Silvia Tortorella

Nasce in Puglia, a Ostuni, il 15 Giugno 1985. Sin da bambina segue percorsi artistici variegati, che toccano la musica e la danza simultaneamente. Frequenta a Roma la Scuola Media Musicale “Massimo D’azeglio” nella sezione di sperimentazione musicale. È primo violino nell’orchestra della scuola diretta dal Prof. Claudio Bergamini e fa parte del coro, anche in qualità di solista, alla direzione del M° Romano. Dal 1998 al 2000 perfeziona privatamente lo studio del violino e del solfeggio presso l’Accademia Musicale di Firenze, sotto la guida del Prof. Raffaele Puccianti. Dal 2011, dopo un periodo di pausa, studia violino privatamente a Bologna con il M° Alessandro Cosentino. Intraprende lo studio della danza classica a Palermo all’età di 8 anni, presso la scuola di danza classica “Yvonne Gort”. Prosegue a Roma, dal 1995 al 1998, presso la “Marymount International School” con la danza moderna e jazz.
Trasferitasi a Bologna, a 17 anni scopre il flamenco frequentando i corsi di Monica Argnani presso la scuola di danza “Gymmoving”. Sempre a Bologna, frequenta i corsi di Gianna Raccagni, Claudio Javarone e regolarmente i corsi di Roberta Ravaglia, corsi che si aggiungono a stage con maestri di livello in altre regioni di Italia, quali Carmen Meloni, Elena Vicini, Manuela Baldassarri “La Malita”, Maria José Leon Soto e Corrado Ponchiroli. Cura anche, allo stesso tempo, il risvolto musicale del flamenco seguendo i corsi di cajon e palmas del cantaor José Salguero e del musicista/percussionista Francesco Perrotta e i seminari di approfondimento dei diversi palos flamencos tenuti dal chitarrista Marco Perona presso lo Zambra Studio di Bologna. Dal 2007 si reca regolarmente in Spagna dove studia a Sevilla in diverse accademie e con numerosi artisti: quali Isabél Bayon, Ángel Atienza, Manuela Reyes, Alicia Marquez, Juan Ogalla, Ramon Martinez, Andrés Marín, Leonor Leal.
Nel 2008 si trasferisce a Madrid per un periodo di approfondimento della tecnica del baile. Frequenta il “Centro de Arte Flamenco Y Danza Española Amor de Dios” sotto la guida della bailaora Candela Soto, con la quale studia anche l’uso degli accessori nel flamenco, come il manejo del baston, l’abanico e il manton.
Ha frequentato stage con numerosissimi artisti spagnoli: Manuel Betanzos, Maria José Franco, Guadalupe Torres, Joaquin Grilo, Juan Ogalla, Alfonso Losa, La Truco, Concha Jareño, Rafael Campallo, Adela Campallo, Pilar Ogalla, Alicia Marquez, Ramon Martinez, Mercedes Ruiz, Rafael Jimenez, Leonor Leal, Jose Maldonado, Manuel Liñan, Lucía Álvarez La Piñona, Ana Morales.
Dal 2017 ha iniziato una formazione professionale più approfondita e personalizzata con lezioni private tenute da due ballerine per lei punti di riferimento: Manuela Baldassarri “La Malita” e Leonor Leal.
Sin dai primissimi anni del flamenco inizia ad esibirsi sul palcoscenico, primo in assoluto, nel 2004, quello del Circolo Pavese di via del Pratello a Bologna. Tra il 2005 e il 2011 si esibisce in diversi teatri, tra i quali il Teatro Comunale di Faenza, e a Bologna presso il Teatro delle Celebrazioni, il Teatro Dehon, L’Arena del Sole, il Teatro dell’Antoniano e il Teatro Testoni. Partecipa inoltre a numerosi festival in piazza in diversi comuni della regione Emilia Romagna e rassegne estive nella città di Bologna.
Nell’Aprile 2014 si è esibita come solista presso il Tablao Los Viernes en la Cueva di Bologna. Sempre nello stesso anno, insieme al M° Alessandro Cosentino, debutta con lo spettacolo “Violino. Non solo classica” all’ITC Teatro a San Lazzaro di Savena, spettacolo che tutt’ora viene replicato in diversi teatri dell’Emilia Romagna. Nel 2015 partecipa al Concurso Internacional de Baile Flamenco – Flamenco Puro di Torino nella categoria SOLISTAS IN PROGRESS, classificandosi terza e vincendo inoltre il premio speciale Arte y Flamenco – Academia Monica Morra. Il 16 Luglio 2015 porta in scena lo spettacolo Aire y Tiempo, unicamente e puramente flamenco, di cui è ideatrice e solista.
Nel mese di Novembre-Dicembre 2015 ha debuttato come ballerina nello spettacolo Mimì è una civetta, rivisitazione contemporanea della Bohéme di G. Puccini prodotto dal Ravenna Festival, con la regia di Greg Ganakas e le musiche di Alessandro Cosentino. Lo spettacolo è stato per due stagioni in tournee nei teatri in tutta Italia. Dal 2006 al 2008 ha fatto parte della compagnia Alquimia Flamenca. Ha fatto parte dal 2009 al 2013 della compagnia La Fragua di Roberta Ravaglia e, successivamente, della compagnia La Ola Flamenca. Nel 2017, insieme ad Alessandro Cosentino al violino, Tommy Ruggero alle percussioni e Marco Perona alla chitarra, ha fondato il quartetto Remedios, un progetto di musica e danza nel quale stili differenti si combinano tra loro fondendo sonorità flamenche, jazz, afro e contemporanee.

