Manfredi Gelmetti

Manfredi_Gelmetti

 

Da sempre appassionato di teatro, musica, cinema e danza, studia recitazione presso la scuola di Giorgia Trasselli e Beatrice Bracco per la cui regia va in scena al teatro Spazio 1 di Roma e Duse di Genova nello spettacolo “Sacco e Vanzetti“.
Nel 2007 vince tramite audizione una borsa di studio IMAIE , per il workshop tenuto dai docenti di acting Ilza Prestinari e Jack Haller, membri dell Actors Centre di New York.
All’esperienza del profondo lavoro dell’attore su se stesso seguono rappresentazioni di Teatro itinerante che si concludono con la messa in scena, al Festival di Aversa 2003, dello spettacolo”Cafe’ Agrado” per la regia di Massimo Bologna. Con Claudio Carafòli porta in scena al Teatro Spazio1 di Roma nel Giugno 2004 una moderna versione de”Il Borghese Gentiluomo “di Moliere a cui si susseguono le repliche al Politeama Brancaccino di Roma dello spettacolo “Carte da Bordo” di e con Francesco Bonelli e “L’Educazione Parlamentare” di Roberto Lerici al Teatro Belli di Roma per la regia di Carlo Emilio Lerici. Nel giugno 2008 e’ uno dei protagonisti di “Superstranger“, di Roberto Caccavo, rappresentato per il festival Altermundi 2008 di Prato e nel Marzo ’09 protagonista di “Escuriale” di Michel de Ghelderode sempre con la regia di Lerici per la rassegna LET- liberi esperimeti teatrali – prodotta dal Comune di Roma.
Nella sua esperienza di attore , ritiene necessaria la ricerca delle proprie possibilità espressive attraverso l’arte della Musica studiando 11 anni pianoforte e della Danza che coltiva seguendo corsi di Afro, trasferendosi a Londra dove si esibisce nell’anno 2000 con uno spettacolo di teatrodanza afro. Infine trova nel flamenco la sua massima espressione. Dopo due anni di approccio al flamenco e di esibizioni con il gruppo “El Potro” decide di approfondire e migliorare le sue competenze in questa arte recandosi in Spagna, studiando con Mercedes Ruiz, Joaquin Grilo, Maria del Mar Moreno, Antonio el Pipa, Marco Flores, Manuel Linan, Belen Maya, Rafael Campallo, Chiqui de Jerez, Los Farrucos, Soraya Clavijo ed elaborando un metodo di apprendimento del flamenco attraverso elementi di Acting .
Tra il 2004 e il 2008 tiene corsi di recitazione, regia e approccio al flamenco per attori e registi in alcune scuole di recitazione romane tra cui quella del ”Piccolo Re di Roma” ed incontri e weekend a tema su teatro, danza e regia presso centri ed associazioni culturali tra Lazio, Umbria e Toscana.
Fonda insieme al Maestro Carlo Soi la compagnia “danzateatro Battito Flamenco” con cui propone una serie di lavori da lui scritti e diretti che hanno per oggetto la ricerca e la sperimentazione della parola su musica e movimento.
Si esibisce, presso il Teatro dei Cocci, dell’Orologio e Ambra Jovinelli di Roma con lo spettacolo “Flamenco, ricordati di me” in forma di teatro studio, un suo omaggio alle attrici del Cinema classico Holliwoodiano attraverso la figura diafana di un’attrice che richiama l’Era delle grandi dive.
Nella stagione 2006/2007 Il progetto che propone è una sperimentazione del flamenco sul capolavoro “Sei personaggi in cerca d’autore” di Luigi Pirandello dal titolo”Notturno di Intime Voci- Pirandello è Flamenco” di cui attualmente e’in preparazione un allestimento da presentare per la stagione teatrale londinese dopo 16 repliche di successo al Teatro dell’Orologio, Cometa Off, Teatro Olimpico di Roma e per la rassegna “Alter-azioni” prodotta dal circuito Danza Lazio.
Per la stagione 2007-2008 presenta il suo nuovo spettacolo: “Le Donne di Isabel Allende” ispirato alla vita e alle opere della grande scrittrice cilena che viene rappresentato e ripreso alla Cometa off e al Teatro Palladium di Roma.
Da Ottobre 2008 rientra a Londra dove si sta dedicando sia alla promozione dei suoi spettacoli tradotti in lingua inglese che ad un nuovo progetto da lui ideato : “Mediterranean Arts Experience” in collaborazione con artisti provenienti da altre zone del Mediterraneo e Medio Oriente come incontro, unione e tolleranza tra culture diverse attraverso le arti sceniche. Il Progetto racchiude teatro, danza flamenco e contemporanea, musica dal vivo e letteratura.
Collabora altresì come interprete nella manifestazione di danza “Flamenco Spectacular” per il Teatro Peacock nel luglio’09 e attualmente come attore e danzatore nell’Opera lirica “Carmen”per la regia di Francesca Zambello alla Royal Opera House di Covent Garden con ripresa nel Giugno’10.

