Arte y Flamenco

La Compagnia Arte y Flamenco nasce nel 1999 dal desiderio di Monica Morra, fondatrice del gruppo, di diffondere in Italia questa misteriosa arte chiamata Flamenco, impegnandosi a portare sulla scena autenticità e purezza. A questo proposito la Compagnia, composta da elementi formatisi presso l’omonima Accademia, si avvale di volta in volta dell’apporto e della collaborazione di artisti invitati, per lo più andalusi, virtuosi del cante, del toque e del baile. Per la medesima ragione alcune coreografie sono firmate da affermati artisti che, forti delle proprie autentiche radici, attraverso le attuali esperienze con le Compagnie più prestigiose di Spagna, rappresentano il futuro del flamenco nel mondo. In un’epoca in cui le mode vanno per la maggiore, la Compañia Arte y Flamenco con serietà, passione e professionalità, ma soprattutto con estrema umiltà e rispetto, affronta il difficile compito di rendersi strumento di un’arte completa e meravigliosa, capace di far vibrare gli animi di chi è in palcoscenico così come di chi è semplice spettatore, perché ricca di sentimenti e passioni comuni a tutti gli esseri umani indipendentemente dalle radici e dalla formazione culturale.

Direzione generale
Monica Morra

Coreografie
Monica Morra – Claudio JavaroneAndrea Lamberti “Niño” – Ángel Atienza – Isabél Bayón – Manuel Betanzos – Adela Campallo – Rafaela Carrasco – Pilar Ogalla

La Compagnia

Solisti


Claudio Javarone

Andrea Lamberti “El Niño”

Manuela Baldassarri “La Malita”

Con la partecipazione di

Monica Morra

Corpo di ballo


Cecilia Boglione

Valentina Caiazzo

Rosanna del Re

Simona del Giudice

Silvia Moiani “Chiqui”

Chitarristi: Marco PeronaNucho Nobile + artisti invitati dalla Spagna
Cantaores: Jose Salguero + artisti invitati dalla Spagna
Violino: Erica Scherl
Percussioni: Paolo Mappa, Vito Miccolis

Artisti che hanno collaborato con la Compagnia
Artisti invitati al baile – Figuras:
Rafael Amargo
Ángel Atienza
Isabél Bayón
Susana Casas “La Chabuquita”
Rafael Campallo
Rafaela Carrasco
Soraya Clavijo
Manuel Liñan
Alicia Marquez
Andrés Peña
Pilar Ogalla
Juan Manuel Zurano

Artisti invitati – Guitarristas:
Antonio Andrade
Paco Arriaga
Paco Iglesias
Alfredo Lagos
Francisco Montoro
Manuel Perez
Jesus Torres
Rubén Romero

Artisti invitati – Cantaores y cantaoras:
Encarna Anillo
José Anillo

Arcángel
Emilio Cabello
Juan Cantarote
La Chabuca
Londro
Inmaculada Rivero
David Sanchez “el Galli”
Rafael de Utrera
Miguel Picuo

Spettacolo attualmente proposto:
“Fuego!”

Produzioni precedenti
“Flamenco en el Café Cantante” (2000)
“Fragmento flamenco” (2001)
“De flamenco” (2002)
“Sabor Flamenco” (2003)
“Pieza Flamenca” (2004/2005)
“Desde la tarde hasta madrugá” (2006)
“Flamenco a tres caras” (2007)
“Flamenco a dos caras” (2007)
“Ritmo flamenco… a compás del baile” (2008)
“Boda flamenca…scene da un matrimonio andaluso” (2009)
“Viaje en el alma” (2010)
“Ritmo flamenco…emozioni in musica” (2010/2011)
“Retrato de Familia” (2012)
“Fuego!” (2013)

Web:
www.arteyflamenco.it  – info@arteyflamenco.it

Intervista a Monica Morra, titolare della Compagnia.

El Niño, La Malita, Claudio Javarone

Quando è nata l’idea di fondare la Compagnia?
Sono sempre stata certa di volermi occupare di formazione, sin dall’inizio del mio percorso artistico: quindi prima di tutto una Scuola, e conseguentemente un gruppo scelto, professionale, con il quale affrontare un programma più approfondito. La Scuola è diventata Accademia e il gruppo, quando siamo stati pronti, è diventato Compagnia, definizione che ho tardato

 parecchio ad usare senza sentirmi presuntuosa, ritenendola un po’ altisonante, per noi. Fino al momento in cui artisti che vivono e operano in Spagna ad alto livello mi hanno rassicurata sull’onestà e la dignità del nostro operato e dunque del prodotto. Idea a parte, venuta ben prima, volendo definire una “data di nascita” della Compagnia: 1999.

Che significato ha il suo nome? Da dove nasce l’idea?
Arte y Flamenco è il nome che ci identifica, un unico “cappello” sotto il quale si distinguono le diverse attività alle quali mi dedico insieme ai miei collaboratori: l’Associazione, l’Accademia e la Compagnia. Il significato è piuttosto chiaro: ci occupiamo di Flamenco, che è prima di tutto Arte. Ciò detto, tra di noi, ci chiamiamo “la Cumpa”.

