Paola Volta

paola volta

Paola Volta dopo aver studiato numerosi anni la danza classica e jazz si avvicina anche al baile flamenco.
Si trasferisce in Spagna a Cadiz e a Jerez de la Frontera dove studia con alcune delle maggiori figure del flamenco contemporanee come Charo Cruz, Juan Parra, Eva la Yerbabuena, Juana Amaya, Mercedes Ruiz, Manuel Liñan e Pilar Ogalla tra gli altri.
In particolare frequenta l’Estudio de danza Cibayi a Cadiz diretto da Charo Cruz dove oltre al baile flamenco, studia anche nozioni di cante, danza interpretativa, teatro e classico spagnolo oltre a continuare il suo percorso con la danza classica e jazz.
Per un periodo entra come sostituta nella compagnia di baile flamenco Charo Cruz.
Rientrata nel suo Paese, collabora con scuole del nord Italia come insegnante di baile flamenco.
Nel 2006 fonda il gruppo flamenco Soncai, un’ensemble italo – spagnolo nato in seno all’omonima Associazione, per la divulgazione della cultura Flamenca e Andaluza in genere. Col gruppo Soncai collabora con diversi artisti del panorama flamenco, in particolare col Maestro Juan Parra Morón, e partecipa a numerose rassegne, festivals e produzioni teatrali.
Nell’anno 2007 lavora come bailaora nel tablao flamenco “La Tona” in Murcia (E) della famiglia gitana Amador.
Attualmente continua il suo percorso professionale alternando momenti di studio, aggiornamento e lavoro in Spagna, all’attività artistica e didattica.

Come ti sei avvicinata al flamenco?
Mi sono avvicinata al flamenco in un momento di crisi personale. Fin da piccola sono sempre stata affascinata dal mondo dello spettacolo e della danza classica soprattutto, frequentando i corsi di balletto in alcune importanti scuole della mia città. Ho sempre pensato che quella sarebbe stata la mia strada. Finire il mio percorso di studi, iniziare a fare audizioni ed infine trovare una compagnia dove iniziare a intraprendere la mia carriera… ovviamente corpo di ballo, solista e poi chissà magari prima ballerina. Purtroppo si sa, sognare non costa nulla, ma la realtà spesso non corrisponde. All’età di 14 anni ho cambiato scuola di danza perché sentivo la necessità di aumentare sempre di più il mio bagaglio artistico e i miei nuovi insegnanti mi hanno fatto notare che per quanto impegno, bravura o talento avessi e mettessi, la danza classica non è magnanima e soprattutto i suoi canoni estetici sono molto rigidi. Così dopo alcuni anni di tentativi, diete e frustrazioni varie, è arrivata la crisi. Una sera mi hanno proposto di andare a vedere uno spettacolo di Joaquin Cortes a Modena e non avendo niente di meglio da fare, ho accettato. Lì ho conosciuto alcune persone, ora amiche, che facevano parte di questo mondo, ma allora il flamenco era ancora molto lontano da me. Dopo qualche tempo sono stata invitata ad assistere ad una lezione di stage tenuta da Charo Cruz, e a dire il vero non mi era piaciuta per niente. Non capivo nulla, lei parlava in uno spagnolo incomprensibile (gaditana de verdad), sembrava insultare tutti ed incitare alla rissa con questo “baccano infernale” che ho capito poi essere zapateado. Poi il cambiamento. A settembre iniziano le “open week” nelle scuole di danza, dove puoi partecipare gratuitamente a tutti i corsi. Così, giusto per provare e per l’affetto nei confronti della mia maestra di danza classica che era anche quella di flamenco, ho deciso di partecipare ad una classe di baile. Ho iniziato a frequentare i corsi e piano piano ho costruito mattone dopo mattone la mia passione per il flamenco. Ho iniziato ad interessarmi sempre di più non solo al baile, ma facevo domande su diversi aspetti della cultura fino a quando la curiosità mi ha fatto approdare prima a Jerez de la Frontera e poi è culminata con il trasferimento a Cadiz. Vi ricordate di Charo Cruz sopra menzionata? Beh quell’insegnante assurda che montava delle cose turche… è diventata poi la mia unica insegnante per un periodo molto lungo di tempo e a lei devo moltissimo della mia arte nonchè della mia persona!

Quando hai capito che sarebbe stata la tua professione?
A dire il vero non penso che ci sia stato un momento o un episodio preciso che mi abbia fatto dire “Ecco questo sarà il mio lavoro”. Penso che sia stato un susseguirsi di eventi fortunati che mi hanno portato prima a far parte come sostituta agli spettacoli della compagnia dell’accademia dove frequentavo i corsi a Cadiz e a dare qualche classe sporadica e poi nel tempo ad arrivare oggi a costruire un gruppo mio vero e proprio con cui fare, proporre spettacoli, collaborare e a continuare nell’insegnamento.

