Martina De Nisi

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Nata a Trento nel 1982, dopo essersi dedicata ad altre discipline quali la ginnastica artistica e la danza moderna, si avvicina allo studio del flamenco nel 1999 con Adriana Grasselli. Nel 2007 conclude il percorso di laurea in Matematica Specialistica. Nel corso degli anni studia costantemente tra Italia e Spagna (Festival de Jerez de la Frontera, Cordoba, Amor de Dios Madrid) con i maestri Elena Vicini, Maria José Leon Soto, Charo Espino, Maribel Espino, Angel Muñoz, Miguel Angel Espino, Silvia Marin, Carmen Meloni, Inmaculada Ortega, Inmaculada Aguilar, Javiér Barón, Merche Esmeralda, Rafael Peral, Rosa Jimenez Santiago, Angelita Gomez, Maribel Ramos “La Zambra”, Eleonora Manica. Per ampliare la sua formazione artistica ha frequentato inoltre un corso di 10 lezioni di flamencologia tenuto dal chitarrista Antonio Porro e corsi di cajón e di cante flamenco. Nel 2011 consegue il diploma triennale dell’Accademia di teatro Teatrincorso Spazio 14 di Trento. Nel 2011-2012 segue il laboratorio coreografico con Elena Vicini a Vicenza. Dal 2007 al 2012 ha collaborato con il Museo Tridentino di Scienze Naturali nel progetto “S…ballo al museo”, in cui viene messa in relazione la fisica col flamenco. Nel 2010 fonda l’Associazione Flamenco Miel y Limon a Trento e nel 2011; è co-regista insieme Tony Colangelo dello spettacolo “Decantar Flamenco”, che lega il mondo del vino e del flamenco. Nel 2012 prende parte all’organizzazione e alla realizzazione di una rassegna di 8 serate di tablao flamenco a Trento. Tra i principali spettacoli si evidenziano il Festival GitarIstra con Associazione Soncai, Tablao Morao y Oro di Vicenza, Festival ETHNOI in provincia di Benevento, Flamenco Tu Historia.

Tutto è iniziato…
Quando a 16 anni, al liceo dove studiavo (Trento), proponevano un pacchetto di 10 lezioni di flamenco a cui ho partecipato. A quello è seguito poi un lungo periodo all’interno della Peña Andaluza, concluso per vari motivi nel 2010. Alla fine di quell’anno, non potendo fare a meno del flamenco, insieme ad altre persone, ho fondato un’associazione (www.flamencomielylimon.it), con l’obiettivo di diffondere il flamenco nel massimo dell’onestà, umiltà e rispetto nei confronti di quest’arte, essendo consapevoli che fondamentalmente il flamenco non è la nostra cultura.

Quando hai capito che il Flamenco sarebbe stato la tua professione?
Al momento il flamenco non è la mia professione, se per professione si intende quella attività che “ti dà da mangiare”, anche se l’impegno e i sacrifici sono continui per poter incastrare tutto e dedicarmi al massimo a quest’Arte.

Hai mai pensato di non farcela?
Non ho mai pensato di smettere da quando ho iniziato….ma cosa vuol dire farcela? Per me ogni giorno ci sono nuovi obiettivi e nuovi stimoli. Non mi prefiggo cose impossibili e quindi di volta in volta provo a farcela.

Chi sono i tuoi punti di riferimento?
Parlando in maniera concreta, io non ho un unico riferimento: i miei riferimenti sono tutti coloro con cui collaboro, che sia cantaor, bailaor7a, tocaor, percussionista, o i Maestri con cui ho studiato. Mi piace il fatto che da ognuno di loro io possa apprendere qualcosa che mi faccia crescere, e farlo mio.

Quante ore alla settimana dedichi allo studio?
Dipende purtroppo dai periodi e dal mio lavoro, ma, in ogni caso, tre giorni alla settimana insegno e così mi tengo allenata e allo stesso tempo sono spronata a dare il meglio e di conseguenza a crescere. Poi ne approfitto per studiare ed aggiornarmi ogni volta che posso. In ogni caso penso al flamenco sempre, e chi mi conosce sa che a volte penso e studio mentalmente in momenti della giornata impensabili 🙂

Quanto ha influito il flamenco nelle tue scelte personali?
Moltissimo…. visto che ho conosciuto mio marito proprio col flamenco!

