Francesco Cassinelli

Francesco Cassinelli, nasce a Camogli il 22 Marzo 1965.
I primi rudimenti di chitarra  classica li apprende dal maestro Aldo Capurro a Camogli, per poi proseguire alla fine degli anni 80 con i corsi di chitarra jazz del maestro Gianni Martini presso la scuola Music Line di Genova.
Alla fine degli anni novanta inizia il percorso flamenco.  Ha studiato in Spagna con  Alfredo Mesa, Emilio Maya, El Carbonero, Antonio Jero, Javier Leal.
Nel 2000 fonda il duo rumbero dei Ninos de Puta Madre.
Nel 2004 incide per la Scarlet Records, con il suo progetto metal  Raza de Odio, il disco “La nueva alarma”, band con la quale partecipa ad un disco, “Haberlo echo tu”, prodotto in Spagna con la band madrilena  A palo seko.
Ha partecipato in qualità’ di compositore dei brani Forever Slave, e Propitiation of the Gods agli album Philogenesis e 100 % hell della band culto italiana Necrodeath, è autore della musica del progetto di musica a baratto Barche a torsio. Con la quale ha inciso due dischi, Barche a Torsio, E dui.
Attualmente accompagna a Genova le lezioni del’ associazione flamenca “La Primera”. In questi anni ha accompagnato stage di baile di artisti spagnoli, quali: Pepe Flores, Miguel Angel Espino, Fuensanta la Moneta, Pastora Galvan, oltre a molti artisti della scena italiana.

 

Tutto è iniziato…
Ho il ricordo di uno spezzone di un filmato di Gades che passò in televisione e quell’ energia che usciva dal video… poi la sonorità della musica araba mi ha sempre affascinato… nel 1992 un concerto di Serranito a Genova per le Colombiadi… Paco de Lucia che con il sestetto passò sulla Rai in una trasmissione che si chiamava DOC lasciandomi come un bambino che vede un alieno… un film di Almodovar… insomma tanti piccoli dettagli, per poi arrivare nel settembre del 1996 quando per curiosità ho preso un aereo e me ne sono andato a Siviglia 10 giorni… l’inizio della fine.

Quando hai capito che il Flamenco sarebbe stato la tua professione?
In realtà il flamenco non è la mia professione. La mia professione la esercito nel Porto di Genova a bordo alle navi. Ho preferito mantenere un lavoro fisso che mi permetta nel tempo libero di godermi di più la mia passione per la musica.

Hai mai pensato di non farcela?
Infatti non ce la faccio 🙂

Chi sono i tuoi punti di riferimento?
Moraito su tutti. Poi certo me ne piacciono tantissimi: Paco, Vicente, Gerardo, Pedro Sierra, Chiquelo… ma non li prendo come riferimenti, mi piace la loro musica.

Quante ore alla settimana dedichi allo studio?
Sono coinvolto in diversi progetti, provo quasi tutti i giorni della settimana, e tra lavoro e prove mi rimane poco tempo per studiare nel senso di pura tecnica chitarristica… ma almeno l’oretta sindacale giornaliera cerco sempre di farla, mi rifaccio nel week end se sono libero da impegni.

Quanto ha influito il flamenco nelle tue scelte personali?
Oggi un pò meno, in passato tantissimo.

Se tornassi indietro quali sono le cose o le scelte che non rifaresti?
Un po’ la mancanza di cante in Italia, un po’ l’incoscienza mia di principiante mi hanno portato qualche anno fa a cantare in uno spettacolo a teatro. Non lo rifarei più!

Qual è stata, se c’è stata, la più grande difficoltà che hai incontrato per raggiungere i tuoi obiettivi di artista?
Beh nel mio caso vivere in un paesino distante dai centri più importanti del flamenco è stato da un lato uno stimolo per muoversi e cercare, dall’altro mi sono mancati i confronti giornalieri con musicisti più bravi e formati di me e quindi l’energia che ti può dare un ambiente già consolidato e di esperienza. Inoltre la crescita artistica credo che vada di pari passo con la crescita della persona e per anni sono stato sicuramente il mio nemico numero uno.

Quali sono le tue inquietudini d’artista? Cosa ti fa salire l’ispirazione?
Sono momenti così, non li so spiegare.

