Francesco Ficco

Nato a Terlizzi – Bari, il 13 Agosto 1978, comincia a suonare la chitarra all’età di 12 anni. Studia chitarra flamenca con Davide Cervellino, Oscar Herrero e Javier Patino. Trasferitosi a Granada, si è diplomato con 10 in chitarra flamenca presso il “Conservatorio Profesional de Música Angel Barrios” sotto la guida di Pilar Alonso, Andrés García e Fabio Bosch.
Ha lavorato nella “Academia de baile” della bailaora granaina Isa Vega. Si è esibito in vari concerti in Spagna, Italia ed in Germania.
Tra i vari festival a cui ha partecipato ci sono il “Festival flamenco de la Chana” , in Spagna, con la “Academia de baile” di Isa Vega nel 2011; quello di Montebaur in Germania, con il gruppo “Macandé; e “Vento Flamenco” in Italia, come solista,  tenendo una conferenza-concerto.
Attualmente vive in Germania (Düsseldorf) dove lavora dando lezioni di chitarra, compás, armonia e storia del flamenco.

Tutto è iniziato…
Nella maniera meno originale di tutte (per un chitarrista): quando avevo 16 anni ascoltando un’ antologia di Paco.

Quando hai capito che il Flamenco sarebbe stato la tua professione?
Non l’ho capito ancora, ma da un po’ di tempo comincio a familiarizzare con l’idea…..e mi piace

Hai mai pensato di non farcela?
Ogni mattina quando mi sveglio, poi prendo in mano la chitarra e mi consola la certezza che Lei e le emozioni che ci scambiamo reciprocamente sono per sempre….

Chi sono i tuoi punti di riferimento ?
I miei maestri fisici: Davide Cervellino, Pilar Alonso, Fabio Bosch, Andrés Garcia, Antonio Heredia “el Chonico”, Isa Vega ed il maestro guitarrero José Lopez Bellido…durante gli anni di studio a Granada ho passato nel suo taller ore ed ore parlando di flamenco, di chitarre e della vita in generale. Da lui ho imparato ad amare e rispettare “fisicamente” il mio strumento, ho appreso l’arte della pazienza e della dedizione al proprio lavoro.
I miei maestri “virtuali” credo che siano un po’ comuni a tutti i chitarristi: Sabicas, Diego e Paco del Gastor, Paco de Lucia, Tomatito, Pepe Habichuela ed uno che ultimamente ha lasciato un gran “vacio”: Manuel Moreno Junquera “Moraito”, qué Dios lo tenga en su Gloria.

Quante ore alla settimana dedichi allo studio?
Per me la cosa più importante è la costanza e non la quantità….in media 3/4 ore giornaliere.

Quanto ha influito il flamenco nelle tue scelte personali?
Per il flamenco ho lasciato l’Italia, ho imparato un’altra lingua, tramite il flamenco ho conosciuto la mia attuale compagna, tra qualche mese sarò padre di un bimbo e già penso a quali pezzi suonare per farlo addormentare e a quanti anni mettergli fra le mani la prima chitarra….direi che ha influito molto.

Se tornassi indietro quali sono le cose o le scelte che non rifaresti ?
Non saprei….quello che sono adesso è il risultato anche dei miei errori passati…forse non rifarei l’Università.

Qual è stata, se c’è stata, la più grande difficoltà che hai incontrato per raggiungere i tuoi obiettivi di artista?
Il mio più grande obiettivo è quello di imparare e perfezionarmi nella chitarra, nel flamenco e nella musica in generale. Credo che questo sia un cammino senza fine e quindi un obiettivo che non si raggiunge mai: oggi suoni e ti senti soddisfatto del livello raggiunto, domani ascolti o vedi un altro chitarrista resti affascinato e ti tocca metterti nuovamente in discussione per poter progredire.
In tutto ciò credo che la mia più grande difficoltà sia stata l’essere troppo perfezionista.

Quali sono le tue inquietudini d’artista ? Cosa ti fa salire l’ispirazione ?
Ultimamente mi sto sforzando di non essere troppo celebrale, quindi le mie inquietudini non hanno una forma razionale….solo cerco di “disfrutar y recrearme con mi guitarra”; per quanto riguarda l’ispirazione non saprei spiegarlo, pero’ credo che sia tutto ciò che ti tocca dentro, che preme un bottone speciale dell’anima per cui, dopo, tutto ti sembra chiaro e la musica è già li che quasi quasi suona sola. Ho avuto un’ esperienza simile dopo aver letto “La sombra del viento” y “El juego del Angel” di Zafón: chiuso il libro mi misi a suonare e adesso ho quasi 10 min. ininterrotti di falsetas por soleá.

Tecnica ed espressività. Che cosa viene prima?
Non per importanza ma per una questione logica e cronologica direi tecnica prima ed espressività poi….credo che non si possa esprimere nulla senza avere prima i mezzi per farlo.

