Rossella Cicero

Nasce a Roma e si trasferisce negli anni ’80 a Milano dove continua gli studi di danza contemporanea, intraprendendo quelli di danza classica, teatro, danza mediorientale e nord-africana. Inizia a conoscere il Flamenco e la danza spagnola studiando con gli insegnanti della prima generazione milanese tra cui Franca Roberto. Prosegue quindi con Elena Vicini.
Per la prima volta in Andalucia a Jerez de la Frontera, studia con Angelita Gomez le cui classi sono accompagnate alla chitarra da un giovanissimo Alfredo Lagos e prende ripetizioni da un altrettanto giovane Antonio ‘El Pipa’.
A Milano sono molti gli artisti ed i grandi maestri che, invitati dalle poche scuole e realtà associative attive agli inizi degli anni ’90, iniziano dei veri e propri percorsi formativi: studia con Miguel Angel, Trinidad Artiguez, Antonio Canales, Juan Ortega, Mayte Piqueras, Carmela Greco fra gli altri. Prosegue la sua formazione recandosi spesso a Madrid, Cordova, Sevilla, Granada.
Studia e collabora per molti anni con Inma Peréz Garrido e Candy Roman (C.ia Antonio Gades).
Fondamentale l’incontro con Belén Maya, ma sempre una grande ricchezza da ciascun artista/maestro incontrato e che segue incontrando.

Inizia l’insegnamento del Flamenco nel 1991, da questa data conducendo regolarmente corsi e seminari. Nel 1995 fonda la sua scuola Mediterranea Danza e Arti dove oltre al Flamenco insegna Danza Egiziana Contemporanea e Teatrodanza.
È fra le prime a Milano ad esibirsi ed organizzare tablaos (Le ScimmieCoco Loco).  Ha promosso e preso parte a numerosi progetti artistici e culturali come danzatrice, coreografa, regista in collaborazione con musicisti e gruppi musicali tra i quali: José Salguero, Alberto Rodriguez, Rubén Díaz, Alfredo Lagos, Antonio Canales (video ‘Sevillanas’ – Fabbri Ed.), Gazy Makhoul, Jamal Ouassini, Gianni Cannata, Nando Citarella, Rhapsodija Trio.
In collaborazione con registi, attori e coreografi: Mirella Rosso (Zelig Circus), Alessandro Del Bianco (Teatro5), Giangilberto Monti, Claudio Bernieri nel film-documentario ‘Zingari in carrozza’.
Ha preso e prende parte a numerosi spettacoli, festival interculturali e conferenze tra cui: Festival del Mondo Arabo S.Severina (KR), Conferenze sul Flamenco, Segrete di Bocca (Mi), Porte aperte in Mondadori (Mi); Giornata del Rifugiato (Mi); Auditorium di Milano La Verdi: lezione concerto ‘danze e suoni dal Mediterraneo’ -(2008-2009-2010).

Tutto è iniziato…
A Milano, dove avrei dovuto rimanere solo pochi mesi. Prima ancora di Milano posso dire di aver conosciuto le scuole di danza di Milano ed in una di queste, casualmente, incontrato il Flamenco. Amore a prima vista.

Quando hai capito che il Flamenco sarebbe stato la tua professione?
Mi ci sono trovata dentro, spinta da un’amica bailaora ed insegnante romana, anche lei per un breve periodo a Milano, la quale, senza sentire ragioni, dovendo rientrare a Roma mi lasciò in eredità le sue classi. Paura paurissima. Il resto è venuto da sé con lavoro e passione. Ringrazio Carla per quell’atto di fiducia iniziale.

Hai mai pensato di non farcela?
L’obiettivo non è farcela, ma procedere godendosi il panorama. Minestra permettendo.

Chi sono i tuoi punti di riferimento?
Le persone che danno senso, semplicità, profondità alla vita.  Nei flamenchi ciò spesso coincide e allora guardo i miti, i grandi, e poi gli artisti contemporanei per essere specchio delle inquietudini che vivo, e i bambini e gli anziani bailando, cantando, tocando la palma, per la loro semplicità, divertimento, per quell’ essere, da cui traspare l’intuizione della vita.  Tutti i miei insegnanti ciascuno per l’ unicità che lo contraddistingue.

