Manuela Carretta

 

Inizia i suoi studi con la danza contemporanea, jazz e classica avvicinandosi al Flamenco nel 1992, quando risiede per diversi anni a Londra. Frequenta la “Academia De Baile Amor de Dios” di Madrid, seguendo gli insegnamenti di Maria Magdalena, Candela Soto, Tomàs de Madrid, Carmela Greco, Nino Gonzales, Ciro, Merche Esmeralda, Belen Maya, La China, Rafaela Carrasco. Frequenta seminari a Cadice con Charo Cruz ed Eva La Yerbabuena, a San Fernando con Concha Baras, a Sanlucar con Carmen Cortès, a Jerez con Mercedes Ruiz, Leonor leal Chamorro, La Chiqui, e a Siviglia con Isabel Bayon, Israel Galvàn, Pastora Galvàn, Angeles Gabaldon, Farruquito, Soraya Clavijo.  Da più di 15 anni presenta con Michele Pucci e Frank De Franceschi la compagnia Mimbrales, impegnandosi sia nel flamenco tradizionale che di ricerca.
In Italia frequenta seminari con
Elena Vicini, Miguel Angel, Juana Calà, Elvira Andrès, El Pipa, La Reina Blanca, Diana Gonzales, Gabriela Macias, Maria Josè Leon Soto, Cristina Benitez, Carmen Meloni. Ha al suo attivo numerose collaborazioni artistiche con altre compagnie (Mellano Compadrès, Fuente Flamenca, Compagnia La Malita) di Flamenco, con spettacoli in tutta Italia, nel 2002 un tour di un mese in Giappone (Compagnia Mara Terzi) e nel 2004 degli spettacoli a Honk Kong.
Ha ballato in diversi importanti festivals italiani, tra i quali: Museo Peggy Guggenheim Collection (Ve), Festival Internazionale Chitarristico di Mottola (Taranto), Veneto jazz (2003-2004), Concerti in Villa (Villa Cantarella Noventa Vi), Euromeet Jazz Festivals (2003- 2004), XXII Festival di Villa Faraldi Sestante (2005), XIII Festival Chitarristico di Voghera. Attualmente continua ad approfondire lo studio del Flamenco, con frequenti viaggi in Spagna.
Continua altresì l’nteresse per il teatro danza, il teatro danza balinese, la danza contemporanea, la danza indiana. Nell’ultimo anno frequenta corsi di danza africana. Si dedica a progetti cinematografici con la realizzazione di cortometraggi.

 

Tutto è iniziato
Ero partita per Londra desiderando di scoprire una vita adatta a me. Lì studiavo danza ma ero l’eterna insoddisfatta. Passava quell’anno Juana Amaya con una compagnia (lei avrà avuto 20 anni), vidi lo spettacolo “Cumbre flamenca”. Poco dopo mi capitò di vedere “Camen story” e da queste due esperienze rimasi folgorata (sarò noiosa lo vidi 5 volte). Mi buttai così a capofitto (avevo 23 anni e capii che dovevo recuperare il tempo perduto!) che frequentai tutti i professori che erano a disposizione.

Quando hai capito che il Flamenco sarebbe stato la tua professione?
Da subito: avevo i camperos come zapatos perchè non avevo i soldi per comperarmi le scarpe. Per un anno e mezzo studiai con quelli. La convinzione era totale perchè sentii per la prima volta nella mia vita una
passione incredibile (prima avevo provato con il canto, la poesia, la pittura). Era fin da subito quasi un’ossessione. Il primo viaggio in Spagna, in autostop, (per risparmiare soldi per il flamenco) lo ricordo con tenerezza. Avevo poco bagaglio ma le scarpe da flamenco sempre con me. Conoscemmo un gitano il quale ci fece vedere come ballava, non capivo niente, ma gli raccontai che volevo diventare una ballerina di flamenco.

