Don Antonio Chacón

“Il cante di Don Antonio Chacón è come un nettare generoso, come una cattedrale gotica. Mecca di tutti quelli che hanno chiuso gli occhi davanti a una chitarra. Ideale di tutti gli idealisti e vetta di un’arte immortale”
Manuel Siurot

 

Antonio Chacón García nacque il 16 maggio del 1869 a Jerez de la Frontera, precisamente al numero 60 della Calle del Sol nel flamenchissimo barrio di San Miguel.
In base a ricerche effettuate dal flamencologo José Blas Vega, uno dei suoi massimi studiosi, si pensa che sia nato da genitori sconosciuti, e che sia stato adottato da Antonio Chacón Rodriguez e sua moglie María Garcia Sánchez, che lo riconobbero come figlio e gli diedero il proprio cognome.
Antonio Chacón fu il primo cantaorpayo” a “fare scuola” nel mondo del cante flamenco: con la sua tecnica creativa e la sua voce ricca di modulazioni influenzò molti cantaores di generazioni successive che imitarono il suo modo di cantare. Attraverso di lui si andarono formando veri e propri stili; fu profondo innovatore del cante. Per questo lo ricordiamo come uno dei grandi Maestri.

Come detto, non era di sangue gitano e la sua non era una voce afillá (ovvero rauca, graffiante, tipica del cante flamenco); al contrario la sua era una voce pulita, cristallina, dai toni alti.

Trascorse la sua fanciullezza nel negozio di scarpe di suo padre, ma appena poteva, contro il volere dei suoi genitori, scappava alla ricerca di feste private nei vari locali di Jerez per ascoltare i più illustri maestri del cante.

Proprio nel negozio di suo padre conobbe il chitarrista Javier Molina, con il quale istaurò un rapporto di collaborazione senza precedenti. Da questo rapporto si forgiò un cantaor rimasto senza uguali nella storia dell’arte jonda. Egli stesso afferma: “Credo di aver cominciato prima a cantare che a parlare. Quando ero bambino, Jerez era la mecca dell’arte flamenca e si imparava a cantare e a ballare già dai tempi della scuola e non si faceva altro che parlare di Silverio, Curro Durse e El Loco Mateo….“.

Don Antonio Chacón lasciò presto la città natale di Jerez de la Frontera e nel 1884, a soli 15 anni, decise di partire con Javier Molina e suo fratello Antonio. Questo trio (Chacón al cante, Javier alla chitarra e Antonio al baile) intraprese un lungo viaggio a piedi per ogni angolo dell’Andalusia cercando di guadagnarsi da vivere con il flamenco. Questo viaggio, pieno di difficoltà e peripezie, costituì un’occasione per Chacón di approfondire le sue conoscenze del cante flamenco e dei diversi palos. Visitò in lungo e in largo la regione, arrivando anche in piccoli paesi poco conosciuti, dove entrò a contatto con le varie forme di cantes che erano in pericolo di estinzione  riportando in vita tanti vecchi stili che erano stati dimenticati. Lui stesso confessa che questo fu il periodo più felice della sua vita.

Javier Molina nelle sue memorie ci racconta: “C’era Chacón con un fagotto e le sue scarpe di corda. Mio fratello con una valigia sulle spalle che teneva come fosse uno zaino. Ed io con la mia chitarra, gli stivaletti di tutti e tre, e la merenda. Prima di fare ingresso nei vari paesini eravamo soliti fare merenda lungo i fossi che costeggiavano le strade. La merenda consisteva solitamente in pane, formaggio, salsiccia, salame, e a volte carne o pesce; nelle osterie prendevamo spesso lo stufato di baccalà con riso e peperoni. Dopo mangiato, sempre per strada, indossavamo gli abiti di scena e gli stivaletti in modo da avere un aspetto più decente prima di entrare in paese“.

Julián Pemartín, altro studioso, da molta importanza all’incontro che Chacón fece a Huelva con il cantaor Salvaoriyo che entusiasta per le capacità e lo stile del giovane Chacón gli impartì lezioni di Soleares, Siguiriyas, Polo e Caña.