Quante ore alla settimana dedichi allo studio?
Non quante vorrei e dovrei: il baile flamenco ha bisogno di machacar el suelo e a Milano l’affitto delle sale prova è decisamente esagerato. Per fortuna insegno giornalmente e anche questo serve da studio. Ma tra pochi mesi entrerò in possesso della nuova stabile sede della mia scuola, non vedo l’ora di scatenarmi…
In ogni caso alla pratica alterno anche lo studio teorico e di ricerca, libri, musica, video.

Quanto ha influito il flamenco nelle tue scelte personali?
Il Flamenco fa parte della mia vita, come non tenerne conto?! Insegnando tutti i giorni, alcune volte mi mancano le serate in cui decidere di restarmene pigramente a casa o andare a vedere uno spettacolo che c’è l’unica data proprio stasera…

Se tornassi indietro quali sono le cose o le scelte che non rifaresti?
Quelle che ho voluto fare con la sola forza del pensiero. Troppo faticoso e si pigliano un sacco di cantonate.

Qual è stata, se c’è stata, la più grande difficoltà che hai incontrato per raggiungere i tuoi obiettivi di artista?
È un mondo difficile, è vita intensa, felicità a momenti e futuro incerto… 🙂

Quali sono le tue inquietudini d’artista ? Cosa ti fa salire l’ispirazione ?
…è nuestra piccola vita è nuestro grande cuore…. 🙂

Tecnica ed espressività. Che cosa viene prima?
Le due signore vanno a braccetto. L’una sostiene l’altra. Di certo mi annoio con Tecnica senza Emozione.

Ti senti più artista o più insegnante?
Per me l’arte è l’insieme di esperienze, intuito, espressione e comunicazione e allora nella  migliore delle occasioni mi sento una cuoca-artista che cucina delle buone pietanze per i propri allievi.

Qual’è il messaggio che vorresti trasmettere ai tuoi allievi?
Imparate attraverso i sensi. Guardate molto, ascoltate moltissimo, con curiosità.
E sempre alla presenza del Compás.  Dimenticavo: di vitale importanza recarsi in Andalucia, aprender un poquito de cante, hacer unas palmitas….

E quale al pubblico? Quale tipo di pubblico vorresti conquistare?
Lasciatevi trasportare dai sensi. Con complicità.
Quello che conosce solo l’aggettivo ‘bravo’.

Qual’è il tuo rapporto con gli altri colleghi?
Di rispetto ed ammirazione, per il coraggio, la determinazione, il lavoro.

Quali sono i tuoi progetti attuali?
Ricompattare la mia scuola dopo alcuni anni di nomadismo forzato.

C’è stato un momento della tua carriera particolarmente emozionante e per questo indimenticabile?
La prima volta che sul tablao ho percepito di essere una sola cosa col cante e la chitarra. Un’energia moltiplicata. Sono certa sia stata un’emozione bella ed intensa per tutti.

E che cos’è che non hai ancora fatto ma che speri un giorno di fare? Qual è il tuo sogno nel cassetto?
Riunire tutti i miei amici musicisti flamenchi e non, payos, gitanos, dell’est e dell’ovest, del nord e del sud, per una grande immensa festa.

Qual’è l’artista/collega (bailaor, cantaor, tocaor) della scena attuale che più corrisponde al tuo gusto e che più ti emoziona?
Che dire… ce ne sono talmente tanti!
Un’emozione, ammirazione, affetto inossidabili per Antonio Canales e Belén Maya: personalità geniali, anime inquiete di una contemporaneità sempre avanti pur rimanendo flamenca che di più non si può. Li adoro, ancora di più avendone condiviso in passato briciole di vita e secondi di autentica umanità.

La tua meta ideale: Sevilla, Jerez, Madrid o…?
Ciascuna corrisponde ad uno stato d’animo, a persone, ad esperienze: direi a rotazione aggiungendo anche Granada, Cadice e Almeria.

Tradizione o modernità?
Tradizione nell’evoluzione, come potrebbe essere altrimenti?!

