Frank De Franceschi

Musicista professionista da 22 anni, divide la sua passione tra la chitarra Blues e le percussioni Flamenco.
Ha inciso 5 cd (uno dei quali uscito in 40.000 copie in Giappone) e suonato in innumerevoli concerti in quasi tutta Europa, particolarmente in Scandinavia, Spagna, Germania e Inghilterra, Stati Uniti, Hong Kong, India, Canada.
Di particolare rilievo la collaborazione quasi decennale con Peter Glaser, un concerto per le celebrazioni del bicentenario della rivoluzione a Parigi, una serie di concerti a Berlino per il crollo del muro, un concerto al Festival Internazionale del Cinema a Copenaghen nel ’93, un concerto accompagnando il pianista Mose Vinson a Memphis nel ’97, il Jazz Festival di Montreal, tre serate da solista al Teatro Imperdible di Sevilla.
Sei anni di permanenza a Londra.
Ha suonato tantissimo in Andalucia, passando 2-3 mesi all’anno a Cadiz per molti anni di seguito, e apprendendo sul posto accolto da famiglie flamenche e conoscendo vari artisti della zona. Le gusta el pescaito frito de la bahia!
Nell’ambito delle percussioni suona cajon, darbouka e sta studiando tabla. Con le percussioni si dedica esclusivamente al flamenco e predilige l’accompagnamento al baile.
Da una decina d’anni cerca di integrare la chitarra resofonica suonata con lo slide (un tubo di vetro che striscia sulle corde) nel flamenco. E’ uno strumento nuovo nel panorama degli strumenti usati nel flamenco e sembra sia il primo esperimento a riguardo.
Il CD “Nómada” del 2008 unisce il flamenco al blues, ed è suonato esclusivamente con chitarra resofonica e percussioni. Ospite del CD è Carmen Amor al cante.
Suona le percussioni e la chitarra resofonica nella compagnia Mimbrales. Il suo ultimo progetto è “Nómada”, in duo con la ballerina Manuela Carretta.

Tutto è iniziato…
…quando mi sono trovato all’estero da solo, senza soldi, con una valigia e una chitarra. Poi qualche anno più tardi è arrivato un cajon…E una Manuela Carretta posseduta dal demone flamenco che mi faceva ascoltare di tutto e insisteva che provassi a suonare quella roba là.

Quando hai capito che il Flamenco sarebbe stato la tua professione?
Lavoravo già come chitarrista professionista suonando Blues, e la passione per il ritmo flamenco mi ha preso dopo un po’ di tempo.

Hai mai pensato di non farcela?
In questo lavoro non c’è mai sicurezza. L’unica sicurezza è il sacrificio e la bellissima cosa che a volte ne esce.

Chi sono i tuoi punti di riferimento ?
Come percussionista prendo spunto quasi esclusivamente dal baile. Prendo qua e là un po’ da tutti.

Quante ore alla settimana dedichi allo studio?
Tra cajon, tabla e chitarre…mumble… dalle 2 alle 6-7 ore al giorno, quando posso.

Quanto ha influito il flamenco nelle tue scelte personali?
Parlando in generale, l’arte e la musica hanno influenzato quasi tutta la mia vita, portandomi a scelte peculiari, come il vivere qua e là

Se tornassi indietro quali sono le cose o le scelte che non rifaresti ?
Tutti gli errori poi alla fine aiutano, se si riesce ad analizzarli

Qual è stata, se c’è stata, la più grande difficoltà che hai incontrato per raggiungere i tuoi obiettivi di artista?
Senza dubbio la mia difficoltà a confrontarmi con la parte del business.

Quali sono le tue inquietudini d’artista ? Cosa ti fa salire l’ispirazione ?
Cerco di aprirmi a 360° ed essere un tramite. Il viaggio mi da tantissimo.

Tecnica ed espressività. Che cosa viene prima?
Una non esclude l’altra. Cerco di imprimere espressività anche agli esercizi più semplici. Anche la tecnica in sé stessa può essere espressiva.

Ti senti più artista o più insegnante?
Negli ultimi anni riesco anche ad insegnare. Ma è su un palco che mi esprimo al meglio.

Qual’è il messaggio che vorresti trasmettere ai tuoi allievi?
Provo a comunicare la gioia e l’importanza per quel che si fa, nella disciplina.

E quale al pubblico? Quale tipo di pubblico vorresti conquistare?
Con il pubblico è sempre un dare e avere, sperando che ognuno si porti a casa qualcosa.

Qual’è il tuo rapporto con gli altri colleghi?
In genere buono, ma trovo difficoltà ad incontrare colleghi che veramente vogliono mettersi in gioco. Molti si accontentano. Specialmente nel mondo del baile molti lo fanno. Propongono spesso le stesse coreografie dalla A alla Z che magari hanno imparato in Spagna. Intanto che dal vivo si balli una coreografia di altri per me è abbastanza vergognoso (a meno che non sia un evento sporadico). Imparare una falseta o una coreografia serve appunto per…imparare. Poi si deve dare del proprio. Se si eseguono cose altrui vuol dire che non si è ancora pronti per fare il solista su un palco. Pensiamo a cosa uscirebbe se tutti, partendo da quel che si è appreso e interiorizzato, proponessero delle cose proprie, facili o difficili che siano! Sarebbe un’onda flamenca di vera arte, piccola o grande che sia!
Ma anche qui in Italia si incontrano delle persone competenti e generose che non si tirano indietro e ti spiegano le cose. Prendi, ad esempio, una Elena Vicini o Carmen Amor, autentica enciclopedia camminante del Flamenco sempre pronta a rispondere alle mie domande.
Poi ognuno ha il suo carattere, come è giusto che sia.

