Mattia Rauco

Nasce a Roma nel 1988. Inizia a studiare chitarra con suo cugino, diplomato in chitarra classica e liuto rinascimentale. Si avvicina al flamenco e continua i suoi studi a Roma con Saverio Lodi e Matteo D’Agostino. Diplomatosi al liceo prosegue i suoi studi presso la Fundación Cristina Hereen a Sevilla dove riceve una borsa di studio dalla AIE, ( Sociedad de artistas intèrpretes o ejecutantes de España ) ed ha la possibilità di studiare con maestri quali: Niño de Pura, Pedro Sierra, Paco Cortés, Eduardo Rebollar, Michele Iaccarino e Antonio Rey. Torna a Roma nel 2010 dove inizia subito a far esperienza e a conoscere l’ambiente flamenco romano.

Tutto è iniziato…
Da una misteriosa cassetta musicale senza titolo trovata in casa. Dopo ho scoperto
che era Ziryab. Mi incuriosì…

Quando hai capito che il Flamenco sarebbe stato la tua professione?
Lo sto iniziando a realizzare da qualche tempo a questa parte.

Hai mai pensato di non farcela?
Più vado avanti più mi accorgo che la strada davanti a me è lunga.. ma sono molto tenace e quando mi prefiggo un obbiettivo ce la metto sempre tutta.

Chi sono i tuoi punti di riferimento ?
Tutte quelle persone (maestri e non) da cui ogni giorno apprendo qualcosa, imparando a cambiare ed a cambiarmi, chi ha creduto in me.

Quante ore alla settimana dedichi allo studio?
Sono molto discontinuo, ma di norma studio dalle 6 alle 8 ore al giorno.

Quanto ha influito il flamenco nelle tue scelte personali?
Moltissimo.. ha influito sulla mia vita in generale, sulle amicizie, sul tempo libero.

Se tornassi indietro quali sono le cose o le scelte che non rifaresti ?
Rifarei tutto.

Quali sono le tue inquietudini d’artista ? Cosa ti fa salire l’ispirazione ?
Mi inquieta il fatto di non riuscire ad esprimere con la musica quello che ho in testa. L’ispirazione arriva quando meno te lo aspetti ma in realtà non arriva sola, è accompagnata da tanto lavoro.

Tecnica ed espressività. Che cosa viene prima?
Un connubio. Mentre l’espressività va modellata poco a poco, la tecnica è un mezzo a volte necessario per esprimere la musica.

Ti senti più artista o più insegnante?
Più artista.

E quale al pubblico? Quale tipo di pubblico vorresti conquistare?
Tutto, senza esclusioni. A volte ci sono armonie che non hanno bisogno di attenzione volontaria per essere ascoltate, ma sono lì e catturano tutti…

Qual’è il tuo rapporto con gli altri colleghi?
Direi buono.

Qual’è l’artista/collega (bailaor, cantaor, tocaor) della scena attuale che più corrisponde al tuo gusto e che più ti emoziona?
Antonio Rey, Paco De Lucia, Vicente, Chicuelo, Pedro Sierra, Juan Carlor Romero, Juan Ramon Caro, Dani de Moron, Duquende, Arcangel, la Tana, Pastora, Eva la Yerbabuena, Rocio Molina e tanti tanti tanti altri..

La tua meta ideale: Sevilla, Jerez, Madrid o…?
Jerez.

Tradizione o modernità?
Modernità nella tradizione.

Pensi che ‘il Duende’ sia solo una prerogativa del popolo gitano o spagnolo?
No.

Il tuo più grande difetto e il tuo più grande pregio come artista e come persona.
Penso che coincidano nella ricerca della precisione.

A che cosa pensi un momento prima di salire sul palcoscenico?
Dove ho messo la cejilla?

Le emozioni che provi mentre suoni …a cosa pensi ?
Cerco di estraniarmi e al contempo osservare ciò che accade intorno a me.

Ti capiterà di salire sul palco e non avere voglia di suonare, voglio dire… immagino che quando diventa un impegno possa succedere. Come te la sbrighi ?
Quando si inizia a suonare la voglia torna pian piano, almeno nel mio caso.

Guitarrista sul palco. Chi vorresti accompagnare al cante y al baile ?
Duquende y Farruquito.

Il palos che ti rappresenta di più o quello che pensi sia più rappresentativo per il tuo toque.
Bulerìa.

Ascolti altri generi musicali oltre al flamenco? Se si quali?
Musica classica, jazz, world music…

L’ultimo libro che hai letto ?
“La danza della realtà” di Alejandro Jodorowsky.

Qual’è il momento della giornata dove ti senti maggiormente creativo ?
La notte.

Un consiglio per i nostri lettori che vogliono fare del flamenco la loro professione.
Tanto ascolto, tanto studio e tanta tanta pazienza.

Il tuo segreto inconfessabile …
…se è inconfessabile..

Il flamenco in una parola
Sal.

Grazie a Mattia!! Per chi volesse saperne di più :

Aggiornato in data 18 Ottobre 2011

3 thoughts on “Mattia Rauco

    • , a good way to change from the classic white. As for the denim shorts, I only get mine last year. But yes, they are a Summer staple. So practical and you can match them with basically everything. But I’ve to say I only wear mine during the holidays. I haven’t come round the idea of wearing then in the city yet…

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  1. Pingback: Flamenco Vivo ad Anzio | Pensiero Profondo

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