Marcello Savona

Marcello savona nasce a Palermo il 14 marzo del 1960 dove studia e consegue il diploma di maturità classica. Inizia a studiare chitarra da autodidatta all’età di 12 anni. Dal 1983 al 1987 vive in Spagna dove conosce e studia chitarra flamenca e accompagnamento al cante. Frequenta numerose peñas di Malaga, Sevilla e Granada dove approfondisce la conoscenza del cante flamenco, che si rivela essere la sua vera passione. In Spagna conosce molti chitarristi e cantanti di flamenco con i quali è tuttora in stretto contatto. Tornato in Italia mette da parte la passione per il flamenco e inizia a studiare flauto traverso con il maestro Sergio Cappello partecipando ad alcuni concerti con il gruppo jazz progressive “Kale Akte”. Nel 2006 conosce la bailaora Deborah Idelia Brancato che riaccende la sua passione per il flamenco e con la quale inizia una collaborazione artistica che lo riporta a studiare il cante e la chitarra. Approfondisce, negli ultimi 6 anni, la conoscenza del baile flamenco accompagnando le lezioni di “baile” della scuola “Coral Arte Flamenco” di Palermo della quale Deborah Brancato è titolare. Nel 2007 insieme a Deborah Brancato ed al percussionista Marco Camarda danno vita alla Compagnia di Flamenco “Guadalmedina” della quale attualmente fanno parte anche la bailaora Giulia Compagno e il chitarrista Luca Fasoni. Attualmente impartisce lezioni di Chitarra Flamenca e Canto presso la suddetta scuola. Dal 2007 partecipa attivamente alla diffusione del flamenco con diversi spettacoli della compagnia, parallelamente ad altri progetti musicali. Continua a recarsi in Spagna annualmente per stare a contatto e vivere da vicino l’emozione del flamenco.

 Tutto è iniziato…
…nel ’73 a tredici anni. Ero a Granada con i miei e siamo andati a vedere uno spettacolo di flamenco alla sala Calypso, per anni ho sognato di ballare… e invece… sono tornato in Spagna agli inizi degli anni ‘80 e sono rimasto lí per 4 anni e mezzo. In quegli anni ho sviluppato la passione per la chitarra e per il cante

Quando hai capito che il Flamenco sarebbe stato la tua professione?
Ci sono arrivato abbastanza tardi, una decina di anni fa, per tanti anni ho avuto un’altra ‘professione’ privilegiata: l’allenatore di volley.

Hai mai pensato di non farcela?
Sinceramente ho iniziato quasi per scommessa quindi non mi ero posto il problema, certamente non è facile vivere da artista se non sei più che affermato…

Chi sono i tuoi punti di riferimento?
Ascolto più frequentemente Camarón, Enrique Morente, Fernanda y Bernarda de Utrera, Inés Bacan, Poveda, El Pele ma mi piacciono tanti altri. Come chitarristi Paco De Lucia, Tomatito, Gerardo Nuñez, Moraito, Pepe Habichuela…

Quante ore alla settimana dedichi allo studio?
Dipende molto dal periodo, a volte 1-2 ore al giorno a volte 4-5 ore e a volte ‘paso’… per fortuna accompagno le lezioni di baile a scuola di mia moglie il che mi obbliga a studiare anche nei periodi di pigrizia artistica…

Quanto ha influito il flamenco nelle tue scelte personali?
Da qualche anno a venire, abbastanza. Cantare, suonare o ballare flamenco non bastano da soli per essere ‘flamenco’.

Se tornassi indietro quali sono le cose o le scelte che non rifaresti?
Non ho particolari rimpianti, in fondo quello che ho fatto nella vita, bene o male l’ho scelto io. Se però avessi la possibilità tornerei indietro all’ ‘88 per continuare lo studio della chitarra che invece ho abbandonato per più di 15 anni..

Qual è stata, se c’è stata, la più grande difficoltà che hai incontrato per raggiungere i tuoi obiettivi di artista?
Sicuramente la mancanza del contatto continuo con il mondo flamenco, la mancanza di un pubblico che capisca e apprezzi in pieno quello che stai facendo, o a volte anche la mancanza di competizione o di complicità con altri artisti. Tutto ciò ti toglie qualcosa, è più difficile raggiungere quella sorta di trance che ti trascina a cantare, a suonare o a ballare con ‘duende’…

Tecnica ed espressività. Che cosa viene prima?
Una buona tecnica aiuta tanto ad essere espressivi, ma ciò non toglie che puoi esserlo anche con una tecnica modesta a patto che non cerchi di fare cose troppo difficili…

Qual’è il messaggio che vorresti trasmettere ai tuoi allievi?
Che anche se una cosa è difficile da raggiungere bisogna sempre credere di potercela fare, con la passione e lo studio…

E quale al pubblico? Quale tipo di pubblico vorresti conquistare?
In generale tutto. In particolare quello che si lascia trasportare dalla trance artistica…

Qual’è il tuo rapporto con gli altri colleghi?
Molto sincero ed aperto, il flamenco per me è anche una maniera di condividere certe cose, certi pensieri… soprattutto penso ci sia sempre da imparare.

