Aurelio Selles

Para hablar de los cantes de Cádiz,
hay que hablar de Aurelio
que con su arte y su gracia
fue el mejor de todo los tiempos,
dándole a su Cádiz el arte y la pureza
con toda la gracia que allí existe.
Oír cantar Aurelio,
es saber como se canta en Cádiz,
tierra de arte y salero,
sus Soleares de Cádiz
alegrías y malagueñas,
en la voz de Aurelio,
Suenan a grandeza

José Maria Ruiz Fuentes

Oggi ricordiamo Aurelio Selles Nondedeu, più conosciuto con il nome artistico di Aurelio Sellé o Aurelio de Cádiz (o anche El tuerto Aurelio poiché verso la fine dei suoi giorni perse l’uso della vista da un occhio). Cantaor payo, nacque a Cadice il 4 Novembre 1887 al numero 3 di calle Santa María, figlio minore di una famiglia di 22 fratelli proveniente da Altea (Alicante) e morì a Cadice il 19 Settembre 1974.

Successore della più pura scuola gaditana dei Cantes de Cádiz, perfetto conoscitore degli stili di Enrique el Mellizo, suo maestro e amico, di cui ci regala preziose registrazioni (El Mellizo infatti non entrò mai in nessuna sala di incisione).

Dal 1964 una strada di Cadice porta il suo nome e innumerevoli sono gli omaggi dedicati a quest’uomo il cui cante ha contribuito a conservare gli stili gaditani nella loro purezza.

Studiò presso il collegio della Mirandilla e lavorò come apprendista fabbro e marinaio presso la Junta de Obras del Puerto. Da giovane voleva diventare un torero, ma non ebbe né fortuna né talento. Partecipò a diverse novilladas con il soprannome di El Gaditano.  Un novillo chiamato Estanquero lo vinse alla grande e Aurelio ogni volta che raccontava l’accaduto diceva “da allora non compro tabacco!”.

Conobbe i più grandi maestri del cante flamenco, con i quali condivise numerose serate nelle varie taverne. Pastora Imperio lo chiamò per una tourné ma a parte questa eccezione, Aurelio non volle mai cantare in grandi palcoscenici, preferendo registrare dischi e assistere a situazioni più intime dove il suo cante era molto apprezzato. Secondo gli intenditori, Aurelio era un maestro in tutti i palos del flamenco, soprattutto nelle Malagueñas del Mellizo.

Dotato di enorme personalità, Tío Aurelio affermava che l’ispirazione per il cantearrivava all’improvviso, quando ne aveva voglia”.

Nel 1953 fu contrattato per intervenire alla festa d’incoronazione della regina d’Inghilterra viaggiando a bordo della nave “Guadalupe” ed esibendosi in diverse serate. Al suo rientro a Cádiz raccontava spassosi aneddoti sul suo soggiorno in Inghilterra. Fu lì che Aurelio vide la televisione per la prima volta e diceva che quello che più lo aveva impressionato era il fatto che gli inglesi non si scomponevano sotto la pioggia.

Nel febbraio 1956 José María Pemán organizzó un omaggio nazionale per Aurelio Sellé nel Gran Teatro Falla al quale intervennero i migliori artisti del momento. Molti i gaditani che ricordano la sua immagine signorile, col cappello, il bastone e gli ochiali scuri, seduto sulla terrazza del Café Español, attaccato alla strada che oggi porta il suo nome. È a lui e alla Niña de los Peines, che si deve l’evoluzione del Tangos de Cádiz dalla versione cantata durante il Carnevale (Tanguillos) alla versione flamenca. In omaggio al popolare barrio gaditano, Aurelio interpretava questa letra por TientosTangos:

Si alguna vez vas a Cádiz,
pasa por el barrio Santa María;
verás a los gitanitos
como te cantan con alegría.

In  merito alla discografia, abbiamo rilevato versioni discordanti ma tutte comunque riguardano i seguenti palos: Seguiriyas, Soleares, Malagueñas, Alegrías, Fandangos, Granaína, Bulerías de Cádiz e Tientos.

Nelle Alegrías, Aurelio interpreta quattro-cinque stili gaditani, che combina abilmente, portando alla luce l’essenza di questi cantes.

Aurelio Sellés e coloro che proseguirono il suo stile misero in piedi delle Alegrías di compás più lento, considerate le più classiche. Gli intenditori sostengono che questi cantes seguissero la linea melodica di Enrique el Mellizo, anche se molti sostengono che Aurelio svolgesse un ruolo creativo e non solo divugativo; altri hanno attribuito questo merito a Enrique Butrón, sottolineando che fu lui a fissare la forma flamenca di questo cante. Nell’Alegrías chiamata “Le llaman relicario” si osserva l’influenza di Ignacio Espeleta e il suo cante. Aurelio apre con il Tirititran, attribuito all’Espeleta, per proseguire con una delle Alegrías che possono essere attribuite a Aurelio, ma ricreata sulla forma stilistica dell’Espeleta con un Juguetillo de Rosario la Mejorana. Aurelio prosegue con una forma del cante di Manolo Vargas, come lo Juguetillo con il quale chiude il cante. La traccia è registrata nel 1962.