Claudio Javarone

È stato difficile mettere insieme tutti i componenti e farli convivere fra loro?
Non lo è stato, mai. Sin dall’inizio ho scelto persone che, seppur estremamente diverse tra loro, comprendessero a fondo e poi condividessero il mio modo di vedere il Flamenco in generale, e un gruppo professionale nello specifico. Sono stata ovviamente il motore di questa impresa: a quel tempo avevo pulsioni forti, volevo crescere, e costruire, avevo un’idea, sapevo quale fosse la linea che intendevo seguire, e avevo degli obbiettivi piuttosto chiari, primo fra tutti la qualità. Ma al di là della mia forte spinta, credo che una delle nostre forze sia stata proprio la condivisione immediata da parte dei ragazzi di quell’idea, di quella linea e di quegli obbiettivi, senza la necessità di forzature da parte mia; oltre alla totale e costante fiducia che hanno sempre riposto in me. Poi, sicuramente, ci ha accomunato e tuttora ci accomuna una buona dose di quella che io chiamo “sana follia”, ingrediente indispensabile per svolgere un mestiere artistico… e più in generale, a mio avviso, nella vita; in effetti, quando arrivo in sala e dico “mi è venuta un’idea” fanno finta di avere un po’ paura, ma in fondo sono già pronti a buttarsi. E a dirla tutta, il giorno che smetterò di essere mossa da folli pulsioni, vorrà dire che avrò finito, che avremo finito, quantomeno rispetto a ciò che siamo e facciamo ora; ma quel giorno non è ancora arrivato. In sostanza, ho sempre scelto persone che sicuramente mi incuriosiscono e mi coinvolgono sul piano artistico, e anche molto, ma che soprattutto mi interessano sul piano umano, esseri di cui conosco i pregi e i limiti e che a loro volta sanno riconoscere i miei, persone che a prescindere da nature e caratteri diversissimi tra loro, per l’appunto conosco a fondo, stimo e amo. E di cui sono certa di avere la totale stima, l’assoluto rispetto, sempre, anche quando è difficile, anche quando sembro davvero “matta”… perché se è vero che do tanto è anche vero che ciò che chiedo, a più livelli, non è semplice. Io, lo so bene, non sono “semplice”. In conclusione, ritengo che un gruppo di artisti seppur di alto livello professionale ma umanamente discutibili abbia breve vita, ed in ogni caso a me non interessa; perché la Cumpa è il mio… spazio, il nostro spazio, per le idee, per la sperimentazione, per i progetti, ci vivo ogni giorno e ho bisogno di starci bene, di disfrutar. Ne ho bisogno io e ne hanno bisogno loro. Naturalmente è capitato, negli anni, che qualcuno non si sia ben inserito, oppure che pur ben inserito abbia poi avuto qualche problema relazionale con gli altri, o che, ad un certo punto, semplicemente, abbia sentito che quello non era più il suo spazio, e il suo progetto: di fatto, queste persone, si sono auto eliminate, come credo sia naturale. La Cumpa deve essere sempre fortemente voluta da tutti, e lavorare serena. Ed io pure.

El Niño

Che tipo di rapporto hai con loro? Vi frequentate anche al di fuori degli spettacoli?
Semplicemente, al di là del tipo di rapporto, come ho già detto mi incuriosiscono, mi interessano, mi coinvolgono, li stimo, li rispetto, e li amo. Per quanto riguarda il fuori… le nostre cene di Cumpa (ognuno porta qualcosa, con piatti che ormai sono un “must”) sono sempre un gran bel momento per noi (e per i miei vicini di casa), soprattutto durante la rivisitazione di vecchi dvd, ormai di culto; fortunatamente da qualche tempo Niño ha un terrazzo. Una new entry di Cumpa: cena de Los Reyes con scambio di regali kitch, riciclati o accuratamente scelti in negozi assurdi, e poi pescati a sorpresa da un sacco di Papà Noel: serate notevoli, grandi risate, regali imbarazzanti, noi felici.

Qual è l’elemento della Compagnia che vi fa parte da più tempo? E chi è stato invece l’ultimo acquisto?
La più “anziana” è Silvia Moiani “Chiqui”, in Cumpa ancor prima che ci entrasse Clo (Javarone), elemento dalla dedizione indiscutibile, punto di riferimento costante, per la Cumpa e per me, sin da quando la Compagnia era semplice gruppo… lei c’è, lei non manca mai, lei si ricorda tutto (anche i passi e le coreografie del 1920), lei ha i costumi sempre pronti (e possiede 3.678 peinas, di tutte le fogge e colori), lei canta, lei fa le vueltas nuda in spogliatoio ogni volta che comunico una bella notizia, lei ci scatta le foto, sempre e ovunque. Oggi è una bailaora completa, anche se lei non ci crede del tutto e la bailaora “vera” non la vuole fare, ha un bel caratterino, e le nuove che devono entrare in Compagnia non hanno paura di me, ma di lei: poi, però, lei è una di quelle che si ritagliano del tempo per rivedere e pulire con chi ne ha bisogno e le chiede una mano. L’ultimo acquisto invece è Cecilia Boglione… una bella personcina, di gran talento, giovane, “pulita” e decisamente naif; forte e buona, giovane ma con una bella testa, è assai sveglia, è tenera e allo stesso tempo caratterizzata da una flamencura impressionante (di cui lei peraltro non ha ancora idea… ma io sì); una biondina che apparentemente non ha la “cara”, ma che poi quando sale in palco la “cara” la trasforma, e ti trasforma, e ti arriva, dritta nelle viscere. Peccato solo l’abbigliamento da smandrappata fuori dal palco… ma non si può avere tutto. Seriamente parlando, Ceci ha molto da dire, in palco e nella vita, e lo farà.

Ora, io l’intervista la sto compilando, come promesso…ma Las Tres Gracias mi dovranno consentire una postilla: non posso citare qualcuno e non citare tutti, non posso proprio.

La Malita e Claudio Javarone

Quindi partiamo con le altre “Cumpa” attuali: Rosanna Del Re, giunta poco dopo Chiqui, artista a 360 gradi, danza e canta anche in altri ambiti, lei ci crede, davvero, ed è disponibile con tutta se stessa a tutto, sempre, e sempre con il sorriso, che la caratterizza nella vita e anche sulla scena; quando è di cattivo umore è insopportabile, perché quello stato d’animo è qualcosa che non le appartiene… in quei giorni non prende i passi, e non riuscendo a danzare come vorrebbe diventa una bestia… ma fortunatamente (anche per me) le capita di rado. Indubbio peso scenico, tecnica forte e espressività autentica, è generosa in palco e nella vita, perché ha un cuore enorme. Poi c’è Simona, che il Flamenco lo sente a modo suo, lo sente nella pancia, spesso lo nasconde lì e lo protegge dal “fuori”, perché lì c’è una parte del suo mondo, quello non filtrato dalla gran testa che ha; ma quando vuole, quel mondo e il suo Flamenco ce li sa mostrare, con quella forza unica che viene dalle viscere. Estremamente sensibile e intuitiva, lei i miei progetti li discute, spesso accalorandosi, ma poi, dopo la condivisione, dopo la riflessione, li sostiene, tutti. Lei mi conosce, davvero e bene, e mi appoggia, sempre, oggi con lo stesso entusiasmo del primo giorno. Quando qualcuno, qualcuno che ne sa, la vede ballare “in solitario”, mi chiede perché non balli più spesso e ovunque; bella domanda…perché, Simo?.
Infine Valentina, un’altra giovincella, entrata in Cumpa poco prima di Ceci; l’inizio di Vale, e il cambiamento successivo, rimangono uno dei più grandi misteri per me, nonostante io insegni da mille anni: avete presente quelle allieve silenziose…ma che dico, silenziose… proprio “assenti”…  sguardo perso nel vuoto, movimenti infinitesimali, tu parli, spieghi, le correggi, le sproni, e loro ti guardano, senza reazione alcuna, senza una parola, e pure lievemente annoiate…? Quelle allieve per le quali non solo non vedi un futuro e sulle quali non ti sogneresti mai di puntare, ma che addirittura ti portano a chiederti, dopo averle provate proprio tutte: “ma questa figliola…e invece del Flamenco… iscriversi a un bel corso di step?” Ecco. Questa era lei. E poi un giorno, di botto, Vale è “spuntata” fuori. In un attimo l’ho vista, perché lei ha deciso di vedersi e dunque di mostrarsi, e da allora è stata tutta una scoperta; oggi è una giovane bailaora che dimostra una forza sorprendente, tecnica ed espressiva, tutta in divenire. Dal carattere marcato nonostante l’espressione dolce, che infatti in scena si tramuta, si sta dimostrando coraggiosa; non sempre, e non quanto potrebbe e vorrei, perché ancora un po’ troppo Calimero, talvolta… ma ci stiamo lavorando 🙂

