Isabella Parrini

Nel 1981 e per 10 anni studia Danza classica, danza moderna metodo Matt Mattox, dizione ed elementi di scuola teatrale presso il Piccolo Teatro di Siena.
Nel 1991 e per 4 anni studia Danza classica, repertorio, danza contemporanea metodi José Limòn e Alvin Ailey presso il Centro Studio Danza di Anastasia Sardo Siena.
Nel 1995 ha preso parte a Stages di repertorio classico con Marco Pierin, e di balletto televisivo con Mauro Mosconi e Steve La Chance.
Dal 1996 e per 13 anni studia flamenco in varie realtà: a Firenze (Centro Danza e Movimento) con Maria Luisa Gomez, (La Cueva) con Pilar Carmona e Dario Carbonelli, a Madrid (Centro de Arte Flamenca Amor de Dios) con Ciro, a Siviglia (Academia Flamenca de Triana) con Manuel Betanzos, Soraya, Tibu e Angela Gomez. Stage di perfezionamento con El Junco, Claudio Javarone e Manolo Marin.
Nel 1999 è prima ballerina nello spettacolo “Amargura” di sua creazione; nello stesso anno è stata nella trasmissione televisiva “Tg3 Cultura” nel ruolo di ballerina. Nel 2000 è prima ballerina nello spettacolo di sua creazione “Menta y Canela”ed ha preso parte alla trasmissione televisiva “La Vita In Diretta”(Rai 2) come ballerina.
Nello stesso anno scrive il libro “La vera storia di Zorro” edito da Alberti & C Editore.
Studia dal 2000 e per 4 anni al Centro Internazionale D’Arte MOTUS Frequentando corsi di teatro e teatro/danza.
Nel 2001 ha ballato in “Noche de Tablao” di sua produzione e nel ruolo di ballerina presso Canale 10 nella trasmissione “Stadium”.
Nel 2002 è nel corpo di ballo per lo spettacolo di teatro danza “Afrodite Imprigionata” di Simona Cieri e prima ballerina nello spettacolo di sua produzione “Homenaje a Federico Garcia Lorca”.
Nello stesso anno scrive il libro “Zorro, l’ultima avventura” edito da Alberti & C. Editore.
Nel 2003 è prima ballerina dello spettacolo di sua produzione “Flamenco Carril (ferrocarril de Andalusia)”.
Nel 2004 ha preso parte allo spettacolo Flamenco Vivo di D.Carbonelli.
Nel 2005 è stata prima ballerina nello spettacolo “Blanco y Negro”di I. Parrini e D. Carbonelli.
Nel 2005 partecipa a corsi estivi di Buleria, Alegrias y Soleà presso l’Academia Manolo Marin.
Ancora nel 2005 scrive il libro “ Il riscatto dell’onore” edito da Alberti & C Editore ed inizia la collaborazione tutt’ora in corso come direttrice didattica ed insegnante di flamenco presso la scuola “East and West Performing Arts” di M.Moglia.
Nel 2006 scrive il libro “La magia delle candele” sotto lo pseudonimo Vos Zwart, edito da Il Cerchio della Luna Edizioni.
Nel 2007 è stata prima ballerina dello spettacolo “Antes y Despuès” di sua produzione e nel corpo di ballo per lo spettacolo di danza contemporanea “Death Note” coreografie di Moglia.
Partecipa nel ruolo di protagonista allo spettacolo Teatrale “Paesaggio della folla che vomita” di P.Tedesco. Collabora come sceneggiatrice con il regista M.Daffra.
Lo stesso anno è nel ruolo di “Madre del carabiniere” nella serie televisiva “Carabinieri 7”.
Sempre nel 2007 partecipa al Corso di Capoeira stile Regional con il Maestro Thiago Souza e Danza contemporanea con Maresa Moglia presso la Corte dei Miracoli Siena.
Nel 2008 partecipa come Contradaiola al film di M.Forster “Quantum of Solace” ( 007-22°episodio). Frequenta il corso di Danza contemporanea con Marcella Cappelletti presso la Corte dei Miracoli Siena.
Nel 2009 è in ruolo antagonista nel musical “Summer Campus” di M.Corsi.

