Bastián Bacán

“Chache” Bastián da una misura esatta di quanta solitudine comporta il cante gitano”
Manuel Martín

Sebastián Peña Peña, cantaor gitano, meglio conosciuto nel mondo del cante flamenco con il nome artistico di Bastián Bacán,  nasce a Lebrija (Sevilla), il 15 ottobre del 1911.
Appartiene alla seconda generazione di una  leggendaria stirpe gitana di mattatori e macellatori di carne: quella de Los Funi.
Bastián era figlio di Juan Peña Peña (soprannominato “Funi”, appunto) e di Fernanda Peña Vargas, nata a Utrera e figlia a sua volta di Fernando Peña Soto (conosciuto nell’ambiente flamenco con il nome di “Pinini”, autore di un proprio stile di Cantiña) che nacque a Lebrija ma si trasferì ancora molto giovane ad Utrera, dove si sposa con Josefa Vargas Torres, con la quale concepì 2 figli maschi e 7 femmine; tra loro Inés, madre delle famose niñas de Utrera”, Fernanda e Bernarda.
Bastián aveva quattro fratelli, con i quali continuò la tradizione di macellatori di carne: Juan, Inés, Fernando, padre del cantaor e bailaor Miguel “Funi”, e Diego “El Lagaña”, noto siguiriyero.

Bastián, il maggiore dei figli di Juan Funi, dimostrava eccellenti attitudini al commercio e alle contrattazioni, tant’é che era l’incaricato della famiglia per il monitoraggio delle entrate e per la compravendita delle merci. Molte volte gli capitava di viaggiare con il suo amico “El Pelao”, che successivamente divenne suo suocero, che da Lebrija si spostava frequentemente per i suoi commerci in diversi mattatoi della regione. Per la natura del loro lavoro, capitava ad entrambi di dover maneggiare cospicue somme di denaro per i loro acquisti, che si concludevano solitamente al bancone di qualche bar, dove “sbevazzavano” e il più delle volte finivano in “juerga” con il cante da protagonista: è importante sottolineare che per Bastián, come per qualsiasi altro membro della sua famiglia, il cante era un tutt’uno con il suo essere e con la sua vita; per loro, cantare e ballare, non erano attività professionali, bensì manifestazioni naturali dei loro sentimenti quotidiani.

Il soprannome di “Bacán”, che lo slegò dal leggendario “Funi”, ancestrale in questa famiglia, è la conseguenza del suo hobby ciclistico, che praticò fino ai 60 anni di età. I suoi “compagni di pedale” erano soliti chiamarlo così. Come conseguenza suo figlio Pedro, chitarrista di fama internazionale, eredita il soprannome di “Bacán” anche se, per tradizione familiare, gli sarebbe spettato quello del “Funi”. Lo stesso accadde a Inés, che con il suo cante trasmette l’eco de “Los Bacanes” e a Juan, che continuò il mestiere di famiglia di macellaio. I tre nacquero dal suo matrimonio con Ana Peña Vargas “Ana la del Pelao” che morì nell’agosto del 1995.

Bastían Bacán era nato cantaor, anche se non lo fece mai di professione a parte alcune piccole collaborazioni in dischi di suo figlio Pedro. Senza dubbio “el chache Bacán”, come era conosciuto nell’ambiente flamenco, aveva una conoscenza del cante fuori dal comune, ereditata direttamente dalla sua famiglia: suo nonno Pinini, sua madre Fernanda, suo zio Benito, Juaniquí e tante altre grandi figure del cante gitano gli trasmisero i grandi segreti della Siguiriya, della Bulería, e soprattutto della  Soleá, parole d’ordine delle famiglie del Basso Guadalquivir.
Oltretutto fu in grado di fare suoi gli insegnamenti della sua stirpe e di creare un proprio stile di cante, ricco di belle linee melodiche e di una grande profondità espressiva. Tutto quello che apprese lo portò alla luce attraverso quei canali abituali riservati agli artisti non professionisti: i bar, le riunioni familiari, i ritrovi con gli amici… La incontaminazione del suo cante, la misura dei tempi, la profondità espressiva e l’eco tanto gitano, lo fecero entrare nell’ “Olimpo de lo Jondo“. Erano tanti gli artisti, alcuni già famosi, che passavano a casa sua per ascoltare il suo cante atavico e magistrale.

Non incise dischi propri, ma grazie a suo figlio Pedro gli aficionados potranno godere per sempre della grandezza del suo cante in dischi come “Noches Gitanas en Lebrija”, “Historia del Flamenco” o “Flamenco en vivo desde Lebrija”.

“El chache Bacán” morì a Lebrija, nel suo domicilio, il 21 settembre del 2007.

Lo ricordiamo con le parole del critico Manuel Martín che di lui scrive: “Bastián Bacán risponde ad un altro concetto del cante, più ieratico e rituale (…). Con lui si infiamma il ventaglio solearero, fondendo l’accento intimo e afflitto di un nostalgico, Juaniquín, con quello più intenso e dinamico di Tío Benito el de Pinini. Si tratta quindi, di un incontro con la autentica dimensione umana del cante gitano. Ci troviamo di fronte ad una Solea di ingombrante struttura, molto elaborata e rifinita in ogni piccolo particolare, che non ammette aggiunte nè alterazioni. “Chache” Bastián da una misura esatta di quanta solitudine comporta il cante gitano“.

Per approfondire: Cantiña de Chache Bacán, De Palo en Palo

Fonti Web:

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...