Ciro Biasutto

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Ciro Biasutto nasce a Roma il 24/01/1951. Studia chitarra classica con Pierluigi Corona e partecipa alle attività  dei gruppi di musica popolare dei primi anni settanta. Nel 1977 si reca a  Siviglia per apprendere il compás e il toque Flamenco. Di ritorno a Roma comincia ad insegnare quello che aveva appreso  da diversi chitarristi: Manolo Franco, Enrique Roldan, Javier de San Roman…e i tanti flamenqueros di strada. Crea un gruppo di ricerca con Rocco Pellegrini, Sergio Varcasia, Gianfranco Mastroddi, Bruno Alviani, Lorenzo…e tanti altri amici musicisti, come condizione alla prima pubblicazione didattica dal titolo: “Il ritmo e la chitarra”edizioni Savelli 1979. Su questo testo nasce il primo grande locale underground di Roma con capienza superiore alle quattrocento unità (antesignano dei migliori centri sociali): Il Giardino dei Tarocchi. Scuola di chitarra classica e flamenco,  yoga e astrologia. Un vero successo anche economico. Costituisce il gruppo flamenco Mediterraneo coordinando  vari artisti (musicisti, ballerine, cantanti). Fonda l’ass. cult. Mediterraneo Centro Flamenco Silverio Franconetti e con il patrocinio dell’assessorato alla Cultura del Comune di Roma organizza eventi con grandi artisti gitani quali: Antonia La Negra, Juan Montoya, Niño Jero (Pronto Raffaella Rai1) 1983, il gruppo Patanegra di Raimundo e Rafael Amador, con la partecipazione del chitarrista classico Pierluigi Corona 1984. E ancora la famiglia gitana Fernandez di Siviglia, Curro, Esperanza, Paquito nel 1986. Pubblica la “Chitarra Flamenca”ed. Berben nel 1990, con tre riedizioni, opera  inserita nel catalogo della Mozarteum Bibliothek di Salisburgo. Organizza anche George Girardon alta scuola equestre andalusa per Rai2 e Rai3 nel 1991-92 e Vicente Amigo trio, prima tournèe italiana nel 1993. Nel 1996 pubblica Play the Rumba Flamenca videocassetta più volume in coproduzione con la SD Cinematografica. Realizza: Fragua Gitani, Air Flamenco, Roma Flamenco Guitars con la collaborazione dei migliori artisti flamenchi presenti in Italia. Continua le sue attività artistiche e didattiche inerenti alla divulgazione della conoscenza del genere flamenco.

Tutto è iniziato …
Avevo 12 anni e a casa dei miei cugini trovo un 45 giri (rarissimo per Roma in quegli anni) di Carlos Montoya. In quelle note sento per la prima volta il compás e il tocco della chitarra flamenco. Quali emozioni, come descriverle?
Si sapeva pochissimo di questa arte in quel periodo, addirittura quando mi sono iscritto al Conservatorio Santa Cecilia di Roma nel 1968 (diretto dal maestro Fasano) ancora non c’era la cattedra di chitarra classica, figuriamoci se si poteva parlare di Flamenco. Deve arrivare il 1977 per prendere la decisione esistenziale e professionale della mia vita: partire per Siviglia finalmente per entrare in contatto e capire questa arte così bella e misconosciuta nel nostro paese. Gesto, che oggi, con ”il senno del poi” definisco antropologicamente coraggioso. Nel 1977 Siviglia era difficilmente raggiungibile, appena uscita dal franchismo vedeva nelle sue strade posteggiatori invalidi di tutti i tipi (sopravvissuti alla guerra civile e alla seconda guerra mondiale) osteggiare con i soli fischietti e la loro veneranda età, bande di ladri di macchine di una maestria delinquenziale di alta scuola. È in questo contesto “callejero” che comincio a conoscere flamenchi di ogni livello sociale, dal gitano al payo. Le mie ristrettezze economiche mi costringevano ad una ricerca sul campo: la strada, la piazza dove vive, ha vissuto e vivrà l’autentico Flamenco, quello motivato non da retribuzioni, ma dalla passione per questa tradizione popolare, musicoterapia di gruppo, fonte benefica di energia. Plaza Duena Elvira nei pressi della Cattedrale, Triana, la Semana Santa, la Feria…quale forza artistica, emozionale diffusa sul territorio! Il livello più alto che io abbia mai incontrato.

