El Canario de Álora

titolo_recuerdos

El Canario gran creador
de sus cantes y estilos,
que supo y domino su arte,
para que le copiaran todos
los que le gustase el cante,
para que perdurara siempre
ese gran estilo inolvidable.
José Maria Ruiz Fuentes

Juan de la Cruz Reyes Osuna, cantaor payo, meglio conosciuto con il nome d’arte di El Canario, nacque ad Álora (Málaga) nel lontano 30 giugno del 1857, alle dieci del mattino e morì a Siviglia nel 1885. Non è chiaro quando iniziò ad essere chiamato così, ma pare che il suo soprannome derivi da una letra che a lui piaceva molto, diffusa da José Cepero e Bernardo el de los Lobitos, e che sicuramente faceva parte del suo repertorio:

De tu pelo,
por la trenzas de tu pelo
un canario se subía
Y se paraba en tu frente
y en tu boquita bebía
como si fuera una fuente

AloraQuesta letra è riportata in un giornale del 1929, e il cantaor Rafael Pareja ne attribuisce la creazione a Fosforito el de Cádiz. Nel 1881 al Imparcial lo chiamano El Canario Malagueños e mai in nessun posto è apparso come El Canario de Álora, come adesso lo chiamiamo data la sua provenienza. Era figlio di Antonio Reyes Calderón e di Mariana Osuna Navarro, entrambi di Álora ed entrambi contadini quando si sposarono, lei a 18 anni e lui a 20. Fu il quinto dei figli di questa coppia e nacque probabilmente in calle Herradores n°6, benché in merito, come su tutto il resto della storia che raccontiamo, vi siano molte lacune e misteri indefiniti. Fino ai 14 anni visse nella sua città natale, lavorando da quando aveva 12 anni in una rivendita di churros in Calle Carmona, dove molti lo avevano soprannominato «Malofino». Dicono che i suoi polmoni fossero talmente forti e capaci che sin da piccolo quando cantava per strada la sua voce si sentiva fino a Pizarra. Álora è infatti un “paesino di montagna e per girare le sue stradine e salite servono dei buoni polmoni“. Così scrive l’autore del libro El Cartel Maldito, Manuel Bohórquez, di cui suggeriamo la lettura, dato il bellissimo lavoro da lui svolto.

Yo tomé un campo en arriendo
por tiempos de muchos anos
me salió a tierra mala
y tuve que abandonarlo
Letra spesso cantata dal Canario.

unica foto canarioFu il primo cantaor professionista di Álora che ai tempi era una tranquilla cittadina nella quale la popolazione viveva di allevamento e agricoltura. Un villaggio che all’epoca era popolato da persone in grado di fare qualsiasi cosa per difendere il proprio posto da intrusi. I “perotes“, nome che determina appunto l’appartenenza a questa zona, erano persone valorose, tutti di un pezzo, come del resto lo era El Canario; un uomo dalla testa ai piedi, d’altri tempi. Qui ebbe un infanzia tranquilla. L’unica immagine che si ha di questo cantaor risale al 1884, e appartiene alla collezione del flamencologo Antonio Hita Maldonado, che la pubblicò nel suo libro Flamenco en la discografia antigua senza sapere chi fossero le persone ritratte. Tutto’oggi il chitarrista è sconosciuto, mentre a sinistra vediamo El Canario de Álora e sull’altro lato il Canario Chico. Sembra che a scoprirlo come cantaor fu Juan Breva e che cantò in molti tablaos malagueños come Siete Revueltas, el Sevillano, el España e Chinitas, il che sembra plausibile e logico dato che ai tempi Málaga era costellata di Cafés e per questi conosciuta in tutto il mondo. Ebbe relazione con Juan Breva poiché in più libri e documenti si dice che questi aveva fatto parte della sua compagnia. Esistono alcune letras che raccontano di questa “amicizia”. Trascorsi alcuni anni cantando nei Cafés cantantes di Málaga, dove andò formandosi la sua personalità cantaora, si trasferì a Siviglia intorno al 1882 o 1884 ma all’inizio non riscosse molto successo tant’è che, scaduto il suo contratto, si trasferì in altre zone. Dopo alcuni mesi riapparve a Siviglia «con los cantes rectificados y armó el alboroto que tenía que armar tan excelente cantador», secondo quanto racconta Fernando el de Triana. Bohórquez scrive: “Una Malagueña di sapore mediterraneo, che dette vita ad una rivoluzione”. Pareja la chiama “La bomba atomica delle Malagueñas”

