italia visto dal di fuori
Sinceramente, non sono aggiornatissima sulla realtà italiana, ma so che a parte la zona di Milano e Torino che qualche anno fa erano i punti di riferimento principali, si stanno sviluppando altri contesti come Roma, Firenze, il Trentino… penso che si sia alzato il livello in generale e che ci siano bravi professionisti che stanno facendo un buon lavoro di diffusione del flamenco e di produzione di spettacoli. Mi piacerebbe poter collaborare con i miei colleghi italiani… sarebbe uno scambio interessante di esperienze e conoscenze.

Quale il momento della giornata dove ti senti maggiormente creativo?
Come si suol dire, il mattino ha l’oro in bocca: è il momento della giornata in cui mi sento più fresca, creativa, energica e con voglia di ballare. Spesso prima di andare a “ensayar”, mi metto a guardare video, ad ascoltare musica… e l’ispirazione arriva ovunque… sull’autobus, in macchina o mentre mi cambio in bagno!! E bisogna coglierla al volo, così arrivo alle prove con nuove idee, spunti o semplicemente uno stato d’animo più propenso alla creazione.

Quali sono le tue inquietudini d’artista? Cosa ti fa salire l’ispirazione?
Mi ispiro con un buon cante, una falseta , un buon soniquete, un “ole” detto al momento giusto, un pubblico caldo e affettuoso… dipende dal momento e dal feeling che si crea con le persone che mi accompagnano.

Quali sono i tuoi progetti attuali?
A novembre-dicembre ballerò nel ciclo delle “Peñas de Guardia” qui a Siviglia e nei “Miércoles a compás” del Monasterio de La Cartuja. E spero che si concretizzi presto un bel progetto in cui mi ha coinvolto Farruco (El Farru).

C’è stato un momento della tua carriera particolarmente emozionante e per questo indimenticabile?
Io non parlerei proprio di una “carriera”… devo ancora iniziare!!! Nel mio piccolo, però, ricordo vari momenti indimenticabili: il primo nel 2007, quando la “Peña Flamenca di Milano” mi ha dato la possibilità di ballare per la prima volta in Italia ed è stato emozionante poterlo fare davanti alla mia famiglia, agli amici e a tutte le mie compagne di flamenco con cui avevo studiato a Milano.
In Spagna, invece, non mi dimenticherò mai quando ho ballato por alegría con La Farruca durante una sfilata di moda flamenca nel SIMOF 2008… adrenalina pura! Poi quando nel 2008, sono arrivata alla finale del Concurso del Cante de Las Minas: il fatto di essere tra i sette finalisti e avere l’opportunità di ballare sullo splendido palcoscenico de La Unión, per un pubblico intenditore, è stato per me un privilegio enorme ed una esperienza indimenticabile. E poi quest’estate in Messico con la compagnia di Farruquito, che nel fin de fiesta mi ha fatto salire sul palco per farmi una “pataíta” con tutta la compagnia, mentre lui mi gridava “Vamos allá, flamenca!”… un’emozione indescrivibile! E ovviamente spero ci saranno altri mille momenti indimenticabili nei prossimi anni…

Il tuo sogno nel cassetto?
Poter dedicarmi al flamenco per molti anni, continuare ad imparare tanto e ballare, ballare, ballare… in fondo, non ho ancora iniziato a farlo sul serio! Mi piacerebbe collaborare qui in Spagna con vari artisti e in un futuro montare uno spettacolo fedele al mio modo di sentire l’arte flamenca.

Qual’è l’artista della scena attuale che più corrisponde al tuo gusto e che più ti emoziona?
Nel baile, senza ombra di dubbio Juan (Farruquito): per me rappresenta l’essenza del flamenco, oltre ad essere una persona molto speciale nel mio percorso come bailaora. Il suo baile mi rimuove qualcosa nello stomaco, mi emoziona, mi sconvolge, mi sorprende sempre… per me questo è flamenco.
A livello di chitarristi, invece, Paco de Lucia o Vicente Amigo mi emozionano moltissimo…

In quale contesto (tablao, teatro, sala …) ti senti più a tuo agio e ti esprimi meglio?
Un contesto intimo come una Peña, dove si sente l’energia del pubblico vicino, è molto stimolante, gratificante e forse mi mette più a mio agio… ma un teatro o un palcoscenico più grande con buone luci e un buon suono ti assicura un’emozione indescrivibile!! Sono sensazioni completamente diverse.