Hai mai pensato di non farcela?
Durante il mio percorso di studi a Cadiz tantissime volte! Ma siccome non avevo ancora una meta precisa in quel periodo, ho sempre pensato che tutto quello che prendevo da quella esperienza sarebbe stato buono per me nel bene e nel male. In più, sono una persona piuttosto ambiziosa e il mio non accontentarmi mai, la mia supercriticità e determinazione, mi fanno prendere sempre tutto come una sfida dove l’importante è dare il massimo. Chi da il massimo di sé con amore e passione, ha già vinto. Quindi non mi è rimasto altro che avere fiducia, umiltà e determinazione, che sono poi le paroline magiche che mi accompagnano sempre anche in altri ambiti della mia vita. Quindi nonostante abbia pensato varie volte di abbandonare ciò che avevo iniziato, ho sempre avuto una sottile positività che non mi ha fatto perdere d’animo.

Chi sono i tuoi punti di riferimento ?
Ho ammirazione per moltissimi artisti (non solo del baile) del panorama flamenco, nel tempo poi i miei gusti sono cambiati e si sono evoluti… quindi scrivo qualche nome tra quelli che amo di più. Carmen Amaya e Eva la Yerbabuena. Cito anche Carmen Mora che è stata fondamentale all’inizio del mio percorso per capire molte cose di me e del “mio flamenco”.
Devo aggiungere poi che spesso i miei riferimenti sono anche i miei allievi o i musicisti che collaborano con me ai miei spettacoli. Nel nostro “scambio” apprendo da loro ogni giorno qualcosa di nuovo sull’emotività e sulla sensibilità che mettono nel loro percorso e la fiducia che ripongono in me è enorme. Questo mi fa crescere, come insegnante e ballerina e mi fa dare il massimo perché sono consapevole della responsabilità che ho nei loro confronti.

Quante ore alla settimana dedichi allo studio?
Insegno tutti i giorni a livelli diversi, dai principianti agli avanzati e in questo modo riesco a mantenermi in allenamento costante. Faccio prove per i miei bailes e ovviamente appena posso “scappo” a respirare un po’ di aire Andaluz frequentando cursillos. A volte studio video e musiche e leggo molti libri di artisti flamenchi o della cultura spagnola e gitana in genere. Non saprei quantificare le ore che vivo per il flamenco. Ci sono anche periodi in cui ho bisogno di isolarmi totalmente da questa Arte e faccio tutt’altro!

Quanto ha influito il flamenco nelle tue scelte personali?
Penso che in parte consapevolmente ma anche inconsapevolmente influisca molto. Quando la tua passione è anche il tuo lavoro e lo ami davvero, è inevitabile che ti ritrovi a fare scelte anche in funzione di… Bisogna stare attenti a trovare un buon equilibrio, come in tutte le cose, altrimenti ti ritrovi schiavo della tua stessa passione e questo è terribile. Fortunatamente ho tanti interessi e questo mi porta a cercare spazio anche per altro, a frequentare ambienti anche non siano flamenchi e a non avere solo “amici del flamenco”.

Qual è stata, se c’è stata, la più grande difficoltà che hai incontrato per raggiungere i tuoi obiettivi  di artista?
Una grande difficoltà che trovo sempre e costantemente è la mancanza di cultura qui in Italia sul flamenco. Purtroppo nonostante la comunità flamenca sia in crescita, c’è ancora troppa ignoranza in merito. Molti scambiano ancora il flamenco con il tango argentino, altri pensano che il flamenco sia il Ciclone (il film di Pieraccioni). Non ci sono mai soldi nelle amministrazioni e nei teatri e quindi promuovere questa arte attraverso spettacoli è difficile. Sotto ogni punto di vista che si voglia guardare, credo che il problema sia proprio una mancanza di cultura. Se si conoscesse di più e meglio, penso che sarebbe più facile e ci sarebbe posto per tutti. Forse il problema è anche nostro. In fondo la società è composta anche da noi, dovremmo forse essere più uniti come comunità flamenca. Spero comunque, che con l’aiuto di tutti noi che ci crediamo costantemente, le cose possano cambiare e se non io, forse quelli che verranno dopo di me avranno qualcosa in più da condividere con le altre persone.