 

Tutto iniziò…
A 8 anni quando mio padre e mia madre mi portarono al Teatro Eliseo di Roma a vedere ‘La Bisbetica Domata’ con Mariangela Melato. Quella sera capii tante cose anche se allora non compresi la sensazione di fascino ed appagamento che solo con gli anni è maturata in una passione e dedizione nei confronti del Teatro.

Hai capito subito che il flamenco sarebbe stata la tua professione?
Ho capito che il flamenco sarebbe stato un complemento della mia attività artistica e quindi parte della mia professione. Non avrei creduto che col passare degli anni sarebbe diventato anche una delle mie fonti d’ispirazione.

Hai mai pensato di smettere?
I momenti di crisi fanno parte della natura umana ma personalmente non ne ho mai avuto paura, infondo una crisi vuol dire  “cambiamenti” e superare i momenti in cui volevo lasciare ha significato per me superare una difficoltà ed un’insicurezza che  nel tempo hanno dato una nota aggiunta al mio percorso di apprendimento: andare oltre la crisi vuol dire crescere in ciò che si sta affrontando.

Chi sono i tuoi punti di riferimento nel baile?
Adoro e mi commuove la perfezione stilistica ed espressiva di Eva Yerbabuena, la geniale intraprendenza di Rocio Molina e di  Rafaela Carrasco e la tradizione senza tempo delle “Señoras” (Matilde Coral, Merche Esmeralda, Milagros Menjibar).

Quanto ha influito il flamenco nelle tua vita?
Tantissimo. Da quando il flamenco è entrato nella mia vita ho smesso di andare in terapia dallo psicologo. Ora le mie “ansie” hanno un “canale” in più oltre al teatro e alla regia, attraverso cui possono manifestarsi liberamente.

Quale è stato l’ostacolo più grande che hai incontrato nel tuo percorso?
L’ostacolo più grande incontrato è stato (ed in parte lo è tuttora) il tentativo di fare della mia passione un professione considerata e rispettata come tale. In Italia i mestieri dell’attore, del ballerino e tutti quelli che hanno a che fare con le forme d’arte a volte non vengono neanche considerati mestieri.
Questa “discriminazione” è aggravata anche da uno Stato che non mette in condizione le varie categorie artistiche di avere la possibilità di essere tutelate.

Tecnica ed espressività. Che cosa viene prima?
Credo che una compensi l’altra. Un ballerino con una tecnica solida ma incapace di darle vita è come un attore con una voce potente ma monocorde o come un regista che davanti ad un copione ha perfettamente chiari i movimenti di scena dei personaggi ma non le loro psicologie.

Via dall’Italia. La classica fuga dei cervelli o altro?
La parola ‘fuga’ mi fa pensare a qualcosa di istintivo e non premeditato. In realtà era da due anni che pensavo di lasciare di nuovo l’Italia. Ho vissuto a Londra nove anni fà e dallo scorso ottobre sono tornato perché lo scambio culturale ed artistico qui non ha confini, i mestieri che hanno a che fare con l’arte sono tutelati e rispettati e per quanto mi riguarda, più che criticare il mio Paese preferisco fare qualcosa per cercare di cambiarlo o tentare la mia strada altrove, come ho fatto  fino ad ora.

Bailaor o attore? Dove senti di collocarti o dove senti di esprimerti meglio?
Attore senza ombra di dubbio. Io sono un attore che balla ed un attore che balla non è un bailaor.

Qual’è il momento della giornata dove ti senti maggiormente creativo?
La sera e la notte. A volte mi sveglio con un’immagine ed un’ispirazione e le fermo su una pagina per svilupparle in seguito e creare una storia, più precisamente un ‘canovaccio’ cioè una sorta di colonna vertebrale della storia stessa.
Chi lavora con me sa che buona parte di uno spettacolo è costruito volta per volta sull’improvvisazione e svisceramento delle singole scene. Poiché il mio lavoro si basa sulla ricerca e fusione di parola, suono e movimento, a volte da  una nota suonata in un certo modo può dipendere l’intonazione di una battuta ed il carattere di una danza.

Quali sono le tue inquietudini d’artista? Cosa ti fa salire l’ispirazione?
Intanto vorrei spezzare una lancia a favore dell’immagine dell’artista. Credo fermamente che l’artista non sia soltanto colui che ha bisogno di soffrire per creare o con un passato tormentato ed una vita inquieta e difficile. Ritengo che l’artista è anche colui che, in un preciso momento della sua vita, ha ricevuto una ‘dose’ di amore  così elevata che ne è in continua ricerca attraverso tutte le forme possibili per ritrovare questo amore perduto.
Riconosco che in certi momenti la mia vita non è stata facile, ho perso qualcuno che amavo molto, ho dovuto fare scelte difficili e dolorose ma guardare al passato e all’immenso amore ricevuto è per me un’inesauribile fonte d’ispirazione.

