Antonio Gades

Antonio Gades era un rivoluzionario, nella  vita e nell’arte. Non era indifferente a niente, e questo suo modo d’essere ha influito molto nella sua traiettoria artistica. Capiva il valore del trasmettere il suo pensiero sul flamenco e sulla società che lo circondava. Non si nascose né all’inizio né alla fine della sua carriera, tutto il mondo poteva identificarlo. Fu un esempio di persona completamente implicata nella sua quotidianità. Un’amante dell’etica, il portabandiera della sua anima. Espresse sempre le sue opinioni con  forza e libertà, dando lustro e riconoscimento mondiale al folklore spagnolo.

Quello che oggi è il baile flamenco si deve imprescindibilmente a questa persona. Un’artista dalla testa ai piedi, che seppe mettere il puntino sulla i, a ogni gesto, ogni spettacolo o ad ogni manifestazione del suo pensiero.

Il suo modo d’intendere la vita coincise con la sua arte. E’ stato un esempio di uomo compromesso, la cui lucidità ha obbligato a portare avanti il suo lavoro, con sforzo e con poco sostegno da parte del pubblico. Non ha avuto appoggi dalle differenti amministrazioni pubbliche, né chi lo aiutasse mentre portava in tutto il mondo il flamenco, e il fatto d’aver espresso le sue idee politiche ha limitato largamente il suo lavoro.

Gades dette al baile un nuovo aire e una visione diversa. Già come ballerino, la sua figura riempiva las tablas di freschezza, e si capiva da subito che sarebbe stato un grande coreografo. Un maestro indiscutible della scena flamenca e un caparbio investigatore dell’espressione corporale.

Il bailaor, ballerino e coreografo Antonio Esteve Ródenas, in arte Antonio Gades, nasce a Elda (Alicate) il 14 novembre del 1936. Di famiglia umile, abitava in una casa-cueva.La madre lavora in un calzaturificio e  suo padre, di professione muratore e comunista convinto, si arruola come volontario nell’esercito repubblicano, spostandosi a Madrid. Poco più tardi lo seguirá tutta la famiglia.

Nel 1947 Antonio Gades deve iniziare a lavorare e lo fa in un famoso studio fotografico “donde las fotografías de artistas de la época llenaban toda la pared del cuarto oscuro” e nel quotidiano ABC.
L’incontro con la danza avvenne “per fame”, all’età di quindici anni. Rimasto senza lavoro, su consiglio di una vicina di casa, Gades s’iscrisse a una scuola di flamenco semplicemente perché si vociferava ci fosse bisogno di danzatori nei locali di Madrid. E’ il 1949. La casualità gli farà incontrare Pilar López, colei che gli suggerirà il nome artistico di Antonio Gades, in ricordo alle ballerine gaditane. Nel 1951 entra a far parte della sua compañía. Pilar e il primo ballerino Manolo Vargas, saranno gli incaricati di far conoscere il mondo del folklore spagnolo con un repertorio ampissimo. Con questa compagnia rimane nove anni approfondendo lo studio di tutte le danze popolari spagnole e studiando contemporaneamente danza classica.
Ed è proprio viaggiando per il mondo che scoprirà la sua grande ispirazione per la creazione delle sue coreografie : Federico García Lorca. A quegli stessi anni risale il grande “innamoramento” per la sua poesia tramite un’edizione clandestina (ricordiamo che la Spagna era sotto il regime Franchista) del Romancero Gitano. Gades capisce velocemente che il suo mezzo d’espressione più autentico può essere soltanto il flamenco, il baile e il cante andaluso e che era l’Andalusia di García Lorca quella che a lui piaceva; non quella pittoresca per i turisti ma quella arida, secca, intensa. Gades iniziò a ricercare nel binomio flamenco-Garcìa Lorca contenuti antichi e sanguigni di una cultura che si stava sgretolando.
Impara a ballare lo zapateado con El Estampío, la farruca con el Gato, e fa scuola bolera con Antonio Lorca… Intanto dopo aver lasciato la compañía di Pilar López, negli anni 1962-1964, fonda il primo nucleo che più tardi diverrà il suo Ballet de Antonio Gades.
Allo stesso periodo risalgono i suoi inizi in Italia come ballerino e coreografo del Teatro dell’Ópera di Roma (coreografía con Antón Dolin per il Bolero di Ravel), qui chiamato “el bailaor de la esencia andaluza”, e nel Festival di Spoleto con Menotti (coreografía per la Carmen di Bizet), e alla Scala di Milano (Carmen e El amor brujo di Falla). Gades è già conosciuto e stimato a livello internazionale. Spiegherà il suo viaggio all’estero come una ricerca della radice flamenca poichè per lui in Spagna gli orpelli e l’eccesso di virtuosismo avevano “prostituito” la cultura flamenca popolare. Inizia così un percorso artistico volto a forgiare il suo personalissimo stile coreografico. Secondo Gades era necessario eliminare tutto quanto fosse di troppo per trovare e cercare di tirare fuori l’essenza della danza. In questa ricerca fu senz’altro importante la conoscenza e l’attenzione da lui poste sui movimenti artistici contemporanei, come l’astrattismo, il surrealismo, nella lettura e nella pittura.
Dopo vari mesi in Italia torna in Spagna rappresentando la storia di “Los Tarantos” e girando un film (aveva già preso parte ad un film in Italia con Vittorio Gassman) con omonimo nome, del direttore Rovira Beleta. Alfredo Mañas scrisse per lui la storia di Los Tarantos.
Rappresenta la Spagna nel 1964 alla Expo di New York che lo accoglie come un idolo del flamenco. Questo è ugualmente l’anno in cui si sposa con Marujita Díaz, da cui si separerà 20 mesi più tardi. Nel 1965 presenta Don Juan nel Teatro de la Zarzuela. Antonio Gades aveva messo dei suoi soldi nella produzione e si troverà pochi mesi più tardi senza denaro.