Hai mai pensato di non farcela?
Spesso e in svariate situazioni: quando vedo che una ballerina è più brava di me (mi viene un senso di svenimento!!!), quando sento che ho delle rigidità, quando qualcuno cerca di togliermi dello spazio. Sempre ti prepari per lo spettacolo ma non mi sento mai pronta a sufficienza. In certe situazioni non
ti senti all’altezza ma senti che se ce la farai sarà un momento di grande crescita.

Chi sono i tuoi punti di riferimento?
Punti di riferimento: Elisabetta Mascitelli con la quale FINALMENTE e regolarmente ci troviamo ad allenarci tre volte alla settimana. Desideravo questo momento da moltissimi anni (sono sempre stata molto sola). Lei è per me una valida collega, che mi sta dando molto con la sua onestà e precisione. Stiamo facendo un buon lavoro assieme. Poi ne ho altri perchè recentemente ho ripreso a studiare anche qui in Italia: Elena Vicini, Carmen Meloni, Reina Lopez, Cristina Benitez. Tutte molto brave! Il massimo per me è Israel Galvan e Belen Maya. Li seguo da moltissimi anni e quando impartiscono corsi (quelle poche volte ultimamente, purtroppo!!) cerco sempre di esserci. La loro ricerca mi appassiona e quando li vedo ballare mi trasmettono delle cose che con altri sento in tono minore.

Quante ore alla settimana dedichi allo studio?
Normalmente 4 ore al giorno, effettive di allenamento(quasi tutti i giorni). Ma per me studio non è solo tecnica ma letture, films e musica. Faccio fatica a quantificare, non ho figli e quindi ho molto tempo libero.

Quanto ha influito il flamenco nelle tue scelte personali?
Tantissimo, troppo oserei dire. Ma è ed è tutt’ora un viaggio bellissimo.

Se tornassi indietro quali sono le cose o le scelte che non rifaresti?
Al momento non mi viene in mente niente.

Qual è stata, se c’è stata, la più grande difficoltà che hai incontrato per raggiungere i tuoi obiettivi di artista?
La mia famiglia che per ben diversi anni ha tentato di ostacolarmi in diversi modi. Non capivano e volevano che mi trovassi “un lavoro sicuro”. I sacrifici (avrei una villa con piscina con i soldi risparmiati nei tantissimi corsi che feci e che continuo a fare, veramente ne ho spesi tanti), sono stati tanti. Ho fatto di tutto per mantenermi prima d’iniziare a lavorare in duo con Michele Pucci

Quali sono le tue inquietudini d’ artista? Cosa ti fa salire l’ispirazione?
L’inquietudine è quella cosa che mi fa costantemente ricercare il viaggio come elemento fondamentale della mia crescita. L’incontro con le persone il condividere rapporti umani, il far musica assieme, il ballare, il discutere di valori sociali, lo stare assieme. Sono una visionaria e quindi sempre inquieta per quello che mi sto immaginando. L’ispirazione mi viene quando sono senza specchio e non mi vedo ma mi sento. Quando sento le cose mi lascio ispirare.Vedo una persona vecchia sola e abbandonata  sento il suo dolore. Tanti temi mi affascinano e vorrei tutti danzarli ma sempre accompagnata dalla mia fida telecamera. Il cinema è per me fonte d’ispirazione.

Tecnica ed espressività. Che cosa viene prima?
Se non hai la tecnica il corpo non ti risponde.  Se non hai l’espressività come si fa a guardarti? Prima affina la tecnica e poi le emozioni saranno più vere. Se non hai una buona tecnica le emozioni ti possono rovinare tutto!

Ti senti più artista o più insegnante?
Non mi sono mai sentita artista ma un tramite. Attraverso  e con la musica prendo forma. Sento che sto male se non lo faccio. La creazione è per me parte della vita. Non so che cosa voglia dire al giorno d’oggi essere artista. Quando insegnavo regolarmente mi sono sempre trovata bene ma sempre con un grado di amarezza quando la classe finiva (non riesco mai a finire all’ora stabilita, quando vedo gli allievi che stanno per svenire mi fermo). Non so se questo voglia dire che mi sento anche insegnante. Sinceramente sono sempre in conflitto prima di partire da casa. Quando poi vedo gli allievi appassionati e che si divertono dimentico il mondo intero ed entro in un’altra realtà, sono loro che m’inspirano.