Il 1886 fu un anno chiave per la carriera di Antonio. Il 26 di luglio di questo anno il torero Manuel Hermosilla festeggiò il suo trionfo, dopo una corrida, nella Plaza de Toro di Jerez con una festa che durò tutta la notte e alla quale parteciparono tutti i più grandi artisti del tempo come El Mellizo e Joaquin de la Serna. In quest’occasione il giovane cantaor suscitò l’ammirazione di tutti. Lo stesso Mellizo, profondamente colpito dalle capacità di Chacón disse: “A ti te dirán un día el Papa del cante…“. Era un’epoca di grandi figure del cante e c’era molta rivalità tra di esse, ma al tempo stesso molto rispetto per chi dimostrava la propria competenza.
Raccomandato dal Mellizo, Chacón venne chiamato a cantare alla Velada de Los Angeles a Cadice, accompagnato alla chitarra da Patiño. Doveva cantare por Seguiriya, ma quando vide che tra il pubblico c’erano grandi maestri e aficionados competenti (El Mellizo, suo fratello Mangoli, Enrique Ortega el Gordo…), per paura di fare una brutta figura decise di cambiare il programma e cantare por Malagueña. Cantò una letra di sua composizione:

Dando en el reloj la una
de aquella campana triste
hasta las dos estoy pensando
el querer que me fingiste
y me dan las tres llorando

Fu un trionfo. El Mellizo lo imitò e cominciò una sorta di duello tra i due a colpi di letras. Antonio Chacón fece sfoggio di tutto il repertorio da lui composto e questa esibizione entrò nella storia diventando un aneddoto molto famoso tra gli aficionados.

Successivamente, dopo che la sua fama cominciò a farsi strada, fu assunto da Franconetti per esibirsi nel Café Silverio’s. Secondo Fernando el de Triana fu l’unico cantaor di quei tempi che riuscì a guadagnare venti pesetas in una sola serata. Del successo senza precedenti del giovane Chacón diceva: “Tutti i prestigiosi artisti di quei tempi rinunciarono ai loro diritti di “anzianità” e accettarono di cantare prima del fenomeno; in questo modo erano sicuri di essere ascoltati e applauditi, visto che tutto il pubblico aspettava soltanto di poter ascoltare Chacón. Una volta che lui aveva terminato di cantare tutti se ne andavano, e la sala cominciava a riempirsi del pubblico che voleva assistere al secondo spettacolo. Terminava alle 4 della mattina, ma c’era così tanta gente che sembravano le dieci di sera e nessuno si alzava dalla sedia prima che Chacón avesse terminato”.
Mentre Chacón cantava nella sala del Silverio’s, calava un silenzio di tomba, interrotto solo alla fine di qualche letras dalla voce del grande Franconetti che agitato e commosso a bassa voce e tra le lacrime diceva: “¡Qué bárbaro! ¡Que bárbaro!”.

Il maggior rivale di Chacón dell’epoca, ma anche grande amico, fu José Lema Ullet Fosforito Viejo, che cantava al Café del Burrero. Per far piacere a tutti e per non andare contro i propri interessi, gli impresari dovettero trovare un accordo in base al quale venivano coordinati gli orari delle esibizioni dei due, in modo che quando uno terminava di cantare, il pubblico avesse il tempo di spostarsi per ascoltare l’altro.

Chacón portò il suo cante per tutta la Spagna: sarebbe davvero troppo lungo elencare i luoghi in cui si esibì con grandissimo successo di pubblico e di critica. Di seguito, come esempio, riportiamo alcuni commenti di critici dell’epoca.
Julián Pemartin: “La sua viva e delicata sensibilità assorbiva e si immergeva in tutta la hondura e il dolore tipico del cante antiguo, che nella sua poderosa voce, sapientemente modulata, arrivò a livelli fino a quel momento mai raggiunti, e nello stesso tempo il suo rigore artistico lo ripuliva dell’asprezza e delle artificiose oscurità. Era un cante pulito e cristallino, come acqua che sgorga da una sorgente. Quelle finestre che Silverio lasciò socchiuse, Chacón le spalancò evitando per sempre che il cante, malato di narcisismo e soffocato da ermetismi costruiti, degenerasse fino ad essere definitivamente corrotto e senza via di uscita. Non meno importante è l’altro aspetto: la influenza del folclore andaluso nel cante. In questo caso Chacón fece ben più che continuare e consolidare la tradizione. In questo caso Chacón fu un inventore.”
Francisco J. Urci:Fu nel cante jondo maestro e arbitro di massimo prestigio. Chacón era un gran cantaor che amava l’arte in quanto tale. Fu maestro senza predecessori e senza discepoli. Durante più di mezzo secolo ostentò il primo posto tra gli esponenti dell’autentico cante jondo”.

