Enrique Morente

 

L’ Enrique di sempre. Quello che 30 anni fa andava in cerca di nuovi giri melodici e di nuovi cantes.  Compagno di Camaron che se ne andava in giro per Madrid con il suo Tomatito. Colui che non ha riproposto 2 cantes nello stesso posto, quello delle mille matrici, che si adattava a tutto e a tutti, quello che andava avanti perché gli altri proseguissero, quello che continuava ad apprendere anche da se stesso, l’affabile, il nottambulo, l’Enrique scosso da vertiginosi pensieri, lo stesso a cui chiesero parole compromesse per un popolo di sinistra, e che fece nascondere Manolo Sanlucar dietro la chitarra perché non sapeva ci fossero tanti santi e tante vergini, lo stesso che ha sempre guardato negli occhi chi gli stava di fronte.

Ciò che era speciale di Enrique Morente non è stata la sua conoscenza creativa. Questa conoscenza è ereditata dagli artisti che lo hanno preceduto. Tutti cercavano questi dettagli, questa musica, quella letra, quella frase, o quello spettacolo con il quale stupire il pubblico e trionfare. Enrique era speciale, con la sua ricerca costante ha trovato molte volte quello che il pubblico aspettava con gusto, o l’ha sottoposto al pubblico che senza aspettarlo l’ha recepito con piacere. Questo è quello che ha reso Enrique Morente un grande artista.

Enrique è stato colui che tutti abbiamo ammirato per quello ciò che ha fatto e per come lo ha fatto. Enrique che soffriva per ogni nuovo progetto che imboccava, colui che di volta in volta ci ha regalato il gesto che ricorda un Chisciotte scontroso e avventuriero, senza legame al materiale, e per cui tutti avremmo voluto convertirci in Sancho.

L’Enrique di sempre… el Enrique flamenco.

Enrique Morente nasce a Motril il 25 Dicembre 1942 e si trasferisce ancora bebè nell’Albaicín Granadino alla morte di sua madre. L’infanzia di Enrique si svolge in un’ambiente familiare, cullato dalla voce della madre e vivendo quella degli artisti locali come Juanillo el Gitano, Cobitos o la famiglia Habichuela.

Il suo avvicinamento alla musica avviene da piccolissimo e con naturalezza, a sei anni canta infatti nella Catedral de Granada ed è attento osservatore nelle riunioni familiari e dei vicini.

La sua crescente passione durante l’adolescenza, così come la scoperta della sua inusuale inquietudine per la conoscenza, lo portano alla ricerca incondizionata e insaziabile del suo IO fino al flamenco più tradizionale e ortodosso.

Inizia a riconoscersi come “Enrique Morente” quando ha l’opportunità di conoscere Aurelio Sellés (Aurelio de Cádiz), con cui condividerà rispetto e ammirazione, fino alla solennità e la profondità, fino a stabilire il miracolo didattico e conciliatore della trasmissione orale. L’importanza di tutti i valori dello spirito flamenco, fra cui spiccano inquietudine, improvvisazione e arte.
La febbrile spirale d’apprendimento e autoaffermazione lo portano a Madrid all’età di 14-15 anni. In pugno una manciata di nervose illusioni, qualche fandangos di “Frasquito Yerbabuena” e un solo modo di osservare: attento, sincero e umile. E’ lì che si mette in contatto con un giovane gruppo di aficionados il cui sentimento aspettava di avvicinarsi alla sensibilità flamenca, universitari per lo più, che vedevano in Enrique Morente un aire inconciliabile con l’incoscienza della gioventù, attenti al suo modo d’apprendere.
E’ un periodo difficile però intenso, dove tutto è proibito e tutto possibile, dove la cosa più semplice era nascondersi nel beneficio di ciò che si è appreso, ma per Enrique Morente il beneficio sta nell’effere un bohemienne screditato. Sprovvisto della luce che rende un orizzonte limpido e sereno, cerca il buio della torre di vedetta, con qualche occasionale bagliore di un neon, il posto in cui si sfogo il proprio dolore e si da peso alle proprie gioie, vera scuola di cante lacerato e terno, dove le ombre sorprendono con grida soffocanti e si rende omaggio al silenzio, alla saggezza o indistintamente ai sentimenti.

Pepe de la Matrona apparteneva al flamenco. Aveva avuto l’onore di conoscere tutti i grandi e di essere alunno di D. Antonio Chacón. Questo cantaor trovò orecchie attente in questo gruppo di giovani afiicionados che quasi quotidianamente attendevano con ansia il momento in cui avrebbero avuto modo di approfondire le proprie conoscenze. Enrique el Granaíno, così lo si conosceva nel giro di persone che frequentava, era riuscito ad attirare l’attenzione di Matrona, che godeva di orecchio finissimo come dimostrò in molteplici occasioni e di una intuizione che negli anni aveva imparato a far riflettere. Questo interesse non si doveva tanto al suo perfezionismo, al suo timbro vocale o ai suoi melismi, ma alla sua attitudine prima di tutto, al suo rispetto e alla sua capacità d’apprendere. Possiamo estendere questa relazione fra l’enciclopedico Matrona e Morente come la proiezione più rilevante, completa e fruttuosa della storia del flamenco. Novant’anni di cante consegnati notte dopo notte, ora dopo ora, minuziosamente, serviti come gioielli di inestimabile valore senza tempo.

