Sabrina Logué

Inizia gli studi con la danza classica, jazz e contemporanea in varie scuole della capitale quale ”Renato Greco”, “I.A.L.S.” e “Elsa Piperno” per poi avvicinarsi al flamenco e perfezionandosi in Spagna presso “l’Accademia Amor de Díos” di Madrid e “l’Accademia di Manolo Marín” con maestri quali: Yolanda Heredia, Manuel Betanzos, Andres Peña, Pilar Ortega, Alicia Marquez, Manuela Rios, Belen Maya.

Dal 1994 inizia a lavorare come bailaora presso vari locali di flamenco (tablao “Andalucia” – “el Escarabajo” –  “el  Duende”) e nelle numerose manifestazioni dell’estate romana, partecipa inoltre a varie trasmissioni televisive quali: “Uno Mattina” – RAI, “Gente sull’Orlo di una Crisi di Nervi” – La 7, “Grande Fratello 4” – Canale 5.

Dal 1996 al 2000 collabora con numerose compagnie quali “Pasion Gitana” diretta da Caterina Lucia Costa, “Flamenco Andaluz“ di Manuel Santiago nei festival di danza e teatri quali: “Invito alla Danza” – Roma, “La Cultura del Mito” – Pozzuoli, “La Versiliana”, “Politeama” – Napoli, “Teatro Greco” e “Teatro Magellano” – Roma, lavorando al fianco di artisti quali José Parra, Rafael Campallo, El Junco, Emilio Cabello.

Dal 2000 collabora con della compagnia “Flamenco Libre” di Juan Lorenzo in qualità di ballerina solista dividendo la scena con artisti quali Antonio Marquez, José Greco e partecipando a vari Festival in Italia, Francia e Germania. Partecipa inoltre alla realizzazione del CD musicale “Flamenco Libre” – (edizione Play Game).

Nel settembre del 2005  partecipa al festival flamenco dell’Auditorium Parco della Musica Roma. Nello stesso anno lavora come bailaora nel film “Il Siero della Vanità” regia di Alex Infascelli.

Nel 2007 forma la sua compagnia italo-spagnola “El Rio Andaluz” con la quale si esibisce nello spettacolo “ …Y AUN FLAMENCO” presso il MUSEO DEL CORSO – Roma, CASTELLO SVEVO – Bari, UMBRIA FOLK FESTIVAR – Orvieto.

Con il nuovo spettacolo “EL ALMA AL AIRE….un cammino nelle intense espressioni dell’anima” si esibisce con la sua compagnia El Rio Andaluz presso il TEATRO GRECO di Roma.

Svolge inoltre, da 10 anni, una intensa attività di insegnamento e di divulgazione del Baile e dell’arte Flamenco, in diverse scuole di Roma ( “I.A.L.S.” e “Mondial Dance”) tenendo stage in altre scuole d’Italia (Balletto di Cagliari e presso La Cueva di Pilar Carmona, Firenze).

 

Tutto iniziò…
… dal mio amore per la danza. Un amore trasmesso fin da piccolissima. Tutti gli anni andavo in Francia da mia zia, la sorella di mia madre,  che era ballerina ed insegnante di danza classica. Mi faceva partecipare sempre ai suoi saggi come bambolina e quindi sono cresciuta con questo sogno nel cassetto. Diventare una ballerina di danza classica. A 5 anni m’iscrissi ad una piccola scuola di quartiere e lì continuai fino a quando entrai in Accademia. Tutti questi anni di studio mi hanno dato l’amore per questa disciplina. Mi incuriosii con il flamenco più tardi. Iniziai con Martine Blain, poi lei chiuse la scuola e sotto consiglio di mia sorella Lara decisi di andare a studiare flamenco con Caterina Costa allo Ials di Roma. Studiai con lei un paio di anni e iniziai a fare i miei primi spettacoli con la sua Compagnia.

Hai capito subito che sarebbe stata la tua professione?
No, anche se in realtà lo avrei dovuto capire fin da quando ero piccola, visto che da sempre venivano prima le lezioni di danza e poi le uscite con gli amici. In pratica vita sociale zero… il mio sogno era fare la ballerina e vivevo per quello… Ma non ho mai pensato di fare flamenco come professione. Me ne sono resa conto piano piano dal momento in cui iniziai a fare spettacoli in giro per tutta Italia con la Compagnia di Caterina Costa… scoprii che mi piaceva e mi dava soddisfazioni e così dopo alcuni mesi partii per Madrid dove rimani un bel po’ di mesi per studiare.

