Lucia Capponi

 

 

Lucia Capponi nasce a Bologna nel 1984. Dopo il diploma di maturità classica, si laurea in Lettere Moderne (laurea triennale) e Arti Visive (laurea magistrale) presso l’Università di Bologna.
Si avvicina alla danza durante l’infanzia; inizialmente segue corsi di danza classica, per avvicinarsi in seguito alla danza moderna e contemporanea. Inizia a studiare baile flamenco in adolescenza con Monica Argnani, Gianna Raccagni, Roberta Ravaglia e Claudio Javarone. Dal 2007 si reca regolarmente in Spagna, in particolare a Jerez de la Frontera, Siviglia e Madrid, per periodi di studio intensivo con artisti come Manuel Betanzos, Angel Atienza, Isabél Bayón, Alicia Marquez, Adela Campallo, Rafael Campallo, Juan Ogalla, Leonor Leal, Maria José Franco, la Truco, Concha Jareño, Pepa Molina.
Ha collaborato come ballerina nel corpo di ballo della compagnia Flamenquevive diretta da Gianna Raccagni per lo spettacolo Colores Morenos, ha fatto parte del gruppo Alquimia Flamenca diretto da Monica Argnani e del gruppo La Fragua diretto da Roberta Ravaglia.
Nel 2010 partecipa al I° Concorso Nazionale di Baile Flamenco Ciudad de Torino nella categoria Allievi aggiudicandosi il 2°premio. Dal 2011 al 2013 fa parte del gruppo di impronta professionale Sentir Flamenco, diretto da Claudio Javarone. Dal 2013 si esibisce come solista in diversi tablaos italiani. Nel 2013 partecipa al III° Concorso Internazionale di Baile Flamenco Ciudad de Torino nella categoria Solisti in Progress ottenendo il 3°premio e un premio speciale del Centro de Baile de Jerez. Nell’ambito del medesimo concorso fa parte del gruppo Sentir Flamenco di Claudio Javarone, che si aggiudica il 1°posto.
Insegnante dal 2007 al 2012 al fianco di Monica Argnani presso la scuola di danza Bologna Danza by Gymmoving, dal 2012 al 2015 tiene i propri corsi presso la scuola di danza Studio UP di Bologna.
Fa parte della compagnia Flamenquevive diretta da Gianna Raccagni, con cui calca importanti palcoscenici italiani con lo spettacolo FlamencaSon.
Da agosto 2015 fino a marzo 2016 si trasferisce a Siviglia per approfondire lo studio del baile con vari maestri, tra cui Adela Campallo, Rafael Campallo e José Maldonado. Nel marzo del 2016 si esibisce come solista presso il tablao La Casa Ensamblà di Siviglia, accompagnata da Samuel Gutierrez alla chitarra e Edu Hidalgo al cante.
Al ritorno da Siviglia fonda, con Laura Baioni, Danz’Aire, scuola di danza e spazio multiculturale aperto a musicisti e danzatori.
Nel 2018 collabora con la compagnia Flamenquevive diretta da Gianna Raccagni per lo spettacolo Anima e Corpo, in cui ha privilegio di condividere il palcoscenico con artisti come Matías López “El Mati”, Pau Vallet, Abel Harana e Juan José Jaen Arroyo “El Junco”.
Si mantiene sempre aggiornata nello studio tramite viaggi frequenti a Siviglia, dove frequenta corsi con Lucía Álvarez “La Piñona” e Susana Casas.
Si esibisce presso tablaos e locali italiani, collaborando frequentemente con i musicisti Alberto Rodriguez, Marco Perona, Francesco De Vita, Doriana Frammartino, Josè Salguero.

Tutto è iniziato…
…quando, timida adolescente, cercavo inquieta una danza che mi potesse rappresentare. Ed arrivò la curiosità per il flamenco, visto in televisione, ascoltato per caso. In un mondo senza internet non era facile trovare a Bologna informazioni su corsi di flamenco, così mi ritrovai a frequentare uno stage con Elena Vicini, senza avere idea di cosa stessi facendo. Lì respirai per la prima volta qualcosa che sarebbe, pian piano, entrato sempre più in profondità. Ricordo ancora perfettamente la sala di danza, le mie scarpe totalmente inadeguate che si slacciavano in continuazione, ed Elena che cantava: “No empleeis la violencia…

Quando hai capito che il Flamenco sarebbe stato la tua professione?
Quando ho sentito che era il lavoro che volevo e sapevo fare.

