Maurizio Delrio

Nato ad Alghero (Sardegna) il 02/02/1977. All’eta di nove anni inizia a interessarsi alla chitarra. Studia a Pistoia, con il maestro Riccardo Bini nella scuola comunale T. Mabellini, chitarra classica e flamenca. Dal 2000 vive a Barcellona e studia nel Conservatorio superior de musica del Liceo con il maestro Manuel Granados, diplomandosi in chitarra flamenca nell’anno 2005. Si perfeziona successivamente con vari maestri come José Jimenez “El Viejin”, Dani de Moron, Juan Ramon Caro, Chema Vilchez e assiste a seminari di artisti come Moraíto Chico, Alfredo Lagos e Gerardo Nuñez. Si dedica professionalmente alla chitarra flamenca presentando la sua musica in varie formazioni, dalla chitarra solista a un gruppo più ampio con canto, ballo, percussioni e altri strumenti. Con il nome Maurizio Delrio Sestetto ha suonato nel 1° festival di musica del mondo della città di Vall (Catalunya) 2006 ed al festival KESSE di Tarragona 2006.
Con il nome Manduca presenta un lavoro flamenco jazz nell’Euroferia celebrata nel 2006 a Bruxell (Belgio). Nello stesso hanno collabora nel disco Acuamare della cantante sarda Franca Masu. Lavora in diversi Tablaos come “Tablao de Carmen”, “El patio Andaluz” a Barcellona, “El Tablao de la Chus” ad Almeria ed “El Cortijo” a Stoccarda, ed ha accompagnato artisti come Nacho Blanco e Ruben Olmo. Nel 2009 collabora come chitarrista e compositore con la compagnia di danza Color Danza. Impartisce seminari di chitarra flamenca in Olanda ed in Germania. Come docente impartisce lezioni private da più di dieci anni. Ha accompagnato seminari di cante e di baile di artisti come Carmen Cortés e Rafael de Utrera. Attualmente vive a Madrid.

Tutto iniziò …
Per colpa di Paco de Lucia …

Chi sono stati i tuoi Maestri nel flamenco? E quelli attuali ?
Il Prof. Riccardo Bini mi ha fatto conoscere la chitarra flamenca e mi ha messo in contatto col maestro Manuel Granados con il quale ho fatto dei seminari prima in Italia e poi al conservatorio del Liceo di Barcellona dove ho iniziato la carriera di chitarra flamenca e dove è iniziato tutto… poi ho avuto la fortuna di studiare con grandi maestri come José Jimenez “El Viejin”, Dani de Moron e Juan Ramon Caro.

Cosa ti ha spinto ad andare via dall’Italia?
Ovviamente la passione per la chitarra e per il flamenco, ed ho iniziato studiando come privatista. Un giorno sono venuto qui per sostenere un esame al conservatorio di Barcellona, dovevo rimare una settimana, e sono ancora qui…

Pensi di ritornare un giorno?
Perché no! È possibile.

Quale è stato l’ostacolo più grande che hai incontrato nel tuo percorso?
Gli ostacoli sono stati e sono molti, credo che l’importante sia lavorare con entusiasmo e passione.

Qual è secondo te il modo migliore di apprendere?
Il modo migliore di imparare è ascoltare, osservare e farsi consigliare dalle persone che ammiri, una valanga di ore di studio nel tuo laboratorio, condividere con gli altri il tuo lavoro e mettersi in gioco costantemente.

Chitarra solista o da accompagnamento al baile? Dove ti esprimi meglio?
Cerco di coltivare le due cose. Come solista probabilmente ho più esperienza perché il mio percorso, per varie circostanze, è iniziato cosi, pero l’accompagnamento è fondamentale nel mio modo di suonare.

Ti senti più artista o più insegnante?
Le due cose insieme.

Preferisci accompagnare un cantaor o un bailaor?
Sono due cose diverse. Non saprei quale scegliere. Accompagnando al baile si accompagna anche al cante. Io dico sempre che è nel baile dove si può creare di più. Accompagnando al cante mi piace ascoltare il cantaor e adattarmi alle sue necessità.