 

Tutto è iniziato…
A tre anni, quando mio nonno mi portò da Siviglia il mio primo traje de sevillanas…

Quando hai capito che il Flamenco sarebbe stato la tua professione?
….. beh…. Di fatto non lo è né potrà mai esserlo, in quanto la danza in Italia è una professione che difficilmente permette di vivere con le sue sole entrate…. Però sono 12 anni che insegno regolarmente a Siena.

Hai mai pensato di non farcela?
Tutti i giorni

Chi sono i tuoi punti di riferimento?
La mia insegnante di Jerez, Tibu, prematuramente scomparsa, per l’energia, l’intensità espressiva e la bellezza che sapeva creare anche ad un’età non più verde. Le mie allieve, perché sono la sfida a continuare.
 
Quante ore alla settimana dedichi allo studio?
Sempre troppo poche….
 
Quanto ha influito il flamenco nelle tue scelte personali?
La danza in generale è una disciplina di vita, il flamenco in particolare è una filosofia di vita.

Se tornassi indietro quali sono le cose o le scelte che non rifaresti?
Rifarei tutto… S’impara dagli errori.

Qual è stata, se c’è stata, la più grande difficoltà che hai incontrato per raggiungere i tuoi obiettivi di artista?
Il contesto culturale italiano che non valorizza la qualità.

Quali sono le tue inquietudini d’artista? Cosa ti fa salire l’ispirazione?
Non sono tanto le inquietudini, quanto la vita stessa che in alcuni momenti “trabocca” e richiede di essere raccontata… O meglio tradotta in emozioni in movimento.

Tecnica ed espressività. Che cosa viene prima?
Sin dudar… l’espressività.

Ti senti più artista o più insegnante?
Per me è difficile distinguere… insegnare per me è come per il pittore il macinare i colori da stendere sulla tela. E’ una preparazione che fa parte dell’opera in maniera sostanziale. A volte l’idea per qualche coreografia nasce proprio dal materiale umano che sto plasmando.

Qual’è il messaggio che vorresti trasmettere ai tuoi allievi?
La capacità di armonizzarsi in un gruppo, di sintonizzarsi con un compàs, senza perdere la propria personalità e la propria individualità. Voglio che siano sé stessi e parte di un insieme allo stesso tempo.

E quale al pubblico? Quale tipo di pubblico vorresti conquistare?
Chi vede i miei allestimenti deve prima di tutto percepire un’emozione, e poi deve rimanere con il desiderio di vedere di più, di capire di più, di approfondire.

Qual’è il tuo rapporto con gli altri colleghi?
Di estrema collaborazione, anche se il mondo della danza italiano è profondamente diverso da quello spagnolo. Da noi si tende a fare “branco” a dividersi tra “noi” e gli “altri”, in Spagna ogni contributo è accettato con entusiasmo e gli allievi di varie scuole si mescolano senza che questo crei gelosie tra gli insegnanti o tra i gruppi.

Quali sono i tuoi progetti attuali?
Continuare a spiegare il flamenco a chi pensa che sia una delle tante forme di danza “sportiva” e crede che sia quello che ballava Bettarini a “Ballando, ballando”…

C’è stato un momento della tua carriera particolarmente emozionante e per questo indimenticabile?
Sì… essere chiamata sul palco del tablao di Tio Parrilla a Jerez per una buleria con tutto il cuadro flamenco del locale.

E che cos’è che non hai ancora fatto ma che speri un giorno di fare? Qual è il tuo sogno nel cassetto?
Poter avere dei ballerini professionisti che siano in grado di eseguire qualsiasi coreografia mi venga in mente. A volte devo limitare le sequenze di passi per adeguarmi al livello degli allievi… È una sfida cercare di ottenere lo stesso risultato con minore virtuosismo, ma a volte mi pesa…

Qual’è l’artista/collega (bailaor, cantaor, tocaor) della scena attuale che più corrisponde al tuo gusto e che più ti emoziona?
E’ una scelta ardua, perché ciascuno a suo modo dà un’emozione diversa, non sempre paragonabile… In questo momento ho negli occhi Adela Campallo, continuo ad avere i brividi quando sento la voce di José Mercé, mi si rizza il pelo a qualsiasi rasgueo di chitarra… anche quello più scacio mi fa venire voglia di ballare.