E poi, un cenno alle “Cumpa” del passato, alle storiche e indimenticabili: a cominciare da Silvia Braga (che dopo il Festival Flamenca ai Giardini Reali di Torino, in cui abbiamo condiviso il palcoscenico calcato nel primo tempo dello spettacolo da Tomatito, ha detto: “Bon, ora posso andare in pensione”), Francesca Pennecchi (sostegno costante della Cumpa, da più punti di vista, apporto artistico particolare, interessantissimo, e elemento tra i più positivi dal punto di vista umano, che ha lasciato la Cumpa per diventare mamma), Marta Pocorobba e Rosanna Mazziotta (migrate e oggi residenti a Sevilla), i ragazzi (indimenticabili) Maurizio Donà e Igor Casella, Paola Tricerri (“perdere” la Paoletta flamenca è stato un vero  peccato), e ancora Chiara Martini, Sabrina Zuccarello, Simona Rittà. Tutti loro hanno costituito un pezzetto fondamentale e indimenticabile di storia della Cumpa, e sono certa che la Cumpa abbia rappresentato un pezzetto di storia importante della loro vita.

Nuccio Nobile

Infine… ho volutamente tralasciato tre componenti: una è Manuela Baldassarri “Malita”. Di Manu non ritengo corretto dire molto, in quanto solista new entry, ma soprattutto in quanto professionista che collabora con altre realtà. Mi limiterò a dire ciò che tutti possono vedere con i propri occhi, e percepire, conoscendola un po’: fisico e “cara” da autentica andalusa, talento davvero notevole, volontà ferrea… ho visto raramente una tale determinazione. Ha tutto il mio rispetto, e il mio sostegno, ora e in futuro.

E poi los hombres, Claudio Javarone e Andrea Lamberti “Niño” che oggi sono i solisti, le “Figure”, e che di Cumpa sono anche collaboratori, maestri e coreografi… ecco, loro non posso proprio fare a meno di citarli, perché seppur in tempi diversi e con modalità differenti in quanto esseri umani differenti e dai percorsi affatto simili, sono stati e sono importante sostegno della Cumpa stessa, e mio; ma allo stesso tempo non ne posso nè voglio parlare, semplicemente perché ci sarebbe troppo da dire, e rischierei di essere riduttiva. Chi sono, professionalmente e a livello artistico, lo sapete tutti… e se non lo sapete, c’è abbondanza di curriculum, e foto, e video in giro per scoprirlo; ad esempio, potete leggere le loro interviste qui su Qué Mire Usté. Chi sono, dal punto di vista umano, qualcuno di voi ha la fortuna e il privilegio di saperlo. Io di certo so chi sono, sotto tutti i punti di vista, so cosa rappresentano per me e per la Cumpa e so cosa io rappresento per loro. Quindi, dirò semplicemente di sentirmi spesso molto fortunata.

Sono tutti professionisti o per qualcuno è un “secondo lavoro”?
Fatta eccezione per i solisti, tutti e tre professionisti, per le cinque ragazze è un secondo lavoro: difficile, o meglio impossibile, mantenersi esclusivamente con gli spettacoli, persino in Spagna, figuriamoci qui. Ciò detto, credo che il successo della nostra Compagnia, inteso non soltanto in termini di guadagno, ma soprattutto in termini di livello artistico, solidità, continuità e affiatamento sia sempre stato in gran parte legato al fatto che la Cumpa rappresenta uno spazio prezioso nella vita di ciascuno, dove dedicarsi alla propria passione, e che va dunque salvaguardato, in termini di qualità, tanto dal punto di vista artistico che umano. Quando diventa primo lavoro, quando diventa unica fonte di sopravvivenza, si tende a scendere a compromessi… e non è mai una buona cosa.

Quali sono i requisiti fondamentali per entrare a far parte della tua Compagnia?
Come non mi stancherò mai di dire, prima di scegliere ballerini scelgo persone: la Cumpa è anche il mio spazio prezioso, non solo il loro… è il mio godimento, il mio investimento e la mia gioia… e voglio circondarmi di persone con le quali stare bene, e con le quali poter parlare la stessa lingua, o non potrei fare un buon lavoro. Parlando di requisiti, e sorvolando sul livello di preparazione che mi pare scontato debba essere alto, scelgo persone con le quali si condividano i fondamentali, che in termini di linea e modalità sono la stima e il rispetto reciproco, la disciplina, l’impegno, la costanza, la comprensione, la tolleranza e la totale collaborazione, mentre in termini di obbiettivi sono consapevolezza e qualità. Vorrei sottolineare comunque che la mia Compagnia non è un punto di arrivo per i ragazzi, ma uno spazio dove continuare a crescere, giorno per giorno, preparandosi al futuro che sceglieranno.

Cosa si prova a vedere uno dei componenti del tuo corpo di ballo che raggiunge il successo?

Si è felici per lui. Si è felici per noi. Si è felici del percorso compiuto insieme. Si è felici, e basta. E si acquisisce consapevolezza del fatto che, evidentemente, il percorso intrapreso è quello giusto. Quindi ci si ricorda che non si deve mollare, mai, nonostante le difficoltà.

La Malita

E cosa invece quando capisci che uno sul quale avevi puntato molto non ottiene gli esiti sperati?
Provo a non avere troppe aspettative… questo nostro mestiere è così imprevedibile, la natura umana lo è, soprattutto di questi tempi, che penso sia più opportuno “muovermi” in base alle reali esigenze dei ragazzi, facendo attenzione ai loro mutamenti, che siano essi progressi artistici o cambi di… sentido. Cerco di ricordarmi sempre che non posso essere io sola a volere un futuro artistico per loro, la mia volontà non può e non deve bastare; io posso insegnare loro tutto ciò che so, offrire loro tutte le opportunità che posso permettermi e aiutarli in qualsiasi modo mi sia possibile, posso sostenerli, spronarli, lanciarli in palco… ma la volontà di andare oltre deve essere la loro, e deve essere autentica, e forte, e costante. Devono poi avere il carattere e la determinazione per andarsi a cercare quelle opportunità che permetteranno loro di svolgere il mestiere che amano. Diversamente significa che quella non è la loro strada. A quel punto è fondamentale per loro sceglierne un’altra, che rispetti la loro natura… e mi trovano al loro fianco anche in quel momento, di decisioni difficili, di scelte che spesso fanno male.