Il debutto di Enrique ha luogo nella peña flamenca Charlot, che fu tante volte rifugio di tante voci sconosciute e tante altre di classe magistrale. A questa esibizione ne seguirono altre, nell’anno 1964 nella Casa de Málaga con la coppia di baile José Luis RodríguezPepita Sarracena in diverse sale da fiesta, ma dobbiamo considerare il salto al professionismo quando nello stesso anno è contrattato dal Ballet de Marienma, con cui si esibisce nel Pabellón español de la Feria Mundial di New York e presso l’ambasciata spagnola a Washington.

Successivamente si avrà la prima apparizione del maestro in un festival flamenco. Un festival alla maniera dell’epoca, il cui cartellone ci farebbe palpitare se lo vedessimo oggi: Enrique Morente con Juan Talega, Fernanda e Bernarda de Utrera, Gaspar de Utrera, Tomás Torre e Antonio Mairena. Presentata da Ricardo Molina, l’evento ebbe luogo nel Teatro de los Alcázares de los Reyes Cristianos. Dopo averlo sentito cantare, Antonio Mairena e Ricardo Molina lo assalirono nel camerino e con rimasero a lungo con lui, sorpresi di non averlo incontrato prima, tanto particolare era la sua personalissima interpretazione del cante e l’estesa conoscenza che dimostrava.

L’anno seguente è contrattato con Susana e José per realizzare la prima tournèè europea in Gran Bretagna, Germania, Olanda, Svizzera e Belgio, successivamente anche in Giappone e Italia con Pepita Saracena e José Luis Rodríguez.
Viene contrattato nel tablao las Cuevas de Nemesio di Madrid, però il prestigio di Enrique fra i professionisti del flamenco cresce considerevolmente quando entra a far parte degli artisti di Zambra, tutta una cattedra flamencológica che merita di considerazione. Integrato nel gruppo dei cantaori più prestigiosi, Enrique coltiva il cante “p’atrás” e “p’alante” nelle migliori scuole, “la Antología”.
Rafael Romero “el Gallina”, Jacinto Almadén, Juan Varea, Bernardo de los Lobitos, Perico el del Lunar, padre e figlio, Manolo de Huelva, sono alcuni degli artisti che convivevano in quel tablao le cui pareti avevano il privilegio di assistere notte dopo notte al miracolo del liturgico stupore e complice silenzio.
Allo stesso modoo viene contrattato per il tablao Café de Chinitas, mentre inizia ad essere richiesto nei festival e negli spettacoli dove condivide il cartellone con i grandi artisti del momento. Nel 1967 ottiene il Primo Premio del Certamen Málaga Cantaora.

Dobbiamo considerare quest’epoca come l’embrione di Morente che conosciamo oggi e questa affermazione non è gratuita se abbiamo in mente il parallelismo della sua formazione artistica con quello della sua formazione personale. La sua insaziabile capacità d’apprendere, il suo spirito compromesso con ciò che lo circonda e la sua personalità creativa vanno trasformando questo giovane maestro del flamenco in una persona che soffre di esperienze indicibili. Ci sono persone che nascono soffrendo per gli altri e in questo sentimento, Morente si scontra sia con la sua struttura personale, sia con quella sociale flamenca e con tutto un ventaglio di regole stereotipate dai pilastri dell’ortodossia.

” Creo que todo el mundo esta condicionado de alguna forma por su situación. No quiero decir con esto que lo que estoy haciendo sea por alguna presión. El hombre es él y sus circunstancias. Dentro de eso lo que hay que hacer es arte. La ortodoxia debe servir para invitar a recorrer nuevas veredas, nuevos caminos y, si todo esta hecho con sinceridad y honestidad, siempre sirve para ver nuevas experiencias y los errores sirven para abrir nuevas ventanas. Cuando se intentan nuevas cosas, no todo va a salir perfecto, todo no va a salir bien. Eso siempre es un riesgo: para mí sería mucho más cómodo estar cantando siempre la malagueña de El Canario, etc., me aburre cantar siempre igual y pienso que la ortodoxía hay que cogerla e inspirarse, desarrollarla para hacer cosas que inviten a hacer arte Nuevo.”

Il suo primo disco non si fece aspettare. Nel1967 porta il titolo di “Cante Flamenco”, accompagnato da Felix de Utrera, con la casa discográfica Hispavox. Questi i brani inclusi : Plaza de los herradores (Cantos de Frasquito Hierbabuena)  – Y conmigo no ha “podio” (La Caña) – Ni quien se acuerde de mí (Malagueñas de la Peñaranda) – De tu querer apartarme (Soleá de los puertos) – Toito me viene en contra (Siguiriyas de “El Mellizo”) – En la estación de Jerez (Martinete) – Se me apareció la muerte (Malagueña de Chacón) – A las minas del Romero (Cantes de Pedro “El Morato”)
La verdulera (Mirabrás) – Me tienes “consumío” (Soleá) – Mi hora mala llegó (Siguiriya).
Questa registrazione come tutte quelle dell’epoca denotano la grande conoscenza che Enrique possedeva, sia per la sua indiscutibile esecuzione, come per la selezione di cantes che include, niente di consueto per l’epoca e ancora meno per un giovane di 25 anni. Le influenze di Pepe de la Matrona sono palpabili e il futuro commerciale di questo cantaor non è precisamente promettente per la mancanza di presenza nel movimento estetico attuale, liberato da Fosforito, Caracol e Mairena. Il riconoscimento a questo lavoro discográfico si materializza in una Mención Especial de la Cátedra de Flamencología nel 1968.