Quali sono i tuoi progetti attuali?
“Nomada” in duo con Manuela Carretta, e la compagnia Mimbrales.
Poi suono anche Blues, che mi porta talvolta in giro per il globo. E in alcuni concerti mescolo i due generi, o almeno ci provo, eheheh!

C’è stato un momento della tua carriera particolarmente emozionante e per questo indimenticabile?
Fortunatamente ho molti ricordi emozionanti. Carles Benavent che mi invita ad accompagnarlo sul palco in Germania. Israel Galvan a Sevilla che dopo avermi ascoltato con la chitarra resofonica mi invita a collaborare e scrivere dei pezzi per lui. Ma tante altre piccole grandi emozioni. Suonare in prigioni, angoli di strada, manicomi.
Un momento indimenticabile successe a Jerez. Dopo tutta la notte a suonare in una peña nel momento stesso del finale dell’ultimo pezzo…scoppiò un tubo dell’acqua!
Anche tapear a compà con Chano Lobato ha il suo perché!

E che cos’è che non hai ancora fatto ma che speri un giorno di fare? Qual è il tuo sogno nel cassetto?
Il mio sogno è continuare a fare quello che faccio, possibilmente sempre meglio. E continuare a viaggiare.

Qual’è l’artista/collega (bailaor, cantaor, tocaor) della scena attuale che più corrisponde al tuo gusto e che più ti emoziona?
Mi piace molto Israel Galvan e il suo senso del compas.

La tua meta ideale: Sevilla, Jerez, Madrid o…?
A San Fernando alla venta “La Gallega”…! Ho passato così tanto tempo a Cadiz che mi sento a casa.

Tradizione o modernità?
Si parte per forza dalla tradizione e poi si va avanti, assorbendo. Un bel percorso sarebbe farlo cronologicamente.

Pensi che ‘il Duende’ sia solo una prerogativa del popolo gitano o spagnolo?
Scherziamo? Per vivere i sentimenti bisogna solo essere umani. Che non è poi così facile…
E’ indubbio comunque che l’arte tende ad essere espressa più dalle persone che sentono il bisogno di esprimerla, e spesso sono i meno fortunati.

Il tuo più grande difetto e il tuo più grande pregio come artista e come persona
Un pregio è che cerco di fare le cose per bene, senza sottovalutarle, e cercando di mettere il progetto al di sopra del singolo. Un mio difetto è che tendo a dire quel che penso, e a volte mi ha creato dei problemi. Non riesco a “lisciarmi” nessuno…Valuto l’integrità nelle persone.

La prima letra che ti viene in mente…
“Trianaa…Trianaa…” No, scherzo, dai! Eheheh
Al momento niente di particolare.

A che cosa pensi un momento prima di salire sul palcoscenico?
Controllo mentalmente che tutto sia a posto, e faccio un bel respiro, e vaiii!

Le emozioni che provi mentre suoni…a cosa pensi ?
Quando suono penso ad integrarmi con gli altri. A volte ci sono dei momenti intensi dove non si pensa a niente ed escono delle cose inaspettate.

Ti capiterà di salire sul palco e non avere voglia di suonare, voglio dire… immagino che quando diventa un impegno possa succedere. Come te la sbrighi ?
Ricordo a me stesso il motivo per cui sono lì. Di solito mi da una scossa.

Il palos che ti rappresenta di più o quello che pensi sia più rappresentativo per la tua musica
Mi piace molto la seguirilla.

Ascolti altri generi musicali oltre al flamenco? Se si quali?
Blues e musica indiana.

L’ultimo libro che hai letto ?
“I racconti di Kolima” di Salamov (allucinante!)

La tua giornata ideale?
Sveglia…emmh…tardi. Suonare un po’. Fare un po’ gli affari miei. Risuonare un altro po’. E poi…a suonare!

Qual’è il momento della giornata dove ti senti maggiormente creativo ?
La sera

Un consiglio per i nostri lettori che vogliono fare del flamenco la loro professione
Pensarci più di due volte. Essere consapevoli della scelta. Collaborare con gente più brava di te.
E stare lontani dalla droga, porque hay poca y somos muchos!

Il tuo segreto inconfessabile …
(…..)

La tua compagna ideale: dentro o fuori dell’ambiente flamenco?
Deve essere una persona che sappia rispettare le scelte di vita altrui. E non è poco…

Il flamenco in una parola
Vivir!

Grazie a Frank! Per chi volesse saperne qualcosa in più :

Videos:

Frank de Franceschini Siguirilla

Solo Cajon

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