Riccardo Ascani

Riccardo Ascani
Musicista poliedrico Riccardo Ascani inizia la sua carriera molto presto all’età di quindici anni suonando dapprima in alcune orchestrine di R&B della capitale e poi accompagnando il cantante pop anni 60 Gianni Davoli. Ha effettuato studi classici e jazzistici vincendo una targa ed una borsa di studio indetta dalla Berkelee College of Music, in occasione del Festival Internazionale Umbria Jazz 91. In questo periodo si esibisce con George Coleman, Benjamin Waters, Bucky Pizzarelli ed incontra il mitico chitarrista jazz Joe Pass. L’anno successivo si innamora definitivamente del flamenco ed inizia a fare la spola tra Roma, Siviglia, Jerez e Madrid incontrando i maggiori rappresentanti del genere ed accompagnando le classi di ballo nelle famose scuole di Josè Galvan (Siviglia) e Amor de Dios (Madrid).
Nel frattempo inizia un’intensa attività professionale con il cantante gitano Gipsy Moreno Jimenez mentre parallelamente si esibisce nei locali della Associacion Espanola di Piazza Cenci assieme a Reina Lopez, Manuel Santiago, Daniele Bonaviri, Juana Cala ed altri artisti. Assieme a Gabriel de Torres e Rosa Maya forma un gruppo chiamato Cali ed il mitico trio Tresdeoros (col cantante Maurizio Mandalari) col quale prende parte a diversi festival in Italia, Svizzera e Giappone. Attualmente porta avanti un progetto musicale di confine tra Flamenco, jazz e Bossa Nova dove è compositore ed arrangiatore di tutti i brani, con questo progetto ha realizzato un cd (Byzantine) ed ha partecipato a diversi festival quali: Festival chitarristico Caroso (dove hanno partecipato J.M.Canizares e G. Nuñez) , Festival Suoni e Voci del Mediterraneo (assieme a Teresa de Sio e Stefano Palatresi) Stagioni Concertistiche Amici della Musica di Alcamo, Palmi, Termini Imerese, Ragusa, Otranto, Muro Leccese, Gualdo Cattaneo, Palermo, Salerno, Foggia, Benevento, Teano, Catania ecc. Ha inciso la sua chitarra nell’ultimo lavoro discografico del trio pop lirico “Appassionante” dal nome “Salve”. Oltre al suo progetto musicale collabora con l’Associazione Encuentro flamenco di Reina Lopez e con la Bailaora e coreografa Cristina Benitez.

Come ti sei avvicinato al flamenco?
Ho iniziato a suonare la chitarra quando avevo 10 anni e ne sono dovuti passare altri 15 prima che il flamenco diventasse la mia droga …a 25 anni dopo essermi preparato le dita e le orecchie con il jazz, la bossa, il blues, il rock e la musica classica sono approdato al flamenco…

Quando hai capito che sarebbe stata la tua professione?
Quando conobbi il flamenco ero già un chitarrista professionista, suonavo in un paio di orchestre, trasformare questa che per me allora era una “nuova passione” in un lavoro non è stato facile e fu possibile solo grazie alla presenza a Roma dell’Associacion Cultural Espanola di Piazza Cenci conosciuta come Txoco, un locale immenso nel bel mezzo del quartiere ebreo, che ha ospitato me ed altri artisti italiani e spagnoli, permettendoci uno scambio di idee e di esperienze non indifferente….inoltre pagavano bene..in quella sede conobbi Gipsy Jimenez Moreno, un gitano che faceva rumbe con una marcia impressionante ed una voce potentissima, diventai il suo chitarrista e partii con lui in tour per qualche anno, nel frattempo dilagava sempre di più il fenomeno Gipsy Kings e per i chitarristi che come me, sapevano di cosa si trattava fu facile lavorare ottenendo bei guadagni.

Hai mai pensato di non farcela?
A fare cosa? A sopravvivere con la musica? Ogni giorno è un terno al lotto ed ogni anno occorre organizzarsi il lavoro ed i contatti, inoltre con il clima di crisi che c’è i primi fondi che tagliano sono quelli destinati alla cultura…direi che pensare di non farcela e smentire regolarmente questo pensiero sia diventato un gioco perverso…

Chi sono i tuoi punti di riferimento?
Essendo musicista e compositore, prima di essere chitarrista di flamenco, i miei punti di riferimento sono molteplici. Innanzitutto i grandi autori classici come Albeniz, De Falla, Ravel e tutto il Romanticismo, quindi i maestri del jazz zingaro come Django Reinhardt fino ad arrivare al flamenco con Paco de Lucia, Manolo Sanlucar e Sabicas primi fra tutti… attualmente adoro ascoltare Vicente Amigo.

