Raffaella Tonelli

tonelli

Raffaella Tonelli si avvicina al flamenco all’età di 11 anni studiando con Isabel Fernández Carrillo. Dall’età di 15 si reca in Spagna frequentemente (Siviglia e Madrid) studiando con nomi rilevanti del mondo del flamenco quali: Mario Maya, Atonia Moya, Elena Santonja, La Tacha, Ana Romero, Hiniesta Cortés, Manuel Reyes, La China, Manuel Liñán, Kelian Jiménez, Belén Fernández, Junco, Rafaela Carrasco, ecc. Dal 1995 insegna in una scuola di cui ne è anche direttrice, impartendo lezioni e organizzando stages ed eventi culturali.
Dal 1987 al 1995 – Compagnia “Andalucia” di Isabel Fernandez Carrillo – teatri: Parioli, Manzoni, Argentina (1993), Olimpico (1992-1993), Nazionale (Roma) San Carlo (Napoli), ecc. Partecipa a numerose trasmissioni televisive (Rai2 “Ciao Week-end” 1991; Rai3 “La cultura dell’occhio” 1993).
Dal 1997 al 2000 – Compagnia di Manuel Santiago e Juana Calà e con la partecipazione di: José Parra (cante) El YaYa (cajón) Angel Atienza (baile) – POLITEAMA (Napoli Dicembre 1997); “INVITO ALLA DANZA” Villa Massimo (Roma Luglio 1999); “VIGNALE DANZA” XXI Festival Internazionale (Vignale Luglio 1999); “GAETA FESTIVAL“ Rassegna di musica e danza, Arena Don Bosco (Gaeta Agosto 1999); “ABRUZZO MUSICA 1999” (L’Aquila Agosto 1999); “DANZA ESTATE” (Brisighella Agosto 1999); Festival di Fiesole ed Osimo (1999); Teatro Filarmonico (Verona 2000); teatro Curci (Barletta 2000)
Dal 2000 al 2003 – Compagnia Locos de Remate – “POPULARIA Suoni e canti dai sud del mondo” (Manduria Luglio 2000); “SUONI DAL MEDITERRANEO” Festival di musica etnica (Andria Luglio 2000); “LATIN AND WORLD MUSIC FESTIVAL” Teatro Romano (Gubbio Agosto 2000); “SUONI DAL MONDO” Rassegna musica etnica (Cetona Agosto 2000 come gruppo spalla a Manolo Sanlucar).
Nel 2001 parte per l’OREGON (Portland) con il Quiza Quintet e Carmen Meloni per incidere un disco (registrazione palmas e piedi) sotto la direzione e produzione di GINO VANNELLI.
Nel Giugno 2003 avvalendosi di artisti spagnoli rilevanti quali: Rafael Jiménez “Falo”, Fernando De La Rua, Antonia Jiménez, Franco Bianco, Manuel Liñán, Ana Romero, Elena Santonja, Begoña Castro – “38° FESTIVAL INTERNAZIONALE DI MUSICA” (Sabaudia Luglio 2003); TEATRO EUCLIDE (Roma Ottobre 2003) Compagnia Flamenquevive diretta da Gianna Raccagni nello spettacolo “Colores Morenos” con la partecipazione di Juan Ogalla (baile) – ANFITEATRO (Brisighella Luglio 2005); “SPOLETO FESTIVAL” (Spoleto Agosto 2005)
Nel 2005 all’AUDITORIUM Parco della Musica, in occasione della Notte Bianca con la compagnia IDA Y VUELTA.
Dal 2005, con l’appoggio de “Il LOCALE” (Vicolo del Fico – Piazza Navona Roma) il “CAFFE’ LATINO”, e “MERCATI GENERALI” organizza tutti i mesi degli “ENCUENTROS” invitando dalla Spagna alcuni dei più famosi artisti del flamenco con lo scopo di diffondere questa cultura in Italia.

 

Come ti sei avvicinata al flamenco?
Nel 1984, avevo 11 anni. Le attività “ricreative” le sceglieva sempre mia sorella maggiore, era anche una questione di comodità per mia madre che, avendo poco tempo, accompagnava tutte e due alla stessa palestra, alla stessa piscina, o… Un amico di mia sorella, all’epoca, frequentava un corso di flamenco e la convinse ad iscriversi… lei fece solo un anno ed io invece… eccomi qua! Forse è un po’ banale, ma così andò!