Qual’è il momento della giornata dove ti senti maggiormente creativo?
La notte.

Perché la notte?
Normalmente di giorno sono al lavoro, e mi posso dedicare alla musica dalla sera in poi. Ho un metabolismo notturno, magari è solo questione d’abitudine.

Tecnica ed espressività. Che cosa viene prima?
Tecnica prima e espressività, se ce l’hai, dopo.

Ti senti più artista o più insegnante?
Ne uno ne l’altro.Insegnare è davvero difficile, farlo con chiarezza dando elementi critici che non siano la semplice ripetizione di una falseta, avere le idee chiare ed esporle con semplicità, sicuramente è il compito più difficile. La parola artista mi mette a disagio e vorrei lo dicessero gli altri. Mi sento un operaio della musica, credo che questo termine mi definisca meglio.

Qual’è il messaggio che vorresti trasmettere ai tuoi allievi?
Energia, divertimento, passione.

E quale al pubblico? Quale tipo di pubblico vorresti conquistare?
Messaggio: guarda come mi diverto.
Tipo di pubblico: quello che arriva a teatro o a un concerto trascinato per varie ragioni. E dopo lo spettacolo si vorrebbe organizzare un viaggio in Andalucia.

Qual’è il tuo rapporto con gli altri colleghi?
Con alcuni di amicizia con altri quantomeno di stima e rispetto, altri invece mi mandano energie negative che mi annegheranno di li a poco. Ma per fortuna sono pochi, e poi è più un problema mio che loro.

Quali sono i tuoi progetti attuali?
Sto cominciando a registrare per alcuni progetti fuori dal flamenco. Nel mentre sto preparando la musica per uno spettacolo con la Peña La Primera di Genova.

Quali sono questi progetti? Ce ne vuoi parlare?
Oltre al flamenco sono coinvolto in altri due progetti, il primo, che è quello più locale e piccolo ma che al momento mi sta dando le maggiori soddisfazioni artistiche, è un duo chitarra e voce. Si tratta di due amici che fanno musica e scrivono canzoni. Il secondo si tratta di una band Tribal metal con la quale ho registrato  un disco nel 2004. E’ un progetto che ha la sua particolarità nell’ inserimento della chitarra classica con aire flamenco  in questo genere di musica estrema.

C’è stato un momento della tua carriera particolarmente emozionante e per questo indimenticabile?
Si molti, per certi aspetti diversi, e intensi allo stesso modo. Non ne prediligo uno all’altro, li ricordo tutti come momenti speciali e unici.

E che cos’è che non hai ancora fatto ma che speri un giorno di fare? Qual è il tuo sogno nel cassetto?
Da qualche anno ho intrapreso la formula della “musica a baratto” con un progetto che mi piacerebbe portare anche fuori Liguria.

La musica a baratto? Di che si tratta?
Come dicevo prima, è un piccolo progetto di canzoni originali in genovese. Abbiamo deciso di intraprendere la via del baratto come provocazione ai cachet bassi che girano in questi giorni per i musicisti, e perché crediamo che oggi barattare potrebbe essere una forma di difesa contro la crisi dei giorni nostri. Insomma nel contratto con il locale dove suoneremo i gestori si impegnano a farci la spesa, almeno due sacchetti  belli pieni a testa. Il pubblico che viene a sentirci si presenta con delle offerte in segno di baratto con la nostra musica. I dischi  non vengono venduti ma anch’essi barattati. Funziona, non ci credevamo quando alla fine dei primi concerti avevamo la dispensa piena. In relazione alla nostra scelta sono nate localmente serate a tema sul baratto. Le offerte sono incredibili, spartirsi il bottino è fantastico, ricordo l’unica volta che con il mio socio abbiamo discusso, era perché ci avevano portato una paletta ammazza mosche con un buco nel mezzo, nella confezione c’era scritto “give fly a chance”… dai una possibilità alla mosca…ahahahah contro il carovita, contro gli sprechi, baratto, baratto, baratto!

Qual’è l’artista/collega (bailaor, cantaor, tocaor) della scena attuale che più corrisponde al tuo gusto e che più ti emoziona?
Al momento nessuno in particolare. Ascolto tanto cante antiguo: Caracol, Naranjito de Triana, Chocolate, Antonio Mairena etc.