Quando hai capito che il flamenco sarebbe stata la tua professione?
Di ritorno a Roma comincio ad insegnare quello che avevo appreso a Siviglia da diversi chitarristi: Manolo Franco, Enrique Roldan, Javier de San Roman.. e i tanti flamenqueros di strada. Creo un gruppo di ricerca con Rocco Pellegrini, Sergio Varcasia, Gianfranco Mastroddi, Bruno Alviani, Lorenzo…e tanti altri amici musicisti, come condizione alla prima pubblicazione didattica dal titolo: “Il ritmo e la chitarra” edizioni Savelli.
Su questo testo nasce il primo grande locale underground di Roma con capienza superiore alle quattrocento unità (antesignano dei migliori centri sociali): Il Giardino dei Tarocchi. Scuola di chitarra classica e flamenco, yoga e astrologia. Un vero successo anche economico.
Costituisco il gruppo flamenco Mediterraneo coordinando vari artisti (musicisti, ballerine, cantanti). Fondo l’ass. cult. Mediterraneo Centro Flamenco Silverio Franconetti e con il patrocinio dell’assessorato alla Cultura del Comune di Roma organizzo eventi con grandi artisti gitani quali: Antonia La Negra, Juan Montoya, Niño Jero (Pronto Raffaella Rai1) 1983 – Il gruppo Patanegra di Raimundo e Rafael Amador, con la partecipazione del chitarrista classico Pierluigi Corona 1984. – La famiglia gitana Fernandez di Siviglia, Curro, Esperanza, Paquito…1986. – George Girardon alta scuola equestre andalusa Rai2,Rai3..1991-92 – Vicente Amigo trio, prima tournèe italiana..1993
Nel 1996 pubblico Play the Rumba Flamenca videocassetta più volume in coproduzione con la SD Cinematografica.
Realizzo: Fragua Gitani, Air Flamenco, Roma Flamenco Guitars con la collaborazione dei migliori artisti flamenchi presenti in Italia. Continuo le mie attività artistiche e didattiche inerenti alla divulgazione della conoscenza del genere flamenco.

Hai mai pensato di non farcela?
Questo è un lusso che non mi sono mai potuto permettere.

Chi sono i tuoi punti di riferimento?
A livello musicale, storico e filosofico Silverio Franconetti primo cantaor enciclopedico, creatore del genere Flamenco così definito intorno al 1881 da Antonio Machado y Alvarez (Demofilo), proto-etnomusicologo, antropologo e cattedratico della Università di Siviglia, accreditato dalla storia come primo autorevole teorico del Flamenco.
A livello artistico tutti gli stili musicali legati ai Cantes Jondo y Intermedio arabe-gitanos dell’asse Cordoba, Sevilla, Jerez.
Per quanto riguarda il Cante Chico las Sevillanas Rocieras y Lebrijanas e la Rumba della Camargue.
Come chitarristi amo ricordare le composizioni dei grandi Niño Ricardo, Paco Pena e Paco Cepero, Paco De Lucia e Manolo Sanlucar (con la sua per me ancora insuperata opera Tauromachia) e ultimamente trovo squisito e plaudo l’equilibrio tra il virtuosismo tecnico-strumentale e la bellezza compositiva della chitarra di Gerardo Nuñez.

Quante ore alla settimana dedichi allo studio?
E’ il processo produttivo l’elemento strutturale che scandisce i miei tempi di studio.
A ridosso dei concerti e spettacoli privilegio lo studio della chitarra, delle palmas e del canto. Quando compongo o lavoro su una pubblicazione didattica sposto i miei interessi sulle altre molteplici materie complementari. Quando organizzo spettacoli lo studio si concentra sulla dietrologia degli eventi e sul modo per superarne gli ostacoli.
Comunque nei periodi professionali meno pressanti adotto delle tecniche per il mantenimento del repertorio con un tempo che difficilmente scende al di sotto delle due-tre ore quotidiane.

Quanto ha influito il flamenco nelle tue scelte personali?
Nasco e mi formo culturalmente a Roma. Il suo Umanesimo e la mia naturale predisposizione per filosofico esistere di tipo libertario, hanno trovato nel Flamenco, quello vissuto dal popolo andaluso, tradizione viva fonte di energia prodotta da una sana musicoterapia attiva e collettiva, una progressiva e armoniosa simbiosi che negli anni si è trasformata in un tutto unico indivisibile stile di vita libertario e flamenco.

