Sandra Visentini

Sandra Visentini nata a Camposampiero(PD) il 28/09/1974, inizia a studiare danza classica nel 1981 presso la scuola “Centro Danza” di Padova sotto la direzione artistica di Patrizia Tognetto; passa poi attraverso la danza moderna e contemporanea studiando al Centro Studi Danza Classica di Padova con Andrea Francescon e Marina Giacometti del Veneto Balletto,  approdando al flamenco nel 1991.
Nel 1993 frequenta corsi intensivi di modern-jazz e classica presso Steps on Broadway e Alvin Ailey American Dance Center di New York, in particolare un corso di Sevillanas con nacchere.
Dal 1995 approfondisce lo studio del flamenco sotto la guida di Elisabetta Mascitelli. Segue corsi intensivi e d’aggiornamento in Italia ed in Spagna con maestri di fama nazionale ed internazionale come Juana Calá, Brigitta Luisa Merki, Marta Jiménez, Javier Baron, Carmela Greco, La Presy, Juana Torres, Mai Cruz, Gabriela Macìas, Mari Paz Lucena Samaniego, Ana Calí, Miguel Angel Espino, Mati Gómez, Mercedes León, Elena Vicini, Corrado Ponchiroli, Maria José Leon Soto, Angelita Gómez, Matilde Coral, Rafaela Carrasco, Inmaculada Aguilar, Isabel Bayon, Belen Maya, José Granero, Charo Espino, Angel Muñoz, Javier Latorre.
Nel 1997 consegue il diploma di Chitarra classica presso il Conservatorio “C. Pollini” di Padova.
Dal 2001 tiene corsi di tecnica e coreografia del baile Flamenco presso l’associazione Alboreá Centro di Studi sul Flamenco di Padova; dallo stesso anno partecipa regolarmente al Festival de Jerez de la Frontera dove frequenta corsi di perfezionamento e specializzazione. Ha collaborato come solista con ensemble italiane come La Fuente Flamenca di Vicenza ed il gruppo Aires Flamenco.
Sempre dal 2001 si specializza nella tecnica e coreografia della bata de cola studiando con maestri di fama internazionale come Matilde Coral, Angeles Gabaldon e Olga Pericet.
Nel 2002 ha preso parte al progetto, work-in-progress, “Barbablù” con la regia di Corrado Ponchiroli e coreografie di Elena Vicini. Da circa due anni sta inoltre approfondendo lo studio del cajón.
Nel 2003 ha ideato e diretto il saggio-spettacolo dell’associazione Alboreá di Padova dal titolo “Sombras” che ha riscosso un notevole successo di pubblico.
Dal 2004 è docente di baile flamenco presso la scuola Danzarmonia di Legnago (VR).
Nel 2005 crea e dirige lo spettacolo “Sueño flamenco” con la collaborazione di Adriana Grasselli e le sue allieve.
Nel 2007 l’ultimo lavoro con l’associazione Alboreá di Padova portando in scena lo spettacolo “Hoy, Ayer, Mañana”.
Dal 2008 tiene corsi di baile flamenco presso le scuole “Cantieri culturali” di Follina (TV) e  Studio 2000 Danza di Spresiano (TV)
Dal 2001 al 2008 ha collaborato in qualità di insegnante e direttore artistico con l’associazione Alboreá di Padova nell’organizzazione di spettacoli a scopo benefico sia per enti ONLUS che presso case di riposo per anziani o istituti e centri d’accoglienza per persone disagiate.
Tiene laboratori coreografici e classi di tecnica presso la Peña Andaluza del Trentino e la Peña Flamenca Vuelta Morena di Pordenone.

 

Tutto è iniziato…
Sembra assurdo ma tutto è iniziato con un commento della mia insegnante di classico che mi faceva notare come intorno ai 12 anni il mio corpo stesse cambiando in modo “non adeguato alla danza classica”; la mia statura non è mai andata oltre il metro e mezzo mentre le rotondità sembravano crescere a dismisura… così, pur trovandola una cosa molto ingiusta, mi sono messa alla ricerca di uno stile di danza in cui sentirmi “a mio agio” e solo nel 1991 l’ho trovato nel Flamenco. L’inizio è stato molto nebbioso, ero incappata in un insegnante che solo anni dopo ho realizzato non avesse la più pallida idea di cosa realmente fosse il Flamenco: era un parrucchiere della mia città che, carburato da una sincera passione per la Spagna, pensava che scegliere una musica spagnola e sventolare le braccia in aria fosse tutto il succo della faccenda… quanto tempo sprecato! Ma il seme della passione aveva trovato terreno fertile e fortunatamente nel 1995 ho incontrato Elisabetta Mascitelli e da lì mi si è aperto un mondo…

Quando hai capito che il Flamenco sarebbe stato la tua professione?
In realtà ancora oggi mi chiedo se lo sia veramente diventato… di sicuro l’affetto delle mie allieve mi aiuta e mi conforta facendomi pensare che forse la direzione è quella giusta anche se è una strada sempre in salita!