Hai mai pensato di smettere?
No, anche perché c’è stato un momento nella mia vita, dopo 3-4 anni che insegnavo, che mi sono domandata “Sabrina, ora tu vuoi fare questo? Lo vuoi fare serenamente?” Senza pensare: “Oddio e domani?” La mia risposta era si. “E allora per vivertelo bene, senza ansie e paure, vai avanti, puntaci tutto e sii pronta a sapere che se un giorno non andrà come avrai voluto, cambierai pagina tranquillamente e ti metterai a fare qualcos’altro”. E ad oggi mi ritengo una persona fortunata visto che ancora non mi sono trovata davanti alla scelta di dover lasciare il flamenco e fare qualcos’altro.

Quanto ha influito il flamenco nelle tua vita?
Tantissimo, ma in maniera positiva, dalle piccole alle grandi cose. Ha influito moltissimo nella mia vita privata in quanto ho degli orari completamente opposti al il mio partner, che per fortuna li accetta visto che fa parte anche lui di questo mondo. Riesce a capire e riesce a capire quanto tutto questo sia importante per me… forse anche annullandosi un po’ e rinunciando ad una vita di coppia normale a partire dalla semplice vacanza rigorosamente sempre in Spagna fino al rinunciare all’idea di creare una famiglia… alla fine tutto questo diventa un limite tra il piacere e il dovere… ma in questo momento mi sento appagata e non sento l’esigenza di cambiare la mia vita.

Chi sono i tuoi punti di riferimento nel baile?
Se parliamo di alti livelli Eva Yerbabuena e Belen Maya. Per quanto riguarda invece l’insegnamento Manuela Rios. Studio con lei da circa 4 anni e mi ha trasmesso molto la sua stessa curiosità di capire, d’interpretare una letra, di interagire con gli allievi. E’ una trascinatrice nata. Con lei ho riscoperto il tangos che avevo sempre sottovalutato. Mentre i miei punti di riferimento ad un livello più piccolo sono la stessa mia sorella Lara, Dario e il mio compagno Stefano… insomma il nucleo di persone con le quali ho iniziato quest’ avventura e delle quali amo circondarmi… mi interessa sempre il loro giudizio, amo il loro modo di ballare e a volte da loro mi piace anche “copiare” qualche cosa che, anche se di uno stile diverso, piace fare mia.

Quale è stato l’ostacolo più grande che hai incontrato nel tuo percorso?
Non ho mai incontrato grandi ostacoli nel mio percorso… piccoli intoppi quotidiani si, ma nulla di insormontabile che abbia mai ostacolato la mia strada…

Tecnica ed espressività. Che cosa viene prima?
Non viene prima nessuno dei due, vanno di pari passo, uno prescinde dall’altra, ma sicuramente la tecnica sta alla base di tutto. E quando dico tecnica non intendo il gioco circense così come quando dico espressività non intendo un’espressività finta e costruita o una forzata mimica facciale, ma intendo l’espressività a livello di carisma personale.

Ti senti più artista o più insegnante?
Mi piace salire sul palco e ballare, quindi mi sento un’artista, ma prevalentemente mi sento un’insegnante (il mio sogno fin da piccola). Mi piace insegnare ma ancor di più mi piace coreografare e dirigere un gruppo e portarlo su di un palco anche senza di me, ma che è nato da me… Ed inoltre ad oggi mi ha dato molto di più l’insegnamento, in quanto vedi alcune persone che fino a poco tempo prima non si erano mai avvicinate alla danza e in particolare al flamenco e che per merito tuo tutto questo diventa un punto di riferimento nella loro vita.

Qual’è il messaggio che vorresti trasmettere ai tuoi allievi?
Non vorrei trasmettere nessun messaggio in particolare… ma se dovessi trasmetterne qualcuno vorrei che la maggior parte delle persone che sono passate da me abbiano appreso un minimo di senso del flamenco e un minimo di passione per quest’arte. Che da me possano avere avuto lo spunto per poterlo approfondire di più, trasferendosi anche in Spagna se necessario… insomma qualche cosa che vada al di là di sbattere i piedi a lezione due volte a settimana.

E quale al pubblico?
Mi piacerebbe trasmettere con il mio ballo il modo per approfondire di più la conoscenza del flamenco, in modo da togliere tutti gli stereotipi associati erroneamente a quest’arte e a rispettarla di più come succede per tutte le altre più conosciute come la musica jazz, la musica classica o lirica… insomma mi piacerebbe trasmettere al mio pubblico il grande spessore del flamenco, che è si del popolo ma non è folklore.

Quanto è importante il rapporto insegnante-allievo?
E’ fondamentale. Ci deve essere un rapporto di fiducia totale. E di libertà soprattutto. Se un insegnante non ha un buon rapporto con il suo allievo ottiene da lui il 50% in meno del suo potenziale. Bisogna saper trovare il dialogo giusto per tirargli fuori quello che hanno dentro, devi saperlo prendere nel migliore dei modi, a maggior ragione proprio perchè molti di loro non studiano flamenco per professione ma per passione… Devi saper tirare fuori quella passione che hanno dentro e se non lo fai correttamente non otterrai mai nulla da quell’allievo.