Hai mai pensato di non farcela?
Spesso, ma mai fino in fondo. C’è stato sempre stato qualcosa, dopo i momenti più duri, che mi ha fatto andare avanti.

Chi sono i tuoi punti di riferimento?
Compás e cante, e tutti coloro che li amano e li rispettano.

Quante ore alla settimana dedichi allo studio?
Non sono regolare nello studio, alterno momenti molto attivi a pause in cui magari danzo meno ma mi prendo cura del mio corpo e dei miei processi creativi, senza stress.

Quanto ha influito il flamenco nelle tue scelte personali?
Moltissimo. Se il flamenco non avesse fatto parte della mia vita sarei una persona molto diversa, da ogni punto di vista.

Non cambierei nulla. Siamo il risultato delle nostre scelte, ogni errore mi è servito per capire un po’meglio chi sono e dove voglio andare.

Qual è stata, se c’è stata, la più grande difficoltà che hai incontrato per raggiungere i tuoi obiettivi di artista?
Credo che collaborare tra colleghi sia l’unica via per mantenere vivo e in forze in flamenco in Italia, specialmente nel momento che stiamo attraversando. Spero che questa consapevolezza possa spronare tutti (me compresa) ad essere più aperti e collaborativi, perché la divisione è stata ed è un problema, secondo me, nel “mondo” flamenco italiano.
Ho incontrato, in generale, le difficoltà che chi cerca di vivere di danza, teatro o musica conosce bene.

Quali sono le tue inquietudini d’artista? Cosa ti fa salire l’ispirazione?
La musica sveglia ricordi inconsapevoli, permette di aprire canali di comunicazione in cui non occorre parlare. Quando un sentimento o un pensiero non sono ancora definiti dentro di me e il corpo li afferra prima della parola o della razionalità, lì c’è la mia (piccolissima, umile, ma viva) creatività.

Tecnica ed espressività. Che cosa viene prima?
La tecnica è lo strumento che può rendere potente l’espressività.

Ti senti più artista o più insegnante?
Credo che per essere una buona insegnate sia indispensabile coltivare la propria arte. Dedico certamente più ore all’insegnamento che alle esibizioni e cerco, nel mio piccolo, di condividere con le allieve anche i processi creativi.

Qual è il messaggio che vorresti trasmettere ai tuoi allievi?
Che il flamenco è un linguaggio difficile ma universale che, se affrontato con rispetto, può fare regali enormi a chiunque, sia tu giovane o anziana, portata per la danza o scoordinata. Che il flamenco è generoso. So che per molte allieve studiare flamenco è un modo per mettersi in contatto con una parte di loro stesse a volte dimenticata o trascurata, ed è di quella parte che mi piace prendermi cura insieme a loro.

E quale al pubblico? Quale tipo di pubblico vorresti conquistare?
Sono felice quando qualcuno mi ringrazia con gli occhi lucidi, a fine spettacolo. Vuol dire che siamo riusciti a toccare qualcosa di profondo, anche in chi non sapeva fino a quel momento cosa fosse il flamenco. La mia più grande soddisfazione è quando vedo che il mio lavoro serve da stimolo perché il pubblico vada a cercare informazioni, si incuriosisca, magari vada ad ascoltare o vedere qualcosa di flamenco se viaggia in Spagna.

Qual è il tuo rapporto con gli altri colleghi?
Molto buono con le colleghe più o meno della mia generazione che ho avuto occasione di conoscere, quasi nullo con i colleghi della generazione precedente alla mia, con alcune piacevoli eccezioni.