Quante ore alla settimana dedichi allo studio?
A 44 anni non si ha più il tempo e la voglia di stare seduto a studiare ore ed ore solo per il piacere di studiare o di apprendere un brano…è triste dirlo ma alla mia età occorre produrre, occorre essere operativi nel lavoro e nelle idee. Ogni giorno sto con la chitarra in mano, per provare spettacoli, per accompagnare le classi di ballo o per insegnare ma alla fine il tempo per me è così poco che non posso non dedicarlo alla composizione e quindi alla mia musica, all’ essere creativi…

Quanto ha influito il flamenco nelle tue scelte personali?
Beh il flamenco è “estremo”, o lo ami o lo odi e comunque non ti lascia indifferente… vivere significa fare delle scelte e quando si sceglie si lascia sempre qualcosa. Il flamenco è per gente determinata ed aiuta la gente ad esserlo… personalmente ho abbandonato tante cose per il flamenco ma direi meglio per la musica in generale…

Qual è stata, se c’è stata, la più grande difficoltà che hai incontrato per raggiungere i tuoi obiettivi di artista?
La mancanza di un organo in Italia che difenda i diritti degli artisti al di là delle lobby di potere che ben conosciamo… siamo costretti a vivere al nero, a guadagnare al nero, ad insegnare al nero, a suonare al nero e poi se devi chiedere un prestito od un finanziamento sei fottuto! Che schifo!

Chitara solista o da accompagnamento al baile? Dove ti esprimi meglio?
In realtà mi esprimo meglio componendo, se sia poi per spettacolo solo musicale o per baile non fa differenza. Mi piace comporre seguendo una storia e se la danza riesce a raccontarmi qualcosa allora il gioco si fa molto intrigante…

Ti senti più artista o più insegnante?
Mi sento artista ed insegnante una cosa non esclude l’altra l’importante è metterci l’amore dentro.

Quale è il palos che preferisci suonare?
La Buleria offre migliaia di spunti e credo rappresenti la “modernità” nel flamenco, il suo andamento composto e sincopato permette al compositore di tentare sempre delle soluzioni innovative…e poi una volta che si apprende la Buleria il passaggio alla Siguirya è immediato basta contare la buleria dall’8…

Qual’è il messaggio che vorresti trasmettere al pubblico?
Amore verso se stessi ed il prossimo e ribellione verso tutto ciò che è diventato indispensabile pur non essendolo affatto… compreso il concetto assai mafioso di famiglia! Sono un vecchio freak nonostante mi sia sposato due anni fa…

Quale tipo di pubblico vorresti conquistare?
Il pubblico viene innanzitutto conquistato dal contesto in cui si svolge il concerto o lo spettacolo, non si può e non si deve a mio avviso portare il flamenco nei ristoranti, il flamenco necessita di spazi adeguati dove vengono scrupolosamente curate l’acustica e la scenografia…

Qual’è il tuo rapporto con gli altri colleghi?
Buono, cerco di rispettare tutti e di cercare delle forme di collaborazione, sono convinto che ognuno ha qualcosa da insegnare e da imparare e che questo sia il bello dell’arte. E’ altresì vero che non tutti coloro che salgono due o tre volte su un palco si possono ritenere artisti…occorre sudare e faticare per anni.

Quali sono i tuoi progetti attuali?
Lavoro sulla stesura dei brani del mio prossimo disco che dovrà essere “esplosivo”!

C’è stato un momento della tua carriera particolarmente emozionante e per questo indimenticabile?
Ogni volta che salgo su un palco.

E che cos’è che non hai ancora fatto ma che speri un giorno di fare? Qual è il tuo sogno nel cassetto?
Non ho ancora un disco prodotto da una etichetta importante, il mio sogno sarebbe avere un disco prodotto e distribuito dalla Sony o da un’altra etichetta di rilievo…chissà! La mia musica fa del flamenco la sua forza motrice ma non è etichettabile in un genere solo, è una sorta di fusion e questo potrebbe facilitare o complicare le cose, inoltre sono italiano e detesto i nomi d’arte…

Qual’è l’artista della scena attuale che più corrisponde al tuo gusto e che più ti emoziona?
Vicente Amigo senza ombra di dubbio!

La tua meta ideale: Sevilla, Jerez, Madrid o…?
L’Andalucia in generale ha un fascino esotico, di confine, personalmente amo molto Sevilla, Sanlucar e Granada… Madrid infine è ricca di eventi culturali ed è facile incontrarsi con tanti artisti.