Ti è mai capitato di dover decidere chi poteva rimanere a far parte della Compagnia e chi invece desideravi sostituire? Come gestisci queste situazioni?
Mi è capitato in passato, quando la Compagnia era ancora gruppo in erba, di chiedere a due persone di abbandonare lo studio con noi, in quanto non più gradite. E si è trattato, in entrambi i casi, di scelte che avevano a che fare con il comportamento delle persone in questione e non con l’aspetto artistico, nell’ottica di salvaguardare l’equilibrio e il benessere del gruppo stesso. Per quanto riguarda altre situazioni… come ho già detto, il nostro è un gruppo dagli obbiettivi e dalle modalità talmente ben definite che quando c’è stato qualcuno che ad un certo punto ha sentito lo spazio Cumpa per diversi motivi non più suo, lo ha abbandonato, più o meno serenamente ma comunque in autonomia.

Quanto conta lo studio per essere un/a bravo/a ballerino/a che deve far parte della tua Compagnia?
Lo studio è lo strumento principale. Punto. Chi ha maggior tempo da dedicarvi sarà semplicemente più facilitato nel percorso che indico.

E quanto contano le doti fisiche piuttosto che la “testa” o viceversa?
Le doti fisiche sono un grande, grandissimo aiuto. Mi sarebbe piaciuto averne qualcuna. Ma senza testa, quella giusta, non si arriva da nessuna parte. Se non a rimirarsi, con gran compiacimento ma tutto da soli, davanti ad uno specchio.

Marco Perona

Se dovessi scegliere, preferiresti avere sempre lo stesso gruppo di musicisti che vi accompagna o lo stesso corpo di ballo?
Lo stesso “corpo di ballo” ce l’ho già, e sempre… è questo il reale concetto di Compagnia, infatti. Diversamente si parla di artisti e/o solisti che si riuniscono in una particolare ed estemporanea occasione, per la produzione di uno o più eventi, che è proprio un altro concetto. Una Compagnia infatti, quantomeno in termini di “corpo di ballo”, è composta da elementi che studiano, provano e lavorano sempre insieme, o non ci può essere progettualità né crescita. Lievemente diverso può essere il discorso dei solisti: talvolta, in occasioni di spettacoli di Flamenco tradizionale, mi è capitato di invitare “figure” ospiti. Ma sto comunque provando a mantenere anche le “figure” della Compagnia fisse (che sono da sempre Claudio Javarone e poco dopo Andrea Lamberti “Niño”, con l’aggiunta da qualche tempo di Manuela Baldassarri “Malita”), in modo tale da poterci dedicare a progetti di spettacolo che abbiano un senso in termini di sceneggiatura e regia. Per quanto riguarda i musicisti… inutile dire che sarebbe fondamentale costruire lo spettacolo e poi provarlo con gli stessi musicisti, tutti i giorni, con musica appositamente creata, letras accuratamente scelte e arrangiamenti curati. Sarebbe importante infatti costruire un percorso musicale esclusivo, per ogni singolo progetto. Ma io vivo a Torino, nord Italia… e chi come me opera in Italia, ovunque, sa che oggi, questo, non è proprio possibile. Semplicemente perché i musicos professionisti ed in grado di lavorare ad un certo livello sono pochi, hanno giustamente bisogno di lavorare, e giustamente lavorano con tutti. Anni fa, quando di gruppi professionali e/o Compagnie, intese come sopra, c’era… mah, credo il mio (se sbaglio correggetemi…), mi è stato possibile lavorare per un po’ come credo sia sensato fare, in termini di costruzione musicale di spettacolo (vedi poi la produzione di “Flamenco a tres caras”); peccato però non ci fossero molte occasioni di lavoro, e soprattutto fondi, per metterlo in scena. Poi, sono nati altri gruppi e sono aumentate le opportunità di lavoro (ma non i fondi), tuttavia i musicos con le caratteristiche di cui sopra sono rimasti sempre gli stessi, ed io ora li condivido (giustamente) con il resto dell’Italia. Buon per loro, buon per gli altri gruppi, solo un pochino meno per me e per i nostri progetti comuni.

È difficile portare avanti un progetto di Compagnia in Italia?
Credo che in questo periodo storico sia difficile portare avanti un progetto di Compagnia ovunque. In Italia, e al nord nello specifico, non è difficile… è da kamikaze.

Quali sono le difficoltà maggiori che s’incontrano?
La difficoltà principale è la mancanza di fondi… o meglio la mancanza di fondi da destinare all’arte in generale e alla danza nello specifico, figuriamoci poi al Flamenco, e conseguentemente lo spazio assai limitato che i Teatri e i Festival ci riservano. Subito dopo, per ovvi motivi legati a quanto sopra, viene il ridottissimo numero di Agenzie (serie) disposte a muovere e a distribuire le Compagnie (serie). Poi c’è l’ignoranza, il pressapochismo, la mancanza di comunicazione, l’assenza di collaborazione… e posso continuare, temo, a lungo.

Qual’è lo spettacolo a tuo avviso più riuscito? Il “fiore all’occhiello” della Compagnia, per intenderci.
A mio avviso il più interessante, in quanto completo, è stato “Flamenco a tres caras”, uno spettacolo in tre tempi, dove proponevamo una parte di flamenco tradizionale, una “opera” flamenca, ossia un lavoro molto strutturato in termini di sceneggiatura, regia, scenografia e creazione musicale, e infine una performance di Flamenco contemporaneo, con la collaborazione di una ballerina professionista di danza contemporanea (Angela Placanica….grazie Angy :-)). Ciò detto, è stato ed è anche lo spettacolo meno vendibile, perché costoso e impegnativo, da più punti di vista. Gli spettacoli più fruibili, ancora e sempre, rimangono quelli di impostazione tradizionale. Che vanno benissimo, ma io vorrei qualcosa di più… e infatti ci stò lavorando.