Hai mai pensato di non farcela?
Ogni sera quando vado a letto ed ogni mattina quando mi sveglio…

Chi sono i tuoi punti di riferimento?
Visto che principalmente mi dedico all’insegnamento nel corso degli anni i miei punti di riferimento sono stati e lo sono ancora quegli artisti in cui ho trovato, oltre alla bravura sul palcoscenico, anche una didattica a mio parere eccezionale… penso a persone come Elena Vicini, Inmaculada Aguilar, Angeles Gabaldon, Angelita Gomez, Javier Latorre e Angel Muñoz.

Quante ore alla settimana dedichi allo studio?
Purtroppo sempre meno di quanto vorrei… venendo dallo studio canonico della musica in Conservatorio mi porto dentro la convinzione che poco regolarmente è molto meglio di tantissimo una tantum, ma non sempre gli impegni della vita quotidiana mi permettono di realizzare questo ideale… faccio del mio meglio e sicuramente le ore che dedico all’insegnamento (che variano dalle 6 alle 15 a settimana a seconda dei periodi) sono un toccasana per tenere almeno un livello mediamente dignitoso di allenamento!

Quanto ha influito il flamenco nelle tue scelte personali?
Se penso che mio marito si è innamorato di me vedendomi ballare ancor prima di conoscermi non posso che rispondere moltissimo… anche se sarebbe più giusto dire che grazie al flamenco sono stata scelta…

Se tornassi indietro quali sono le cose o le scelte che non rifaresti?
Sicuramente mi sono lasciata scappare occasioni di esibizioni che forse avrebbero potuto aprire altre porte… ma preferisco guardare avanti.

Qual è stata, se c’è stata, la più grande difficoltà che hai incontrato per raggiungere i tuoi obiettivi di artista?
La carenza di musicisti ed i pochi validi in circolazione non sono delle mie parti… sono convinta che lo studio con la musica dal vivo sia un occasione preziosa ma troppo spesso rara…

Quali sono le tue inquietudini d’artista? Cosa ti fa salire l’ispirazione?
La musica… ho una frase impressa a fuoco nella mente: “hay que bailarle al cante”.

Tecnica ed espressività. Che cosa viene prima?
Sono due aspetti per me indissolubili ed imprescindibili, senza l’una non ci può essere l’altra e viceversa… in ogni campo artistico. Pensate che Horowitz avrebbe potuto suonare così divinamente se non avesse dedicato le sue buone ore a scale ed arpeggi?

Ti senti più artista o più insegnante?
Più insegnante… aspirante artista

Qual’è il messaggio che vorresti trasmettere ai tuoi allievi?
A mio rischio e pericolo alla prima lezione di ogni nuovo corso metto in guardia i presenti che hanno scelto una “cosa” molto difficile, ma dico anche che le gratificazioni e soddisfazioni soprattutto sul piano personale sono grandissime… non arrendersi alla difficoltà tecnica perchè una volta superata ci si troverà ad avere in mano uno strumento in più di un meraviglioso linguaggio espressivo…

E quale al pubblico? Quale tipo di pubblico vorresti conquistare?
Ovvio l’ambizione sarebbe conquistare un pubblico di esperti… ma non posso salire sul palco con questo pensiero ballerei malissimo! Mi ritengo soddisfatta se anche solo uno degli spettatori guardandomi si è emozionato…

Qual’è il tuo rapporto con gli altri colleghi?
Credo buono… spero oddio forse dovreste chiederlo a loro 😉 Con alcuni sicuramente il rapporto è andato oltre l’ambito flamenco ed ho trovato solide e sincere amicizie come Adriana Grasselli o Maria Giordano…

Quali sono i tuoi progetti attuali?
Studiare studiare studiare… chi si ferma è perduto!!!

C’è stato un momento della tua carriera particolarmente emozionante e per questo indimenticabile?
Ho avuto la fortuna di poter ballare durante tutta la gravidanza… al momento non riesco a pensare a nulla di più emozionante!

