José Luis Salguero Andújar


José Luis Salguero Andújar
, è nato a Huelva (Spagna) nel 1968. Laureato in lettere classiche, ha studiato chitarra flamenca con i maestri Ramón e José Giménez. Si è specializzato nel canto flamenco indirizzato al ballo e nell’accompagnamento ritmico sia con la palmas che con il cajón. Nell’anno 2000/2001 ha frequentato come borsista il Corso di Cante e Historia del Flamenco presso la Fondazione “Cristina Heeren” a Siviglia, tenuto da Naranjito de Triana, Pepa Sanchez, dal percursionista Manuel Soler e dalla logopedista dott.ssa Maria José Lamas.
In Spagna ha lavorato come cantaor al Tablao Las Brujas di Siviglia. Ha anche accompagnato come palmero diversi finalisti al Concurso Nacional de Córdoba 2001. In Italia ha collaborato con i più grandi nomi della danza e della chitarra flamenca. Ha preso parte all’incisione di vari dischi e colonne sonore. Sempre in Italia, per la sua lunga esperienza nell’insegnamento dei ritmi e della cultura flamenco, collabora assiduamente con le principali realtà di flamenco.

Come ti sei avvicinato al flamenco?
Attraverso il cosidetto flamenco billy (Pata Negra, Ketama), i fandangos che ascoltava mio padre, e poi Lole y Manuel e Camarón.

Quando hai capito che sarebbe stata la tua professione?
Quando ho capito che non mi sarei mai svegliato presto tutte le mattine per andare nello stesso posto.

Hai mai pensato di non farcela?
Certo. Questo è uno dei lavori più precari al mondo, e poi uno dei più difficili.

Chi sono i tuoi punti di riferimento?
Chiunque abbia qualcosa di bello e profondo da dire e dare. In concreto poi dai vecchi (Tomás Pavón, Pastora Pavón, Manolo Caracól, Juan Talega, Antonio Mairena, El Carbonerillo, Pepe Pinto, Naranjito, Fernanda y Bernarda, Carmen Linares…) e quasi tutti i giovani con poche eccezioni, sopra tutto Arcángel, Mayte Martín, Poveda, Montse Cortés.

Quante ore alla settimana dedichi allo studio?
Da quando sono padre, ben poche. Prima a seconda del peso dell’ auto giudizio che il flamenco porta con se quando ti attraversa.

Quanto ha influito il flamenco nelle tue scelte personali?
Molto, ma non è la mia sola e unica passione.

Qual è stata, se c’è stata, la più grande difficoltà che hai incontrato per raggiungere i tuoi obiettivi  di artista?
Il fatto che nessuno creda che puoi campare d’arte, la superficialità del pubblico in generale.

Tecnica ed espressività. Che cosa viene prima?
La tecnica.

Ti senti più artista o più insegnante?
Anche se insegno poco, l’insegnante vince sull’artista.

Qual’è il messaggio che vorresti trasmettere ai tuoi allievi?
Vivete dentro al flamenco, in modo flamenco, e poi se volete studiatelo.

E quale al pubblico?
Non è obbligatorio andare in camerino a fare i complimenti.

Quale tipo di pubblico vorresti conquistare?
Il mio Super io flamenco.

Qual’è il tuo rapporto con gli altri colleghi?
Oltre alla Legenda Nera, penso buono. Chiedete a loro.

Quali sono i tuoi progetti attuali?
Dos Almas con la Compagnia Flamenquevive.

C’è stato un momento della tua carriera particolarmente emozionante e per questo indimenticabile?
Sì, quando ho studiato palmas con Manolo Soler.

E che cos’è che non hai ancora fatto ma che speri un giorno di fare?
Cantare con mio figlio alla guitarra.

Qual è il tuo sogno nel cassetto?
Aprire un bar tablao de tapas. Anche senza tablao, però ci vuole almeno una guitarrista.

Qual’è l’artista/collega (bailaor, cantaor, tocaor) della scena attuale che più corrisponde al tuo gusto e che più ti emoziona?
Montse Cortés.

La tua meta ideale: Sevilla, Jerez, Madrid o…?
Cádiz.

Tradizione o modernità?
Un flamenco basato nella tradizione ma che vive e sa essere nel proprio momento storico.

Pensi che ‘il Duende’ sia solo una prerogativa del popolo gitano o spagnolo?
No, ma suona a poesia tradotta.

Se fossi un palos saresti…
Soleà, Siguiriya…

Il tuo più grande difetto come artista e come persona
Sono esigente, sono timido e permaloso.

Il tuo più grande pregio come artista e come persona
Sudo sempre la maglietta fino alla fine, sono generoso.

La prima letra che ti viene in mente…
No soy como San Martín…

A che cosa pensi un momento prima di salire sul palcoscenico?
Alle sigarette, all’acqua.

Ascolti altri generi musicali oltre al flamenco? Se si quali?
Raramente sì.

L’ultimo film che hai visto al cinema? L’ultimo libro che hai letto se preferisci…
Non vado al cinema. Il libro è ‘Venuto al Mondo’ di Margaret Mazzantini.

La tua giornata ideale?
Amici, fiestecita, cose semplici della vita.

Un consiglio per i nostri lettori che vogliono fare del flamenco la loro professione.
Avvicinarsi il più possibile a chi ha da insegnarti qualcosa, ascoltare cante, cante, cante.

La tua compagna ideale: dentro o fuori dell’ambiente flamenco?
È indifferente.

Il flamenco in una parola.
Cante.

Las Tres Gracias ringraziano Josè. Per altre informazioni visitate:

*Aggiornato il 2 Novembre 2011

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