Se tornassi indietro quali sono le cose o le scelte che non rifaresti?
Accettare in buona fede la direzione artistica della stagione estiva flamenca organizzata dall’ex Escarabajo all’interno dell’ippodromo di Capannelle in Roma (all’epoca sindaco Rutelli) per riceverne in cambio dalla malavitosa gestione del suddetto ex locale, una infame, premeditata aggressione fisica. Solo grazie a quel poco che sapevo delle arti marziali ho evitato una tragedia. Comunque una ventina di colpi parati tutti con la mano sinistra hanno lesionato permanentemente la prima falangetta del mignolo della mia mano sinistra condizionando fortemente la mia carriera e la mia crescita tecnico-strumentale. Il tutto condito da una assoluta mancanza di assistenza legale da parte dei sindacati, dall’assoluto silenzio da parte del Comune di Roma, dei giornalisti, di tutti, compresi gli artisti colleghi: che schifo!
L’artista Flamenco (meno rare eccezioni) lavora al nero. Non è una sua scelta è la condizione obbligata imposta dal mercato. Forse è anche per questo che ultimamente l’Unesco protegge il Flamenco come bene immateriale dell’umanità. E gli artisti flamenchi chi li protegge?

Quale è stata, se c’è stata, la più grande difficoltà che hai incontrato per raggiungere i tuoi obiettivi di artista?
La provinciale ignoranza del periodo precedente alla globalizzazione mediatica rappresentata sinteticamente dalla reiterata domanda dei più: – Perché tu italiano, né gitano né spagnolo suoni e divulghi questa musica che non ti appartiene?- E io dentro di me…- e allora il musicista straniero che suona, canta Verdi, Puccini, Vivaldi? Tutti i rocchettari, i jazzisti che come italiani suonano altri generi non appartenenti al loro DNA culturale mi hanno costretto a scrivere: – Come il blues e il Jazz, che originariamente erano esclusivo patrimonio degli afro-americani e che oggi sono espressione di artisti di tutto il mondo, anche il Flamenco, a testimonianza dell’universalità della musica, ha visto e vede nascere molte scuole e artisti di estrazione diversa.-

Quali sono le tue inquietudini d’artista? Cosa ti fa salire l’ispirazione?
Le mie inquietudini d’artista sono tutte legate alla risoluzione del quasi quotidiano quesito: come “trasformare il veleno in medicina”?. Il veleno viene qui rappresentato dalla assoluta indifferenza da parte delle istituzioni culturali pubbliche e private nel sostenere, agevolare o tantomeno divulgare questa interdisciplinare arte mediterranea.
La strutturale condizione enunciata genera per lo più nel “corpus” artistico flamenco precariato e redditi al limite dell’indigenza. La medicina è invece rappresentata dall’ottenere come rimedio”omeopatico” una distaccata calma che rafforza ed arricchisce tutto il mio piano conoscitivo generale, consapevole equilibrio tra i corpi del soma e della psiche e i corpi della mente e dello spirito, come condizione necessaria al “ superamento degli ostacoli”.
Nello specifico flamenco si trasforma per analogia in ossigeno alimentante quel fuoco,indomita fiamma interiore, che si riaccende o si ravviva ogni volta ci possa essere un verace rito artistico-evocativo degno della più autentica juerga flamenca.
In merito all’ispirazione necessito delle seguenti condizioni:
1) Un minimo di denari nella tasca
2) Un obiettivo da realizzare a breve
3) Un minimo di buon mangiare e bere
4) Un minimo q.b.(quanto basta) di quella benefica sostanza che santa madre natura ci concede definita scientificamente Delta-9- tetraidrocannabinolo conosciuta ai più con l’acronimo THC.

Questo non solo perché edulcora la sofferenza del Jondo favorendo la concentrazione mentale e artistica o perché è utilizzata da secoli e secoli dai popoli di quella zona flamenca del Mediterraneo vicino al Marocco denominata oggi Andalusia, ma soprattutto per i suoi terapeutici effetti legati ai suoi flavonoidi che favorendo la respirazione sono di valido contrasto alle patologie asmatiche e spasmofiliche di cui sono affetto.