Quali sono i tuoi progetti attuali?
I miei progetti attuali sono più che altro indirizzati verso l’insegnamento e per questo mi piacerebbe aprire presto una mia scuola. Ed ho anche diversi progetti per il mio gruppo di baile El Rio Andaluz.

Quali sono le tue inquietudini di artista?
Non essere sempre all’altezza della situazione. Ma questo penso sia in generale per tutti, no? Non credo che ognuno di noi si senta sempre strasicuro di se stesso, del genere “spacco tutto” sia quando sali su di un palco che quando devi affrontare una situazione importante della vita. Inoltre penso sempre di non essere al mio massimo e quindi ho la paura di non poter più continuare a crescere, di non riuscire a raggiungere il mio apice…

C’è stato un momento della tua carriera particolarmente emozionante e per questo indimenticabile?
Ce ne sono stati vari. Fra i ricordi di momenti piacevoli ci sono tutte le volte che ho ballato con la Compagnia di Caterina Costa nel periodo che c’erano el Junco, Josè Salguero ecc… le tournee con Manuel Santiago con Raffaella Tonelli, Juana Calà, Angel Atienza… un’ estate che ricordo con piacere perchè rappresentava la mia prima esperienza da professionista. Ecco questi sono i ricordi. Ma le emozioni più grandi le provo ogni volta che faccio i miei saggi. Per l’energia e la passione che ci metto dentro. Sono i momenti che ricordo con più intensità. E il saggio di quest’anno è quello in cui ho sentito maggiormente l’affetto delle persone perché era un giorno particolare della mia vita e ritrovarmi circondata da tutto l’amore che mi dimostravano è stato un momento indimenticabile.

Il tuo sogno nel cassetto?
Aprire una Academia tipo Amor de Dios ed anche lavorare all’estero con il mio gruppo.

Qual’è l’artista della scena attuale che più corrisponde al tuo gusto e che più ti emoziona?
Eva Yerbabuena

La tua meta ideale: Sevilla, Jerez, Madrid o…?
Sevilla tiene una cosa que solo tiene Sevillaaaaa …;-) Sevilla sicuramente, ma non per questo sono da meno Jerez o Madrid. Ma a Sevilla mi sento a casa mia, conosco tutta la città, ho il mio fornaio dove compro il pane, il mio tabaccaio, appena arrivo mi faccio la mia tapita al solito posto… Sevilla è la mia casa.

Tradizione o modernità?
Non esiste modernità senza tradizione secondo me. Mi piace la contaminazione nel flamenco, ma le radici devono essere tradizionali altrimenti diventa uno scarabocchio…

Raccontaci il “tuo” Duende…
Il duende per me è emozionarsi, quando vai fuori dalla tue paure e ti isoli e ti diverti. Tutte le volte che ballo io provo il duende, per come lo intendo io, ed è l’amore per quello che stai facendo e quando senti che stai trasmettendo qualche cosa a chi ti sta guardando…

Quanta parte di improvvisazione c’è quando sali di un palco?
Dipende da con chi lavoro 😉 e quindi il più delle volte che ballo! Mentre a me piacerebbe provare prima per essere poi preparata su tutto.

Il tuo più grande difetto e il tuo più grande pregio sia come artista che come persona
Come artista e come persona il mio più grande pregio credo che sia la diplomazia, il fatto di essere sempre positiva e ottimista. Come difetto perdo facilmente la pazienza specie quando studio e non mi viene subito un passo! Mentre con gli altri sono paziente, con me stessa assolutamente no… forse per il fatto che pretendo molto da me stessa e quindi non mi piace non riuscire a fare una cosa.

Il palos che ti rappresenta di più o quello che pensi sia più rappresentativo per il tuo baile
In genere amo i palos jondos, ma ultimamente ho riscoperto tango y alegria…

A che cosa pensi un momento prima di salire sul palcoscenico?
Mi concentro che tutto sia a posto, focalizzo bene i punti dove so che devo stare attenta per i cambi di posizione e per i punti salienti per la struttura dello spettacolo… In pratica faccio il punto della situazione!

Bailaora solista su di un palco. Chi vorresti con te come accompagnamento al cante y al toque?
Potrà sembrare strano… ma io mi sento bene ed ho un equilibrio ottimo con le persone con le quali lavoro attualmente… quindi perché chiedere di più?

