Loretta Grisenti

Loretta Grisenti

Loretta Grisenti, la Loli, si dedica da anni con passione al flamenco. Il primo approccio con la danza è stato da adolescente presso la scuola di danza classica di Giovanna Menegari a Trento.
Si è dedicata poi prevalentemente al canto fino al 1996 quando ha iniziato i primi studi presso la Peña Andaluza di Trento. E’ stata allieva in Italia di Maria Josè Leòn Soto e di Rossano Tosi.
Verso la fine degli anni Novanta inizia a studiare in Spagna a Granada con Mari Carmen Guerrero e successivamente a Jerez de la Frontera con La Chiqui e Irene Carrasco, a Siviglia con Soraya Clavijo e Manuel Betanzos.
In Italia ha frequentato numerosi stage con Brigitta Luisa Merki, Javier Baròn, Charo Espino, Timo Lozano e altri ancora.
Nel dicembre 2004 partecipa allo spettacolo “Anda Jaleo” in Svizzera diretto dalla Malita e nel 2005 lavora in sodalizio con il chitarrista Martin De La Cruz in “Sabor flamenco”.
Nell’ottobre 2006 fonda la Peña Rocìo che organizza corsi di baile ed eventi legati al mondo del flamenco.
Insegna a ragazzi e adulti ed ha frequentato i corsi di didattica della danza per bambini e ragazzi di Ulla Wenzel.
Ha studiato cante con Inmaculada Rivero e presso l’Accademia di Esperanza Fernandez a Siviglia.
Nel 2008 ha progettato lo spettacolo “Poeta en Nueva York” ispirato all’omonima raccolta poetica di F. Garcìa Lorca  in collaborazione con il regista teatrale Michele Torresani e l’attore Gabriele Penner.

 

Come ti sei avvicinata al flamenco?
Colpo di fulmine!!! A Granada nel 1993 grazie all’incontro con un gitano che per una serie di coincidenze pazzesche scoprii essere amico del pianista con cui avevo lavorato come cantante.

Quando hai capito che sarebbe stata la tua professione?
Oltre al flamenco ho un lavoro part-time che mi permette di arrivare a fine mese. Non posso nemmeno definire questa mia grande passione solo un hobby dal momento che occupa molto di più del mio tempo libero, mi ci dedico quotidianamente, ho degli allievi e ho fondato una Peña, l’Associazione Rocìo che si occupa di organizzare corsi, eventi e diffondere la cultura del flamenco.

Hai mai pensato di non farcela?
Spesso. A volte il non farcela è una sensazione che mi eccita perché mi rendo conto che è come attingere da un pozzo senza fondo.

Chi sono i tuoi punti di riferimento?
Ne ho avuti e ne ho molti tuttora. Rossano Tosi e Maria Josè Leòn Soto sono stati i miei due punti di riferimento principali, i miei insegnanti. Tantissime altre persone con cui ho studiato in Italia e Spagna mi hanno trasmesso molto sia a livello tecnico che emotivo. Se poi vogliamo citare le icone, ovvero i santi protettori ai quali votarsi direi che ogni volta che rivedo Carmen Amaya e Antonio Gades ho i brividi, mentre tra i contemporanei Eva Yerbabuena e Sara Baras mi lasciano sempre con il fiato sospeso.

Quante ore alla settimana dedichi allo studio?
Dipende dai periodi. A volte mi ritrovo sabato e domenica “praticando” 3-4 ore filate. Quando partono i corsi comincia anche la lotta con il tempo per ritagliare spazi di studio e conciliarli con le ore d’insegnamento. Vorrei che le giornate fossero più lunghe, fatte di più ore…

Quanto ha influito il flamenco nelle tue scelte personali?
Moltissimo. Vivo da sempre nell’ambiente dello spettacolo. Ho cominciato con il canto ad 11 anni e già da adolescente rinunciavo al fine settimana in discoteca con le amiche per chiudermi nelle sale prove (all’epoca cantine fumose, umide e polverose; praticamente delle vere e proprie “cuevas”). A 15 anni cantavo anche in un locale notturno durante il fine settimana. Poi è arrivato il flamenco e da allora, come la protagonista di Scarpette rosse, non riesco più a smettere di ballare (la mia fiaba però è a lieto fine!!!). Per quanto riguarda la vita privata è stato più semplice gestire relazioni con persone dello stesso ambiente perché la passione in comune porta anche a comprendere e rispettare gli spazi dell’altro. Tuttavia al cuore non si comanda e persone che hanno lasciato un segno profondo nella mia vita non hanno sempre compreso la mia passione per la danza e il canto e quanto facciano parte di me.