Divenne un Maestro in diversi stili di cante e la sua conoscenza con Curro Durse e Enrique el Mellizo, costituì una vera e propria fonte di ispirazione per le proprie creazioni.

Lasciò la sua impronta su quasi tutti gli stili che interpretò, e la sua genialità culminò in quelli chiamati cantes libres, nei quali trovò il miglior terreno per le sue personali qualità canore e per la sua capacità creativa.
Era incredibile la sua capacità di conquistare il pubblico senza compromettere la qualità del suo cante, come fece ad esempio con i Caracoles: a Madrid cambiò la letra originale “Cómo reluce / Santa Cruz de Mudela…” con “Cómo reluce / la gran calle de Alcalá…”.


Y…
Cómo reluce, cómo reluce,
ay, cómo reluce, cómo reluce,
ay la gran calle de Alcalá
cómo reluce, cómo reluce
ay, cuando suben y bajan
los andaluces.

Fu inoltre “inventore” della Granadina. La Granaína è un Cante di Levante appartenente ai Fandangos Granadinos: Chacón fu il primo cantaor che portò alla luce questi canti e li fece conoscere chiamandoli Granadina e Media Granadina. La Granadina si componeva di due Fandangos de Granada ed era molto lunga. Per abbreviarla Chacón decise di cantarne solo uno: da qui il termine Media Granadina. Seppe dare a questo cante uno stile molto personale, creativo, unico. Tra le più celebri ricordiamo “Rosa si no te cogí”:


Rosa: si no te cogí,
fue porque no me dio la gana
al pie de un rosal dormí:
la rosa tuve por cama:
por cabecera un jazmín.

Lo stesso si può dire della sua Cartagenera, unica nel suo genere. Ascoltiamo “Si vas a San Antolin”:


Ay a la derecha te inclinas,
si vas a San Antolín
y a la derecha te inclinas,
verás en el primer camarín
a la Pastora Divina, ay,
que es vivo retrato de ti.

Ma lo stile di cante in cui Don Antonio Chacón eccelleva era la Malagueña. Così si esprime il suo biografo José Blas Vega quando parla della Malagueñas di Don Antonio: “Decir Chacón en el cante por Malagueñas es decirlo todo, pues él, prácticamente en este cante, fue su revalorizador, su jerarquizador, su mejor intérprete, su divulgador y su creador genial…”.


Del convento las campanas,
si preguntan por quién doblan
del convento las campanas.
diles que doblando están
a mis muertas esperanzas,
a mis muertas esperanzas.

Chacón fu conosciuto come il “cantaor gentiluomo” per la sua natura nobile e pacata e fu il primo cantante ad usare uno spagnolo grammaticalmente corretto nelle parole delle sue canzoni. Prima infatti le letras erano scritte utilizzando una mescolanza di dialetto gitano e andaluso. Alla fine raggiunse un così alto grado di raffinatezza che al suo nome venne attaccato il prefisso “Don” che ai quei tempi era strettamente riservato alle persone di sangue blu.

Si esibì accompagnato dai più grandi artisti dell’epoca. Il grande chitarrista Ramon Montoya lo accompagnò per più di dieci anni fino al 1920. Un altro grande chitarrista, Sabicas, lo accompagnò fino agli ultimi anni della sua carriera.
Proprio Ramon Montoya dice di lui: “Nel cante jondo il più grande artista mai esistito è stato Antonio Chacón, o meglio, Don Antonio Chacón, perché se qualcuno non lo chiama “Don”, vuol dire che non sta parlando di lui. Per me e per molti altri Chacón fu il Maestro di tutti i cantes flamencos. Possiamo dire che non fu soltanto un cantaor, perché era in grado di parlare anche di pittura, letteratura e medicina. Aveva preso sul serio l’arte del cante. Poteva cominciare alle otto di sera ed arrivare alla stessa ora il giorno dopo con lo stesso entusiasmo e la stessa efficacia. Era una spanna sopra a tutti e ovunque andasse nessuno poteva competere con lui. Per quindici anni l’ho accompagnato con questa chitarra che possiedo da 27 anni, quella che i flamenchi chiamano la leona de Montoya.