Quando hai capito che sarebbe stata la tua professione?
Subito! E per vari motivi. Avere una passione così “complicata”, ad un’età così giovane e soprattutto viverla intensamente come me la sono vissuta io, era inevitabile!! La mia insegnante mi faceva fare da assistente alle lezioni e lì ho misurato la mia pazienza ed il mio amore per l’insegnamento. Da subito, all’età di 15 anni, ho avuto la possibilità di viaggiare e stringere amicizia con grandi maestri che mi hanno sempre incitata e accompagnata nel mio viaggio. E poi… ero portata 😉 Jajaja!!!

Hai mai pensato di non farcela?
Sì. Il flamenco libera e imprigiona, libera e imprigiona, libera e…

Chi sono i tuoi punti di riferimento?
I miei amici/maestri e i loro numerosissimi consigli …

Quante ore alla settimana dedichi allo studio?
Ora poche, non ho più tempo, mi limito a qualche fine settimana (quando ce l’ho). Tra l’altro non è studio, ma creazioni varie. Prima… dipende, a periodi… intensi periodi di full immersion e periodi più rilassati, dove comunque, c’erano sempre quelle 4/5 ore quotidiane di insegnamento che mi facevano stare in movimento.

Quanto ha influito il flamenco nelle tue scelte personali?
Tanto, tutto, troppo! Ho fatto venire i capelli bianchi ai miei genitori prima del tempo… Da adolescente era difficile scindere, così, non solo studiavo il flamenco, ma vivevo intensamente tutto ciò che lo riguardava. 😉 Sì sì direi che ha influito tantissimo…

Qual è stata, se c’è stata, la più grande difficoltà che hai incontrato per raggiungere i tuoi obiettivi di artista?
C’è stata eccome ed è una sola … i soldi!

Tecnica ed espressività. Che cosa viene prima?
Oddio, tutte e due insieme no? Ok, metto per prima l’espressività, ma senza la giusta dose di tecnica si va poco lontano. Per me, al primo posto in assoluto c’è il BUON GUSTO!

Ti senti più artista o più insegnante?
Praticamente, forse, mi sento più insegnante, adoro condividere ciò che imparo. Ma nell’animo…nell’animo, sono un artista a 360 gradi. Ho tante idee, molte ancora non espresse e in queste, quasi sempre, non sono io la protagonista… l’idea è la protagonista.

Qual’è il messaggio che vorresti trasmettere ai tuoi allievi?
Di rubare … Di guardare … Di viaggiare … Di viversi il flamenco come crescita personale e non come un traguardo.

E quale al pubblico?
Quale, quello italiano? Quello mondiale? Il pubblico degli aficionados? Quello ignorante?
Vabbè va, a tutti chiedo di essere aperti, di ricevere, e di non desiderare sempre di vedere la solita solfa!

Quale tipo di pubblico vorresti conquistare?
Quello più scettico, quello granitico… mi piacerebbe scioglierlo in un’emozione, magari commuoverlo.

Qual’è il tuo rapporto con gli altri colleghi?
Buonissimo!!! Meraviglioso con alcuni di loro che sono anche i miei più cari amici… sono cresciuta con loro!!

Quali sono i tuoi progetti attuali?
Un progetto già messo su carta, già comunicato ai colleghi, ma con poco tempo e soldi per metterlo in moto…

C’è stato un momento della tua carriera particolarmente emozionante e per questo indimenticabile?
Ce ne sono tanti e tutti custoditi gelosamente nel mio cuore. Tra questi, penso che i due spettacoli organizzati a Pavona e Sabaudia possano assolutamente riassumere tutte le emozioni più belle che abbia mai potuto provare. Mi sono sentita capace di fare bene le cose!!! E poi… l’America con Carmen ed il quintetto, gli stages, vivendomi gli artisti moooooolto da vicino, ecc. ecc… ce ne sono, ce ne sono…

E che cos’è che non hai ancora fatto ma che speri un giorno di fare? Qual è il tuo sogno nel cassetto?
Non lo dico, ma certo che c’è … 😉

Qual’è l’artista della scena attuale che più corrisponde al tuo gusto e che più ti emoziona?
Sono tre: Manuel Liñán, Rocío Molina e Rafaela Carrasco.  Ma prima di loro vengono tutti i componenti della C.ia ARRIERITOS. Sono i maestri in assoluto, i veri artisti … gli amici con i quali sono cresciuta nel flamenco e “fuori”.  Los amigos de toda la vida!!! 😉

La tua meta ideale: Sevilla, Jerez, Madrid o…?
Madrid. Dopo 10 lunghi anni di Siviglia vissuta molto intensamente e altri 10 di Madrid posso facilmente dire che Madrid è la città che mi ha dato di più in tutti i sensi: flamenco e umanità. Jerez… meravigliosa, ma semplicemente troppo lontana da me.