Qual è stata, se c’è stata, la più grande difficoltà che hai incontrato per raggiungere i tuoi obiettivi di artista?
Una difficoltà materiale dovuta al fatto di essere nata in una città dove non fossero presenti dei conservatori di danza, dovermi spostare in continuazione per poter studiare affrontando spese di viaggi, lezioni all’estero ecc… A Madrid sarebbe stato tutto più facile!! Poi i blocchi che abbiamo un po’ tutti per mancanza di autostima che ogni tanto finisce sotto “los tacones”.

Tecnica ed espressività. Che cosa viene prima?
Espressività, perché viene dal profondo dell’anima e la tecnica e il mezzo imprescindibile per esprimerla. La tecnica è fondamentale, come possedere sonikete del resto, ma un ballerino che è solo tecnica rischia di assomigliare più ad uno sportivo che ad un’artista.

Ti senti più artista o più insegnante?
Anche l’insegnamento è arte ed è un dono. L’ho capito quando frequentavo le lezioni di pedagogia a Lettere (che poi ho abbandonato). Alcuni docenti sanno trasformare la lezione in un momento speciale e lasciano il segno facendo ballare la mente, con una presenza di spirito simile a molti artisti in palcoscenico. Un buon insegnante al pari di un ballerino o un altro artista sa già dai primi cinque minuti che l’impatto che ha avuto con gli allievi sarà determinante.
Amo molto insegnare ai bambini e adoro la loro creatività spontanea, l’entusiasmo. Con loro mi rendo conto che ogni volta creo qualcosa di nuovo perché riescono a stimolare la mia immaginazione aiutandomi a trovare nuove idee e soluzioni (anche coreografiche). In sostanza credo che non sia possibile separare l’artista dall’insegnante.

Qual’è il messaggio che vorresti trasmettere ai tuoi allievi?
Che il flamenco è un modo di sentire la vita, e che quando nella vita lasciano entrare l’arte e la poesia cambia anche lo sguardo … E a chi talento la forza, l’entusiasmo e l’incoraggiamento per viverlo e portarlo avanti.

E quale al pubblico?
Per amare il flamenco occorre liberarsi dai canoni estetici convenzionali. A volte il pubblico italiano si aspetta un tipo di flamenco commerciale dove la forza evocativa di quello Jondo è completamente assente.

Quale tipo di pubblico vorresti conquistare?
La gente comune… Vorrei che il flamenco potesse essere per tutti anche per quelli che razzolano nelle discoteche, stipati come dentro gabbie, mentre ballano fusi pestandosi i piedi (spero non si offendano!!!).

Qual’è il tuo rapporto con gli altri colleghi?
Di collaborazione e stima reciproca; per lo meno quando sono io a sceglierli. Non riesco a lavorare con persone che non stimo o nelle quali non ho fiducia.

Quali sono i tuoi progetti attuali?
Per ora a breve termine il 16 maggio il Saggio di fine anno della mia scuola “Rocìo”. Quest’anno abbiamo lavorato con due attori teatrali sul tema delle streghe, un argomento che ha attinenza con la storia del Trentino dove vivo. Parteciperanno gli allievi del corso ragazzi e adulti.
Non mi dilungo perché servirebbe un’intervista solo per quello e non posso svelare troppi dettagli perché ci teniamo a sorprendere il nostro pubblico. Siamo molto entusiasti quest’anno!!!

C’è stato un momento della tua carriera particolarmente
emozionante e per questo indimenticabile?
Ce ne sono stati molti. Potrei citare il mio primo saggio in teatro con le mie allieve quando tocchi con mano e ti rendi conto del lavoro che hai fatto in un anno, di quello che hai seminato… ma anche il primo spettacolo organizzato da me con artisti di flamenco di rilievo.