Quali sono i tuoi progetti attuali?
Vorrei approfondire lo studio del cante che mi appassiona tanto e mi trascina più della chitarra nella ‘trance artistica’. Come passatempo però vorrei anche imparare qualche passo de baile che è stata la mia prima passione e mi ha fatto accostare al flamenco.

C’è stato un momento della tua carriera particolarmente emozionante e per questo indimenticabile?
Sicuramente la prima volta che ho deciso di cantare flamenco dinanzi ad un pubblico ancorché fosse italiano, e anche quando mi sono ritrovato a cantare tra amici spagnoli a Granada e a Sevilla alla ‘Carboneria’…

E che cos’è che non hai ancora fatto ma che speri un giorno di fare? Qual è il tuo sogno nel cassetto?
Spero semplicemente di continuare a coltivare questa passione senza soccombere al fatto che economicamente è difficile essere artisti qui in Italia…

Qual’è l’artista/collega (bailaor, cantaor, tocaor) della scena attuale che corrisponde più al tuo gusto e che più ti emoziona?
Oltre i chitarristi e i cantaores citati mi piacciono molto al baile Pastora Galvan, Adela Campallo, Los Farrucos ed un artista incredibile è il pianista Diego Amador.

La tua meta ideale: Sevilla, Jerez, Madrid o…?
A Sevilla vado quasi ogni anno perché ho degli amici che mi fa sempre piacere rivedere anche perché mia moglie può seguire così degli stage di danza visto che anche lei ha questo pallino… ma sicuramente anche Jerez o Madrid che mi piace molto come ambiente…

Tradizione o modernità?
Entrambe le cose, apprezzo sia la purezza di artisti come Fernanda de Utrera, La Perla De Cadiz, Pepe de la Matrona, Fernando Terremoto come la modernità di El Pele, Diego el Cigala o Marina Heredia.

Pensi che ‘il Duende’ sia solo una prerogativa del popolo gitano o spagnolo?
Credo di no, come tutti gli stati d’animo, credo possa essere comune a tutti i popoli.

Il tuo più grande difetto e il tuo più grande pregio come artista e come persona.
Il mio più grande difetto è che mi infervorisco abbastanza presto e sono un pochino presuntuoso ma sia nella vita che come artista quando faccio qualcosa non mi risparmio di certo…

La prima letra che ti viene in mente…
Quita una pena otra pena
y un dolor otro dolor
y un clavo saca otro clavo
y un amor quita otro amor
Naaa naaaaaaa es eterno
Luna que brillas los mares…

A che cosa pensi un momento prima di salire sul palcoscenico?
Che sono lí per rendere partecipi le persone di qualcosa “que llevo dentro”…

Il palos che ti rappresenta di più
Il Tango quando sono allegro e la Soleá quando sono triste…

Ascolti altri generi musicali oltre al flamenco? Se si quali?
Apprezzo e ascolto qualsiasi tipo di musica sin da piccolo, dall’opera al rap, dalla sinfonica al reggae, dal flamenco alla musica araba o indiana…

L’ultimo libro che hai letto?
Le storie di Pinocchio a mia figlia Sara di 5 anni…

La tua giornata ideale?
Una giornata di vacanze: rilassati al mare o in montagna o in campagna con la mia Saretta di 5 anni una chitarra e in buona compagnia… Una giornata lavorativa: non troppo piena di impegni da stressarsi e con un po’ di tempo per coltivare altri interessi…

Qual’è il momento della giornata dove ti senti maggiormente creativo?
O la mattina o la notte quando torno da avere fatto qualcosa che ha lasciato il segno…

Un consiglio per i nostri lettori che vogliono fare del flamenco la loro professione
Il più banale: iniziate anche qui in Italia a studiare per capire, ma andate in Spagna per sentire il vero sapore e specializzarvi, passate lí almeno un paio di anni a contatto con il mondo flamenco, che non è soltanto una musica ma sicuramente una maniera di essere e di stare con gli altri…

Il tuo segreto inconfessabile …
Me lo tengo dentro perché sennò divento reo confesso… e comunque ho ancora molti sogni da vedere avverarsi…

La tua compagna ideale: dentro o fuori dell’ambiente flamenco?
Mia moglie Deborah Brancato è una bailaora, questo è sicuramente un indizio… però anche fuori dal flamenco ho molti amici con i quali abbiamo diviso molto nella vita…

Il flamenco in una parola
Disfrutar…

Grazie a Marcello! Per chi volesse approfondire:

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