En el puente de Triana
le dijo el Canario al Breva
tú cantas mejor que yo
pero no las malagueñas

En el puente de Triana
le dijo al Canario, el Breva
tú cantas mejor que yo
pero no las malagueñas

Nella prima letra, il Canario annovera la tesi che Breva, benché cantasse bene, non cantasse Malagueñas, ma Fandanguillo de Vélez o Abandolá. Nella seconda è Breva che dice al Canario che canta molto bene però non le Malagueñas, che avvalora la tesi che Canario avesse ripreso il suo cante da una Cartagena, e quindi proveniente da altra terra. Ciò che Breva voleva quindi comunicare al Canario era che il suo cante non aveva niente della terra di Málaga, e che il suo fosse un cante assolutamente personale. Da una letra resa pubblica da Manuel Urbano in Cantes y artistas de Linares sappiamo che il Canario si esibì anche a Linares. La letra dice:

El Canario canta en Linares
en Guarróman el Gallo
la Rubia en la Carolina
Juan Breva en El Centenillo

Abbandonando Sevilla sembra che il cantaor stesso scrisse questa letra:

A verte
Adios torre de Giralda
Cuando volveré yo a verte?
Adios Torre la del Oro
calle Real de las Sierpes
adios plaza de los toros.

Scrive Fernando de Triana che questa fu invece una delle letras con la quale il Canario trionfò al suo rientro a Siviglia:

Aunque me den más balazos,
que adarmes pesa un navío,
no se han de romper los lazos,
de este querer tuyo y mio,
hasta morir en tus brazos.

lanzarlanavaja_recL’improvvisa sua morte, appena 28enne, troncò una carriera sul nascere. La notte del 13 agosto del 1885 il Canario aveva lavorato al Café de verano del Burrero, situato a fianco del ponte di Triana vicino Paseo de Colón, Café Nevería di Manuel Ojeda e El Chino; nello stesso locale aveva cantato in altre circostanze la Rubia de Málaga, anche se il Burrero non l’aveva contrattata per quella stagione proprio perché Canario lo aveva posto come clausula alla sua presenza, cercando di penalizzare questa donna che stava avendo molto successo e del quale egli era appunto diretto concorrente artistico e forse anche in seguito a diatribe personali; pare infatti che tra i due ci fosse del tenero. Oggi però si è più propensi a pensare ad un problema di gelosia artistica e rivalità professionale. Fatto sta che tra un litigio e l’altro il Canario e il padre della cantaora, Lorenzo Colomer Ricart, durante le prime ore del mattino, uscirono dal locale per affrontarsi; una coltellata arrivò al cuore del cantaor. Così per alcuni. Per altri i due uscirono a litigare ma si separarono senza che fosse avvenuta la tragedia. E sembra che a mattino, quando Canario cercò di rientrare a casa, sentendosi inseguito da sicari di un signorotto sevillano che si era invaghito della Rubia egli si fosse nascosto in calle Compañias, vicino Plaza de la Encarnacion, dove pare fu assassinato un altro cantaor poco conosciuto. Al seguito di questo assassinio il Cafè fu chiuso e furono in molti ad adoperarsi perché nessun altro Café prendesse il posto di quello appena scomparso, tanto era la malafama di questi locali. Pepe de la Matrona disse: “Lo uccise il padre della Rubia Colomer, perché lei era innamorata di lui e lui no, lui le cantava letras allusive offendendola e denigrandola al punto che il padre vedendola così triste decise di ucciderlo

