Cristiano Costanzo

Percussionista, guitarrista e cantaor nel 1987 inizia a studiare rudimenti di batteria con Davide di Mineo, alunno del famoso Enrico Lucchini, maestro di Jazz nella Scuola Civica di Milano. Suona in vari gruppi dell’interland milanese e nel 1990 si iscrive ai corsi di batteria di Giorgio di Tullio presso il Centro Civico Giorgella di Corsico.
Parallelamente frequenta le lezioni di congas e bongòs tenute dal maestro messicano Daniel Sanchez e nel 1992 si avvicina al Flamenco, come percussionista di cajòn nella Peña Flamenca di Milano. Studia cajòn con Ramòn Porrinas, noto percussionista del bailaor Antonio Canales. Accompagna stages e spettacoli di: Ana Calì, Juan Ortega, El Junco, Milagros Ventura, Maite Piqueras, Juan Luis de Paula, Inma Perez, Rubèn Diaz, Los Chabos… .
Nel 1996 si trasferisce in Spagna dove si integra al gruppo Flamenco pop “Maita Vende ca’ ” col quale registra tre dischi, tre videoclips, tournee e vari spettacoli televisivi.
Nel 1998 registra la batteria e le percussioni nel disco “Sabanitas blancas” della cantante gaditana Yolanda Ramos e collabora col pianista flamenco Diego Gallego.
Insegna compàs e percussioni nella Peña flamenca di Conil e di Vejer de la Frontera.
Nel 1999 collabora col gruppo Flamenco-fusiòn EA! nella realizzazione di un videoclip e di tre stagioni estive.
Nel 2000 entra a far parte del Cuadro Flamenco Pureza de Cadiz col quale registra tre dischi e diversi spettacoli fra i quali l’Expo di Barcellona.
Nel 2001 collabora col Cuadro flamenco de los Gitanos del Barrio Santa Maria nella Peña El Mellizo y de la Perla de Cadiz.
Nel 2002 si incorpora al gruppo Razòn Aquì di San Fernando col quale collabora in vari spettacoli fra i quali uno per l’Ambasciata Spagnola a Tánger.
Nel 2003 accompagna stages di ballo a Brema, in Germania, della bailaora Milagros Ventura con la quale collabora dal 2004 al 2006 presso l’Accademia di danza Spainkikaku di Osaka, in Giappone.
Nel 2006 torna in Italia dove si diploma nella Scuola Civica di Milano e inizia la composizione di un metodo para el cajòn, e di compàses para las palmas che verrà pubblicato dalla Casa editoriale Eco di Monza.
Collabora con La Peña Flamenca di Milano e Andaluza del Trentino impartendo stages di palmas e compàs.

Come ti sei avvicinato al flamenco?
Grazie ad un mio alunno di batteria. Mi disse un giorno che due amici suoi, chitarristi di flamenco, avevano bisogno di un percussionista e mi cercai un paio di bonghi per accompagnarli nelle loro serate.

Quando hai capito che sarebbe stata la tua professione?
Subito, cioè nel 1992.

Hai mai pensato di non farcela?
Sì, nel 2004.

Chi sono i tuoi punti di riferimento ?
Camaròn, Paco de Lucia e Rubèm Danta.

Quante ore alla settimana dedichi allo studio?
Suono e canto tutti i pomeriggi e le sere. Non ho mai contato il numero delle ore, comunque dovrei studiare di più.

Quanto ha influito il flamenco nelle tue scelte personali?
Tanto da organizzarmi la vita stessa.

Qual è stata, se c’è stata, la più grande difficoltà che hai incontrato per raggiungere i tuoi obiettivi di artista?
Dover discutere coi miei genitori. Non vedevano di buon occhio l’ambiente artistico perché lo reputavano effimero. Mio padre da giovane aveva quasi “odiato” il mestiere di musicista perché era stato obbligato da mio nonno (direttore d’orchestra) a suonare la batteria in un suo gruppo quindi mi ha sempre sconsigliato tale occupazione. E’ plausibile un simile accanimento perché quando ti obbligano a fare una cosa…

Tecnica ed espressività. Che cosa viene prima?
L’ispirazione. Quella è una cosa stupenda che forse ogni tanto non dipende tanto da noi o forse va anch’essa cercata con il lumino. Una volta ho sentito un’intervista a Paco de Lucia in cui diceva che se aspetti l’ispirazione non combini niente. Io sono in parte d’accordo perché se vuoi vivere della musica te la devi prendere come un lavoro e quindi anche quando non hai tanta voglia devi suonare per forza. Comunque quando c’è anche l’ispirazione va tutto meglio e ne devi approfittare. Io non cammino mai senza il mio registratore Mp3 perché ogni tanto mi vengono in testa dei motivetti che dimenticherei se non li registrassi.