La tua meta ideale: Sevilla, Jerez, Madrid o…?
Jerez

Tradizione o modernità?
Sono legato a un flamenco basico, scarno, non pomposo e con molta pancia… tradizionale o moderno non importa.

Pensi che ‘il Duende’ sia solo una prerogativa del popolo gitano o spagnolo?
No non credo… è dentro la persona e si esprime in tutti i generi d’arte.

ll tuo più grande difetto e il tuo più grande pregio come artista e come persona
Negatività come musicista: sono emotivo.
Negatività come persona: tra il dire e il fare c’è in mezzo un sacco di tempo perso… quello sono io, ed è quello che non sopporto negli altri ma cambierò, me lo sono giurato.
Positività come musicista e persona meglio dicano gli altri.

La prima letra che ti viene in mente…
Na ma que cielo y agua mo maita donde voy yo

A che cosa pensi un momento prima di salire sul palcoscenico?
Speriamo non mi s’inchiodino le dita…

Le emozioni che provi mentre suoni … a cosa pensi ?
Cerco di godermela più che posso ma se ti riferisci a suonare per il baile spesso sono troppo concentrato a contare a seguire la dinamica della coreografia per cercare di capire le mie sensazioni dell’ istante. La cosa che mi piace di più è accompagnare il cante, lì ci sono dinamiche più istintive e quindi se va bene ti da la sensazione di surfare un’onda.

Ti capiterà di salire sul palco e non avere voglia di suonare… immagino che quando diventa un impegno possa succedere. Come te la sbrighi ?
Mi è capitato più spesso di essere di cattivo umore piuttosto che svogliato, me la sbrigo semplicemente pensando: visto che ci siamo cerchiamo di farlo al meglio.

Chi vorresti accompagnare al cante? E al baile?
Tomasito, cosi faccio le due cose insieme.

Se fossi un palos saresti…
Martinete

Ascolti altri generi musicali oltre al flamenco? Se si quali?
Ascolto e mi piace di tutto: metal, grunge, rock in ogni sfumatura, elettronica, pop, jazz ma solo se non è free o troppo dissonante… di tutto davvero!

L’ultimo libro che hai letto ?
Jean-Claude Izzo – Churmo.

La tua giornata ideale?
Sveglia presto scendere in spiaggia sedermi di fronte al mare a fumarmi la prima sigaretta. Comprare il giornale, tornare a casa leggerlo mentre faccio colazione. Eventuale seconda o terza sigaretta. Tornare a dormire un paio d’ore, sveglia caffè e sigaretta. Chitarra fino a che ne ho voglia. Cena con pochi amici intimi, vino chitarra e canti, grappette e aliñao della buona notte.

Un consiglio per i nostri lettori che vogliono fare del flamenco la loro professione
No no, non mi sento di dare consigli a nessuno.

Il tuo segreto inconfessabile …
‘Mbriaco come ‘na cocuzza ho profanato il palco della Peña Chacon a Jerez cantando “com’è bello far l’amore da Trieste in giù”

La tua compagna ideale: dentro o fuori dell’ambiente flamenco?
Non è mai andata troppo bene in nessuno dei due casi 🙂 Ma oggi sono più tentato a dire fuori… o appena intorno…

Il flamenco in una parola
‘sieteochonuevedie’

Grazie Francesco! Per chi volesse saperne di più:

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8 thoughts on “Francesco Cassinelli

  1. carissimo Francesco, questa intervista mi ha particolarmente colpita; hai detto di te cose che non immaginavo!!! che dire? … mi piace..
    ti abbraccio con tantissimo affetto.

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  2. Franco non finisci mai di stupirmi. mi hai fatto ricordare un concerto a recco, tulsa time, ni ni ni ni on my mind la fortuna di aver passato dei momenti splendidi insieme. Grande Franco
    se trovo la foto te la mando. Giamba

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  3. Hi – I just came across this blog. I met Franco in the 1980s when I came to Camogli with a friend. We ate some wonderful food with his family. That was a long time ago, but I still have a letter in which he says he plays the guitar. I found it just today and decided to look him up. I hope you are well, wherever you are! I recently returned from Italy (Bologna and Padova), and had hoped to visit Camogli again, but I didn’t make it. My daughter is also a musician. 🙂

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