Al Canario lo mataron
en la calle Compañia
quién lo vino a matar:
el padre de la quería

FRANCISCA COLOMER "LA RUBIA DE MALAGA"

FRANCISCA COLOMER “LA RUBIA DE MALAGA”

Infatti non è chiarissimo chi fosse la Rubia in questione, anche se da quanto riscontrato non doveva trattarsi della Rubia de Málaga che tutti conosciamo come tale, ma appunto della Rubia Colomer. La Rubia de Málaga, corrisponde al nome di Encarnacion Tomasa Lagos Montero, ma esistono molte e troppe altre Rubias: Rubia Colomer appunto, Rubia del Pitillo, Mariquita Colomer, Paca la Rubia, Rubia de Valencia, Rubia de Cadiz, Rita Ortega la Rubia, Pepa la Rubia, Trini la Rubia, la Rubia de la Viña, La Rubia de las Perlas, Matilde la Rubia, la Rubia de Jerez. Fatto sta che il padre della Rubia de Málaga- Encarnacion Tomasa Lagos Montero non si chiamava Lorenzo Colomer ma Cristobal Lagos Vallejo. Dai racconti sembra anche che il Canario stesso fosse armato, e che la cosa ai tempi fosse normale. All’incontro fra i due non vi furono testimoni. Quando il cadavere fu trovato tutti pensarono a questa ormai comune e diffusa versione dei fatti. La tragedia ebbe una grande diffusione nella stampa locale e contribuì a fomentare coloro che pensavano che i Café Cantantes fossero luoghi malfamati e pericolosi. Vi fu in seguito anche una serie televisiva sull’argomento che si chiamò La Rubia y el Canario di Rumualdo Molina. Sono poi tantissime le letras che raccontano questo avvenimento drammatico. Riportiamo invece il testo del giornale El Progreso, pubblicato il giorno seguente la sua morte e pubblicato da José Blas Vega, che recita: “Il Café Burrero fu teatro, come quasi tutti i giorni, di qualcosa di terribile. Vi è stata una rissa fra un tizio chiamato Canario e il padre della sua amante. Presto si aggiunsero altre persone, e fra grida e schiamazzi la folla ha lasciato spazio ad un cadavere e un assassino“. In Cantadores malagueños di Gonzalo Rojo Guerrero egli scrive: “Canario amò una donna bellissima, la Rubia, con la quale era sposato, e con la quale lavorava nella succursale del Burrero. Il Canario senza nessuna ragione un giorno la abbandonò. Non contento egli tentò in ogni modo di eclissare la cantaora, fino a che fu pugnalato“. 

Cayendo,
copos de nieve en tu cara,
parece que estan cayendo,
cuando más te estoy mirando,
mejor me estas pareciendo.

cartel malditoEl Canario si fece conoscere come interprete di Serranas e soprattutto di Malagueñas, dove apportò una vera e propria rivoluzione, introducendo un nuovo modo di cantare in cui si inizia ad intonare l’ultima parola del primo o del secondo verso della strofa: “Las gentes,/por el hablar de las gentes…” Questa modalità, di grande impatto, influenzò successivamente numerosi cantaores, che la praticarono non solo nella Malagueña ma anche in altri cantes, come i Tientos, le Catageneras e alcuni Fandangos de Huelva. La modalità è detta: “cantar a verso quebrado“. Per il cantaor Aurelio Sellés le Malagueñas del Canario erano le più belle ed autentiche: “Son intensas, por alto y más valientes que las de Chacón” diceva. Stessa cosa scrive Bohórquez definendola “la più valiente delle Malagueñas“. L’arte di questo cantaor emerse, oltre che per la ponderosità della sua Malagueña, per l’affinità di questa con i cantes di levante, soprattutto con la Cartageneras. Tra le letras di Malagueñas de El Canario possiamo citare la seguente:

Tengo que poner espías,
para ver si mi amor viene,
al pié de Torre García;
no sé para mí qué tiene
el camino de Almería.