Tutto è iniziato…
Era il 2002, mi ero appena trasferita a Bologna.
Ho sempre danzato sin da piccola, classica, moderna, latino-americana, ma cercavo qualcosa di nuovo, di
diverso. Mi iscrivo quindi ad un corso di danza medio-orientale. Alla terza lezione, mentre attraversavo la palestra per raggiungere la mia sala, mi imbatto in questa classe in cui tutti erano vestiti di rosso e di nero, le donne facevano roteare le gonne e il suono dei tacchi a ritmo di chitarra mi rimbombava nel petto. “Eccola, la mia” ho pensato. Ho cominciato a frequentare il giorno successivo.

Quando hai capito che il Flamenco sarebbe stato la tua professione?
La risposta più sincera a questa domanda è “Non l’ho ancora capito”.
C’è sempre stata una grande dualità in me: una parte scientifico-razionale e una artistica. Entrambe le ho
coltivate con passione e dedizione, ma mentre con la prima sono riuscita a costruirmi un lavoro, con la seconda è molto più complicato, soprattutto nel nostro paese (ahimè). Posso però dire che, nel momento in cui sulla mia agenda hanno cominciato ad apparire sempre più numerose le date degli spettacoli, ho avvertito che qualcosa stava cambiando.

Hai mai pensato di non farcela?
Si, moltissime volte. Sono la più crudele critica di me stessa.

Chi sono i tuoi punti di riferimento?
Leonor Leal è la mia ispirazione. Nel mio modo di danzare c’è la sua impronta, così come nel suo modo di
affrontare la vita, ‘flamenca’ e non. Ogni volta che ballo, penso a lei, a come potrebbe scegliere i movimenti, le sfumature, i dettagli. È il mio vero idolo. Aggiungo anche due grandissimi e meravigliosi artisti che mi hanno, negli ultimi anni, influenzato davvero tanto: Jose Maldonado e Manuel Liñan. Per quanto riguarda gli artisti di casa nostra, devo molto a Roberta Ravaglia, Maria José Leon Soto, José Salguero, loro sanno il perché; e non posso dimenticare La Malita, che mi ha insegnato (e ancora mi insegna) a tirare fuori il pellizco flamenco a cui tanto agogno.

Quante ore alla settimana dedichi allo studio?
Dipende dai periodi. Ci sono dei mesi in cui faccio vere e proprie full immersion, prima di spettacoli importanti, ad esempio, altri mesi in cui divento pigra e a mala pena penso allo studio! Se sono in Spagna, dal momento che non ho mai tanto tempo a disposizione, cerco di sfruttare i miei giorni al massimo. A Luglio dell’anno scorso sono arrivata a fare 3-4 ore al mattino e quasi altrettante al pomeriggio di classi private.. il tutto senza aria condizionata, yeah.