Nel 1922 Antonio Chacón fece parte della giuria del Concurso de Cante Jondo che fu tenuto nell’Alhambra di  Granada, promosso da Manuel de Falla e da Federico García Lorca. Don Antonio fu nominato presidente della giuria e fu incaricato di selezionare i partecipanti e di assegnare i premi.
Due anni più tardi ebbe l’onore di cantare di fronte alla famiglia reale italiana che era in visita in Spagna.

Il suo poco interesse per le registrazioni gli fece realizzare soltanto quattro incisioni (1909, 1913, 1927 e 1928), che vennero pubblicate quando la sua salute e la sua fama stavano sfumando. Pensava infatti che le registrazioni non potessero mai eguagliare il canto naturale, dal vivo. In effetti queste registrazioni non mostrano il suo vero potenziale: le ultime due, che sono quelle più diffuse e recensite, ci presentano un cantaor in chiara regressione artistica per via dei suoi seri problemi di salute.

Antonio Chacón morì a Madrid il 21 gennaio del 1929, nella sua casa di calle Toledo.
Raccontano che lo misero in una lussuosa bara nera con ornamenti in oro, portata da una carrozza trainata da sei cavalli. Il corteo fu presieduto dal Duca di  Medinaceli  e si fermò davanti la porta del Teatro Pavón dove molti amici e compagni cantarono in sua memoria. Poi fu interrato nel cimitero della Almudena di Madrid. Fu un funerale degno di un Re. Ciononostante Chacón morì in assoluta povertà. Dice Ramon Montoya: “Quando morì non aveva una moneta con se, nonostante in vita avesse guadagnato più di due milioni di pesetas. Spese tutti i suoi soldi per vivere da gran signore qual’era”. Di seguito, per celebrarlo, riportiamo la “Malagueñas de Chacón” cantata da Miguel Poveda:

Qualcuno, il giorno della sua morte disse: “Ora si canta anche in cielo”.

Altre letras di sua composizione:

Granadina: “La Virgen de las Angustias

La que vive en la Carrera,
la Virgen de las Angustias,
la que vive en la Carrera,
esa señopra lo sabe,
si yo te quiero de veras,
si yo te quiero de veras.

Serrana que te olvidara,
a mí me mandaste a decir,
serrana que te olvidara,
cuando llegó el parte a mí
yo de ti no me acordaba,
me mandaste a decir.

Soleares“Naide se arrime a mi cama”

Naide se arrime a mi cama

que estoy ético de pena,
nadie se arrime a mi cama
que estoy ético de pena
que estoy ético de pena,
y el que muere de mi mal
y hasta la ropa le queman,
nadie a mi cama se arrime
que ético de pena.

Me lo murmuran contigo,
me lo murmuran contigo,
sale el sol y da en el cristal,
ay, pero no quebranta el vidrio,
sale el sol y da en el cristal,
ay, pero no quebranta el vidrio.

Ella misma confesó,
sangre lloran mis ojitos
por desgraciados que son,
por consejos que la dieron
ella misma confesó.

Siguiriya – “Me Huele a Clavo y Canela”

Tririay, ay, ay …
a mi me huele
a clavito y canela,
ay, me hueles tú a mí;
la que no huele, .
la que no huele a clavito y canela
no sabe instinguir

ay, ay,
y era una madrugá
de Santiago y Santa Ana, Santa Ana,
ay, ay, a eso de la una
las fatiguitas grandes le diñaron
ay a mi madre Curra.

Biografias Jonda: Don Antonio Chacón:


Siete al corrente di qualche altro aneddoto aneddoto sulla sua vita che non abbiamo riportato?Aiutaci ad arricchire la pagina con il tuo prezioso contributo, ti aspettiamo! Scrivici a  flamencotequiero@gmail.com. Grazie in anticipo!

5 thoughts on “Don Antonio Chacón

  1. Pingback: Malagueña grande del Canario (Copos de nieve en tu cara) | "De Palo en Palo"

  2. Pingback: Malagueña del Canario (Dicen que me andas quitando) | "De Palo en Palo"

  3. Pingback: Caracoles (Cómo reluce) | "De Palo en Palo"

  4. Pingback: Caracoles (Vámonos, vámonos) | "De Palo en Palo"

  5. Pingback: Pregón (Caracoles, caracoles) | "De Palo en Palo"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...