Ti senti più artista o più insegnante?
Al 50 e 50. L’arte è una maniera con cui ti prendi la vita. Conosco persone che non sono musicisti però sono dei veri artisti perché fanno il loro lavoro con arte e penso che questa filosofia di vita ci aiuti senz’altro nei momenti difficili. Allo stesso tempo mi sento insegnante perché mi prendo a cuore i miei alunni.
La musica è una cosa che puoi studiare a qualsiasi età e ti dà sempre soddisfazioni.Vedo che gli alunni si interessano; mi chiedono le origini del flamenco, spiegazioni sui generi, esercizi scritti ed io sono contento di questo.

Qual’è il messaggio che vorresti trasmettere ai tuoi allievi?
Innanzitutto che la musica è armonia e che inizia dentro di noi. Poi per quelli che vogliono intraprendere la professione di non demordere mai.

E quale al pubblico?
Di raffinarsi. C’è musica di tutti i tipi ed io non voglio giudicare. A me piace un genere che può non piacere ad un altro. Solo noto che quando la gente va a teatro o ad un concerto ne esce migliore, come se avesse trovato quello che cercava.

Quale tipo di pubblico vorresti conquistare?
Qualsiasi tipo; non faccio distinzioni.

Qual’è il tuo rapporto con gli altri colleghi?
Buono.

Quali sono i tuoi progetti attuali?
Collaboro con varie accademie di danza e sto finendo un metodo didattico. L’anno prossimo mi proporrò in locali per cantare e suonare. Se ci riesco un giorno tornerò in Spagna.

C’è stato un momento della tua carriera particolarmente emozionante e per questo indimenticabile?
Ricordo tutto con affetto anche i periodi difficili.

E che cos’è che non hai ancora fatto ma che speri un giorno di fare? Qual è il tuo sogno nel cassetto?
Pubblicare un metodo per il cajòn, che sto trattando con la casa editoriale musicale Eco di Monza.

Qual’è l’artista/collega (bailaor, cantaor, tocaor) della scena attuale che più corrisponde al tuo gusto e che più ti emoziona?
Ce ne sono tanti… solo per citarne alcuni: Ramón, Porrinas, Piraña, Parrita, Tomatito

La tua meta ideale: Sevilla, Jerez, Madrid o ?
Cádiz.

Tradizione o modernità?
Equilibrio. So che dico cose scontate ma penso che per poter innovare devi comunque basarti su dei canoni perché sono vie percorse e ripercorse tante volte da persone che prima di te si sono dedicate al Flamenco e hanno anche innovato tanto. Vedi Paco de Lucìa, Camaròn… Bisogna anche essere un po’ aperti di mentalità perché il Flamenco non è un genere musicale ma un insieme di generi musicali ed è nato dalla convivenza di etnie diverse fra loro.

Pensi che ‘il Duende’ sia solo una prerogativa del popolo gitano o spagnolo?
Assolutamente NO. Penso che sia uno stato d’animo magico che non dipende solo da noi ma che comunque va cercato e voluto.

Il tuo più grande difetto come artista e come persona
Troppo ingenuo. A volte mi trovo a fidarmi troppo delle persone ma d’altronde siamo umani e bisogna anche credere che ci sono altre persone che forse cercano la stessa cosa che cerchiamo noi.

Il tuo più grande pregio come artista e come persona
Do tutto me stesso senza riserva. È un po’ rischioso ma è quello che ho imparato dai grandi artisti. Mi emozionano e inconsciamente mi stimolano a studiare per esprimermi anch’io al meglio.

La prima letra che ti viene in mente…
“Ya al amanecer siento que me llama y como un torbellino despierta mi alma” (Camaròn)

A che cosa pensi un momento prima di salire sul palcoscenico?
Al rispetto per il pubblico.

Ascolti altri generi musicali oltre al flamenco? Se si quali?
Jazz, Latin e sto cominciando un po’ di Classica. Da ragazzo suonavo Rock ed Heavy Metal ma ho trovato più ricco il Flamenco. E’ un’opinione del tutto soggettiva. Ognuno può trovare ricco un genere diverso. Io ho solo constatato che il Flamenco accetta tanti tipi di fusioni e la cosa mi interessa.

L’ultimo film che hai visto al cinema? L’ultimo libro che hai letto se preferisci…
Anplagghed (di Aldo, Giovanni e Giacomo)
Sto leggendo La Bibbia e vari libri di musica come: Musica per guarire, Il linguaggio delle forme nella musica occidentale e chitarra zen.

La tua giornata ideale?
La Domenica

Un consiglio per i nostri lettori che vogliono fare del flamenco la loro professione
Pensare che nel mondo c’è bisogno di combattere le guerre con l’arte ed il flamenco è una cultura che ci innalza.

La tua compagna ideale: dentro o fuori dell’ambiente flamenco?
La mia compagna ideale si chiama “allegria”.

Il flamenco in una parola
Vita.

Grazie Cristiano!

Per chi volesse saperne di più:

Cristiano Costanzo su Facebook.

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