Diego Bermudèz “El Tenazas de Moròn”

Morón de la frontera
un pueblo de Sevilla,
vio al Tenazas nacer,
orgullo de España entera
porque cantaba muy bien.
dándole toda la grandeza
a nuestra perfecta Escuela,
con esa dulzura y ese arte.
Fue admirado por sabios,
Reyes, Duques e Infantes,
aquí quedan sus recuerdos
con estos tres cantes,
Caña, Seguiriyas y Soleares.

Diego Bermúdez Cala, conosciuto come “El Tenazas” o “Tenazas de Moròn” nacque a Morón de la Frontera (Sevilla) intorno al 1850. Non è chiara l’origine del suo soprannome “tenazas”, che in spagnolo significa “tenaglie”, “pinze”… vi è comunque un modo di dire in Spagna che dice “ponerse como el tenazas” e pare che il significato sia “aver mangiato molto”,  “avere la pancia piena”.

Era un cantaor gitano, gran conoscitore dei cantes antiguos e primitivos. Figlio di agricoltori, a 25 anni abbandona il lavoro nei campi per dedicarsi al cante, esibendosi in riunioni familiari e feste. Proprio durante una di queste feste private il cantaor attirò l’ammirazione di artisti del calibro di Don Antonio Chacón, Montoya, Falla e Zuloaga.
Miguel Cerón lo descrisse come “bassettino, con un viso impassibile, occhietti piccolini, chiari, un po’ persi. Portava in testa un cappello cordobese che non si toglieva mai e vestito in abito grigio e scarpe di pezza“.

Durante i suoi primi anni di carriera fu abbastanza sfortunato ma poi nel 1922, all’età di 72 anni, si presenta all’oggi celebre Concurso del Cante Jondo de Granada nella sua prima edizione, e vince con Manolo Caracol, il primo premio del concorso organizzato da Falla, eccellendo nelle Soleares, Cañas e Polos. Un aneddoto su di lui racconta che andò a piedi a Granada perché non aveva mezzi economici per affrontare il viaggio e che ci impiegò 3 giorni interi, mpresa davvero ardua per un uomo della sua età.

Di carattere allegro e  donnaiolo, si trovava costantemente coinvolto in “problemi di gonne”. Al tempo del concorso si diceva che fossero 30 anni che non cantava perché in passato, nel corso di una rissa, gli fu trafitto un polmone con una coltellata e questo lo indusse a ritirarsi dalla vita artistica.

Quel che è certo è che, inaspettatamente, la più grande esibizione fu proprio la sua. El Tenazas, in uno spettrale silenzio che avvolge la scena, con un sospiro profondo inizia a cantare por siguiriyas con questa letra:

Mundito engañoso,
Las guertas que da,
Los pasitos que yo doy p’lante,
Se me van patrà.

e ancora

Ábrase la tierra
Yo no puedo más
que para vivir como estoy viviendo
prefiero esmerar.

Modulando e cantando con voce forte e rotonda raccolse gli applausi e l’ammirazione di tutti i presenti.
Don Antonio Chacón si commosse fino a piangere e abbracciandolo gli disse: 
Ma lei ha idea di quello che ha cantato? 
E El Tenazas sorridendo rispose:
Come no? Sono cabales che cantava un mio maestro.
Ed erano, infatti, las cabales di Silverio, le tanto celebri e rinomate cabales del gran cantaor, di cui El Tenazas era stato discepolo.
Allo stesso modo cantò por Soleares de Paquirri, terminando con il cante por Caña, con cui vinse il 1º premio, pagato con 1.000 pesetas. E l’ovazione del pubblico lo proclama Padre del Cante Jondo”.

In gioventù era stato molto vicino a Silverio Franconetti, ed era anche probabile che lavorasse nel suo celebre cafè.

Partecipò a vari concorsi come quello del Teatro Pavón di Madrid, insieme al chitarrista Javier Molina. Ci ha lasciato poche registrazioni, dato che raggiunse il successo in età avanzata, ma sufficienti per imprimere nella memoria i cantes della scuola di Silverio Franconetti e di Paquirri el Guante, cantes che conosceva molto bene perché convisse con loro. Proprio attraverso di lui  abbiamo potuto conoscere questi stili. Le registrazioni del vecchio cantaor vennero fatte a Granada.

Dopo la vincita del primo premio al concorso di Granada cominciò ad essere richiesto in molti spettacoli di Opera Flamenca, ma ormai vecchio la sua voce cominciava ad indebolirsi, così come il suo successo. Si ritirò quindi a Puente Genil in provincia di Cordoba, dove visse i suoi ultimi anni in estrema povertà e dove venne interrato in una fossa comune nel 1933.

Nel 2008, in occasione del 75° anniversario della sua morte, durante il Cante Grande Fosforito de Puente Genil, resero omaggio alla sua memoria consegnando una targa celebrativa alle sue due pronipoti Isabel Bermúdez Cortés e Ana Sánchez Bermúdez. Durante il festival il flamencologo Juan Ortega Chacón tenne una conferenza intitolata “Dieguito El Tenazas entre Morón y Puente Genil”

Per chi volesse approfondire:
Nel blog de Palo en Palo trovate un’analisi dettagliata della versione della Cana proposta dal Tenazas al Concurso de Cante Jondo.

Fonti:

  • El Arte de Vivir Flamenco
  • Flamenco-World.
  • Cordobapedia
  • Horizonte Flamenco
  • El dia de Cordoba
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