Quanto ha influito il flamenco nelle tue scelte personali?
Al contrario! Sono le mie scelte personali che influenzano il mio flamenco. Un esempio fra tutti: a 22 anni ho vinto una borsa di studio che mi dava la possibilità di fare la tesi all’estero, e ho scelto Madrid: così, per 6 mesi ho frequentato i corsi dell’Amor de Dios tra un esperimento e l’altro in laboratorio. Negli anni sono diventata abilissima nell’incastrare tutti i tasselli della mia quotidianità per fare in modo che io non dovessi sacrificare mai nulla per o a causa del flamenco. È stato difficile: ci sono stati momenti, in passato, in cui mi sono sentita molto sola in questo percorso, senza compañeros, mai nessuno che mi abbia coinvolto davvero nella realizzazione di qualcosa, uno spettacolo, una collaborazione. Fa eccezione il mio compagno Alessandro, musicista, che crede e ha sempre creduto tanto in me e grazie al quale ho potuto danzare su tantissimi meravigliosi palchi. Ho capito solo col tempo che bastava davvero guardarmi allo specchio, ascoltare i musicisti che erano lì a suonare con me, le persone che venivano a vedermi ballare, quello che provo dentro quando sto danzando per capire che non dovevo cercare l’approvazione di nessun’altro.

Se tornassi indietro quali sono le cose o le scelte che non rifaresti?
Non rinuncerei a partire per la Spagna tutte le volte che avrei potuto farlo.

Qual è stata, se c’è stata, la più grande difficoltà che hai incontrato per raggiungere i tuoi obiettivi di artista?
Dal punto di vista psicologico, due grandi ostacoli: la mia insita difficoltà a lasciarmi andare, frutto della mia estrema razionalità, e secondo punto, quella soledad flamenca di cui parlavo prima.

Quali sono le tue inquietudini d’artista? Cosa ti fa salire l’ispirazione?
Sono sempre attratta dalle contaminazioni di generi. Ascolto brani di tutt’altra pasta e origine musicale e
penso a me che improvviso algo flamenco su quelle note. Stamattina ero sull’autobus e ascoltavo un live di un brano pop-rock: sul solo di chitarra immaginavo come potesse incastrarsi una tabla por tangos studiata l’anno scorso. A volte, senza rendermene conto, canticchio a mezza voce il suono dei passi e mi do persino le palmas.

Tecnica ed espressività. Che cosa viene prima?
Potrei scrivere un papiro infinito su questo argomento, ma sarò breve.
La tecnica è uno strumento: se hai studiato e sai come maneggiare il tuo strumento, esprimerti e fare centro nel cuore del tuo pubblico sarà molto più facile.

Ti senti più artista o più insegnante?
Mi sento più artista, semplicemente perché dedico al lato creativo tutto il mio tempo ‘flamenco’. Ho avuto diverse esperienze come insegnante, una fra tutte, la più bella, presso la scuola Almadanza di Bologna nel 2016-2017. Ma, un po’ per questioni tecnico-logistiche, un po’ perché volevo dedicarmi 100% al quartetto e ai miei progetti, ho deciso autonomamente di rinunciare a continuare il percorso come insegnante. Lascio questo importantissimo compito alle mie colleghe, alcune di loro davvero eccezionali, che si sono realizzate con grande umiltà e passione, anche fuori dall’Italia.

Qual’è il messaggio che vorresti trasmettere ai tuoi allievi?
Agli allievi che ho avuto in passato ho sempre cercato di far capire che la musica, la danza, è uno dei doni
più meravigliosi che possediamo. E, soprattutto, va condiviso, non conteso.

E quale al pubblico? Quale tipo di pubblico vorresti conquistare?
Non ho ci ho mai pensato… la mia famiglia e i miei amici sono già una enorme conquista per me. Confesso che l’apprezzamento dei musicisti è sempre stato motivo di grandissimo orgoglio: ultimamente,
qualche mese fa, ho ricevuto i complimenti da un grandissimo chitarrista andaluso che accompagnava una classe a cui partecipavo: è stato come vincere il primo premio di un concorso.