Tecnica ed espressività. Che cosa viene prima?
Non credo ci sia una risposta giusta e una sbagliata. Credo che per i comuni mortali come me e la maggior parte delle persone, le prime cose che devono venire sono la naturalezza e l’autenticità. Bisogna confrontarsi con gli innumerevoli aspetti del flamenco per avere solo una vaga conoscenza. La ritmica, i suoni, la cultura, il cante, il toque, ovviamente il baile… E solo quando raggiungi una naturalezza sufficiente a rendere armonico e “automatico” il movimento puoi lasciare spazio all’interpretazione e alla ricerca del tuo sentire te stesso attraverso il baile. In fondo, non è chiedere troppo, no? = ) Ad ogni modo sono convinta che senza tecnica, l’espressività perda di senso. Ci sono poi Artisti con la A maiuscola che possono stare fermi sul palcoscenico senza fare nulla  ma hanno qualcosa di magnetico che ti ipnotizzano e ti portano in un altro mondo. Ce ne sono altri poi, che ti fanno ore e ore di zapateado che rimani allucinato dalla pulizia del suono e dalla perfezione dell’esecuzione, ma che non arrivano al cuore del pubblico. Entrambi sono lodevoli, entrambi sono soggettivi.

Ti senti più artista o più insegnante?
Artista mi sembra una parola grossa associata a me. Sono molto giovane e il mio percorso è ancora tutto da fare. Sono solo all’inizio. A vent’anni mi sento sicuramente ballerina con tanta voglia di raccontarmi attraverso la danza. Non sono molto estroversa e sono piuttosto timida e nel ballo trovo una buona “valvola di sfogo” per raccontare quello che non riesco attraverso le parole. Mi sento in fase di cambiamento e questo ovviamente influenza anche il mio modo di ballare. Sto crescendo e mi sto delineando come persona, personalità e carattere. Perciò anche il mio baile è in continua evoluzione. L’insegnamento è fondamentale per me e per il mio lavoro. Non pensavo di essere “portata”, è molto difficile insegnare. Non si tratta solo di trasmettere delle conoscenze tecniche o delle formule chimiche con una oggettività, noi parliamo di arte, cultura, emozioni, sentimenti… Comunque più mi confronto nell’insegnamento più imparo ad affrontarlo in maniera sempre più matura e consapevole e mi piace moltissimo!! Mi sento dunque entrambe le cose perché entrambe le cose fanno parte di me.

Qual’è il messaggio che vorresti trasmettere ai tuoi allievi?
Da un punto di vista didattico sicuramente mi piacerebbe poter trasmettere loro delle conoscenze che possano ampliare la loro formazione sia dal punto di vista del baile che dal punto di vista della cultura flamenca. Confrontarsi con il ballo, significa anche mettersi in discussione con i nostri punti forti e deboli, quindi vorrei anche che acquisissero una maggiore consapevolezza di loro stessi. In più mi piace l’idea di poter condividere con loro ciò che io amo tanto.

E quale al pubblico?
Al pubblico mi piacerebbe lasciare la curiosità. Uscire da teatro o altro posto dopo un mio spettacolo e sentire le persone incuriosite sul flamenco, che abbiano voglia di approfondire su ciò che hanno visto. Non deve piacergli per forza, però vorrei non lasciarli indifferenti.

Quale tipo di pubblico vorresti conquistare?
Beh data la universalità dei sentimenti… tutti! Ma sicuramente i miei preferiti sono i bambini con la loro intelligenza e la loro sensibilità acuta e astuta. Credo che educare i bambini al flamenco sia un modo per educarli alla cultura, ai sentimenti e anche alla storia. Spero che in questo modo possano crescere delle generazioni più mature e consapevoli della mia.

Qual’è il tuo rapporto con gli altri colleghi?
Stimo moltissimo le persone con cui lavoro sia come persone che come artisti. Per me sono dei miti! Essendo così giovane cerco sempre di confrontarmi il più possibile con loro per poterne trovare uno spunto di crescita sempre. Anche nei momenti in cui non siamo d’accordo o c’è qualcosa per cui discutere, la sincerità e il dialogo ci hanno sempre aiutati a risolvere i problemi che si sono posti. Poi ci sono molti colleghi che purtroppo ancora non conosco, ma spero di poter rimediare presto.

Quali sono i tuoi progetti attuali?
I miei progetti attuali, sono sicuramente quello di mantenere invariata la posizione che ho raggiunto fin’ora e di poter integrare il tutto con una maggior crescita del mio gruppo nonché del mio baile e del mio essere bailaora.

C’è stato un momento della tua carriera particolarmente emozionante e per questo indimenticabile?
A parte la prima volta che ho danzato rientrata in Italia, direi che la più emozionante di tutte è stata quando ha accettato di esibirsi con me e il mio gruppo il maestro Juan Parra Moron. Il fatto che un maestro di quel livello, con tutta la sua arte e la sua umanità, accetti di esibirsi con me, mi ha riempito di gioia. E nel momento in cui ho visto tutto il cuadro seduto sul palco con lui, tutti che conversavano tranquillamente senza problemi, è stata una lezione di umanità, come ho già detto, indimenticabile.