Tecnica ed espressività. Che cosa viene prima?
Nella prima fase, quella che comprende l’apprendimento, la scolastica e la post-scolastica è la tecnica la materia da privilegiare. Successivamente quando dominando il compás si entra nella professionalità e nel professionismo, l’espressività diventa l’elemento da ricercare per migliorare la grazia nell’esecuzione.

Ti senti più artista o più insegnante?
Quando suono per me o per gli altri mi sento più artista. Quando insegno o pubblico opere didattiche mi sento più insegnante.

Qual è il messaggio che vorresti trasmettere ai tuoi allievi?
È il compás (codice-chiave ritmica nella sua indivisibile unità) l’elemento fondante sul quale viene costruita tutta l’architettura flamenca. Lavorare umilmente con lo studio delle palmas, con le percussioni ritmico-corporali, con los pitillos…nella precisione ritmica e nella misura degli accenti, genera un’interiorizzazione ritmica, una “timerizzazione” dell’onda favorente grazia nell’esecuzione e spirito interpretativo (superiore concentrazione artistico-mentale scaturente dall’equilibrio dei tre precedenti livelli enunciati.

E quale al pubblico?Quale tipo di pubblico vorresti conquistare?
Il messaggio al pubblico è il seguente:
Tradizione viva, libertà, cultura, umanesimo, passione, dinamismo, fierezza, bellezza, energia, socialità…. Trimillenaria arte mediterranea, oggi patrimonio immateriale dell’umanità.
Il pubblico che vorrei conquistare è quello legato alla “inteligencia”ai mecenati orizzontali e verticali della “Res publica” e della “Res privata”, agli agenti di spettacolo, ai giornalisti, agli editori illuminati e a tutto quel popolo potenzialmente flamenco nazionale e internazionale compresi i clan e le tribù zingare che conosco: Gitani, Rom, Sinti, Kalderash, Napoletani- Abruzzesi….

Qual è il tuo rapporto con gli altri colleghi?
Ottimo, le rare volte che ci si incontra.

Quali sono i tuoi progetti attuali?
Realizzare in collaborazione con la Musicraiser.com una campagna raccolta fondi (crowdfunding) per la pubblicazione del 4° metodo didattico dal titolo: Il codice della chitarra compás y toque flamenco.
L’opera ideata, scritta e suonata con Bruno Alviani contiene il relativo CD audio, cenni storici, illustrazioni e si rivolge a tutti i chitarristi (anche principianti) che vogliano imparare il compás (codice-chiave ritmica nella sua indivisibile unità) della Bulería, della Siguiriya e della Rumba Flamenco, nelle loro essenze strutturali fondate sulla:
1) Precisione ritmica
2) Misura negli accenti
3) Grazia nella esecuzione
4) Spirito dimensione sonora di superiore concentrazione mentale scaturente dall’equilibrio dei tre precedenti livelli.
Le chiavi per entrare nello spirito del compás vengono fornite allo studioso da una sperimentata metodologia didattica costruita:
1) Sullo studio del ritmo con la tecnica delle Palmas (percussioni delle mani coordinate con la percussione dei piedi)
2) Sulla selezione antologica a difficoltà progressiva di alcune Falsetas (variazioni melodiche della chitarra)
3) Da originali propedeutici esercizi di meccanica strumentale.
Per facilitare l’apprendimento viene utilizzata la tablatura per tutte le partiture.
L’intento di questo metodo è velocizzare i tempi di apprendimento per la produzione del suono percussivo, di quel toque (tocco) così caratteristico che contraddistingue ogni chitarrista flamenco.
Il piano dell’opera prevede altre successive pubblicazioni che trattino i numerosi palos del flamenco.
Oggi finalmente internet apre la possibilità all’autore di editare, di essere lui stesso editore indipendente, senza censure, senza condizionamenti imposti.
Le nostre decennali ricerche trovano la speranza di essere divulgate per intero.
La condizione perché questo avvenga come ultimo e definitivo passaggio di produzione è il raggiungimento di 5.500 euro come cifra minimale da noi richiesta per sostenere le spese tipografiche, grafiche, foniche, di stampa e di spedizione dei volumi e dei CD e DVD. La campagna raccolta fondi inizia lunedì 4 novembre per terminare il 31 dicembre 2013.
Raggiunto o superato questo obiettivo economico saremo in grado di ottemperare a quei contributi che sotto forma di ricompensa vengono elencati nel prospetto relativo a: Flamenco Guitar Method di Ciro Biasutto e Bruno Alviani in crowfunding con la Musicraiser.com.
Se però non si dovesse raggiungere il 100% della somma minimale richiesta (ovvero euro 5.500) i denari dei sostenitori contribuenti saranno interamente restituiti dalla Musicraiser.
Compadres y amigos regalate cultura, regalateci la possibilità di pubblicare al meglio. È ora che abbiamo bisogno del vostro contributo come segno di incoraggiamento per quella editoria indipendente, autentica fucina e indomita libertaria Fragua de las ideas, esempio progettuale riproducibile per noi e per gli altri, stimolati da quanto storicamente ha già prodotto, tradizione viva, il più autentico Made in Italy.
Vi chiediamo di sostenerci finanziariamente, di fare passa parola, di condividere in rete, di fare qualsiasi cosa possiate fare per pubblicizzare questo nostro progetto editoriale con il massimo della forza e dell’entusiasmo. Viva Flamenco.

