Franco Bianco

Nato a Roma nel 1967 fin da giovanissimo si appassiona alla batteria, alle percussioni e al ritmo. Si esibisce con varie formazioni rock ed in orchestre da ballo, prima in Italia e più tardi in Inghilterra, dove studia alla London Musicians Academy e vive per un lungo periodo, assimilando la multiculturale scena musicale londinese dei primi anni novanta.
Tornato in Italia suona la batteria e le percussioni nell’ambiente romano con numerosissime formazioni ed in molti festivals. Parallelamente si dedica con passione alla percussione flamenco collaborando con il chitarrista malagueño Manuel Santiago e più o meno con tutte le realtà attive in Italia. Grazie alle compagnie di Caterina Costa, Juana Calà, “La Moreria”, “Locos de Remate” e la compagnia basata in Svizzera “Flamenco en route” ha l’opportunità di accompagnare molti artisti del flamenco internazionale.
Conseguentemente si trasferisce a Madrid dove, spesso soprannominato Francucho, è subito attivo con le compagnie di Carlos Chamorro “Malucos Danza”, Pilar Tavora, José Greco, Antonio & Manuel Reyes, Inma Ortega, Maribel Ramos, Yolanda Gaviño, La Tati, Cristobal Reyes, La Truco (con la quale registra il DVD della serie “Noche En Casa Patas”) e Los Vivancos, con i quali intraprende un lunghissimo tour mondiale.

 

Tutto iniziò …
Non molto differentemente da come iniziò per molti romani della mia generazione, ossia guardando i film di Saura che trasmettevano in continuazione su GBR o Telelazio, (o forse Teleroma56… boh, mo nun me ricordo). In seguito ho scoperto che anche molti spagnoli non andalusi hanno avuto il primo approccio con il flamenco grazie a questi film. Ero rimasto molto incuriosito anche anni dopo quando vidi il gruppo di Paco de Lucia a D.O.C. (mitica trasmissione di Renzo Arbore) e non capivo che cosa erano quelle scatole di legno con un buco dietro sulle quali sedevano.

Hai capito subito che il flamenco sarebbe stata la tua professione?
Assolutamente no, ma quando un paio di mie amiche che studiavano Flamenco, tornando da Madrid, mi portarono proprio una di quelle scatole e scoprii che suonava molto bene e pesava molto meno di una batteria (che già era la mia professione), cominciai a pensarlo seriamente.

Hai mai pensato di smettere ?
Ovviamente si…. e continuo a pensarlo ogni anno quando compilo il “borrador de declaración de renta”.

Chi sono stati i tuoi Maestri ? E quelli attuali ?
Nel Flamenco direi i miei colleghi più intimi e stimati, indipendentemente dal fatto che siano cantaores, chitarristi, bailaores, coreografi, musicisti aggiunti o percussionisti, sono quelli da cui impari veramente, soprattutto nei camerini. In generale i professionisti della percussione in Spagna mi piacciono tutti, ognuno ha la sua particolarità. Ovviamente io non vengo dal Flamenco e la mia formazione musicale ed il primo amore restano sempre le rock bands degli anni 70.

Qual è secondo te il modo migliore di apprendere ?
Ognuno ha il suo. Io sono un tipo estremamente metodico ed analitico e, come per apprendere una lingua, devi vivere sul posto e fare full-immersion.

Quale è stato l’ostacolo più grande che hai incontrato nel tuo percorso?
Me stesso.

Quanto ha influito il flamenco nelle tue scelte personali?
Direi abbastanza, visto che da Ladispoli mi sono ritrovato a vivere a Lavapiés.

Cosa ti ha spinto a lasciare l’Italia ?
Lo spirito d’avventura. La prima volta lo feci a 19 anni, me ne andai a Londra e ci rimasi un bel po’ d’anni. Sono molto critico nei confronti dell’Italia in generale, ritengo infatti che manchi serietà e professionalità in tutti i settori della vita sociale e politica con tutte le conseguenze che ciò comporta nel mondo culturale e artistico. I miei paesi ospitanti hanno fatto per me e per la mia carriera molto di più che il mio stesso paese.

Preferisci accompagnare un cantaor o un bailaor ?
Dipende da chi è il cantaor o il bailaor.

Quali sono le tue inquietudini d’artista ? Cosa ti fa salire l’ispirazione ?
“Artista” per me è una parola troppo grande. Sicuramente la mia voglia di picchiare forte da sfogo alle mie inquietudini personali.

Quali sono i tuoi progetti attuali?
In teoria sto in vari progetti e dopo aver lavorato senza sosta per tre anni consecutivi con i fratelli Vivancos finalmente mi sto dedicando ad una mia produzione musicale per la collega ed amica Angelica Leyva. Abbiamo inventato uno stile che chiamiamo Flamenco-Retro’P. Il concetto è semplice e riassume la mia carriera artistica: groove inglese, melodia italiana e sound flamenco… già siamo molto attivi nella scena madrileña.