Qual’è, se c’è, l’artista spagnolo o italiano che vorresti invitare almeno una volta?
Negli anni ho avuto l’opportunità… anzi, no, basta parlare di opportunità… perché lungi dall’essermi cadute in testa come a qualcuno piace pensare, io invece me le sono cercate, e sudate, e guadagnate, una per una; quindi, mi correggo… al fine di poter crescere, ho scelto di investire, a tutti i livelli, economico, di studio, di tempo, di impegno, di energie, garantendomi la collaborazione di grandi nomi: alcune delle coreografie della Compagnia infatti sono firmate da Manuel Betanzos, Isabel Bayon, Angel Atienza, Rafaela Carrasco, in seguito da Pilar Ogalla, e oggi da Adela Campallo. Ci hanno accompagnato musicos del calibro di Jesus Torres, Manuel Perez, Paco Arriaga, e le voci di Inmaculada Rivero, Encarna Anillo, Arcangel, Rafael de Utrera. La Cumpa è tutt’oggi ansiosa di invitare i grandi artisti spagnoli, per continuare a crescere, e gli amici e colleghi italiani di livello, per condividere il palco. Poterlo fare ancora, poterlo fare sempre, significherebbe lavorare bene e di più, significherebbe maggior qualità. E sarebbe bellissimo.

José Salguero

Avete un’agenzia che si occupa di promuovere i vostri spettacoli o vi procurate gli ingaggi in modo autonomo?
Fino ad oggi ci siamo mossi in modo autonomo; ma da qualche tempo mi sto guardando intorno, perché credo proprio che sia venuto il momento di affidarci a professionisti, in tal senso. Noi, adesso, siamo pronti.

Qual’è stata la tournee più emozionante o quella che ricordate con maggior piacere?
Tournee… termine che implica un numero di date consecutive superiore a due, giusto? Divertente… perché suppongo fosse una battuta, vero? Se però tutto va come deve, in futuro avremo di che raccontare.

Avete una sorta di rito scaramantico prima di entrare in scena?
Noi, semplicemente, ci si abbraccia.

Se dovessi scegliere uno spettacolo per il quale vi piacerebbe essere identificati, quale prenderesti dal vostro repertorio?
La nuova produzione, che…  strano a dirsi, vero? … si intitola “Retrato de Familia”

Ringrazio di cuore Las Tres Gracias a nome di tutta la Compagnia per questo spazio, che ci offre l’opportunità di farci conoscere in modo autentico; peraltro, ci siamo divertiti parecchio a rispondere. Personalmente, mi scuso per essermi dilungata in alcuni punti, ma non ho voluto correre il rischio di essere fraintesa: la Cumpa è troppo importante per me, lo sono le persone, lo sono gli intenti e lo è il lavoro, ed ho ritenuto necessario approfondire al fine di “raccontarvela” con reale trasparenza.

Un abbraccio grande. Monica

Intervista al corpo di ballo.

Cecilia Boglione

Da quanto tempo fai parte della Compagnia?
CECILIA: Da quasi un anno, sono l’ultima arrivata!
ROSANNA: Dal 2001.
SILVIA: Non lo ricordo più, talmente sono tanti gli anni da ricordare… praticamente da quando è nata!
SIMONA: Da circa 9 anni.
VALENTINA: Dal 2009.

È stato difficile per te entrare a farne parte o sei stata invitata personalmente dal titolare?
CECILIA: Entrare in una Compagnia richiede chiaramente una  preparazione di base che Monica, la Direttrice, ha ritenuto io avessi raggiunto; è sempre stato un mio grande desiderio farne parte… dopo anni è arrivato quel momento anche per me e non posso che esserne felice 🙂
ROSANNA: Partendo dal presupposto che per entrare nella “Cumpa”, come noi la
chiamiamo affettuosamente, una sorta di “invito” è d’obbligo a priori :-)… nel mio
caso, l’unica difficoltà, se così vogliamo chiamarla, è stata quella di dover superare alcune iniziali “diffidenze”, dovute al fatto che all’epoca arrivavo da altre “realtà”, flamenche e non. Fortunatamente, l’apprezzamento e la fiducia di me come artista e soprattutto come persona, non sono tardate ad arrivare, come un grande premio! È stata una questione di tempo, pazienza… e tanto lavoro!
SILVIA: Praticamente ne sono entrata a far parte da subito quindi non ho trovato alcuna difficoltà… anzi!
SIMONA: Il mio, credo, sia stato un ingresso graduale. All’epoca, la mia  insegnante nonché direttrice dell’Accademia, aveva creato un “gruppo di  formazione professionale”. Io, che allora frequentavo il livello intermedio, vi sono stata inserita. Il passaggio in Compagnia è avvenuto in maniera consequenziale.
VALENTINA: … diciamo che “l’invito” è l’unica formula per l’accesso!

Ti senti privilegiata per questo rispetto alle tue compagne abituali di corso?
CECILIA: Il privilegio consiste nell’opportunità di sperimentarsi di più, provare tutti i giorni, imparare ogni giorno di più e avere maggiori occasioni per esibirsi in pubblico… non tanto nel semplice fatto di appartenervi.
ROSANNA: Diciamo piuttosto che mi sento orgogliosa ed onorata di farne parte, la parola “privilegiata” mi piace meno…
SILVIA: Beh… sicuramente far parte della Compagnia è un grosso privilegio, siamo delle “elette” in quanto abbiamo qualcosina in più rispetto alle altre, a livello di opportunità, ma ciò comporta anche moltissimi sacrifici.
SIMONA: Si e no. Si, perché entrare in Compagnia è in assoluto un privilegio sia in termini di formazione che di esperienza ed opportunità. No, se per privilegio s’intende una forma “facilitata” d’inserimento. Monica mi ha offerto una possibilità che ho cercato di cogliere investendo nello studio e coltivando il più possibile quella che era ed è una passione di vita.
VALENTINA: Beh, inutile dire che poter lavorare con la Compagnia è un’opportunità meravigliosa. Innanzitutto per lo studio, che improvvisamente si raddoppia, e poi perché si ha la possibilità di fare e raccogliere molta esperienza… che è esattamente ciò che cerchi quando senti che la tua attività da hobby (parola che odio) si è trasformata in passione.