E che cos’è che non hai ancora fatto ma che speri un giorno di fare? Qual è il tuo sogno nel cassetto?
Potermi occupare solo di flamenco e andare 6 mesi l’anno in “Amor de Dios” a Madrid a studiare.

Qual’è l’artista della scena attuale che più corrisponde al tuo gusto e che più ti emoziona?
Tra gli artisti italiani Carmen Meloni che quest’estate ho visto a Trento e mi ha davvero emozionato.
Tra gli spagnoli Sara Baras.

La tua meta ideale: Sevilla, Jerez, Madrid o…?
Sevilla para vivir y estudiar!! Madrid para estudiar!

Tradizione o modernità?
La tradizione è fondamentale. Solo quando sei ben radicato e conosci la tradizione puoi permetterti di rompere gli schemi per creare qualcosa di nuovo.

Pensi che ‘il Duende’ sia solo una prerogativa del popolo gitano o spagnolo?
No assolutamente. Secondo Federico Garcìa Lorca anche Santa Teresa d’Avila e Bach avevano Duende.

Il tuo più grande difetto come artista e come persona?
Vorrei fare troppe cose e spesso non ci stanno tutte in una giornata di 12 ore per cui se non sto attenta rischio di disperdere le energie.

Il tuo più grande pregio come artista e come persona?
Se mi prende la passione è difficile fermarmi! Devo andare fino in fondo…

La prima letra che ti viene in mente…
“El sueño va sobre el tiempo flotando como un velero … Nadie puede abrir semilla en el corazòn del sueño”

A che cosa pensi un momento prima di salire sul palcoscenico?
Alla Madonna, i Santi … tutti quelli che mi possono aiutare a rilassarmi dando il meglio di me stessa.

Ascolti altri generi musicali oltre al flamenco? Se si quali?
Tanta musica dal jazz alla bossa nova, dalla musica italiana alle opere di Puccini. La musica è la mia vita!

L’ultimo film che hai visto al cinema? L’ultimo libro che hai letto se preferisci…
E’ un po’ che non vado al cinema. Mi piace moltissimo tra l’altro. L’ultimo film che ho visto è stato Changeling con Angelina Jolie e mi è piaciuto molto. Ho appena terminato il primo romanzo giallo della Millennium Trilogy di Stieg Larsson. Tra gli ultimi letti ho amato molto “La sombra del viento” di Carlos Ruiz Zafòn (ambientato a Barcellona) e che consiglio di leggere. Sul comodino attualmente tengo il secondo volume della trilogia di Larsson, la biografia di Nureyev appena uscita per la Lindau edizioni. Sotto il letto la mia cagnetta Lisa, il resto è privacy…

La tua giornata ideale?
Svegliarmi quando ne ho voglia. Studiare flamenco per tre ore filate, passeggiata con il cane, far lezione nel pomeriggio anziché la sera. Trovare la casa in ordine al mio rientro (andrebbe bene la fatina dei cartoni animati…). Passare del tempo con agli amici orsi del Centro sociale Bruno. Leggere o andare al cinema in tarda serata. Direi che anche quella attuale si avvicina alla giornata ideale …

Un consiglio per i nostri lettori che vogliono fare del flamenco la loro professione.
Trovare una buona dose di coraggio, un po’ di incoscienza e che quello che stai facendo ti dia tanta gioia.

Il tuo compagno ideale: dentro o fuori dell’ambiente flamenco?
Una persona che ami e comprenda quanto è importante per me il flamenco e che rispetti i miei spazi. Se fosse possibile un equilibrio tra questi aspetti non avrebbe importanza se dentro o fuori dell’ambiente. Secondo la mia esperienza personale non sempre è stato facile ma meglio essere ottimisti per non precludersi la possibilità di migliorare e trovare situazioni migliori.

Per che cosa vorresti essere ricordato?
Se entrando nella vita delle persone che ho conosciuto ho portato gioia per qualsiasi motivo mi fa piacere si ricordino di me. Non mi piace pretendere gratitudine in nessun campo della vita perché la gratitudine è bella solo se gratuita e spontanea.

Il flamenco in una parola
Emozione pura

Gracias a vosotros che Quereis mucho al flamenco

Grazie a te Lori! Las Tres Gracias consigliano:

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