Sara Moyano Fernández

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Sara Moyano Fernández, nata a Valencia, Spagna, comincia ad avvicinarsi alla danza fin da piccola, attraverso la danza classica. Dopo pochi anni scopre il flamenco e a 14 anni entra nel Conservatorio di Danza di Valencia per laurearsi nel 2002 nella specialità di danza spagnola. Nel Conservatorio, oltre a formarsi nel Flamenco, lo fa anche nella danza classica spagnola (danza estilizada), escuela bolera e Folklore spagnolo. Dopo la formazione accademica, continua gli studi dedicandosi principalmente al flamenco e studiando gli insegnanti più riconosciuti della scena flamenca di Valencia, spostandosi frequentemente a Madrid per avvicinarsi ai grandi maestri della prestigiosa scuola “Amor de Dios”. Dal 2003 balla con diversi gruppi a Valencia, prima sotto la regia di Marta Sol e dal 2005 sotto la regia di Paco Berbel, ballerino della compagnia di Maria Pagés. Negli ultimi anni ha unito il lavoro di ballerina a quello di insegnante di flamenco tra la Spagna e l’Italia, tenendo diversi corsi e stage in tutti e due i paesi e realizzando spettacoli sia in gruppo che come solista.

foto 02Tutto iniziò …
Da piccola, a Valencia, dopo i primi anni di studi di danza classica, iniziai ad appassionarmi e a studiare flamenco.

Quando hai capito che il flamenco sarebbe diventata la tua professione?
Non l’ho mai capito, neanche adesso…È una mia passione che in più mi aiuta a vivere anche economicamente, ma non ho l’impressione che sia la mia professione.

Hai mai pensato di non farcela?
Tante volte, in particolare modo dopo aver finito il Conservatorio di Danza, quando abbandonai il mondo più accademico per entrare in quello professionale. Il cambiamento fu molto difficile.

Quanto ha influito il flamenco nelle tua vita ?
Per me il flamenco è una certezza che è sempre lì a sostenermi. Anche se tutto intorno a te cambia, se sembra che tutto ti stia crollando intorno…il flamenco è sempre lì a darmi il giusto supporto.

Quale è stato l’ostacolo più grande che hai incontrato nel tuo percorso?
Convincere le persone intorno a me, e anche me stessa, che il flamenco potesse diventare la mia professione. Ancora oggi, spesso, ci devo lottare.

Tecnica ed espressività. Che cosa viene prima?
Per me la tecnica è chiaramente fondamentale come strumento. Ma il flamenco viene da dentro, se non c’è un sentimento che vogliamo esprimere o semplicemente entrarne dentro a questo sentimento, nel modo che sappiamo fare meglio, ovvero ballando flamenco, la tecnica è inutile.

Ti senti più artista o più insegnante?
Per il momento mi sento più artista, anche se ultimamente lavoro più come insegnante e mi piace molto, ma per il momento è un modo di condividere gli strumenti che uso come artista.

Qual è il messaggio che vorresti trasmettere ai tuoi allievi ?
L’importante è che provino fin dall’inizio a ballare, anziché imparare dei passi da ripetere. Cerco di fargli capire la versatilità del flamenco e come ogni movimento deve passare attraverso il nostro corpo, la nostra personalità e uscire attraverso di noi naturalmente.

Un consiglio per coloro che vogliono intraprendere il flamenco come professione.
Lo vorrei anche io.

Quali sono i tuoi progetti attuali?
Sto cercando di inserirmi nel circuito romano e in quello dei tablaos. Sto anche preparando un piccolo spettacolo che 1420110_10151767784445913_1976035779_ndovrebbe essere pronto a marzo.

Il tuo sogno nel cassetto?
Cambiano in continuazione…adesso vorrei salire su un palco diverso ogni sera.

Qual è l’artista della scena attuale che più corrisponde al tuo gusto e che più ti emoziona?
Sicuramente Eva la Yerbabuena come bailaora, ma nella creazione degli spettacoli ammiro Maria Pagés.

La tua meta ideale: Sevilla, Jerez, Madrid o…?
Sevilla, anche se mi trovo molto più spesso a Madrid per una fermata d’obbligo alla scuola Amor de Dios.

Raccontaci il “tuo” Duende …
Non credo sia qualcosa che si possa raccontare, almeno io non saprei…

Il tuo più grande difetto e il tuo più grande pregio sia come artista che come persona
Penso sia tutto lo stesso: essere molto esigente con me stessa, delle volte è un pregio ma altre diventa un vero ostacolo.

Il palos che ti rappresenta di più o quello che pensi sia più rappresentativo per il tuo baile.
Da una parte mi trovo molto bene con i palos de ida y vuelta, però in contrasto mi sento molto bene anche ballando anche i palos più solenni come la Soleà e la Seguiriya.

A che cosa pensi un momento prima di salire sul palcoscenico?
Questa volta sarà speciale.

Descrivici le emozioni che provi mentre balli …
Dipende tanto del momento. Mentre ballo posso provare tutte le emozioni che provo nella vita. Quello che è diverso è la sensazione dopo aver ballato, è una liberazione, è sempre positivo.

sara Flamenco 03Bailaora solista su di un palco. Chi vorresti con te come accompagnamento al cante y al toque ?
Camarón e Paco de Lucia, tanto per sognare…

Quanta parte di improvvisazione c’è quando sali sul palco ?
In genere è tutto molto legato, le coreografie ripetute mille volte e la definizione di ogni movimento. Però ogni volta è diversa dall’altra.

Qual’è il tuo rapporto con gli altri colleghi?
Sempre rispetto e ammirazione, e quando è possibile di condivisione.

Se tornassi indietro quali sono le cose o le scelte che non rifaresti ? E quali quelle che ti rimproveri di non aver fatto ?
Le scelte e le decisioni le ho sempre fatte con sicurezza. Anche quando mi sono sbagliata ho sbagliato fino in fondo e con consapevolezza, e quello è stato sempre positivo.

Il tuo compagno ideale … fuori o dentro del flamenco ?
Il compás, il ritmo che c’è in tutto quello che faccio.

Per che cosa vorresti essere ricordata ?
Non è una cosa alla quale tengo.

Il flamenco in una parola
Forse, un altro giorno, mi verrà in mente un’altra parola… oggi penso che sia: LIBERTÀ.

Gracias a Sara! Per chi volesse approfondire:

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