Se tornassi indietro quali sono le cose o le scelte che non rifaresti?
Avrei forse investito di più quando ero più piccola, anche se credo che non sia mai troppo tardi, almeno per godersi il flamenco.

Qual è stata, se c’è stata, la più grande difficoltà che hai incontrato per raggiungere i tuoi obiettivi di artista?
Premesso che “artista” per me è una parola grossa, le difficoltà maggiori stanno nel fatto che Trento non è Roma, Torino o Milano “flamencamente” parlando e quindi ogni conquista, ogni miglioramento è sudatissimo! (Ma è anche il bello del gioco…!) Poi, secondo me, una delle cose più difficili è iniziare un corso per principianti e in un’ora di lezione di prova cercare di far capire la bellezza di questo mondo! AHHHHHH!!

Quali sono le tue inquietudini d’artista? Cosa ti fa salire l’ispirazione?
Sempre di più è la “pancia” che fa muovere tutto, è quella cosa che hai dentro e che hai bisogno di urlare o semplicemente sussurrare.

Tecnica ed espressività. Che cosa viene prima?
Senza tecnica è proprio difficile per me riuscire ad essere espressivi senza risultare goffi!

Ti senti più artista o più insegnante?
Mi piace tantissimo insegnare, e provare a dare il più possibile ad ogni allievo. Poi non sta a me dire se mi riesce bene l’una o l’altra cosa…!

Qual’è il messaggio che vorresti trasmettere ai tuoi allievi?
Costantemente mi viene naturale trasmettere la passione per quest’arte, vorrei che ogni allievo si emozionasse ascoltando una Soleá, che non riuscisse a star fermo se parte una Bulería, che sia curioso di tutto ciò che riguarda il flamenco, dal cante, alla storia, alla musica e al baile.

E quale al pubblico? Quale tipo di pubblico vorresti conquistare?
Al pubblico vorrei trasmettere energia, profondità, poesia. Spesso però il pubblico si aspetta che il flamenco sia tutt’altro: una rosa nei capelli, una mitragliata di piedi e tutto quello che la televisione ci fa credere che sia il flamenco.

Qual’è il tuo rapporto con gli altri colleghi?
Come in tutti i campi ci sono persone con cui mi trovo bene e altre con cui non è possibile avere rapporti. In ogni caso mi piace essere aperta a collaborazioni nuove e al confronto, che non può che arricchire.

C’è stato un momento della tua carriera particolarmente emozionante e per questo indimenticabile?
Ci sono stati vari momenti molto belli e intensi negli ultimi anni. Ad esempio la mini tournee di 3 giorni in Croazia nel 2011 o la partecipazione al Festival ETHNOI nel 2012.
In ogni caso i momenti emozionanti ci sono sempre, perché grazie al flamenco sto conoscendo persone meravigliose con cui sto facendo cose altrettanto meravigliose!

E che cos’è che non hai ancora fatto ma che speri un giorno di fare? Qual è il tuo sogno nel cassetto?
Il sogno c’è, ma è un po’ costoso…qualche finanziatore che si propone?! e comunque per scaramanzia…preferisco non dirlo!!

Qual’è l’artista/collega (bailaor, cantaor, tocaor) della scena attuale che più corrisponde al tuo gusto e che più ti emoziona?
Come baile sono affascinata da Adela Campallo e Carmen Meloni. Per quanto riguarda il cante sono rimasta letteralmente folgorata da un concerto a Jerez l’anno scorso di Miguel Lavi.

La tua meta ideale: Sevilla, Jerez, Madrid o…?
Come si fa a scegliere?

Tradizione o modernità?
Tradizione, ma inevitabilmente un pizzico di modernità. Mi piace molto una frase del flamencologo Faustino Nuñez, che definisce il flamenco come “una reinterpretazione artistica del folclore” e in quanto arte, in continua evoluzione.