Ti senti più artista o più insegnante?
Mi sento un onesto “operaio del mio strumento” ed amo molto insegnare.
Qual’è il messaggio che vorresti trasmettere ai tuoi allievi?
Il maestro migliore è dentro ognuno di noi, bisogna imparare ad essere seri ed onesti nel proprio lavoro ma mai troppo duri o distruttivi. Per quanto riguarda la tecnica strumentale bisogna conoscere tutte le opzioni possibili, provarle e poi scegliere quella che meglio si adatta alle nostre esigenze. La tecnica migliore non esiste, e solo siamo liberi se e quando possiamo scegliere!

E quale al pubblico? Quale tipo di pubblico vorresti conquistare?
“escuchar es un arte!”, vorrei avvicinarmi a tutta quella gente che solo si aspetta di ascoltare un flamenco “soft” o “chill” come lo chiamano adesso, o a quei chitarristi che solo si aspettano virtuosismi e tentare di mostrare come, per esempio, una soleá “despacito y a compá” può essere emozionante.

Qual’è il tuo rapporto con gli altri colleghi?
Molto buono direi, molti sono miei amici.

Quali sono i tuoi progetti attuali?
Con la mia compagna stiamo montando uno spettacolo incentrato sul flamenco granaino, o meglio sull’ “aire de Graná“, che, purtroppo, non è molto di “moda” qui in Germania.

C’è stato un momento della tua carriera particolarmente emozionante e per questo indimenticabile?
Sono due: il primo fu quando a lezione suonai una Malagueña di Sabicas e la mia insegnante si commosse; il secondo fu quando, a Maggio scorso, la mia insegnante mi propose di fare un concerto tematico su Sabicas nel conservatorio e Miguel Ochando era nel pubblico. A fine concerto, in un bar, si complimentò ed io stavo quasi per piangere!

E che cos’è che non hai ancora fatto ma che speri un giorno di fare? Qual è il tuo sogno nel cassetto?
Vorrei aprire qui in Germania un’accademia de Baile y Guitarra, offrire lezioni di flamenco e accompagnare le lezioni di ballo con i miei alunni, ma soprattutto……imparare il tedesco.

Qual’è l’artista/collega (bailaor, cantaor, tocaor) della scena attuale che più corrisponde al tuo gusto e che più ti emoziona?
Sono troppi non saprei cosa rispondere, però sicuramente mi emozionano molto gli artisti che badano molto a la “esencia” e non alle forme.

La tua meta ideale: Sevilla, Jerez, Madrid o…?
Amo il cante e toque jerezano però Granada Toda la vida!

Tradizione o modernità?
Per chi, come me, non “ha mamado el flamenco desde la cuna” credo che la tradizione sia il mezzo migliore per avvicinarsi all’essenza di quest’Arte. Non si può dire, per esempio, di voler studiare letteratura spagnola leggendo solo i contemporanei, senza conoscere Cervantes….
Sulla modernità, posso dire che mi piace molto quella “onesta” che nasce da un’esigenza artistica e non da quella economica di creare qualcosa di più “vendibile”.

Pensi che ‘il Duende’ sia solo una prerogativa del popolo gitano o spagnolo?
Credo che il duende faccia parte dell’arte in generale e non di un gruppo etnico, tutto il resto è mistificazione che fa bene solo al turismo.

Il tuo più grande difetto e il tuo più grande pregio come artista e come persona.
Credo di essere troppo perfezionista, ma credo anche che, prima di essere chitarrista, sono un essere umano e per questo cerco sempre di comportarmi umanamente.

La prima letra che ti viene in mente…
“Quiero vivir en Graná
porque me gusta el oir
la campanas de la vela
cuando me voy a dormir”

A che cosa pensi un momento prima di salire sul palcoscenico?
Donde he puesto cejilla y afinador?

Le emozioni che provi mentre suoni …a cosa pensi ?
Cerco di non pensare e di lasciarmi andare.

Il palo che ti rappresenta di più o quello che pensi sia più rappresentativo per il tuo toque.
Mi sento molto “a gusto” con Bulerías, Tangos y Soleá anche se ultimamente sto rivalutando molto “los avandolaos”.

Ascolti altri generi musicali oltre al flamenco? Se si quali?
Marginalmente si: un po’ di musica classica, world music, heavy metal.

L’ultimo libro che hai letto ?
“Marina” di Zafón

La tua giornata ideale?
Colazione, un paio d’ore di tecnica, vita quotidiana, pranzo, siesta, altre due o tre ore di studio poi relax; la ciliegina sulla torta è quando posso mettermi davanti alla televisione con la chitarra “tapada” e continuare a suonare guardando le mie serie preferite.

Qual’è il momento della giornata dove ti senti maggiormente creativo ?
Non c’è un momento particolare.

Un consiglio per i nostri lettori che vogliono fare del flamenco la loro professione
Animo, animo, animo pazienza e costanza!

Il tuo segreto inconfessabile …
In Germania ho scoperto di avere una forma di dipendenza dai dolci

Il tuo compagno/a ideale: dentro o fuori dell’ambiente flamenco?
La mia ragazza.

Il flamenco in una parola.
La meno originale di tutte, però credo la più vera: “Passione”.

Grazie a Francesco! Per chi volesse approfondire:

Videos :

Proponiamo una intervista presente in internet sviluppata in 4 brevi puntate.

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