C’è stato un momento della tua carriera particolarmente emozionante e per questo indimenticabile?
In realtà ce ne sono parecchi, soprattutto legati agli anni che ho vissuto a Londra. Riguardo l’esperienza del Flamenco forse quando, suonando a Casa Patas, hanno cominciato a presentarmi al pubblico dicendo: “a la percusión, desde Roma, Franco Bianco”, senza bisogno di nascondere le mie origini o “spagnolizzare” il mio nome. Però al di la del fattore artistico ed ego-narcisistico la cosa più emozionante di questo lavoro credo sia viaggiare per il mondo; ho visitato tanti paesi che non mi sarei mai aspettato di riuscire a vedere nella mia vita.

Il tuo sogno nel cassetto?
Mi sa che non ce l’ho!! Ho solo quattro cassetti in casa (stranamente mi piace riporre le cose nelle scatole) e sono già pieni zeppi. Non c’è posto per un sogno ed io sono una persona molto pratica e realista… è grave?

Qual è l’artista della scena attuale che più corrisponde al tuo gusto e che più ti emoziona?
Mi è piaciuto molto il disco di José Manuel León (ma magari domani avrei risposto un’altra cosa) …È difficile rispondere, non saprei… mi viene in mente come balla Manuel Reyes e come canta Falo.

La tua meta ideale: Sevilla, Jerez, Madrid o…?
Vivo a Madrid, che ti debbo dire… però mi piace molto la scena di Siviglia.

Quale è il palos che preferisci suonare?
Usualmente mi trovo più comodo con i ritmi veloci a dodici derivanti dalla Soleá, anche se dipende molto da chi sto accompagnando.

Il tuo più grande difetto e il tuo più grande pregio sia come artista che come persona.
Il difetto è che sotto stress sono un po’ troppo impulsivo. Il pregio come “artista” credo il metodo, l’intuizione e la perseveranza, come persona sono buono anche se a volte sono troppo buono e allora diventa un difetto perché la gente se ne approfitta.

A che cosa pensi un momento prima di salire sul palcoscenico?
Mi concentro e mi dico: “…aaa Fra’!!! Hai voluto la bicicletta…”

Descrivici le emozioni che provi mentre suoni…
A parte un dolorino nelle mani… hahaha, come sopra dipende da dove e con chi sto suonando.

Oltre al flamenco ti sei confrontato anche con altre realtà musicali. In quali di queste ti senti maggiormente a tuo agio o quale preferisci ?
Mi piace tutto: il rock, il jazz, il funk, il latin, la musica del mondo, il folclore, la musica classica, il pop, le colonne sonore, i cantautori… mi dispiace ripetermi ma dipende da con chi sto suonando.

Tradizione o modernità ?
Se per modernità si intende contaminazione e per tradizione purezza, a me sembra che anche il flamenco puro tenda ad evolversi e modernizzarsi, credo sia un processo naturale.

Il tuo segreto inconfessabile
… Se è inconfessabile non lo posso dire!!!

Qual’è il tuo rapporto con gli altri colleghi?
Con gli spagnoli in genere molto buono, se sei sempre in tournée bisogna imparare a sopportarsi (è come vivere in barca). Quando ho avuto l’occasione, come questa estate, di tornare a lavorare con i flamenchi italiani mi ha fatto sempre molto piacere rivederli e suonare insieme ed ho apprezzato molto il livello professionale.

Un consiglio per coloro che vogliono intraprendere il flamenco come professione
Forse posso permettermi di dare consigli solo ai percussionisti. Se si è un musicista già formato è meglio dimenticare per un po’ tutto quello che si è fatto prima e ricominciare da zero. Io credo che si debba ascoltare e vedere tanto Flamenco, specialmente senza cajón e possibilmente stando sul posto, facendo full-immersion, come si farebbe per imparare una lingua straniera. Nel flamenco, come in tanti generi musicali, la percussione ha una funzione prevalentemente d’accompagnamento, quindi di aiuto. Ci vuole sangue freddo e cuore caldo nell’intuire la parte migliore da suonare e quella che meno “disturba”, infatti se quello che stiamo ascoltando già suona bene senza cajón, nel momento in cui questo si aggiunge, deve suonare al meglio. Solo in un secondo tempo ripescare idee dal proprio background culturale può essere una carta vincente per distinguersi dagli altri colleghi.

Se tornassi indietro quali sono le cose o le scelte che non rifaresti ?
Nessuna.

Come ti vedi tra una ventina di anni ?
Spero meglio di adesso!!!!

Per che cosa vorresti essere ricordato ?
….aaaaaoooooohh, è ancora troppo presto …per la prossima cosa che farò!!!!

Il flamenco in una parola
¡¡¡Óleeee…!!! con l’accento sulla “o” e lo strascico di “leee…”. Per me suona come un piatto di John Bonham!!!!!

Grazie a Franco! Per chi volesse approfondire :

Videos:

Dvd Noche en Casa Patas

 

4 thoughts on “Franco Bianco

  1. Pingback: Flamenco Vivo ad Anzio | Pensiero Profondo

  2. I was curious if yyou ever thought of changing the page layolut of your blog?
    Its vsry well written; I love what youve got to say. Buut maybe you could
    a little more in thhe way off content so people could
    connect with it better. Youve got an awful lot of text for onmly having one or two pictures.

    Maybe you could space it out better?

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...