C’è stato un momento della tua carriera particolarmente emozionante e per questo indimenticabile?
In quel periodo si studiava, si suonava, si provava complessivamente molte, ma molte ore al giorno. Una sera coricandomi stanchissimo nel dormiveglia sento una musica assolutamente originale, ricordo il pianoforte e il contrabbasso in particolare con una qualità di suono straordinaria, meravigliosa, mai sentita prima.
Con uno sforzo notevole dico a me stesso: ”Alzati se no il giradischi (all’epoca non dotati di spegnimento automatico) continuerà a girare tutta la notte impedendoti il sonno”. Giusto il tempo di sollevarmi e constatare con sorpresa nel silenzio e nel buio più assoluto che in casa non c’era nessun tipo di giradischi, né di altro diffusore acustico. A quel punto mi sono detto: ”Questo domani mattina te lo devi ricordare” e non l’ho più dimenticato.

E cos’è che non hai ancora fatto e che speri un giorno di fare? Qual’è il tuo sogno nel cassetto?
Creare un vivaio di giovanissimi artisti che abbiano per questa arte una naturale autentica attrazione. Contribuire con altre pubblicazioni, composizioni, eventi artistico-culturali…. al riconoscimento da parte delle istituzioni pubbliche e private, dei conservatori, delle accademie di questa arte multidisciplinare per l’assegnazione di cattedre ai suoi meritevoli insegnanti.

Qual è l’artista/collega( bailaor, cantaor,tocaor) della scena attuale che più corrisponde al tuo gusto e che più ti emoziona?
Per la danza nella versione tablao tradizionale Eva la yerbabuena.
Per il canto El Capullo de Jerez
Per la chitarra Tomatito e Gerardo Nuñez

La tua meta ideale: Sevilla, Jerez,Madrid o…?
L’asse arabo-gitano Cordoba Sevilla Jerez

Tradizione o modernità?
Una tradizione è viva se si rinnova, ma quando viene contaminata negativamente da presunte modernità al limite di un narcisistico atletismo,”si esonda dal vaso”.
Tradizione si, tradizionalismo no. Modernità si, narcisistico atletismo no.