Pensi che ‘il Duende’ sia solo una prerogativa del popolo gitano o spagnolo?
Mah… sto Duende…

Il tuo più grande difetto e il tuo più grande pregio come artista e come persona
Difetto: a volte sono paurosa, sia come artista che come persona.
Pregio: non sono mai superficiale.

La prima letra che ti viene in mente…
Quiera tu madre o no quiera
te vas a venir conmigo
cien años mi compañera

A che cosa pensi un momento prima di salire sul palcoscenico?
Che devo dare il massimo, perché è una fortuna poter vivere la magia di una teatro e che comunque devo godermi il tutto!

Le emozioni che provi mentre balli …a cosa pensi?
Non è sempre facile, ma quando c’è la situazione giusta, quando mi trovo a mio agio con il “cuadro” e quando mi sento bene io, provo una sensazione di grande energia, forza e benessere. È difficile da spiegare….però è molto bello!

Ti capiterà di salire sul palco e non avere voglia di ballare, voglio dire… immagino che quando diventa un impegno possa succedere. Come te la sbrighi ?
Chiaro che può capitare, però poi, come ho scritto prima, mi rendo conto di essere fortunata ad avere un’occasione del genere e quindi la voglia viene!

Bailaora solista su di un palco. Chi vorresti con te come accompagnamento al cante y al toque?
Sognando un po’…Miguel Lavi al cante, Alfredo Lagos al toque.

Cosa pensi invece del baile in compañia? Sia come ballerino che come spettatore.
Come spettatore penso sia molto affascinante assistere ad un baile di compañia. Come ballerina penso che si possa perdere quel lato di improvvisazione del flamenco, che per forza di cose scompare dovendo organizzare e montare tutto nel dettaglio.

Il palos che ti rappresenta di più o quello che pensi sia più rappresentativo per il tuo baile?
Dipende tanto dal momento della vita in cui mi sono trovata: al momento mi piace molto l’Alegría, che mi mette di buon umore e mi dà energia! Allo stesso tempo mi affascina la Siguiriya, con la sua ritmica e maestosità.

Ascolti altri generi musicali oltre al flamenco? Se si quali?
Ehm nello specifico no… a volte la radio…

L’ultimo libro che hai letto?
Io purtroppo leggo pochissimo, ma ultimamente sto leggendo “Las mudanzas del cante en tiempos de Silverio”. Un libro molto interessante sull’opera di Silverio Franconetti a cui è dedicata la nostra associazione.

La tua giornata ideale?
Dormire fino alle 9 (e quindi non andare al lavoro, ma avere l’albero dei soldi in giardino), cucinare qualcosa di sfizioso, abitare al mare dove sia sempre estate (e non in Trentino…!) e quindi dedicare il pomeriggio al flamenco e la sera agli amici o alla famiglia, ogni tanto ad uno spettacolo… Non mi sembra di chiedere troppo…

Qual’è il momento della giornata dove ti senti maggiormente creativo?
Quando arriva, arriva!!

Un consiglio per i nostri lettori che vogliono fare del flamenco la loro professione
Posso dirvi cosa sto cercando di fare io: sicuramente investire tempo, soldi, cervello… ed essere disposti a sacrificare tempo libero, amici ecc… Il flamenco richiede molta dedizione; non è immediato.. è un mondo talmente vasto che se ci entri con tutti e due i piedi è difficile uscirne! Di base ci vuole passione infinita e tanta curiosità!!

Il tuo segreto inconfessabile…
Eh, ma allora è finita che è inconfessabile!

Il tuo compagno ideale: dentro o fuori dell’ambiente flamenco?
Dentro…mio marito Tony Colangelo.

Il flamenco in una parola
VERITÁ

PS. Grazie per il tempo e la passione che state dedicando al flamenco, con le vostre rubriche e interviste. È un regalo che fate a tutti noi 🙂

E noi ringraziamo te Martina! Per chi volesse approfondire:

Videos:

  • Intervista: Katia Di leo
  • Editor: Katia Di leo, Claudia Badalini

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