Quali sono i tuoi progetti attuali?
Qui a Londra sto lavorando come attore e danzatore al Teatro dell Opera (Royal Opera House) in una produzione del Capolavoro di Bizet ‘Carmen’ ed ho raccolto i miei ultimi spettacoli in un progetto che racchiude teatro, danza, musica dal vivo e letteratura nel tentativo di proporli in lingua inglese.
Inoltre sto scrivendo una cosa nuova per una collaborazione futura che spero vada a buon fine a Roma la prossima stagione.

C’è stato un momento della tua carriera particolarmente emozionante e per questo indimenticabile?
Si! Decisamente quando sono stato informato dal Teatro dell’Opera di Londra che avrei fatto parte del cast di ‘Carmen’ e non ho sentito più niente per diversi minuti. Mi mancava la voce, mi tremavano le gambe, mi scendevano le lacrime e ho capito improvvisamente perché da piccolo ho amato tanto ”Flashdance” 😉

Il tuo sogno nel cassetto?
Creare e dirigere uno spettacolo multietnico con un cast di elementi da ogni parte del mondo, una sorta di Cirque du Soleil dell’Arte, dove ogni componente  possa esprimersi al meglio delle proprie capacità, perché il teatro è per prima cosa LIBERTA’.

Qual’è l’artista della scena attuale che più corrisponde al tuo gusto e che più ti emoziona?
Per il Flamenco Eva Yerbabuena alla consolle!
Per il Teatro, la mia attrice: Maria Paiato.

La tua meta ideale: Sevilla, Jerez, Madrid o…?
Posso dire Mykonos, Gran Canaria o Cuba? 🙂 Scherzi a parte direi proprio Jerez de la Frontera: così lontana così vicina, tradizionale, moderna, flamenca.

Tradizione o modernità?
Bella domanda. Cambiano i tempi, le mode, i costumi ma la tradizione è lo specchio del passato di un popolo e và preservato. Se non si conoscono le proprie origini è come creare qualcosa  sulla sabbia quando c è l’alta marea :-).
Io sono a favore di una tradizione plasmata e modificata attraverso nuovi linguaggi e nuove forme.

Raccontaci il tuo “Duende’.
Il Duende, l’arcano.
Per me il Duende è ciò che credo sia il senso della mia Vita. Un’esistenza senza “Duende” vuol dire vivere senza passioni, senza la gioia di sorridere e con la paura di commuoversi, senza la voglia di cercare chi si è, senza il desiderio di ascoltare la voce del proprio istinto, senza uno scopo con cui alzarsi al mattino.
Senza Duende non potrei mai recitare, vestire i panni di un altro: non potrei essere “el toreador in gonnella” quando danzo o non avrei potuto mandare alla sedia elettrica Sacco e Vanzetti da testimone d’accusa corrotto o  insegnare filosofia al Borghese Gentiluomo di Moliere o essere Gabriele D’Annunzio che parla del suo “piacere” durante un’ invettiva al Parlamento Italiano.
Senza Duende non avrei mai potuto vivermi una storia d’amore credendo ogni volta che fosse quella giusta.

Il tuo più grande difetto e il tuo più grande pregio sia come artista che come persona
Sono molto generoso nella vita ma altrettanto drastico e poco paziente.
Come artista cerco di fare al meglio il mio lavoro, sia nella recitazione, nella danza e nella regia mi do in maniera totale ma voglio tutto e subito e a volte resto “scottato”.

Il palos che ti rappresenta di più o quello che pensi sia più rappresentativo per il tuo baile
Martinete e Siguiriya. La mia predisposizione in scena è più “jonda” che “festera”. In teatro prediligo i ruoli drammatici a quelli comici, forse perché nella vita di tutti i giorni mi diverto molto, mi piace ridere e far ridere ma in scena adoro ricercare ciò che non sono nella vita, altrimenti non ci sarebbe gusto nel salire sul palco. Per il flamenco la penso allo stesso modo.

A che cosa pensi un momento prima di salire sul palcoscenico?
Ai miei nonni: Francesco, Maria, Mario e Armida e al mio amico Davide.
Loro sono i miei “Santi in Paradiso”, come direbbe mio fratello.