Pensi che “il Duende” sia solo una prerogativa del popolo gitano o spagnolo?
I migliori dizionari definiscono la parola Duende come acronimo derivante dalla frase Dueño della casa (Padrone della casa).
Come sostantivo maschile sta a significare spirito, folletto, diavoletto. Nella accezione andalusa viene tradotto come grazia, incanto misterioso e ineffabile.
In tutti e due i casi stiamo parlando di energie invisibili avvertite dalla sensibilità degli esseri umani così come da tutto il regno animale. Ogni casa ha un suo campo radiante frutto delle sottili vibrazioni derivanti dalle persone che la abitano o che l’hanno abitata così come l’artista che abbia raggiunto lo spirito interpretativo del suo genere (questo è ovviamente valido non solo per il flamenco, ma per ogni genere musicale) detiene nella sua rete neuronale, nel suo soma,”nel corpo-casa”, quel carismatico potere elettromagnetico fortemente legato al suono come mezzo di comunicazione con l’invisibile.
La letteratura esoterica insegna che ogni quattro stati visibili ce n’è un quinto invisibile. Il Duende Flamenco appartiene a questo quinto elemento, a questa definizione. Non è esclusivo patrimonio del popolo gitano né tantomeno di quello spagnolo. Ogni artista che sappia “quel giorno superare se stesso” nell’equilibrio della precisione, misura, grazia e spirito interpretativo, tutti elementi visibili, genererà il quinto elemento: pathos, atmosfera, energia forse invisibile a molti, ma potenzialmente in grado di manifestarsi sul piano della materia attraverso il magico potere artistico taumaturgico del suono e del movimento capace di modificare il tempo e lo spazio. Ci sono però alcuni gitani, solo quelli figli d’arte, che come tutti gli altri figli d’arte gachos o gagè appartenenti alle altre razze o fitotipi, praticando le arti del canto, della musica e della danza possono, nella ricerca del Duende, essere favoriti.

Il tuo più grande difetto e il tuo più grande pregio come artista e come persona.
Il difetto può essere visto come virtù squilibrata nel senso che “il troppo stroppia”.
Come artista nei decenni ho affinato la capacità di saper accordare la chitarra, pregio che si trasforma nel difetto di sentirmi male, fisicamente male, quando queste condizioni non siano in essere.
Come persona, la riservatezza, l’aver saputo conservare una certa sensibilità, l’essere schietto, diretto, immediato, tutte cose che per contro, a volte mi fanno apparire poco diplomatico.

La prima letra che ti viene in mente…
…y a Roma por los papeles.

A che cosa pensi un momento prima di salire sul palcoscenico?
Mi concentro nella silente recitazione mentale di un mantra di ringraziamento, senza emettere il minimo suono, senza il minimo movimento labiale, invisibile.

Il palo che ti rappresenta di più o quello che pensi sia più rappresentativo per il tuo toque
Soleá por Bulería

Ascolti altri generi musicali oltre al Flamenco? Se si quali?
Tutti. Per anni ho letteralmente vissuto dentro a diverse discoteche e locali in Italia e all’estero, bombardato fino all’alba dalla musica più variegata. I vetri delle finestre andavano in contro tempo, a Parigi, a Siviglia, alle Canarie, in Amsterdam, all’isola d’Elba, al Campo Boario di Roma…

L’ultimo libro che hai letto?
L’Apocalisse di Giovanni (ed.Cei)

La tua giornata ideale?
Al mare o in montagna nel massimo recupero pranico del tono vitale.

Qual è il momento della giornata dove ti senti maggiormente creativo?
Le fasce pomeridiane, serali e notturne.

Un consiglio per i nostri lettori che vogliono fare del flamenco la loro professione
Avete i soldi o non avete i soldi? Siete señoritos/as, o callejeros/as? . “Comunque siate, finito il periodo della giovinezza foriera di bellezza”, se manca la determinazione a fare del Flamenco il proprio stile di vita, desisterete. Per chi invece intenda la propria professione come subordinata al successo economico il mio consiglio è di entrare in contatto e/o mantenere buoni rapporti con gli agenti di spettacolo legati alle massonerie o alle loro logge sottostanti. Sono “l’oro”, sono loro che fanno il bello e il cattivo tempo professionale.

Il tuo segreto incoffessabile….
No comment.

Il Flamenco in una parola
Nobiltà di popolo.

Grazie a Ciro! Per chi volesse approfondire: 

Videos:

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2 thoughts on “Ciro Biasutto

  1. grande ciro, nessun flamenco ha descritto in maniera così umana cosa muove DENTRO una falseta , una letra , un rasgueo, unas palmas o un zapateo.
    grazie per quello che hai fatto e che farai.
    un chitarrista (forse) flamenco , aurelio boscaini

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  2. L’intervista di Ciro potrebbe essere la traccia per un libro perché lui il flamenco non lo fa lo vive e l’ha sempre vissuto. Un guerriero urbano, nomade dentro alla città. Capace di parlare con gli umani e con l’etere, capace di immagazzinare la conoscenza nel vasto archivio della sua testa e di trarre conclusioni sue originali come i suoi accordi e in questo senso un virtuoso.

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