Con questa letra, Manolo de la Ribera con lo stile del Canario, registrò quella che egli titola Malagueñas del Ciego de la Playa. Josè Luis Navarro e José Blas Vega basandosi su Antonio Chacón con la letra: “Corte, viva Madrid que es la corte“, aggiudicano questo stile al cantaor almeriense. Non è chiaro in nessuno dei due casi questo cambio di paternità. Sembra invece che fosse quella di Chacón  ad essere creazione ispirata al Canario. Hanno coltivato e proposto questa Malagueña, molti cantaor come Manuel Torre e che c’è una somiglianza con quella che egli canta con la letra:“A buscar la flor que amaba” attribuita a Antonio Cerón Maestro Ojana, e con quella di Chacón “Que te quise con locura”. Ricordiamo a questo punto, che Chacón era dodici anni più giovane del Canario, che visse a Málaga, e che non nascose mai la sua adorazione per questo cante facendo mostra della sua umiltà e bevendo dagli stili dei primi anni del secolo XX che erano già perfettamente configurati nella Málaga inquieta e cantaora. Oltretutto fu anche molto amico della La Trini. Cantarono stili del Canario anche Sebastian El Pena che la registrò in uno stile diverso da quello conosciuto con la letraTengo que poner espia” – o la meno conosciuta Bocanegra.  I più Canariófilos attribuiscono al Canario fino a 4 stili diversi, sia malagueños che foráneos. La prima Malagueña del Canario registrata sembra essere stata quella di El Mochuelo con la letrala honra y no sé porqué

Guillermo Núñez de Prado nel 1904, nella sua opera Cantaores andaluces dice di lui: “era un uomo allegro e che amava vivere, cercato dalle donne e copiato dal pubblico/Aveva fatto della Malagueña una rivoluzione. Il suo stile, essenzialmente personale, vivace come lui, arricchito e giustamente pretenzioso, profondo, intenso e brillante aveva l’acutezza di un pugnale e la movenza di una bandiera trionfante al vento“.

Canario morì alle 5 e mezza di mattina per un emorragia al cuore, fu interrato nel cimitero di San Fernando a Sevilla. In seguito il suo corpo fu riesumato, dopo 10 anni dalla morte, come sempre avviene se il corpo non viene reclamato. Sembra per essere condotto ad una fossa comune. Colomer quando fu arrestato portava una pistola, avrebbe quindi potuto sparargli ma non lo fece, utilizzò un coltello. Perché? Fu davvero lui ad ucciderlo, o se ne prese la colpa per altri? Colomer fu condannato a 12 anni ed ottenne però poco tempo dopo la libertà in occasione della visita in città del Re Afonso XIII. Esistette una storia d’amore fra Canario e una delle Rubias in questione? Qualcuno dice che Canario era sposato… e con chi? Pare anche che avesse vissuto con la sorella di Carito de Jerez. Si scrive anche che con probabilità ebbe un figlio… chi era? Sembrano un pò troppe le domande senza risposta. Chiudiamo questo Recuerdos con una letra molto cantata in questo stile, che oltre ad essere molto bella, probabilmente calza bene con la vita di questo grande cantaor.  

Las gentes,
por el hablar de las gentes
olviaste mi querer
pero ten por entendío
que me va a costar la muerte
el haberte conocío

Bibliografia:

  • El Cartel Maldito – Vida y muerte del Canario de Álora, Manuel Bohórquez
  • Cantaores malagueños, Gonzalo Rojo Guerrero
  • Mundo y formas del flamenco, Ricardo Molina e Antonio Mairena
  • Il Grande libro del Flamenco Vol.2 – Interpretes, Manuel Rios Ruiz
  • El Flamenco en Málaga, Paco Vargas
  • El baile Flamenco, Ángel Álvarez Caballero
  • El Canario de Álora, Luis Luque del Río

4 thoughts on “El Canario de Álora

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