Descrivici le emozioni che provi mentre balli
Probabilmente se riuscissi a  descrivere le emozioni che provo mentre sono in scena, sarebbe come riuscire a razionalizzarle e forse perderei quella magia inconsapevole di viverle ogni volta. Posso dire con certezza di sentire una forza da dentro, come una necessità. E’ un appagamento fisico e spirituale e mi diverto tanto; mi sento come un bambino a cui viene dato il gioco più bello del mondo.

Quanta parte di improvvisazione c’è quando sali sul palco?
Il montaggio di un lavoro nasce dall’improvvisazione e per quanto io cerchi di fissarne ogni singola azione, mi rendo conto che una replica non è mai uguale ad un’altra proprio perché subentra sempre in scena quella componente di improvvisazione innata dell’artista.

Bailaor /a solista su di un palco. Chi vorresti con te come accompagnamento al cante y al toque?
“Dolce sognar”: Al cante Estrella Morente o un cantaor jerezano come Antonio de la Malena o Melchora Ortega e al toque Paco Jarana che per me ha un  tocco deciso ma al tempo stesso delicato e melodico.

Il tuo segreto inconfessabile…
Ribalto la domanda: un segreto confessabile. Sono fissato con lo specchio, gli oli profumati per il corpo e le creme da notte per il viso 🙂

Qual’è il tuo rapporto con gli altri colleghi?
Con i miei colleghi attori ho un rapporto più o meno buono, dipende se li reputo semplicemente colleghi o amici, comunque c’e’ molta stima sia da parte mia che da parte loro nei miei confronti e cerchiamo di prendere ognuno il meglio dall’altro.
Per quanto riguarda i flamenchisti, alcuni li ho visti in scena ma non li ho conosciuti personalmente, con altri ho un rapporto cordiale ma non credo di essere un collega per loro, visto che tutto sommato il mio lavoro si distacca nettamente dall’insegnamento e da esibizioni prettamente flamenche. Con alcune “veterane” della scena romana ho collaborato in passato e spero con altre di farlo in futuro.
Infine c’è chi evito di proposito, in quanto non ci può essere nulla di artistico in persone che calpestano la passione degli altri, è assai poco artistico e per nulla professionale e merita solo la più assoluta indifferenza.

Un consiglio per coloro che vogliono intraprendere il flamenco come professione
1.Responsabilità nell’insegnamento. Per insegnare bisogna acquisire le dovute conoscenze, guidare un gruppo richiede esperienza, non  si può improvvisare.
2. Pazienza: il flamenco richiede molta pazienza sia nell’apprendimento che nella formazione di un proprio repertorio.
3.Consapevolezza come artista. Un ballerino di flamenco professionista deve avere consapevolezza di sé, non trascurare chi è o tentare di imitare un’immagine spagnola. Non cambia nulla se non si è spagnoli di origine.
Conta essere ciò che si è per portarlo in scena: “Sii sempre te stesso e nessuno potrà dirti di farlo in modo sbagliato”.

Se tornassi indietro quali sono le cose o le scelte che non rifaresti?
Non aspetterei 21 anni per iniziare il mio percorso artistico, cercherei di avere più fiducia in me. Ho perso del tempo e la vita non lo restituisce mai.

Come ti vedi tra una ventina di anni?
Diviso tra il palcoscenico e l’intimità di una vita privata in un casale immerso nella campagna umbra o toscana con la persona che amo e circondato di nipotini. Mi vedo artista a tempo pieno, realizzato secondo le mie aspettative e al tempo stesso nella serenità di  una vita più tranquilla  ma non per questo meno interessante. Mi vedo in scena la sera e dopo la calata del sipario, quando tutto finisce e si ritorna a casa, mi vedo a cogliere le olive e a fare il pane, perché io “so na signora pure quann’lav’e piatti” 😉
 
Per che cosa vorresti essere ricordato?
Vorrei essere ricordato come una persona che crede che i sogni si possano realizzare, vorrei essere un giorno un esempio per i miei nipoti o per tutti quelli che hanno rinunciato ad inseguire un sogno.
Voglio essere ricordato come uno che ha lottato per realizzare i propri sogni, senza costrizioni né vincoli sociali.
Non voglio che si pensi a me come ad un pazzo, ad un trasgressivo solo perché mi sono aggrappato ad un sogno ma voglio dimostrare che chiunque può far volare i propri sogni, farli uscire dal guscio e viverli. Si! vorrei essere ricordato per questo, come colui che crede che nulla sia impossibile.

Il flamenco in una parola
Supercarifragilistichespiralidoso.

Grazie Manfredi! Per chi volesse saperne di più:

 

Le Donne di Isabel Allende:

5 thoughts on “Manfredi Gelmetti

  1. i believe i can touch the sky !!!! :))))

    grazie tesoro….devo conoscere il nipotino al piu’presto…lui e’uno d quelli che t terro’ io quando avro’ il casale di cui parlo nell intervista;)

    Grazie sempre per tutto

    Mi piace

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