E hai dovuto superare delle avversità o rivalità da parte di quelle che  aspiravano anche loro ad un posto nella Compagnia?
CECILIA: No, per niente.
ROSANNA: No, per fortuna. Anche perché all’epoca i miei compagni di corso erano praticamente tutti già facente parte della Compagnia, per cui al limite tutto ciò che avrei potuto fare era la “rivale” di me stessa…! Scherzi a parte, esisteva anche un corso di livello intermedio-avanzato, dove spesso mi fermavo per fare lezione, ma dove ricordo un clima assolutamente sereno.
SILVIA: Come ripeto essendo nata insieme alla Compagnia, fortunatamente non ho vissuto avversità tantomeno rivalità.
SIMONA: Non mi sono trovata ad affrontare direttamente, a viso aperto, rivalità od avversità da parte di compagne/aspiranti. Se sono stata oggetto di invidie e/o critiche, non ne sono al corrente. Le più grandi traversie sono state quelle affrontate con me stessa… che non finiscono mai!
VALENTINA:…non dimentichiamoci che siamo pur sempre donne che stanno ore di fronte ad un grande specchio… il seguito è intuibile 😉

Valentina Caiazzo

Che rapporto hai con gli altri componenti della Compagnia?
CECILIA: Da parte mia direi ottimo! Non potevo ricevere migliore accoglienza 🙂
ROSANNA: Guarda, siamo talmente diverse tra noi che a volte mi stupisco di come si possa andare così d’accordo…! Per carità, ognuna di noi ha il suo bel “caratterino”, con alcune di loro ci si conosce da più anni, per cui magari c’è una complicità maggiore, ma il comune denominatore è quello, innanzitutto, di un grande rispetto tra noi, oltre all’affetto che ci lega, naturalmente.
SILVIA: Un buon rapporto con tutti…mi piace il quieto vivere.
SIMONA: Ho un legame di attaccamento profondo con la Compagnia, direi quasi di affiliazione che, inevitabilmente, si è creato e rafforzato nel tempo. Ad oggi, la Compagnia rappresenta per me una forma di casa, di famiglia… è “la mia gente”. Banalmente, io posso permettermi di dire tutto sulla Compagnia, ma guai se lo fa qualcun altro; lo so, può sembrare infantile, ma è il mio modo di dimostrare l’affettività e il senso di appartenenza che provo.
VALENTINA: Siamo un gruppo di persone molto variegato, e in quanto tale ci sono vari gradi di affinità, come è naturale. Siamo però anche portate a condividere non solo la scena, ma il sudore giorno per giorno… e queste sono esperienze che uniscono più di mille parole.

Ti sei mai trovata in disaccordo con delle scelte fatte dalla titolare? Hai esposto i tuoi pensieri a tal riguardo o le hai subite passivamente?
CECILIA: Credo di aver sempre esposto i miei pensieri, ma fino ad ora non mi sono mai trovata in disaccordo con lei… siamo e ci definiamo una Compagnia proprio perchè ci “muoviamo” insieme, non subiamo mai scelte passivamente, se non legate alla didattica, dove deve necessariamente esserci una mente centrale; ma sulle scelte importanti che riguardano tutti ne discutiamo insieme.
ROSANNA: La sola scelta che continuo a rimproverarle è quella maledettissima e infinita fila di gancetti dietro uno dei nostri costumi … Cavoli, davvero scomodi ! Ricordo che in quel caso il mio pensiero l’avevo espresso, ma non era servito a molto… La versione “con cerniera” purtroppo è arrivata dopo, a beneficio delle più “giovani”!
SILVIA: No, in disaccordo mai… Monica fa sempre scelte azzeccate e in linea anche con il nostro modo di pensare ed intendere il flamenco; ci mette al corrente di tutto e tranquillamente siamo libere di pensare e dire diversamente da ciò che lei pensa.
SIMONA: La mia titolare, oltre a detenere la mia completa fiducia, vanta un’esperienza ed una professionalità vasta e profonda che diventa difficile contrastare se non si è dotati degli stessi strumenti. Ciò nonostante, mi sono sempre sentita libera di esporre gli eventuali dubbi, domande, perplessità in un clima di ascolto e di confronto.
VALENTINA: È normale che possa avvenire…anche nelle migliori famiglie! Ma per quanto mi riguarda se si riesce a comunicare attraverso l’ironia di solito è meglio; chiaro, non sempre è possibile, e poi sarebbe il caos se tutti esprimessero sempre il proprio parere, qualcuno che si assuma la responsabilità e decida è indispensabile… con i pro e i contro che tale posizione comporta ;-). La verità però è che gli obiettivi e le motivazioni che abbiamo sono comuni e alla fine questa è la base su cui poggia tutto il resto.

Quanto ti senti parte integrante della Compagnia? La senti un pò come una Famiglia e contribuisci insieme agli altri a creare idee e progetti nuovi o ne fai parte solo nel momento di entrare in scena?
CECILIA: La Compagnia è tale proprio per l’unione dei suoi elementi, è più della semplice somma delle parti…. non siamo solisti che si trovano a collaborare ma un’entità con una sua identità. È quasi inevitabile che le tue compagne diventino una Famiglia, ci vediamo tutti i giorni, proviamo, sudiamo, ci esibiamo, ci facciamo forza tra noi… poi ci sono delle cose che solo chi balla affianco a te può capire.
ROSANNA: Uno dei “riti” più divertenti è senza dubbio la classica “cena di Cumpa”, a casa della “Lamaestratuttoattaccato”, dove veniamo a conoscenza dei progetti futuri, si chiacchiera, si guardano i video (!!!). Solitamente le idee iniziali di ciò che si vuole portare in scena sono compito di Monica e di Niño, anche se poi queste prendono inevitabilmente forma in base all’apporto che ognuno di noi sa dare, e a come ognuna di noi riesce a rendere questo o quel “personaggio”.
SILVIA: Si, per me la Compagnia è la mia seconda famiglia e se posso contribuire con delle idee o dare spunti lo faccio ben volentieri. Io come tutte le altre.
SIMONA: Come detto in precedenza, mi sento assolutamente parte integrante della Compagnia e ritengo di contribuire insieme agli altri elementi, per quelli che possono essere i miei saperi e/o le mie competenze, a sostegno delle idee e dei progetti nuovi.
VALENTINA: Dal momento in cui si entra di fatto in Compagnia al momento in cui senti di farne parte davvero può passare a volte molto tempo, e le variabili sono tante. Il passaggio da uno stato all’altro è graduale e deve essere rispettoso degli equilibri già esistenti. Personalmente penso di essere a metà strada in questo momento… work in progress!