Tradizione o modernità?
Non c’è modernità senza tradizione non esiste moneta con una faccia sola…

Pensi che ‘il Duende’ sia solo una prerogativa del popolo gitano o spagnolo?
Assolutamente no, il Duende è tipico dell’uomo che vive ed esprime intensamente le proprie emozioni attraverso l’arte, un termine spagnolo ma assolutamente universale e al di fuori di ogni epoca. Il duende è spirito è anima è speranza è mistero….è fede.

Il tuo più grande difetto come artista e come persona
Come artista sono troppo esigente e quindi molto lento nella produzione di opere, idee e progetti, come uomo sono molto perverso ed impulsivo.

Il tuo più grande pregio come artista e come persona
La capacità di fondere le tante esperienze musicali in un genere che ha qualcosa da dire e che il pubblico apprezza e riconosce come flamenco, come persona la lealtà e la franchezza che hanno sempre contraddistinto il mio cammino fin dai banchi di scuola.

Preferisci accompagnare un cantaor o un bailaor ?
Il flamenco è un arte che comprende il toque il cante ed il baile.
I primi chitarristi non essendo in possesso di un’adeguata cultura musicale si limitavano ad accompagnare con degli accordi semplici il canto e sauccessivamente il ballo (protoflamenco). Da Ramon Montoya in poi e quindi per tutto il novecento la chitarra flamenca, grazie a personalità come Montoya, Sabicas, Nino Ricardo e successivamente Paco de Lucia e Manolo Sanlucar, si è evoluta fino a diventare l’espressione più nobile dello strumento. Considerata la “Capitana” la chitarra flamenca deve essere strumento solista quando serve (falsetas), accompagnare il canto e fondersi con il respiro della voce ed infine lanciarsi con determinazione feroce nelle scorribande frenetiche del taconeo del baile. In pratica, se ben suonata, la chitarra svolge il compito più difficile perché non cessa mai di suonare….è come il cuore e vicino al cuore si porta…

A che cosa pensi un momento prima di salire sul palcoscenico?
In genere alle piccole cose tecniche, se lo strumento è ben accordato o se ci sono dei rumori di sottofondo, poi cerco di ascoltare la sala per qualche istante, faccio qualche respiro profondo ed inizio a suonare…le sensazioni migliori si hanno a metà spettacolo quando l’interazione con il pubblico è ben consolidata.

Ascolti altri generi musicali oltre al flamenco? Se si quali?
In passato ho studiato composizione classica col M. Sordi e composizione Jazz col M B.Tommaso pertanto ho nelle orecchie tanta musica da Chopin a Charlie Parker da Rachmaninov a Coltrane. Amo tanto anche il Rock Blues Jimy Hendrix fra tutti.

L’ultimo film che hai visto al cinema? L’ultimo libro che hai letto se preferisci…
Al cinema vado poco pertanto ti cito un film non più tanto recente che è “Le Grand Bleu” di Luc Besson, un film che parla della storia di Maiorca e Mayol due grandi subacquei con stili completamente diversi e rivali nella vita. Come libro la “Linea d’ombra” di Conrad credo sia di un’attualità feroce.

La tua giornata ideale?
Mi sveglio e mi trovo sotto un palmeto di fronte al mare dei caraibi circondato da migliaia di belle ragazze ammiccanti….credo che il Paradiso non esista per permettere a noi artisti di concentrarci sulla produzione…

Un consiglio per i nostri lettori che vogliono fare del flamenco la loro professione
Cercarsi un bravo manager.

Il tuo compagno ideale: dentro o fuori dell’ambiente flamenco?
…Se per compagno ideale intendiamo qualcosa che ha a che vedere col lato sessuale, in tal caso la risposta è la persona che attualmente mi sta accanto e cioè mia moglie.
In termini di caratteristiche una persona innanzitutto leale, quindi libera di testa, non gelosa ma presente quando occorre e soprattutto divertente… il flamenco è già abbastanza triste… Mentre a livello artistico il mio compagno ideale è stato Gabriel de Torres finchè è vissuto, con lui ho condiviso momenti molto belli e costruttivi e da lui ho imparato molto soprattutto sul piano umano. La sua prematura scomparsa dalla vita terrena è stata una perdita immensa per tutto il flamenco romano… da sempre poi Daniele Bonaviri gode della mia massima stima.

Il flamenco in una parola
Lotta.

Ringraziamo Riccardo per la sua disponibilità. Per ulteriori informazioni:

 Videos:

Riccardo Ascani – “Brisa de Levante”:

2 thoughts on “Riccardo Ascani

  1. Pingback: Stage di Flamenco con Reina Lopez a Marostica il 27/01/2017 | casagreppi

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