Paolo Mappa


Paolo Mappa, nato nel 1956 a Palagiano (Ta), è un percussionista professionista di Verona, studia percussione flamenca a Jerez de la Frontera, Andalusia, con Rubichi, percussionista del Capullo de Jerez. Collabora attualmente con la Compagnia Flamenquevive di Gianna Raccagni – Bologna, con Arte Y Flamenco di Monica Morra – Torino e con il gruppo flamenco Alboreo, con Erika Scherl, Marco Perona e Alberto Rodriguez. Nella sua carriera ha accompagnato molte bailaoras e bailaores della realtà flamenco italiana come Maria José Leon Soto, Elena Vicini, Carmen Meloni, Manuela Baldassarri “la Malita”, Chiara Guerra, Claudio Javarone, Rossano Tosi fra gli altri. Mappa ha suonato e suona con Marco Perona, Alberto Rodriguez, José Salguero, Daniele Bonaviri. Ha avuto occasione di accompagnare con le percussioni: Juan Ogalla, Pilar Ortega, Mercedes Cortés, Inmaculada Rivero, Havier Ruben Hidalgo, e Juan Campallo. Ha inoltre studiato batteria da autodidatta,  e suonato per anni con l’Orchestra Jazz Siciliana sotto la direzione di Carla Bley e Steve Swallow, Bob Mintzer, Pete Rugolo, Bill Russo, Bob Wilber, Lester Bowie, Frank Wess. Ha suonato con Tommy Flanagan, Tom Harrel, Randy Brecker, Diana Schurr, Gianni Basso, Steve Grossman, LeeKonitz.

Tutto è iniziato…
Tutto è iniziato con un disco di Camarón: “Como el Agua” e conoscendo musicisti di Flamenco, diciamo 20 anni fa. Allora vivevo a Roma.

Quando hai capito che il Flamenco sarebbe stato la tua professione?
Ho capito che avrei lavorato col Flamenco quando musicisti e ballerini cominciavano a telefonarmi più spesso per invitarmi in loro progetti. Ero un batterista jazz.

Hai mai pensato di non farcela?
Sì, e certe volte lo penso ancora, il Flamenco è così difficile!

Chi sono i tuoi punti di riferimento ?
Punti di riferimento ce ne sono tanti e cambiano di volta in volta, però guardo sempre il cantaor quando suono.

Quante ore alla settimana dedichi allo studio?
Ho 56 anni e non dedico molto allo studio della tecnica, ma ho studiato tantissimo, ore e ore, giorni interi; oggi studio sui dischi o le cose che devo suonare in concerto.

Quanto ha influito il flamenco nelle tue scelte personali?
Forse nulla, a parte il mio abbandono del jazz, almeno per ora.

Se tornassi indietro quali sono le cose o le scelte che non rifaresti ?
Le droghe, non le rifarei, mi sono divertito un casino, ma non le rifarei.

Qual è stata, se c’è stata, la più grande difficoltà che hai incontrato per raggiungere i tuoi obiettivi di artista?
La difficoltà per l’artista è sempre in agguato, può essere musicale, di soldi, di vita; alcune riesco a risolverle, ad altre mi arrendo.

Quali sono le tue inquietudini d’artista ? Cosa ti fa salire l’ispirazione ?
Le inquietudini sono la precarietà del mio lavoro e l’incognita del futuro e l’ispirazione nasce dal mandare all’inferno questi pensieri.

Tecnica ed espressività. Che cosa viene prima?
Vanno insieme, credo.

Ti senti più artista o più insegnante?
Più artista, anche se da un pò di tempo mi chiamano Maestro, sarà per l’età.

Qual’è il messaggio che vorresti trasmettere ai tuoi allievi?
Quello di praticare, praticare e di praticare, anche sbagliando.

E quale al pubblico? Quale tipo di pubblico vorresti conquistare?
Vorrei un pubblico colto, informato e magari polemico, come quello che trovi al Festival di Jerez.

Qual’è il tuo rapporto con gli altri colleghi?
Con i colleghi ho un rapporto splendido, anche se sono orso. Li rispetto tantissimo e loro contraccambiano.

Quali sono i tuoi progetti attuali?
Ho finito di girare con la Compagnia Flamenquevive e faccio parte della Compagnia di Torino Arte y Flamenco; sono inoltre nella giovane Compagnia Caracoles di Verona. E poi suono col gruppo musicale Alboreo.

C’è stato un momento della tua carriera particolarmente emozionante e per questo indimenticabile?
Ogni volta che suono bene in concerto per me è emozionante, poi se i musicisti e il cantaor mi “jaleano” è una goduria.

E che cos’è che non hai ancora fatto ma che speri un giorno di fare? Qual è il tuo sogno nel cassetto?
Come artista il mio sogno è non deludere i miei colleghi, riuscire a suonare sempre a buoni livelli e magari anche a ottimi.

Qual’è l’artista/collega (bailaor, cantaor, tocaor) della scena attuale che più corrisponde al tuo gusto e che più ti emoziona?
Come percussionista non posso non menzionare Paquito Gonzales, adoro El Lebrijano.

La tua meta ideale: Sevilla, Jerez, Madrid o…?
Jerez!!!

Tradizione o modernità?
Ultimamente modernità, ma credo che anche queste vadano insieme.

Pensi che ‘il Duende’ sia solo una prerogativa del popolo gitano o spagnolo?
Forse sì, nel senso che quando suonano “loro” è un’altra storia, bisogna solo riconoscerlo, anche per non perdere mai il rispetto per questa cultura che poi in fin dei conti ci ha adottato.

Il tuo più grande difetto e il tuo più grande pregio come artista e come persona
Il mio difetto è di essere solitario ma come persona sono divertente e come artista il mio pregio è di essere molto concentrato e di avere una buona memoria.

La prima letra che ti viene in mente…
Que guapa tiene la cara, parece una Reina mora, estrella de la manana, desaparece otra cosa. (Fandango).

A che cosa pensi un momento prima di salire sul palcoscenico?
A non sbagliare, a tenere i tempi giusti, alla qualità del compás.

Le emozioni che provi mentre balli …a cosa pensi ?
Mentre suono non penso a nulla se non alla musica.

Ti capiterà di salire sul palco e non avere voglia di ballare, voglio dire… immagino che quando diventa un impegno possa succedere. Come te la sbrighi ?
Di non avere voglia non mi è mai capitato.

Il palos che ti rappresenta di più.
Il palos che mi emoziona è la Soleá por Bulería, ma anche la Siguiriya e il Tango de Malaga.

Ascolti altri generi musicali oltre al flamenco? Se si quali?
Solo Flamenco, per ora.

L’ultimo libro che hai letto ?
“Il trionfo della borghesia”di Eric Hobsbawm.

La tua giornata ideale?
A letto con un buon libro o in bici, dopo un concerto faticosissimo ma ben remunerato!

Qual’è il momento della giornata dove ti senti maggiormente creativo ?
La mattina, è ottima per studiare, la mente è fresca.

Un consiglio per i nostri lettori che vogliono fare del flamenco la loro professione
NON FATELO; siamo già in tanti…scherzi a parte, lasciatevi guidare dalla vostra incoscienza.

Il tuo segreto inconfessabile …
Il mio segreto è che ho due figli, Margherita e Gabriele che amo sempre di più.

La tua compagna ideale: dentro o fuori dell’ambiente flamenco?
Credo nessuna, ma mai dire mai.

Il flamenco in una parola
Il Flamenco è lotta, una lotta senza sosta. Ma non ho alternative. E poi ne vale la pena.

Grazie a Paolo!! Per chi volesse approfondire:

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