Silvia Moiani “Chiqui”

Qual’è stata la tua crescita personale e professionale all’interno di questo contesto?
CECILIA: Essendo molto giovane mi sento di dire notevole, ma proprio perché in Compagnia da così poco so che potrà diventare immensa… dal punto di vista personale condividere una cosa così importante con altre persone senza dubbio fortifica e insegna tante cose, sia a livello umano sia per quanto riguarda la danza; professionalmente sento di essere cresciuta molto in così poco tempo, soprattutto per quanto riguarda la consapevolezza di quello che sto facendo.
ROSANNA: Ho iniziato a studiare danza relativamente tardi rispetto ai canoni di età convenzionali, per cui spesso mi ritrovo a pensare che tutto ciò che ho avuto la fortuna di fare finora va ben oltre quello che avrei anche solo potuto pensare di fare! Se pensi che da piccola avrei voluto fare la ballerina classica… In questo senso per me il flamenco ha significato un vero e proprio “riscatto”, per cui mi ritengo fortunata ad averlo incontrato nel mio percorso. Mi ha fatto “calpestare” palcoscenici che mai avrei immaginato di vedere se non in fotografia, dal Teatro Regio di Torino all’Arena di Verona. Ma chi l’avrebbe mai detto ?
SILVIA: Sicuramente negli anni ho acquisito più consapevolezza e oggi come oggi so esattamente chi sono, dove sono e soprattutto cosa sto facendo…
SIMONA: A livello personale, la danza mi ha aiutata a scoprire o consolidare risorse mie personali, ma ahimè, mi ha anche costretta a fare i conti con miei limiti. Come in ogni cammino che ognuno intraprende, si perdono delle cose e se ne acquisiscono delle altre: la determinazione, la disciplina, la caparbietà nel perseguire piccoli e grandi obiettivi nonché l’umiltà nel non sentirsi mai arrivati e nell’imparare a riconoscere i propri sbagli… sono alcuni esempi di quanto imparato. Per quanto riguarda l’aspetto professionale invece, da qualche anno ho iniziato ad assistere Monica durante le ore di lezione in Accademia, al fine di imparare e sperimentarmi, seguita da lei, in questo difficile mestiere che è l’insegnamento, mestiere che mi ha sempre stimolata; mi piace molto l’idea di poter, attraverso la formazione, trasmettere ad altri una passione che io sento così forte, ovviamente con gli strumenti corretti. Ad oggi, tengo due corsi di Flamenco fuori sede dei quali sono molto orgogliosa! 🙂
VALENTINA: Eh, qui rischio di diventare prolissa…. come dicevo la Compagnia dà la possibilità di studiare tantissimo, di lavorare con artisti i cui nomi fanno paura, di apprendere da un gruppo eterogeneo di persone e di esperienze diverse e quindi molto ricco, di metterti alla prova ogni giorno, di confrontarti con te stesso e con gli altri anche e soprattutto dal punto di vista caratteriale, personale ed emotivo; devo andare avanti? È ovviamente un lavoro che, per tutti questi motivi, se gliene dai l’opportunità, ti può far crescere molto, da tutti i punti di vista, e io gliela sto dando… spero che si possano vedere i risultati.

Pensi che fare parte di una Compagnia ti penalizza o ti agevola per emergere ed intraprendere una strada come ballerina solista?
CECILIA: Mi viene da dire che potrebbe essere una fonte di aiuto non indifferente anche per il futuro solista che dovrà condividere il palco con altri professionisti e collaborare con i colleghi; per me è stata, è e spero sarà un’esperienza di vita importantissima che non può che contribuire ad un’eventuale carriera solista: le cose non si escludono, anzi, sono necessarie l’una all’altra.
ROSANNA: L’esperienza di Compagnia è un “gioco di squadra”, che può insegnare tantissimo ed essere utile anche quando si lavora da soli, quindi in questo senso sicuramente agevola. Al di là di questo comunque, penso siano due percorsi che richiedono energie, scelte e, ahimè, in un certo senso anche capacità differenti…
SILVIA: Entrambe le cose secondo me. Se un po’ ti penalizza è solo perche’ tutti ti vedono come membro facente parte della Compagnia, e finché non ti muovi anche con ruoli diversi, da solista, sei vista sempre come “ballerina della compagnia”. È anche vero però che arrivando dalla Compagnia sei di fatto già visto con occhi diversi, conoscendo chi la dirige e il suo ruolo qui in Italia.
SIMONA: Ritengo che siano due percorsi distinti e che l’uno non precluda l’altro.
VALENTINA: Una cosa non esclude l’altra, sono due lavori diversi ma paralleli, e noi cerchiamo di lavorare su entrambi i fronti.

Ti senti più una ballerina da prima o da seconda fila?
CECILIA: Da diagonale 🙂
ROSANNA: Ci fosse anche la terza fila mi andrebbe bene lo stesso, l’importante è ballare… pensando di essere sempre in prima fila !
SILVIA: Io non mi sento una ballerina da prima o seconda fila, mi sento facente parte di un gruppo e quello che deve emergere mentre si balla è un’unica forza, un’unica idea e un’unica energia…
SIMONA: Mi sento una ballerina nel senso completo del termine.
VALENTINA: ..al momento siamo 5…difficile pensarla a file…vedo più cerchietti e diagonali! 😉

Simona Del Giudice

Con chi vai più d’accordo?
CECILIA: Banalmente, con tutti!
ROSANNA: Sinceramente ho un carattere che riesce ad andare d’accordo con tutti o quasi. È uno dei miei pochi pregi, ma a volte si trasforma anche in uno dei miei difetti.
SILVIA: Vado d’accordo con tutti.
SIMONA: In generale vado d’accordo con tutti. Il clima è assolutamente favorevole e permette di risolvere le eventuali criticità o discrepanze che, ogni tanto, in un gruppo possono sorgere, com’è naturale. Il rispetto resta sempre una condizione fondamentale, da cui non si prescinde.
VALENTINA: Ma con tutte ovviamente 🙂

Con chi discuti più spesso?
CECILIA: Con me stessa.
ROSANNA: Mah, non saprei, proprio per lo stesso motivo di cui sopra…
SILVIA: Con nessuno in particolare, se mi arrabbio discuto e poi amici come prima.
SIMONA: Con me stessa.
VALENTINA: Ma con tutte ovviamente 🙂

Chi è il più simpatico?
CECILIA: Niño quando fa il… buffone, Chiqui quando fa le vueltas perché è felice, Rosanna quando impreca in pugliese, Simona quando racconta qualcosa con la voce da tamarra, Vale quando fa le battute da viperina, io quando mi vesto da smandrappata e Monica quando fa Monipiccolo e… no, questo non posso dirlo 😉
ROSANNA: Vorrei dirtelo, ma non posso. Sai, domani mi devono spiegare una parte di coreografia che mi manca e ho bisogno di tutte loro …!
SILVIA: Rosanna.
SIMONA: Ma io…naturalmente! 🙂
VALENTINA: Domanda trabocchetto…passo 😉

Chi è il più pessimista?
CECILIA: Il pessimismo non entra in spogliatoio.
ROSANNA: Per fortuna non c’è nessuno tra noi di particolarmente pessimista. Siamo inguaribili ottimiste e combattenti !
SILVIA: Valentina 🙂
SIMONA: Fortunatamente circola sempre una good-vibration :-), un atteggiamento positivo e costruttivo di fondo che prevale anche sui malumori.
VALENTINA: Mi sa che quella sono io…

Chi è il primo della classe?
CECILIA: Chiqui! 🙂
ROSANNA: Ahahah ! Lo siamo un po’ tutte a nostro modo e a seconda delle occasioni… Dovresti vedere quando in sala ci “correggiamo” tra di noi !
SILVIA: Ceciliaaaaaaaaaa, la new entry! 🙂
SIMONA: Ovviamente… sempre io!
VALENTINA: Anche questa potrebbe sembrare una domanda trabocchetto… ma conoscendola so che sarà felice della risposta… direi, senza ombra di dubbio, Chiqui!