E che cos’è che non hai ancora fatto ma che speri un giorno di fare? Qual è il tuo sogno nel cassetto?
Devo essere realista o no? No scherzo… Non saprei, in questo momento sto passando un ottimo periodo e sto bene così con le mie classi, il mio studio e i miei spettacoli. Ogni giorno è pieno di occasioni e mi sto concentrando più sul mio presente che sul mio futuro. Penso che se costruisco un buon presente il futuro non potrà essere poi così male, no?

Qual’è l’artista/collega (bailaor, cantaor, tocaor) della scena attuale che più corrisponde al tuo gusto e che più ti emoziona?
Pilar Ogalla e Fuensanta la Moneta.

La tua meta ideale: Sevilla, Jerez, Madrid o…?
La mia meta ideale per aggiornarmi e studiare è sicuramente Jerez. Per pensare, e stare bene Cadiz.

Tradizione o modernità?
Tradizione. A me la modernità piace e penso che sia fondamentale adeguarsi alle evoluzioni dell’arte. Ma considerato che tutta la modernità prende comunque spunto dalla tradizione, sia come evoluzione pacifica che come protesta, dico tradizione.

Pensi che ‘il Duende’ sia solo una prerogativa del popolo gitano o spagnolo?
Penso che il duende o ce l’hai o non ce l’hai, ma non penso che sia qualcosa legato alla nazionalità.

Il tuo più grande difetto come artista e come persona
Sono troppo critica nei miei confronti e perfezionista. Può essere visto come qualcosa di positivo, ma nel mio caso no. Il mettermi continuamente in discussione e in auto critica, mi crea degli stati d’animo fortemente contraddittori e poi divento paranoica… aiutoooo! Meno male che non sono così con gli altri!!

Il tuo più grande pregio come artista e come persona
La pazienza. Sono una persona trooooopppppoooo paziente davvero.  E meno male così riesco a controllarmi sul mio difetto di cui sopra. E’ il mio punto di forza. La pazienza mi ha aiutato a non demoralizzarmi mai e a darmi mille opportunità nella vita e nell’arte.

La prima letra che ti viene in mente…
Cada vez que voy a Cai … etc…

A che cosa pensi un momento prima di salire sul palcoscenico?
Ascolto la sottile inquietudine che mi attraversa e che mi fa sentire viva.

Ascolti altri generi musicali oltre al flamenco? Se si quali?
Ascolto di tutto. Posso iniziare la giornata con un disco di Rancapino o di Chicuelo per poi passare a Mozart e Mahler a Luis Amstrong e infine ascoltarmi l’ultimo disco dei Coldplay. Mi piace molto anche la musica italiana “vecchio stampo”, il mio preferito sicuramente Lucio Battisti.

L’ultimo film che hai visto al cinema? L’ultimo libro che hai letto se preferisci…
L’ultimo film che ho visto al cinema è stato Vicky, Cristina Barcelona e The Millionaire. L’ultimo libro flamenco che ho letto è El Alma Compartida di Manolo Sanlucar e l’ultimo libro che sto leggendo in generale è Nulla succede per caso di Robert H. Hopcke.

La tua giornata ideale?
Sicuramente divisa tra i miei affetti più grandi e il mio lavoro.

Un consiglio per i nostri lettori che vogliono fare del flamenco la loro professione
Potrei dire tante belle parole, ma credo che se uno sente di voler fare del flamenco la propria professione sa già che se ne assume gioie e dolori della propria scelta, come in tutte le cose. Ognuno costruisce il proprio percorso. Io posso dire basandomi sulla mia esperienza personale che non sono pentita di niente di quello che ho scelto e che se dovessi tornare indietro farei di nuovo quello che sto facendo e farei di nuovo forse anche le stesse scelte. Il mio è un dunque un punto di vista positivo, anche se ci sono stati momenti bui. L’unica cosa che mi sento di dire è di basarsi molto solo sulle proprie capacità e su se stessi e di non stare ad aspettare le promesse di nessuno, questo si, e di studiare tanto tanto tanto e tutto possibilmente, perché nel momento in cui conosci, nessuno può toglierti nulla di te stesso.

Il tuo compagno/a ideale: dentro o fuori dell’ambiente flamenco?
Se è dentro o fuori dall’ambiente flamenco non mi importa. L’importante è che rispetti la mia individualità e la mia personalità e con ciò, tutto quello che ne fa parte.

Il flamenco in una parola
Scambio e partecipazione.

Grazie Paola. Per saperne di più:

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