Quali sono i tuoi progetti attuali?
Purtroppo, visto il momento che stiamo attraversando, i progetti sono fermi. C’è un gruppo di donne che stimo molto e con cui sono certa riusciremo a realizzare qualcosa di buono, appena sarà possibile. Prima di tutto la mia collega, amica e “sorella” Laura Baioni, con cui abbiamo sognato e creato Danz’Aire, e con lei le donne che hanno lavorato con noi in questi anni insegnando altre discipline di danza e contribuendo in modo prezioso a dare forma a questa realtà.
Nel flamenco ho ancora tanti sogni nel cassetto, cassetto che per ora rimane chiuso, in attesa di tempi migliori…speriamo arrivino presto!

Il mondo attraversa una pandemia. Cosa ti aspetti dall’umanità una volta usciti da questa situazione?
Mi sento sull’orlo di un baratro di portata storica, e l’unica cosa che posso fare è sperare che da questa caduta ci si possa rialzare avendo imparato qualcosa. In questo momento si alternano in me sfiducia verso l’umanità e spiragli di luce. Se potessi esprimere un desiderio, sarebbe questo: che la difficoltà porti ad un maggiore ascolto dell’altro, che si rifletta tutti a fondo su cosa significa vivere in società e vivere su questo pianeta. Che si rifletta sul capitalismo con mente fresca, che si cerchino soluzioni a quella che ora sembra una contrapposizione “naturale”: o il lavoro o la salute.

C’è stato un momento della tua carriera particolarmente emozionante e per questo indimenticabile?
Quando ho ballato in un tablao a Siviglia, con Samuel Gutierrez alla chitarra e Edu Hidalgo al cante. Non sono mai stata così spaventata, felice ed emozionata. Grata.

E che cos’è che non hai ancora fatto ma che speri un giorno di fare? Qual è il tuo sogno nel cassetto?
Un progetto teatrale. Un laboratorio con donne in un centro anti-violenza (quando mi sentirò pronta emotivamente per un’esperienza così forte). Mi piacerebbe anche poter realizzare qualcosa con Laura Baioni, Elena “Nena” Busatto e Matilde Melanotte, a cui sono legata affettivamente e che stimo artisticamente.

Qual è l’artista/collega (bailaor, cantaor, tocaor) della scena attuale che più corrisponde al tuo gusto e che più ti emoziona?
Che difficile rispondere!! Sono tantissimi gli artisti che mi emozionano e mi sorprendono. Se devo fare un nome, di getto dico Ana Morales. Artista di grandissima forza, creatività, autonomia, ricerca, generosità, umiltà. Ma sicuramente domani direi un altro nome…Diciamo che ho una serie di figure di riferimento che seguo con entusiasmo. Devo nominare per forza anche Lucía Álvarez “La Piñona”, artista immensa e anche lei (sarà un caso?) meravigliosa persona. Un modello, dentro e fuori dal flamenco.

La tua meta ideale: Sevilla, Jerez, Madrid o…?
Per me, per la mia storia personale, Sevilla. Lì sono a casa.

Tradizione o modernità?
Modernità che non dimentica la radice della tradizione, ma la rende viva.

Pensi che ‘il Duende’ sia solo una prerogativa del popolo gitano o spagnolo?
Credo che il rispetto e la conoscenza che ci vogliono per riuscire a condividere davvero il flamenco con chi lo respira da quando è nato siano molto difficili da trovare in uno “straniero”. Difficili ma non impossibili!

Il tuo più grande difetto e il tuo più grande pregio come artista e come persona
Come artista, direi l’insicurezza come difetto. Come pregio, penso la calma e la capacità di risolvere i problemi.
Come persona, lì c’è un bell’intrico da dipanare…Direi sempre che il difetto è l’insicurezza (che pare un difetto simpatico, ma può generare mostri!), il pregio la sensibilità.

La prima letra che ti viene in mente…
Soy como el pajaro triste
que de rama en rama va
cantando su sufrimiento, cantando su sufrimiento
porqué no sabe llorar

A che cosa pensi un momento prima di salire sul palcoscenico?
Alla musica, che la sua forza mi sostenga anche se le gambe a volte tremano!

Le emozioni che provi mentre balli …a cosa pensi?
Non è che proprio penso a qualcosa, cerco di sentire e di essere in armonia con chi mi sta accompagnando, in modo che il mio baile possa essere una forza in più per cante e chitarra e non un peso. Non dico di riuscirci eh, ma a volte capita di essere davvero tutti insieme ed è magnifico perché ci si dona intensità a vicenda. Mentre ballo ricerco questa magia.