Rosanna Del Re

Chi vorresti sempre davanti a te nelle coreografie?
CECILIA: Il pubblico!
ROSANNA: Nessuno, perché poi dicono che copio ! E non sia mai …
SILVIA: Nessuno, perchè ovviamente davanti devo starci io! 🙂 …anche perché sono la più nana e per forza di cose o mi mettono davanti o non mi si vede! 🙂
SIMONA: In linea di massima vorrei solo il pubblico. Tuttavia, nei periodi di maggiore stanchezza vorrei qualcuno con più memoria di me!
VALENTINA: Davanti di solito mi piace avere il pubblico.

Chi pensi ti abbia aiutato di più nei momenti di sconforto?
CECILIA: Valentina.
ROSANNA: Tra noi ci veniamo abbastanza in aiuto nei momenti di “defaillance”. Poi, dipende dal tipo di sconforto… Se si tratta del passo malefico, quello che non ti viene nemmeno al decimo tentativo, spesso mi aiuta il pensiero che per fortuna ho solo due gambe e che se non è destro, allora devo mettere il sinistro…! Sembra una stupidaggine, ma giuro che funziona !
SILVIA: Tutti, chi più chi meno…
SIMONA: Il gruppo mi ha sempre sostenuta, ognuno con il proprio modo di essere, con le proprie caratteristiche.
VALENTINA: Qui non c’è una sola risposta…con alcune persone della Compagnia in particolare ho condiviso esperienze molto speciali e con quelle ho un legame affettivo più forte… pertanto quando sono giù è con loro che condivido. In particolare da quando è arrivata Cecilia, più vicina a me per età ed esperienze ed estremamente simile sul modo di vedere e sentire il Flamenco, ho trovato in lei un supporto e un sostegno, che si è rivelato spesso reciproco. Poi c’è da dire che quando sono “presa male davvero” anche Monica è costretta a sorbirsi i miei sfoghi…;-)

Qual’è per te la persona insostituibile all’interno della Compagnia?
CECILIA: Beh, la Direttrice 🙂
ROSANNA: A parte Lamaestra? Proprio non saprei… Dal punto di vista “fisico” siamo tutti sostituibili, purtroppo o per fortuna, aggiungerei…! Ma ciò che secondo me è insostituibile è l’apporto che ognuna di noi ha dato e dà all’interno della
“Cumpa”, ognuna con la sua personalità, il suo modo di essere e di fare… Ecco, questo indubbiamente è qualcosa di unico, che non si può sostituire! Mi riferisco alle mie compagne di oggi ma anche a quelle che ora purtroppo della Compagnia non fanno più parte.
SILVIA: Com’è il detto? Tutti sono indispensabili e nessuno insostituibile… no, scherzo! 🙂 la Compagnia non sarebbe quella che è senza chi ne fa parte.
SIMONA: Siamo tutti utili e nessuno indispensabile. Ciò nonostante, negli anni, la fuoriuscita di un qualsiasi elemento per i motivi più disparati (gravidanze, matrimoni, ecc.) ha sempre costituito per me una perdita.
VALENTINA: Probabilmente in questo momento insostituibili lo sono tutte, ciascuna per motivi diversi. Soprattutto però non vorrei sostituire le persone a cui ho pensato per rispondere alla domanda precedente… Monica la considero sopra e non dentro alla Compagnia…ma Niño dove lo mettiamo? Se lo mettiamo dentro…beh.. allora Niño! (era solo una?… mi sa che ne ho messe troppe…;-) )

La tua coreografia preferita interpretata da te come solista ? Chi vorresti con te come ballerine/i e come musicisti?
CECILIA: In Compagnia non ho ruoli da solista, al momento; al di fuori del repertorio della Compagnia direi il mio “solo”, e per ora ne ho solo uno :); e i musicisti che ho mi vanno più che bene 🙂
ROSANNA: Nel mio percorso da solista… beh, sicuramente il baile por Taranto che mi è valso il 3° posto (condiviso con la Chiqui) al Concorso di Torino nel 2010. Chi vorrei con me? Non mi dispiacerebbe un bel quartetto con Rocio Molina, Belén Maya e Rafaela Carrasco, magari accompagnate dal basso di Carlos Benavent, il flauto di Jorge Pardo e Ian Anderson, e visto che amo le contaminazioni, il violino di David Garrett e le percussioni di Dave Weckl. Se devo sognare, voglio farlo come si deve!
SILVIA: Sicuramente il palo por Alegría è quello che mi si addice di più insieme alla Soleá por Bulería; non mi dispiacerebbe affrontare però palos più profondi, come la Soleá o la Siguiriya. Mi piacerebbe fare un duetto con Rosanna, noi due, le più vecchie della Cumpa …:-)
SIMONA: Soleá por Bulería.
VALENTINA: In Compagnia non interpreto ruoli da solista, al momento. Per quanto riguarda il mio percorso in “solitario” direi la prima vera coreografia come solista, por Taranto. Chi vorrei con me… le mie compagne e quelli che ho avuto fino ad ora… tutti e tutti insieme! Se poi ci vogliamo aggiungere Mayte Martin e Paco… diciamo che non disdegno! 🙂

Il corpo di ballo

Cosa vorrai fare da grande?

CECILIA: Ballare bene, che sia in Compagnia o da sola, che sia a Sevilla, a Madrid, in Burundi o in Corso Trapani, ma ballare con Arte e sentirmi come mi sento oggi ogni volta che batto un piede.
ROSANNA: La bailaora, por supuesto…!
SILVIA: Mah…bella domanda…a 35 anni però non ti so ancora rispondere! 🙂
SIMONA: Mi piacerebbe dedicarmi all’insegnamento.
VALENTINA: Sono anni che cerco di rispondere a questa domanda…e mi sta costando anche parecchi soldini di analista…diciamo che forse il bello è che non ho trovato ancora una risposta e così mi giustifico il fatto che cerco di fare un po’ tutto… la psicologa … la ballerina … magari prima o poi troverò una quadra…;-)

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