La seconda delle tracce reperibili di Selles è una Cantiñas attribuita a Tío José El Águila, forma di cante che serve ad Aurelio per ricreare una sua versione personale, e che si chiude con lo Juguetillo di Rosario La Mejorana. La terza traccia por Alegrías, si può ascoltare un’altra creazione personale originata dalla versione di Manolo Vargas.

Nelle Malagueñas, è solito iniziare por Granainas, come altri cantaores della sua terra, per poi approdare alla Malagueña de Enrique “El Mellizo”. Tre le tracce registrate: nella prima Aurelio prima di arrivare al cante por Malagueñas ne disegna una “media”, nella seconda realizza una Malagueña-granaína, prima di mettersi nel cante de la Malagueña del Mellizo, sua pratica abituale. Nel terzo mette la versione doppia del Mellizo, continuando con una letra che molti cantaores utilizzano per eseguire la Malagueña del Niño del Huerto, maa che nel caso di Aurelio è eseguita nella forma del Mellizo. Sull’origine della Malagueña del Mellizo, si può parlare per ore, ma qui preme solo ricordare che il dramma e la solennità che gli fu impresso da Aurelio ha elevato questo cante a “Gioiello del Flamenco”.

Nei Tientos, canta due degli  stili attribuiti al Mellizo, in passaggi diversi del cante. Nella sua Antologia i Tientos presenti più che Tientos per come è conosciuto oggi sono cantes a mezza strada fra Tangos e Tientos, potendoli quindi definire Tientos-tangos, e quindi che Aurelio “colora” i Tientos de Cádiz, al suono di un Tangos lento.

Nella Soleá, passa dagli stili del Mellizo a quelli di Paquirri. Nella sua Antologia ci sono quattro tracce, dove oltre a passare fra gli stili citati si può riconoscere lo stile da lui creato per la categoria Soleá de Cádiz, realizzato nella letraAnda y no presumas más”, ricreato dal cante di Frijones. Aurelio imprime tutto il sentimento gaditano a questi cantes.

Nelle Seguiriyas, interpreta uno stilo diffuso dal jerezano Manuel Torre e un altro attribuito al gaditano Francisco la Perla. Aurelio non è geniale in questo stile.

Fra le Bulerías, appare uno stile d’introduzione al cante molto popolare agli albori di questo stile ricordando Jerez e qualche stile di chiusura di Bulería de Cádiz. Infine nei Fandangos, il cantaor gaditano si dirige verso gli stili di Rengel, Cepero e Rebollo.

In definitiva queste le caratteristiche del cante di Aurelio Sellé: al momento della registrazione Aurelio ha il cante già costruito perfettamente. I toni alti del cante sono eseguiti al limite delle sue possibilità, in lotta con la melodia fino all’estenuazione. Risulta infine che il cante di questo gaditano è totalmente sprovvisto di abbellimenti, dove la sobrietà è assoluta costante dell’artista. In merito alla chitarra, lo accompagnarono Ramón Montoya e Andrés Heredia, uno di cadenza classica e uno popolare, senza dimenticare la guitarra de Manuel Moreno, che appare nella Soleá “Presumes que eres la Ciencia”.

Aurelio è un istituzione. Per i flamencologi è l’unico vero erede della scuola del Mellizo al punto che oggi è difficilissimo definire quale fosse il cante originale del Mellizo e quali le modifiche personali apportate da Aurelio. È stato uno dei più importanti maestri di Enrique Morente.

Prese parte al film Duende y misterio del Flamenco. Federico García Lorca disse delle sue Malagueñas che mai ne aveva sentite di così belle e Don Fernando el de Triana: “Questo cantaor non poteva cantare che per gente intelligente… Stabilisce la lotta delle facoltà con l’arte suprema e fa qualcosa ai cantes che da pizzicotti all’anima”. Secondo Quiñonesè un interprete calmo, saggio, di grande dominio tecnico e coscienza equilibrata, che non perde mai la testa cantando; si attiene alle più tradizionali virtù della scuola gaditana e dei suoi maggiori creatori: è ordinato, canonico e esemplare“. 

È di José Blas Vega il libro Conversaciones flamencas con Aurelio de Cádiz, materiale raccolto nel 1969; si tratta di chiacchere in cui si racconta la sua vita e i suoi sentimenti circa gli artisti coi quali ha convissuto e una Cadice sconosciuta ai più, coi repertori dei singoli cantaor dell’epoca e un sacco di aneddoti e riflessioni a questo legati.

Per approfondire:

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