La tua meta ideale: Sevilla, Jerez, Madrid o…?
Madrid per la tecnica, Jerez per le radici, Siviglia per il duende.

Tradizione o modernità?
A ciascuno il suo… mai dimenticare da dove si viene, ma anche mai fermarsi.

Pensi che ‘il Duende’ sia solo una prerogativa del popolo gitano o spagnolo?
No, assolutamente. Il duende è emozione, sia nel senso di capacità di provocarla che nel senso di capacità di provarla.

Il tuo più grande difetto e il tuo più grande pregio come artista e come persona
Non sta a me dirlo. So solo che vorrei avere più tempo, più energia, più mezzi.

La prima letra che ti viene in mente…
Tomasa la Macanita… “todo el universo cabe en un beso…”

A che cosa pensi un momento prima di salire sul palcoscenico?
Non penso… Sento il respiro e il battito del cuore in sintonia con il compàs e poi vado.

Le emozioni che provi mentre balli … a cosa pensi?
Assorbo energia da pubblico, ripeto, non penso… sento… In tutti i sensi, la musica con le orecchie, il palco sotto i piedi, l’aria che si carica di elettricità… non ho più dolore, non ho più stanchezza, il tempo e lo spazio si sospendono…

Ti capiterà di salire sul palco e non avere voglia di ballare, voglio dire… immagino che quando diventa un impegno possa succedere. Come te la sbrighi ?
Non essendo un “mestiere” ho il privilegio di poter scegliere, quindi danzo quando mi va di farlo.
… e anche quando non sono in forma bastano poche battute perché la magia del baile prenda il sopravvento!

Bailaor /a solista su di un palco. Chi vorresti con te come accompagnamento al cante y al toque?
Le persone con le quali ho più confidenza, quelle che mi fanno sentire “a gusto”… Juan Lorenzo, Luigi Cardigliano, Dario Carbonelli… Gli amici.

Cosa pensi invece del baile in compania? Sia come ballerino che come spettatore.
Dunque… Non so se interpreto bene il quesito. Premetto che per me il flamenco è il cuadro… guitarra, cante, baile, minimalista e completo al tempo stesso, irripetibile ogni sera perché ogni giorno le stesse persone hanno sentimenti diversi, come dice Lorca “…. La bailaora non si ripete, come non si ripetono le onde nel mare in burrasca…”
Comprendo, comunque, la necessità di rendere anche più teatrale e quindi fruibile uno spettacolo.
Si devono utilizzare tecniche e linguaggi diversi, ma se il risultato è di qualità non ho obiezioni.
Può entusiasmare una juerga in un bar come lo spettacolo  “Mariana Pineda “ di Sara Baras, ripeto, l’importante è che ci sia una qualità “emotiva”.

Il palos che ti rappresenta di più o quello che pensi sia più rappresentativo per il tuo baile
Dipende tutto dai momenti e da quello che di volta in volta desidero comunicare… Non ho preferenze, a volte anche una semplice sevillana può servire al caso, a volte sono necessarie le contorsioni stilistiche di una soleà por buleria, a volte l’esplicità erotica di un tangos… quién sabe?

Ascolti altri generi musicali oltre al flamenco? Se si quali?
Musica classica, barocca in particolare.

L’ultimo libro che hai letto?
“Brida” di Coelho.

La tua giornata ideale?
Svegliarsi a Siviglia…

Qual’è il momento della giornata dove ti senti maggiormente creativo?
A notte fonda, por la madrugà!

Un consiglio per i nostri lettori che vogliono fare del flamenco la loro professione
… Non in Italia.

Il tuo segreto inconfessabile…
Vorrei non invecchiare per ballare in eterno.

Il tuo compagno/a ideale: dentro o fuori dell’ambiente flamenco?
Una persona intelligente…. Sempre e comunque la scelta migliore.

Il flamenco in una parola
Compàs……. y compàs y compàs…. Scontato, no?

Grazie Isabella! Per chi volesse saperne di più:

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