“si un hombre se dedica a hacer una cosa, tiene que ser lo suficientemente honrado y honesto para proponerse llegar al máximo de sus posibilidades”

“Por mis venas no corría la sangre del arte. Por mis venas circulaba la anemia provocada por el hambre”

“Yo no voy a anunciar la retirada, para nada. Me iré como he venido, como el viento. Ocurrirá cuando tenga que ocurrir, por selección natural, por propio convencimiento”.

E’ il 1968, quando si sposa con la ballerina Pilar San Clemente, torna alla Scala di Milano insieme a Rudolf Nureyev dove Gades riafferma le sue capacità nel trasmettere la purezza del baile spagnolo.
Nel 1969 realizza la coreografia di El amor Brujo con l’Ópera di Chicago e rappresentata in Francia, Italia, Spagna, Giappone, Stati Uniti, Marocco, Argentina, e in altri paesi con la sua compañía, Ballet de Antonio Gades. Nel 1971 si separa da sua moglie, con cui aveva avuto due figli e nel 1973 si fidanza con Pepa Flores con la quale avrà 3 figlie: l’attrice María Esteve, Tamara e la cantante Celia Flores.
Nel 1974 presenta a Roma “Bodas de sangre”, inspirato al dramma di García Lorca, un’opera che lo consacrerà al successo internazionale insieme alla sua ormai consolidata compañía.
Nel 1975 si trova a Bologna quando gli giunge notizia della condanna a morte, firmata in Spagna, di cinque compagni oppositori al regime franchista. Un profondo senso di responsabilità morale lo induce a sciogliere la compañía e ritirarsi dalla danza. Solo l’amicizia e la persuasione di Alicia Alonso e di altri suoi amici del Ballet Nacional de Cuba, con cui aveva avuto occasione di lavorare precedentemente come artista invitato, riuscirono a portarlo di nuovo alla danza, tre anni più tardi, esprimendo le sue idee attraverso la sua forma d’espressione.
Nel 1976 rueda con Albert Camus Días del pasado. Ad eccezione di un viaggio a Cuba e Stati Uniti con Alicia Alonso, non torna a ballare.


Nel 1978 la Spagna del dopo Franco lo innalzò agli onori ufficiali dandogli la direzione di una compagnia nazionale, sarà infatti nominato direttore del Ballet Nacional Español, nel quale resterà per solo due anni, e con le ballerine che rinunciano al posto in questa compagnia, formerà la sua nuova fino al 1981.
Nel 1981 mette su pellicola “Bodas de Sangre” con Carlos Saura, un autentico cult per gli amanti del balletto, con cui farà anche El Amor Brujo, Carmen e Flamenco. E’ tempo d’aprirsi  e la figura controversa di Gades apre uno scorcio nel panorama politico e culturale spagnolo.
Sulla scia di quel successo cinematografico, nell’agosto del 1982 la compagnia di Gades è per tre sere al Teatro Romano di Verona con la versione ballettistica di Bodas de Sangre e con Suite flamenca. Sono i giorni di ferragosto: le donne vanno in estasi per Antonio che fa Leonardo e gli uomini perdono letteralmente la testa per Cristina Hoyos (la sposa). Visti dal vivo – Gades e la Hoyos che sono anche gli interpreti del film – esprimono entrambi una sensualità forse mai vista sul palcoscenico del Teatro Romano. I mazzi di rose rosse che arrivano ai due protagonisti sono decine e decine.
Due anni dopo, sulla scia del secondo grande successo dell’abbinata Saura-Gades (il film Carmen del 1983), Antonio Gades torna per ben sei serate al Teatro Romano: con Carmen dove lui ovviamente è Don Josè e la Hoyos (non Laura Del Sol come nel film) è Carmen. Il successo è grande ma rispetto al film manca qualcosa: manca l’antagonismo, che c’è nel film, tra la Del Sol e la Hoyos, tra la ballerina emergente e quella sulla via del tramonto.
Nel 1986 si separa da Pepa Flores. Nel 1988 si sposa con Daniela Frey, matrimonio che durerà fino al 1993.
La sua ultima produzione come coreografo sarà Fuente Ovejuna su un testo di Lope de Vega e adattamento di José Manuel Caballero Bonald, presentata all’Ópera di Génova nel 1994 e con il quale andrà in tourneè in Giappone, Italia, Francia, Regno Unito, Spagna, Cuba, e vari paesi latino americani.