Qual’è il tuo rapporto con gli altri colleghi?
Innanzitutto devo dire che ci sono colleghi e colleghi e che con alcuni ho costruito un rapporto umano anche al di fuori del flamenco. In generale posso dire di avere un buon rapporto di convivenza e di rispetto con tutti.

Se tornassi indietro quali sono le cose o le scelte che non rifaresti?
Rifarei tutto, bello e brutto … anche qualche cosa in più semmai!

Come ti vedi tra una ventina di anni?
Mammamau!! E come mi rivedo tra vent’anni? Spero di vedermi come una persona che è riuscita a realizzare i suoi sogni, che è riuscita a disfrutar il piu possible quello che poteva disfrutar e… anche direttrice di una scuola, perché no? 😉

Per che cosa vorresti essere ricordato?
Se proprio mi devono ricordare vorrei essere ricordata per tutto quello che ho trasmesso agli altri

Il flamenco in una parola
Algo que acaricia y algo que desgarra

Grazie Sabrina! Per chi vuole saperne di più:

Videos:

Aggiornato in data 18 Ottobre 2011

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One thought on “Sabrina Logué

  1. Stare dall’altra parte del palco, questa volta, non mi aveva certo risparmiato quel leggero stato di ansia misto ad eccitazione che precede il catartico momento di salire sul palco.
    Ero ipoteticamente lì dietro le quinte, nei camerini, con le mie compañeras di sempre, condividendo con loro il frenetico ma allo stesso tempo interminabile scorrere dei minuti che ti separano dall’apertura del sipario e che ti annulla completamente la mente, che ti fa dimenticare metà della coreografia studiata un anno intero e che inesorabilmente ti obbliga a chiedere “ma chi me l’ha fatto fare?”
    Teatro Olimpico. Maestoso, prestigioso, suggestivo. Incute timore ed esige rispetto.
    Doveroso quindi un inizio di altissimo livello. E l’apertura della scena sulle figure immobili e maestose avvolte in un prestigioso abito marrone drappeggiato da colori dorati non poteva essere dei migliori.
    Por Rondeña apre “A la Orilla del Rio…”, spettacolo di Fin de Curso di Sabrina Loguè. Il cante iniziale a palo seco di Alejandro Villaescusa prelude il ritmo incalzante e incessante che salirà subito fin dai primi compas. Coreografia eseguita dal gruppo avanzato in modo elegante, egregio e carico di energia.
    Subito dopo si avvicendano una fiammeggiante Solea por Bulerias ballata dagli allievi del corso intermedio ed un simpatico e uno spumeggiante Garrotin capeggiato da tre hombres di casa Loguè che si contendono la scena a suon di planta y tacon.
    Un attimo dopo il buio, la luce riflette le ragazze del Tientos già posizionate sul palco, con indosso un meraviglioso ed elegante vestito dagli attualissimi toni del nero e del grigio e sue sfumature. Lerelerelerele lerele lerele … la salida portentosa precede una letra interpretata in modo intenso e sensuale. La coreografia è tutta in salita fino al cambio por tangos . Notevole il movimento di cadera di alcune che ne hanno lamentato sempre l’esecuzione;-))
    Assolo musicale del chitarrista Matteo D’Agostino, segue poi una “indimenticabile” Alegrias e subito dopo entra in scena il gruppo degli avanzati con una struggente e bellissima Siguiriya.
    Si susseguono gli allievi principianti con una Guajiras dai toni aranciati, con penombre iniziali fatti di controluce che rendono più accattivante tutta la coreografia 😉 Suggestivo il cuadro di uno degli interpreti che zapateava accanto ad una sedia sulla quale era poggiato un sigaro cubano ed un cappello.
    Chiusura in bellezza dell’esibizione degli allievi con una Farruca degna del nome che porta. Se l’avesse vista Gades dalla sua tomba, sarebbe resuscitato. Perfette, calate nella parte, con la “cara” giusta e la postura impeccabile. Belle, sicure e grintose. A mio avviso una delle coreografie più belle.
    Il finale della Compagnia de El Rio Andaluz por Tarantos – Tangos è un’apoteosi. Iniziano le ragazze por Tangos per poi lasciare il palco all’assolo di Sabrina por Tarantos. Al suo avvento sul palco, avvolta in uno splendido e candido abito bianco, gli scatti delle macchinette fotografiche impazziscono! Il cante struggente di Alejandro l’avvolge e l’accompagna per tutta l’esecuzione fino al successivo cambio por Tangos nel quale rientrano le ragazze della compagnia e Stefano Arrigoni “El Farrubio”. Bellissimo e originalissimo il duetto di remate por tangos eseguito da Sabrina e Stefano uno all’estremità del palco dall’altro. Conclude por Tangos tutta la Compagnia.

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