Ti capiterà di salire sul palco e non avere voglia di ballare, voglio dire… immagino che quando diventa un impegno possa succedere. Come te la sbrighi?
A volte le energie fisiche non ci assistono, oppure pensieri esterni si affollano e non permettono di concentrarsi bene. In quel caso cerco di non chiedere troppo al mio corpo e di godermi comunque il baile, perché la frustrazione non serve a nulla. Non mi è mai capitato di danzare distrattamente o svogliatamente, per fortuna. Anzi, quando inizio uno spettacolo con poca energia, normalmente ne esco ricaricata. Lo stesso mi capita con le lezioni, credo sia anche per questo che ho scelto di fare del flamenco la mia professione. Non mi stanca!

Bailaora solista su di un palco. Chi vorresti con te come accompagnamento al cante y al toque?
Potrei dire tanti nomi, sognare con Esperanza Fernandez, Juan Campallo, y yo que se… Camarón, y Paco, y la Paquera… Però adesso la verità è che vorrei tanto Alberto Rodriguez, Marco Perona, Emiliano Nanni, Francesco De Vita, Josè Salguero, Doriana Frammartino… Mi mancano i miei abituali compagni di viaggio.

Cosa pensi invece del baile in compania? Sia come ballerino che come spettatore.
Come ballerina per me è stata una magnifica esperienza quella di ballare in compagnia, in particolare il lavoro preparatorio per “Anima e Corpo” di Flamenquevive mi ha permesso di stare a contatto con artisti immensi. Grazie a questa compagnia ho potuto esibirmi in tanti teatri, ed è stato sempre emozionante. Personalmente mi sento più a mio agio in tablao e nel baile solista perché sento maggiormente il contatto con i musicisti e perché sono oggettivamente più libera nella danza, ma ciò non toglie che apprezzi molto anche danzare in una compagnia, anche se a volte la necessità di un lavoro corale non permette di esprimersi del tutto come si vorrebbe. Lo stesso vale come spettatrice, credo che uno spettacolo di una grande compagnia in teatro ed una esibizione solista in un piccolo tablao siano due mondi abbastanza separati, ognuno in grado di emozionare e comunicare con il proprio linguaggio.

Il palos che ti rappresenta di più o quello che pensi sia più rappresentativo per il tuo baile.
Soleá.

Ascolti altri generi musicali oltre al flamenco? Se si quali?
Sì, ascolto musica classica (amo molto il barocco), jazz, rock, musica sudamericana, reggae, musica popolare, qualcosa di rap. Sono curiosa.

L’ultimo libro che hai letto?
Di narrativa sto leggendo “La piel del Tambor”, di Arturo Pérez-Reverte. Ho sempre sul tavolo anche qualcosa di saggistica e di poesia, in questo momento sono in cima al mucchio “Sorvegliare e Punire” di Michel Foucault e una antologia poetica di Miguel Hernández.

La tua giornata ideale?
Nella natura, sola o con chi mi vuole bene. In ogni caso con un libro, cose buone da mangiare e sigarette. E magari, verso sera, un po’di vino.

Qual è il momento della giornata in cui ti senti maggiormente creativo?
Dipende, non ho un momento preciso. Tendenzialmente quando riesco a ritagliarmi diverse ore solo per me, senza fretta.

Un consiglio per i nostri lettori che vogliono fare del flamenco la loro professione.
Uff, il momento non è dei migliori… Ma se sentite che è la vostra strada, percorretela senza timore. È piena di buche, vi avviso, ma anche di fiori.

Il tuo segreto inconfessabile …
Sono l’unica italiana che quando va all’estero non sente la mancanza della pizza.

Il tuo compagno ideale: dentro o fuori dell’ambiente flamenco?
Non mi attira per nulla l’idea che il mio compagno lavori nel mio stesso ambiente ma vorrei poter condividere il piacere che deriva dall’ascoltare e guardare flamenco, questo sì.

Il Flamenco in una parola.
Ojù!

Grazie a Lucia per aver aderito alla nostra Rubrica. Per chi volesse approfondire:

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