Qual’è il tuo rapporto con gli altri colleghi?
I senior li ho sempre guardati con ammirazione e rispetto, dal momento che in tanti sono stati anche miei
maestri. Negli anni ho imparato a distinguere quelli che erano realmente interessati ad una mia crescita professionale, da quelli a cui invece faceva solo comodo che io pagassi corsi e stage. Per quanto riguarda i miei coetanei, forse il fatto che io abbia scelto di fare anche altro nella vita mi ha (inevitabilmente) allontanata e isolata un po’. Mi piacerebbe essere coinvolta di più, lo confesso. Le rare volte in cui è successo per me è stata dimostrazione di grandissima stima e apprezzamento, nonché motivo di incoraggiamento a creare e studiare di più. Infine, le più giovani: le adoro. Tutte. Di alcune sono una grandissima fan, ma non farò nomi!

Quali sono i tuoi progetti attuali?
Studiare è sempre al primo posto. Aspetto Settembre per poter ricominciare a fare stage e corsi. Sto lavorando su un baile più maturo por siguiriya. Sempre contaminando ovviamente con altre sonorità e ritmiche. L’emergenza COVID ha un po’ congelato piani e progetti che stavano prendendo forma, ma stanno tornando, bisogna solo avere pazienza.

C’è stato un momento della tua carriera particolarmente emozionante e per questo indimenticabile?
Ne ho 3.
2015 – Il pianto liberatorio in cui sono scoppiata quando ho visto il mio nome tra i solisti finalisti del Concurso Internacional de Baile di Torino.
2016 – Maribel Ramos “La Zambra” che mi invita sul palco per una bulería nel fin de fiesta del suo spettacolo a La Casa de la Memoria di Sevilla.
2017 – Alla fine della tournée dello spettacolo “Mimì e una civetta”, durante una jam session improvvisata
dietro al palco, Fabrizio Bosso che indica i miei piedi mentre sta suonando la tromba e mi invita a fare un
solo.

E che cos’è che non hai ancora fatto ma che speri un giorno di fare? Qual è il tuo sogno nel cassetto?
Ho scritto uno spettacolo tempo fa su Dante Alighieri e la Divina Commedia. All’interno si fondono flamenco, jazz, rock, fotografia e tanto altro. È tutto scritto a mano in uno dei miei mille quaderni in cui riverso le idee quando mi si affollano in testa; mi piacerebbe un giorno portarlo in scena. Vorrei sempre di più continuare a contaminare la ritmica flamenca con altri suoni e stili musicali: in parte già ci sono riuscita con il quartetto Remedios che da 2-3 anni ho messo insieme con il mio compagno  Alessandro Cosentino (violino), Tommy Ruggero (percussioni) e Marco Perona (chitarra). Sto ascoltando molti chitarristi rock-blues americani un po’ sconosciuti in Italia, chissà che in futuro non si possano accorciare le distanze e provare cose nuove insieme.

Qual’è l’artista/collega (bailaor, cantaor, tocaor) della scena attuale che più corrisponde al tuo
gusto e che più ti emoziona?
Dei big, naturalmente, i miei 3 idoli già citati prima: Leonor Leal, Jose Maldonado e Manuel Liñan. Ho pianto come una scema alla prima di ¡Viva! a Madrid lo scorso anno, non riuscivo a smettere di singhiozzare. Per la categoria musicos, sono grandissima fan di Fernando Caballo, Tino Van Der Sman e Vicente Gelo, senza dimenticare il mio passato amore David Palomar.

La tua meta ideale: Sevilla, Jerez, Madrid o…?
Per lo studio Sevilla, anche se Madrid è la città che mi ha adottata 12 anni fa, dove mi trasferirei senza
pensarci due volte. Ho pensato più volte di comprarmi un appartamentino a Malasaña…

Tradizione o modernità?
Data la mia forte attitudine alla contaminazione, rispondo “modernità”.

Pensi che ‘il Duende’ sia solo una prerogativa del popolo gitano o spagnolo?
Se con ‘duende’ si intende quella sensazione mistica che si prova nel danzare, nel suonare, ma anche nel
vedere/ascoltare il flamenco, l’empatia che ne scaturisce, lo scombussolamento, il fervore, “el poder misterioso que todos sienten y que ningún filósofo explica” (F.Garcia Lorca)… allora la risposta è no. Tutti possono avere il duende. Anche gli uditori, anche gli aficionados che magari non sanno mettere un piede davanti all’altro, ma in quanto a cultura e gusto musicale “ti mandano a letto”, come si dice a Bologna. Un gruppo di ricercatori dell’Università di Granada riuscì persino a misurarlo scientificamente il duendequalche anno fa…

Il tuo più grande difetto e il tuo più grande pregio come artista e come persona
Di difetti come ballerina potrei stilare un elenco infinito! Uno su tutti: faccio molta fatica a lasciarmi andare e nel baile a volte (purtroppo) si percepisce. D’altra parte, sono sempre molto aperta alle idee degli altri e alla sperimentazione, e direi che questo si difende bene come “grande pregio”.