Tradizione o modernità?
Modernità, quando è ben fatta.
La tradizione è loro e mi limito ad ammirarla… pure lì, però, deve essere ben fatta sennò dupalle!!! Hahahah!!!

Pensi che ‘il Duende’ sia solo una prerogativa del popolo gitano o spagnolo?
Se metto da parte, e non me ne voglia, Federico Garcia Lorca, no.
Il termine, io (è un mio parere, ovviamente) lo associo a tutte le arti e a qualsiasi paese. Il pittore, il poeta, il cantante… Lì dove esiste quella perla rara d’artista “Speciale”, incantato magicamente, lì dove il potere dell’attimo non è “umano”… è duende.

Il tuo più grande difetto come artista e come persona
Troppo umile??? Hahaha!!! Così mi dicono.

Il tuo più grande pregio come artista e come persona
Ho sempre tante idee …

La prima letra che ti viene in mente…
La prima che mi viene in mente….
Lo he dicho y lo voy “hacé”
un telefono sin hilo
“pa’ sabé” de tu “queré”.

A che cosa pensi un momento prima di salire sul palcoscenico?
Mi concentro e respiro … Faccio tutto il contrario… non penso!

Ascolti altri generi musicali oltre al flamenco? Se si quali?
Assolutamente sì, non potrei senza!!! W Brazil!!! Musica buonissima brasiliana vedi Guinga, Jobim, Veloso, Gilberto…. E tanto jazz, pur avendo dei “seri” problemi nel ricordarmi i nomi degli interpreti… io ascolto e basta!!!

L’ultimo film che hai visto al cinema? L’ultimo libro che hai letto se preferisci…
Al cinema vado poco, ma a casa in dvd, ne divoro in quantità smisurata con il Bonaviri… non saprei dirti, tanti tanti… due a sera, in alcuni periodi …
Gli ultimi libri letti (e riletti) sono quelli di Anais Nin, TUTTI in un solo colpo.

La tua giornata ideale?
Il mio ideale di giornata di oggi è diverso da quello di qualche tempo fa. La mia vita cambia drasticamente spesso!! Sono vogliosa di emozioni forti. Tutto il resto è quotidianità … Comunque nella mia giornata ideale c’è sempre una bella e ricca mangiata con buoni amici.

Un consiglio per i nostri lettori che vogliono fare del flamenco la loro professione
Quindi professione, non hobby? Allora ci vado pesante con il mio parere personale … Che altro non è che la mia esperienza e quella dei colleghi della mia generazione… Con grande sforzo, provare ad essere autonomi. La funzione dell’insegnante deve necessariamente avere, ad un certo momento, un ruolo ridimensionato. Provare a non riprodurre idee altrui, ma crearne. Solo così possiamo avere il piacere di avere stili diversi. Solo così uno può sentirsi un vero artista.

Il tuo compagno ideale: dentro o fuori dell’ambiente flamenco?
Sicuramente, “uno” che ami condividere, “uno” che non sgomiti per emergere nella vita (e nell’ambiente flamenco), uno diretto, uno che gioisca di fronte al successo di un amico/a.

Per che cosa vorresti essere ricordato
Nell’ambiente flamenco? Vorrei essere ricordata come una persona “capace” di stare in un ambiente competitivo come il nostro, per le iniziative spero mai scontate, per la dedizione verso il flamenco.

Il flamenco in una parola
DOMINIO in tutti i sensi. Certo, ora sarebbe lunghissimo spiegare cosa intendo IO per dominio… lascio la curiosità nell’aria e che ognuno pensi ciò che vuole.

Grazie Raffaella! Per chi vuole approfondire consigliamo:

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One thought on “Raffaella Tonelli

  1. Sei fantastica, l’ho sempre pensato da quando ti ho visto ballare per la prima volta. Io non ho creduto a me stessa nel flamenco, come dici tu mi ero fossilizzata sulla mia insegnante pensando che senza di lei non sarei stata in grado di fare chissaché. In parte lo penso ancora. E mi ricordo perfettamemte di questa tua generosità, dei consigli che mi davi con grande slancio.
    Baci,
    Frà

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