Quale il momento della giornata dove ti senti maggiormente creativo?
Non c’è un momento, io cerco di essere creativo semprem anche se sto studiando un esercizio di chitarra apparentemente meccanico e noioso.. però non sempre ci riesco …

Quali sono le tue inquietudini d’artista? Cosa ti fa salire l’ispirazione?
Imparare costantemente, ogni giorno cercare cose nuove e allo stesso tempo confermare le precedenti, impregnarmi delle cose che mi emozionano. L’ispirazione viene lavorando. Ci sono momenti, quando sei immerso nello studio, che vedi le cose facilissime, quasi ovvie. Questa è, per me, l’ispirazione.

Quali sono i tuoi progetti attuali?
Sto preparando un manuale di chitarra e spero di pubblicarlo al più presto. Poi sto preparando composizioni nuove e spero di registrare il mio primo disco.

C’è stato un momento della tua carriera particolarmente emozionante e per questo indimenticabile?
I momenti sono molti. Mi sono emozionato insegnando e nel vedere la gratitudine di chi avevo davanti. Molte altre volte mi emoziono quando suono e percepisco, oltre alla mia, l’emozione di chi ascolta e dei compagni.

Il tuo sogno nel cassetto?
Meglio lasciarlo nel cassetto …

Qual’è l’artista della scena attuale che più corrisponde al tuo gusto e che più ti emoziona?
Difficile dirne uno, me ne piacciono tantissimi (Miguel Poveda, Israél Galvan, Diego del Morao, Rocio Molina, Luis el Zambo…) e con caratteristiche diverse fra loro, non so dirne uno in particolare …

La tua meta ideale: Sevilla, Jerez, Madrid o…?
Io adesso vivo a Madrid e questa città mi è sempre piaciuta, però, sognando, mi piacerebbe passare un pò di tempo a Jerez.

Quale è il palos che preferisci suonare?
Non ho un palo preferito. Se ci penso osservo che, senza volere ed in un modo un po’ casuale, in alcuni momenti suono più un palo rispetto ad altri.

Il tuo più grande difetto e il tuo più grande pregio sia come artista che come persona.

Sono permaloso.

A che cosa pensi un momento prima di salire sul palcoscenico?
Cerco di pensare il meno possibile.

Descrivici le emozioni che provi mentre suoni…
Normalmente quando suono mi sento bene e cerco di trasmetterlo, mi piace lasciarmi andare e sentirmi come a casa.

Quanta parte di improvvisazione c’è quando sali sul palco?
Cerco sempre di avere le idee molto chiare sul “copione” di quello che voglio suonare per essere libero di reinventarlo sul palco.

Chitarra solista flamenca su di un palco. Chi vorresti con te come accompagnamento al cante e al baile?
Non saprei, sono troppi gli artisti che apprezzo, in ogni caso persone che “trasmettano” .

Il tuo segreto inconfessabile

Qual è il tuo rapporto con gli altri colleghi?
Direi buono, di rispetto e di condivisione, ovviamente con alcuni di più che con altri.

Un consiglio per chi vuole intraprendere il flamenco come professione
Non saprei, ogni persona è un mondo a sé. Sicuramente direi che la professione è il frutto della ricerca e dello studio. Quindi direi di lavorare con passione e amore lasciando che le cose accadano.

Se tornassi indietro quali sono le cose o le scelte che non rifaresti?
Non cambierei niente. Si impara dalle cose positive e da quelle negative

Come ti vedi tra una ventina di anni?
Tra venti anni?…Spero di aver imparato a limarmi le unghie … Scherzi a parte, mi piace vedermi immerso nella musica come adesso.

Per che cosa vorresti essere ricordato?
Per aver trasmesso emozioni.

Il flamenco in una parola.
Musica, cultura, sensibilità ecc..

Grazie a Maurizio! Per chi volesse approfondire:

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