Pensi che ‘il Duende’ sia solo una prerogativa del popolo gitano o spagnolo?
Penso sia prerogativa di chi accoglie le forze che abitano nel profondo, senza difese, belle o brutte che siano. Comunque guai a barare col Duende, lui poi si arrabbia e può vendicarsi!

Il tuo più grande difetto e il tuo più grande pregio come artista e come persona.
A scelta: l’empatia che mi parte in automatico, la sensibilità, la timidezza.
Ma sono anche mooolto polemica. E generosa.

La prima letra che ti viene in mente…
Yo vendo pescaito a dos, a dos reales, y a dos, y a dos reales… que no que no, puedo vivir sin ella, que no que no puedo vivir sin eellaa…

A che cosa pensi un momento prima di salire sul palcoscenico?
A stare fisicamente dentro i miei piedi e a respirare con la musica e i musici.

Le emozioni che provi mentre balli …a cosa pensi?
Difficilmente pensieri.  Sono sempre emozioni fisiche, che prendono vita dal sentire: le pieghe del cante, la presenza delle persone, el suelo que es un desastre… l’emozione più forte è quella ogni volta straordinaria e che sempre mi stupisce del dialogo intimo con il cante e la chitarra. E questo nella hondura come nel divertido.

Ti capiterà di salire sul palco e non avere voglia di ballare, voglio dire… immagino che quando diventa un impegno possa succedere. Come te la sbrighi?
Mettendomi nella musica e lasciandomene avvolgere. Così la voglia sale sempre.

Bailaora solista su di un palco. Chi vorresti con te come accompagnamento al cante y al toque ?
Rafael Jiménez ‘El Falo’ e Jesús Torres. Ma adoro Jose, Alberto, Cristiano…

Cosa pensi invece del baile in compania? Sia come ballerino che come spettatore.
Confesso il limite, sinceramente non credo riuscirei oggi a starci dentro. Invece come spettatrice ho visto compagnie stupende; ‘Arrieritos’ ad esempio, di cui uno dei fondatori è Florencio Campo. Un modo di proporre Flamenco in mestizaje con qualità, intelligenza, sensibilità.

Il palos che ti rappresenta di più o quello che pensi sia più rappresentativo per il tuo baile.
Seguirillas y Martinetes……con final por Tangos 🙂

Ascolti altri generi musicali oltre al flamenco? Se si quali?
Ascolto tutta la musica possibile ed immaginabile, con preferenza, anche per ragioni professionali, per la musica araba e quella etnica, ma sinceramente amo tutta la musica: il rock, la barocca, i cantautori degli anni ’60, ultimamente uno sguardo incuriosito ai derivati del metal, insomma dipende dal periodo, dalle circostanze e dallo stato d’animo, ma la musica nella mia giornata non manca mai e sicuramente non funziona da sottofondo.

L’ultimo libro che hai letto?
“Se una notte d’inverno un viaggiatore” di Italo Calvino.

La tua giornata ideale?
Estiva. Caldo, mare, luce, silenzi, solitudine, notte, amici, cenette, musica, danza, chiacchiere, risate. Amore.

Qual’è il momento della giornata dove ti senti maggiormente creativo ?
Più della giornata funzionano le condizioni ed incredibilmente le condizioni migliori per me sono sia in perfetto relax che sotto stress. Poco importa dove o quando.

Un consiglio per i nostri lettori che vogliono fare del flamenco la loro professione.
Studiate e sceglietelo solo dopo aver visto quanto è grande e variegato il Mondo.

Il tuo segreto inconfessabile …
L’80% dei miei codici di attivazione è illegale…. 😉

Il tuo compagno/a ideale: dentro o fuori dell’ambiente flamenco?
Non fa differenza, purchè sia al mio fianco.

Il flamenco in una parola
¡Mi arma!

Grazie a Rossella! Per chi volesse approfondire:

2 thoughts on “Rossella Cicero

  1. Questa intervista è il tuo ritratto Rossella: forza, energia, schiettezza, patos, originalità, introspezione e vera arte…….. arte pura al servizio di tutti.

    Grazie davvero.
    Mary

    Mi piace

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