“el baile no es un ejercicio, el baile es un estado anímico que sale a través de un movimiento”.

La terza e ultima volta che Antonio Gades torna a Verona è nel 1996. Sessantenne, piuttosto provato quasi il suo corpo presagisse qualcosa, per quattro sere propone con la sua compagnia il balletto Fuente Ovejuna che ispirandosi a Lope de Vega esalta la classe rurale e la sua capacità di reagire alle violenze del potere. Non più dunque Garcìa Lorca anche lui nel frattempo innalzato, suo malgrado, a feticcio turistico in una commistione di Andalusia-flamenco a vari livelli, da quelli più sofisticati a quelli a buon mercato per il turismo mordi e fuggi. Della Spagna, quella dei suoi ricordi, che ancora Gades andava cercando c’era ancora qualcosa in Lope de Vega. E dissattendendo ogni aspettativa Gades scioccò mettendo nello spettacolo, accanto a musiche popolari, persino brani colti di Modest Musorgsky e musiche barocche. L’importante era rompere con gli stereotipi, con quei cliches che già lo infastidivano negli anni Sessanta.
Muore a Madrid nel 2004, il cancro se lo porta via, ma lo ricorderemo sempre accanto a Carmen Amaya nel film Los Tarantos del 1963, quel Gades pieno di fascino che non tramonterà mai.
Fra gli altri premi: Premios Nacionales de Teatro y Danza, Galardón Flamenco Calle de Alcalá 2002.

 

Dal 2001 è titolare di uno dei premi per il baile (Farruca, Zapateado, Martinetes) del Concurso Nacional de Arte Flamenco de Córdoba.

“A artistas como Antonio, que han paseado en nombre del flamenco la palabra dignidad con la misma belleza que una madre mece a su hijo siempre eterno, siempre recién nacido, le debemos una parte de lo que somos y otra parte de lo que amamos”

Fidel Castro onorò Gades nel luglio 2004 con la Orden José Martí, la distinzione più alta che concede il Governo Cubano, per “il suo amore, amicizia e fiducia indiscussa. Per la sua arte innovativa, la sua riconosciuta eccezionalità come ballerino e coreografo, per il suo amore per chi lotta” . In effetti, il bailaor pensava  che quello cubano fosse l’unico regime non corrotto del pianeta, perchè diceva, “la gente lucha para que la autoridad y la garantía de la libertad puedan coincidir”. Gades lasciò istruzioni perchè le sue ceneri fossero trasportate a Cuba e consegnate al suo amico Raúl Castro. “Haga con ellas lo que usted crea conveniente”, scrisse Gades nelle sue ultime ore nell’ospedale di Gregorio Marañón de Madrid, dove morì all’età di 67 anni.

Coreografie
Suite Española (1963-1974)
Don Juan (1965)
Suite de Flamenco (1963-1983)
Bodas de sangre (1974)
Carmen (1983)
Fuego (1989)
Fuenteovejuna (1994)

Filmografía
1962.-Los Tarantos, de Francisco Rovira Beleta
1964.-Pleassure Shekkers, de Juan Negulescu
1966.-Con el viento solano, de Mario Camus
1967.-El amor brujo, de Francisco Rovira Beleta
1967.- El último encuentro, de Antonio Eceiza
1978.-Los días del pasado, de Mario Camus
1981.-Bodas de sangre, de Carlos Saura
1983.-Carmen, de Carlos Saura
1986.-El amor brujo, de Carlos Saura

Link:
Bellissima Web dedicada a Antonio Gades , ne suggeriamo la lettura intergrale agli appassionati.
Pubblicazione Panorama Mese – Antonio Gades di Carmen Convito

Videos
Antonio Gades bailando El Choclo (1969)

Fonti:

Flamenco World – PortalLatino – Revolucion.org – vari articoli da El mundo e  El Pais – WikiPedia – EsFlamenco

Avete avuto la fortuna di assistere ad uno spettacolo di questo artista? Siete al corrente di qualche aneddoto sulla sua vita che non abbiamo riportato? Aiutaci ad arricchire la pagina con il tuo prezioso contributo, ti aspettiamo! Scrivici a  flamencotequiero@gmail.com. Grazie in anticipo!

One thought on “Antonio Gades

  1. Ho avuto il privilegio di conoscerlo alla fine degli anni 90 a Roma al Teatro Olimpico dove veniva rappresentata Fuente Ovejuna. Era già malato e stanco. Ha aperto il suo camerino per farci entrare – eravamo un gruppo di una scuola di flamenco – con una cortesia ed una umiltà indescrivibile. Sei sempre con noi Maestro!

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