Qual’è il messaggio che vorresti trasmettere ai tuoi allievi?
Non vorrei che la prendessero tanto seriamente come me. Ma alla fine passo loro il mio modo di intendere e così mi trovo con pochi allievi! No dai, dico loro di divertirsi tanto.

E quale al pubblico? Quale tipo di pubblico vorresti conquistare?
Non mi sento di piacere alla massa. Mi dicono che ho uno stile personale (magari è un modo gentile per dirmi che non sono all’altezza. Eh,eh,eh). Mi sento molto vicina a quello che sono quando ballo. Il pubblico che vorrei conquistare è quello puro che si lascia portare dalle emozioni e che si lascia commuovere o ridere a seconda di come sono in quel momento.

Qual’è il tuo rapporto con gli altri colleghi?
Buono perchè sono una persona  “easy going”; che rispetta e stima i colleghi che si dedicano a quest’arte così complessa. Vorrei però frequentarli di più.

Quali sono i tuoi progetti attuali?
“Trian Trian”con Elisabetta Mascitelli.
“Nomada” con Frank De Franceschi.
“Homenaje a Laboa”

C’è stato un momento della tua carriera particolarmente emozionante e per questo indimenticabile?
Quando ho ballato per 3.000 persone a Tokio  e durante gli inchini ho bloccato la fila dei ringraziamenti (ero paralizzata). La ballerina dietro di me mi ha maledetta, qualcun’altro ha sorriso.
Ce ne sono stati altri ma non mi va di citare posti in maniera superficiale. Mi sono emozionata quando in palco i musicisti che hanno lavorato con me mi hanno sostenuta (Alberto Rodriguez, Michele Pucci, Frank De Franceschi, Livio Gianola) con passione facendomi emozionare perchè sentivo che sarebbero stati con me fino in fondo. Ma anche quando qualcuno che non aveva una tecnica eccezionale ma era lì con tutta la sua passione a dirmi quello che stava provando in quel momento con la garganta che quasi gli esplodeva, mi sono emozionata.

E che cos’è che non hai ancora fatto ma che speri un giorno di fare? Qual è il tuo sogno nel cassetto?
Lavorare con attori in teatro e con altri generi musicali. Ho tantissimo entusiasmo nel conoscere persone che sgobbano sodo per quello in cui credono.

Qual’è l’artista/collega (bailaor, cantaor, tocaor) della scena attuale che più corrisponde al tuo gusto e che più ti emoziona?
Ho risposto prima per quanto riguarda el baile. Ah, però non ho parlato del cante: Miguel Poveda e Montsè Cortes sono i miei preferiti insieme a Enrique Morente. Ma ce ne sono tanti altri …..

La tua meta ideale: Sevilla, Jerez, Madrid?
La Spagna intera anche dove non c’è il flamenco.

Tradizione o modernità?
Tradizione e poi modernità. Ma anche quando sei nella modernità devi aver  attaccato il flebo della tradizione.

Pensi che ‘il Duende’ sia solo una prerogativa del popolo gitano o spagnolo?
Il Duende è universale. Su tanti artisti, tanti sono esecutori solo pochi sentono più in profondità e riescono a comunicare in superficie.

Il tuo più grande difetto e il tuo più grande pregio come artista e come persona
Non farei una distinzione, sono fondamentalmente una pigra con un gran senso del dovere. Sono priva di sentimenti d’invidia e di arrivismo. Sono generosa sin miedo; e voglio che i miei allievi dopo qualche anno che sono con me vadano da altri insegnanti (generalmente li reggo tre anni eh, eh, eh). Sono cresciuta molto in questo modo.

La prima letra che ti viene in mente…
Nacias gris la luna y Beethoven lloraba bajo la mano blanca en el piano de ella.