Raccontaci il tuo “Duende’ : cosa significa per te questa parola e quando l’hai provato l’ultima volta
Bella domanda… il famoso “duende” per me è un attimo, una compenetrazione assoluta e irripetibile tra ballo, canto e chitarra che arriva direttamente al pubblico. Non so sinceramente se quello che ho provato si può definire “duende”, ma penso cha sia qualcosa di simile. È come se in quel momento fossi una cosa sola con la musica e riuscissi ad esprimere al meglio le mie emozioni…

Il tuo più grande difetto e il tuo più grande pregio sia come artista che come persona
Difetti ne ho tanti, ma principalmente sono impaziente e perfezionista sia come persona che come artista; potrebbe esser un pregio, ma nel mio caso è un difetto perchè spesso mi blocco,  esigo sempre troppo e non sono mai soddisfatta.
Pregi? Credo la costanza, la disciplina e la determinazione: se mi metto in testa qualcosa, prima o poi lo ottengo!

Il palos che ti rappresenta di più o quello che pensi sia più rappresentativo per il tuo baile
La Soleá… vado in trance…

A che cosa pensi un momento prima di salire sul palcoscenico?
Penso che sono fortunata per avere la possibilità di fare ciò che mi piace, di esprimermi e di trasmettere qualche emozione a chi mi guarda. Di solito mi agito e cerco di concentrarmi su me stessa, di trovare il mio “centro” per poter esprimermi nel modo più vero e sincero possibile.

Descrivici le emozioni che provi mentre balli…
Mi sento felice, libera, me stessa.

Quanta parte di improvvisazione c’è quando sali sul palco?
Ogni volta che ballo cerco sempre di integrare una parte sempre maggiore di improvvisazione… improvviso a seconda del cante, della letra, di come mi sento fisicamente e mentalmente. È molto difficile ma non c’è niente di più bello…

Qual’è il messaggio che vorresti trasmettere al pubblico?
Vorrei semplicemente arrivare “allo stomaco” dello spettatore, fargli provare un’emozione a livello irrazionale. Il mio modo di ballare può piacere più o meno, ma se mi dicono “Mi hai fatto venire la pelle d’oca” o “Mi hai fatto piangere”, allora sono sicura di aver trasmesso qualcosa… ed è questo che mi importa.

Bailaora solista su di un palco. Chi vorresti con te come accompagnamento al cante y al toque?
Alla chitarra… Paco de Lucía????? Essendo piú realista, mi piacerebbe avere Antonio Rey o Román Vicenti, due mostri della chitarra; mentre al cante Antonio Villar o El Rubio de Pruna con cui ho giá lavorato, se no Pepe de Pura, José Valencia o un cante más viejo come quello di El Vareta e di Manuel Pititi… ci sono così tanti artisti che mi emozionano!

Il tuo segreto inconfessabile…
Se è inconfessabile non si confessa 🙂 Scherzi a parte… non penso di averne uno!

Qual’è il tuo rapporto con gli altri colleghi?
Abbiamo un gran rispetto e una gran stima reciproca, ci confrontiamo e condividiamo esperienze di vita e flamenche.

Un consiglio per coloro che vogliono intraprendere il flamenco come professione
Direi innanzitutto di amare e rispettare il flamenco senza chiedergli niente in cambio. Direi di sacrificarsi al massimo, quotidianamente, partendo dalla base, dalle radici che spesso si dimenticano per la fretta di arrivare alla meta (se di meta si puó parlare). Armatevi di tanta pazienza e umiltà perchè la strada è lunga e non si arriva mai… ma non smettete mai di credere in quello che volete davvero!

Se tornassi indietro quali sono le cose o le scelte che non rifaresti?
Fondamentalmente non cambierei grandi cose, tutto quello che ho fatto mi ha portato al punto in cui mi trovo, con i suoi aspetti positivi e negativi. Dagli errori si impara, ma nel fondo non penso di aver intrapreso la strada sbagliata…

Come ti vedi tra una ventina di anni ?
Uhh!! Non ci voglio pensare!! Con 45 anni… spero di continuare a ballare, a vivere e alimentarmi di flamenco e a trasmettere questo amore agli altri. E a livello personale… beh, spero di incontrare qualcuno con cui condividere la vita.

Il flamenco in una parola
Sentimiento y corazón

Grazie Irene! Per chi volesse saperne di più:

La Sentìo por Soleà – Peñas de Guardia Sevilla 2009: 

La Sentìo por Tangos – Peñas de Guardia Sevilla 2009:

La Sentìo por Alegrias – Festival Internacional del Cante de las Minas 2008:

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