E che cos’è che non hai ancora fatto ma che speri un giorno di fare? Qual è il tuo sogno nel cassetto?
Se si parla  di sogni allora posso sparare alto… una particina in uno spettacolo di Angel Muñoz! Lo considero uno degli artisti più geniali della scena flamenca attuale…

Qual’è l’artista/collega (bailaor, cantaor, tocaor) della scena attuale che più corrisponde al tuo gusto e che più ti emoziona?
A costo di essere ripetitiva Angel Muñoz e la sua splendida e bravissima moglie Charo Espino… guardandoli ballare mi scende sempre una lacrimuccia…

La tua meta ideale: Sevilla, Jerez, Madrid o…?
Jerez… quando sono lì ho la sensazione di respirarlo il flamenco….

Tradizione o modernità?
La modernità mi attrae moltissimo ma credo che non possa essere totalmente dissociata dalla tradizione o si rischia di perdere il senso del tutto…

Pensi che ‘il Duende’ sia solo una prerogativa del popolo gitano o spagnolo?
I miti preferisco lasciarli a chi li ha creati… da “stranieri” abbiamo parecchia strada da fare, cose da comprendere e studiare, prima di perderci nei meandri di mondi di fate e folletti…

Il tuo più grande difetto e il tuo più grande pregio come artista e come persona
Nel bene e nel male credo di essere una persona modesta, mi impegno studiando ed insegnando nel mio piccolo… e così facendo forse un po’ mi isolo dal mondo “flamenco”… Il mio peggior difetto comunque resta che vorrei sempre accontentare tutti, e pur sbattendoci puntualmente il grugno sul fatto che non sia possibile persevero… diabolica eh?!

La prima letra che ti viene in mente…
“No te vayas al rio
a bañarte sola
mira que los barquitos
y las barquitas
levantan olas”

A che cosa pensi un momento prima di salire sul palcoscenico?
Ce la farò????????

Le emozioni che provi mentre balli… a cosa pensi?
Cielo questa senza dubbio è la domanda più difficile… non penso a niente di preciso lascio che la musica entri dentro e spinga fuori i passi. Poi a seconda del palo che devo interpretare penso ad un elemento ad un colore ad un sorriso o un dolore… insomma dipende, nessuna regola eccetto ovviamente il compas!!!

Ti capiterà di salire sul palco e non avere voglia di ballare, voglio dire… immagino che quando diventa un impegno possa succedere. Come te la sbrighi?
Secoli fa durante un laboratorio Elena Vicini ci disse che più eravamo stanche più dovevamo “compattare il corpo”; quest’anno al Festival un concetto simile lo ritrovai nell’espressione “cuerpo armao” di Olga Pericet… ecco in quei momenti cerco di trasferire quell’idea all’animo… non sempre funziona ma aiuta a non fare disastri totali ;-P

Bailaora solista su di un palco. Chi vorresti con te come accompagnamento al cante y al toque?
Patino al toque e Encarna Anillo al cante… ma siamo tornati nel mondo dei sogni eh!!!

Cosa pensi invece del baile in compañia? Sia come ballerina che come spettatrice.
Mi piace, ha possibilità creative diverse dal baile solista e per questo non credo sia meno valido anzi…

Il palos che ti rappresenta di più o quello che pensi sia più rappresentativo per il tuo baile
La soleá… me la sento addosso come una coperta calda avvolgente rassicurante…

Ascolti altri generi musicali oltre al flamenco? Se si quali?
Ascolto di tutto tranne l’heavy metal… ma ci fu un periodo anche per quello…

L’ultimo libro che hai letto?
“La fortuna non esiste” di Mario Calabresi… l’ho divorato!

La tua giornata ideale?
Avrebbe 48 ore!… 24 per la mia famiglia e 24 per il flamenco!!!

Qual’è il momento della giornata dove ti senti maggiormente creativa?
Non è tanto un momento cronologico quanto una situazione che mi accende la lampadina… in genere accade quando ascolto flamenco in “situazioni non flamenche” tipo giocando con mia figlia, in macchina o aspettando il treno… in genere molti passi li monto in ciabatte o scarpe da ginnastica! Quando era ancora vivo il mio adorato cane ¾ delle coreografie che proponevo alle allieve me le ero pensate durante le lunghe passeggiate fatte con lui…

Un consiglio per i nostri lettori che vogliono fare del flamenco la loro professione.
Cercate di farne prima una genuina passione perchè le mazzate che arrivano si sprecano… e comunque pensateci bene!!!

Il tuo segreto inconfessabile…
Ho sempre paura.

Il tuo compagno ideale: dentro o fuori dell’ambiente flamenco?
Assolutamente fuori per carità… mio marito adora ascoltare flamenco, mi sostiene e mi incoraggia ed è il mio critico più spietato ma professionalmente si colloca in un altro universo…

Il flamenco in una parola
Libertà

Grazie Sandra! Per chi volesse saperne di più:

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