A che cosa pensi un momento prima di salire sul palcoscenico?
Mi assicuro di aver chiuso bene la lampo…  A parte gli scherzi, nell’ultimo anno penso sempre a mio padre, scomparso da poco. Gli chiedo di essere con me. Altre volte mi concentro sul sentirmi preghiera (anche se non sono credente).

Le emozioni che provi mentre balli , a cosa pensi?
Se pensassi sarei una donna finita… Beh, chiaramente se hai una coreografia da seguire devi stare lì con lei e non fare divagazioni sul tema soprattutto quando si è in più di una… Cerco di vivermi il passo e di fare entrare l’altro che viene in successione. Le emozioni non sono mai uguali. Non saprei entro in un altra dimensione pur tenendo una responsabilità avendo delle altre persone che sono in palco con me ed  un pubblico con il quale relazionarmi. Spero sempre di riuscire a dare quello che sono in quel preciso momento.

Ti capiterà di salire sul palco e non avere voglia di ballare, voglio dire, immagino che quando diventa un impegno possa succedere. Come te la sbrighi?
E’successo ma solo perchè stavo male con quei colleghi (magari mi avevano fatto pesare il fatto che ero meno brava di loro oppure erano lì solo per i soldi oppure si credevano i migliori). Questa cosa mi poteva annientare ero molto sensibile. In quelle situazioni mollerei tutto. Non me la sbrigavo affatto vivevo male la cosa e sul palco si vedeva tantissimo che stavo male. Adesso invece mi succede che quando sono in palco succeda quel che succeda, ringrazio di essere lì e quindi non ne vale la pena di sentirsi male. Ci sono delle persone che sono venute apposta devo rispettarle. Così facendo esco e cerco di sentire il loro calore. Secondo me capita di non aver voglia di ballare a quelle persone che hanno moltissime date. Per una come me che ha in media uno-due spettacoli al mese è tutto di regalato!

Bailaora solista su di un palco. Chi vorresti con te come accompagnamento al cante y al toque?
Mi accontenterei che qualcuno dicesse che ha voglia di accompagnare me. Sarebbe fantastico!

Cosa pensi invece del baile in compania? Sia come ballerino che come spettatore.
In compagnia ho lavorato con Mara Terzi, bellissima esperienza ma anche traumatica. Ero diversa dalle altre… ho fatto una fatica. Ho sempre fatto la solista. Mara deve avere avuto dei dubbi… ne sono sicura ma poi ce l’ho fatta ed ho capito molte cose. Anche questa esperienza mi ha fatto molto crescere. Come spettatrice mi siedo senza aspettarmi niente, cerco di avere mente bianca e di vivere l’esperienza.

Il palos che ti rappresenta di più o quello che pensi sia più rappresentativo per il tuo baile
Senza ombra di dubbi la Seguiriya. Al secondo posto il Tangos.

Ascolti altri generi musicali oltre al flamenco? Se si quali?
Punk, blues, rock….

L’ultimo libro che hai letto?
Le porte della percezione di Huxley.

La tua giornata ideale?
Dormire fino alle 9 una buona colazione lettura del giornale, allenamento. Pranzo vedere un’amica/o per un’oretta riprendo l’allenamento. Cena lettura di un libro, film proiettato sulla parete di casa. Ah, stufa a legna.

Qual’è il momento della giornata dove ti senti maggiormente creativo?
Dopo le 17, compresa la notte.

Un consiglio per i nostri lettori che vogliono fare del flamenco la loro professione.
Andare in Spagna disposti a sudare.

Il tuo segreto inconfessabile
Sono un uomo… Notizia attuale e che riempie i rotocalchi, vero?

Il tuo compagno ideale: dentro o fuori dell’ambiente flamenco?
Non ho pregiudizi ma i migliori suggerimenti-consigli li ho ricevuti da amici al di fuori dell’ambiente artistico. Quando mi vedo con i colleghi è tutto uno scambiarsi di informazioni del mondo flamenco ma poi arrivo ad un punto così alto di cottura che desidero parlare di politica, di educazione….Di problemi reali del nostro vivere.

Il flamenco in una parola
Sentire flamenco

Grazie Manuela! Per chi volesse saperne di più:

 

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