La prima letra che ti viene in mente…
Tristes estilos de amor,
la vieja sonata gime
y una pena negra oprime la garganta del cantaor
ieri riguardavo vecchi video di una vidalita cantata da Fernando Caballo nelle classi di Leonor Leal.
Sono sempre stata appassionata dei cantes de ida y vuelta.

A che cosa pensi un momento prima di salire sul palcoscenico? E mentre balli?
Non penso. Cerco di sentire la musica. Mentre ballo poco pensiero. Tranne una cosa, un po’ strana: a volte mi obbligo a pensare di… “ballare grande”. Già io sono piccolina di corporatura, riguardandomi nei video a volte mi rendo conto che qualche gesto che io pensavo riempisse la scena, in realtà risulta piccolo e raccolto. Sempre per colpa dell’insicurezza, e quindi penso “Sii grande! Balla grande!”.

Ti capiterà di salire sul palco e non avere voglia di ballare, voglio dire… immagino che quando diventa un impegno possa succedere. Come te la sbrighi?
Penso sempre che c’è qualcuno che è venuto lì apposta per me, ha impegnato la sua serata per venire a
vedere il mio spettacolo. Basta quello.

Bailaora solista su di un palco. Chi vorresti con te come accompagnamento al cante y al toque?
Vicente Gelo e Fernando Caballo al cante.
Tino e Javier Sanchez alla chitarra.
Al violino, Alessandro Cosentino e Raul Marquez.
Alle percussioni Tommy Ruggero.
..mi sto facendo prendere troppo la mano?

Cosa pensi invece del baile in compania? Sia come ballerino che come spettatore.
Ci deve essere tanta armonia, fiducia e complicità. Allora sì che mi piace, da morire!

Il palos che ti rappresenta di più o quello che pensi sia più rappresentativo per il tuo baile
La Guajira. È proprio la mia.

Ascolti altri generi musicali oltre al flamenco? Se si quali?
Tutti! Sono una rockettara, nostalgica della musica anni ‘70-’80, ma anche fan accanita di quella contemporanea. Gli ultimi concerti a cui sono stata riflettono il mio panorama: Michel Camilo, George Benson, John Mayer… e avevo in programma Alicia Keys e i Dead and Company per il mese di Luglio, ma è stato tutto annullato causa pandemia.

L’ultimo libro che hai letto?
Ho riletto La faccia nascosta della luna. Storie di delitti e misteri tra musica, cinema e dintorni di Carlo Lucarelli. Sto leggendo sempre di Lucarelli L’inverno più nero. Ah sì, sono anche una grande appassionata di crime stories, non ve l’avevo detto?

La tua giornata ideale?
Poco importa cosa faccio, mi basta avere: una colazione abbondante (minimo 30’), una giornata di sole
(temperatura tra i 20 e i 25°C) e un viaggio o un concerto in programma a breve.

Qual è il momento della giornata in cui ti senti maggiormente creativo?
Tutti, basta che io sia da sola. Sull’autobus mentre vado a lavorare, sul divano mentre faccio le parole crociate alla sera, la mattina alle 7 durante la colazione (30’ sono tanti eh…)

Un consiglio per i nostri lettori che vogliono fare del flamenco la loro professione
Ascoltate tanto. Guardate tanto. Copiate tanto, nel senso buono… Circondatevi di gente che vi stima e vi vuole bene. Allontanate gli approfittatori, le persone negative e chi non è più capace di sognare. (un solo consiglio era troppo poco, dai)

Il tuo segreto inconfessabile …
Non te lo posso dire.

Il tuo compagno/a ideale: dentro o fuori dell’ambiente flamenco?
Fuori. A metterlo dentro poi ci penso io.

Il flamenco in una parola
Energia.

Grazie a Silvia. Per chi volesse approfondire:

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