Un aneddoto importante legato a questo disco e che si conosce a malapena, è il rimprovero che Pepe de la Matrona fece a Enrique Morente quando lo ascoltò e constatò che aveva incluso la Malagueña de la Peñaranda. Si tratta di un cante che non era stato registrato precedentemente e che Pepe de la Matrona, all’atto di cantarlo, dichiarava essere “la Peñaranda” ma non poteva affermarlo con certezza. Quello che però è sicuro è che questo cante è stato registrato successivamente da alcuni artisti e nessuno ha riconosciuto di averlo appreso da Enrique Morente, che fu colui che realmente lo riportò al popolo.

Nello stesso 1967, esce un nuovo disco, sempre con la casa Hispavox chiamato“Cantes Antiguos del Flamenco” e accompagnato da Niño Ricardo. Il contenuto: Malagueña grande de Chacón – Siguiriyas –
Fandangos – Soleares – Malagueña de El Canario – Peteneras – Tarantas de Almería – Cartagenera – Siguiriyas de Jerez – Martinete e Toná.
Questa selezione di cantes denota anch’esso una profonda conoscenza, soprattutto per il periodo breve che intercorre fra un lavoro e un altro, e quello che si evince è che non si tratta di una conoscenza forzata per l’occasione in nessuno dei suoi dischi, ma l’esibizione onesta e strutturata di quello che si è assimilato, dell’appreso e del vissuto.

“El ojo no es ojo porque lo ves, es ojo porque te ve.”
Antonio Machado.

Durante gli anni seguenti, ha luogo l’incontro fra Enrique Morente e Manolo Sanlúcar che provocherà una relazione professionale che durerà tantissimi anni. E’ con questo magnifico chitarrista che vive l’esperienza nel 1970 d’essere il primo cantaor flamenco ad esibirsi all’Ateneo de Madrid. L’incontro non riscosse grande successo nell’afición di quell’epoca, però oggi senza dubbio possiamo assicurare, che di trattava di un’unione storica se teniamo in considerazione il percorso artistico successivo di entrambi gli artisti.

L’ esplorazione di nuovi scenari per il flamenco è una costante nella carriera del maestro e si pone come manifesto allo spirito innovatore e dinamico rifuggendo pregiudizi e immobilità.

Durante il 1971 si esibisce in Messico con la guitarra di Parrilla de Jerez e la bailaora Ana Parrilla, in tablaos, teatri e centri culturali, una tournèè che terminerà con la sua partecipazione al I festival Internacional Cervantino de Guanajuato e nell Auditorio de la Universidad de las Américas nel 1972. Lo stesso anno tiene a Madrid un recital in compagnia di María Vargas e Manolo Sanlúcar, ricevendo un omaggio. In compagnia di questi ultimi realizza una serie di recitales a New York (Lincoln Centre, Spanish Institute, etc).

Nel 1972 fu riconosciuto dalla Cátedra de Flamencología e Estudios Folklóricos Andaluces de Jerez de la Frontera con il Premio Nacional de Cante e si esibisce nella sede parigina della UNESCO. Nel 1973 torna in América per cantare al Lincoln Center di N.Y.

In seguito, è 1978, arriva l’edizione dei dischi “Despegando” e “Homenaje a Don Antonio Chacón”. Per quest’ ultimo riceve il I Premio Nacional per il miglior disco di musica folklorica riconosciuto dal Ministero della Cultura.

All’inizio degli ottanta erano di moda i “mano a mano” fra artisti e furono molti quelli che realizzò con Camarón. Il primo di questi fu al Frontón de Madrid. Nel 1981 si esibisce al Centro Musical Piaff de Granada con il suo spettacolo “Andalucía hoy” che successivamente viene presentato in diverse città e nel teatro Olimpia di París.

Nella seconda metà degli anni 60, Morente partecipò al montaggio de “La Celestina” insieme al pianista Antonio Robledo e sua moglie, la bailaora svizzera Susana Audeoud. Poco dopo, i tre diedero vita a “Obsesion“, presentato dal Ballet Nacional del Canada. Sempre insieme a Antonio Robledo, Morente creó la Fantasía del cante Jondo para voz flamenca y orquesta”, presentata al Teatro Real di Madrid il 16 maggio 1986, con le chitarre di Juan Habichuela e Gerardo Nuñez e la Orchestra Sinfónica di Madrid, diretta da Luis lzquierdo. In questi anni fu registrato un disco pirata in Olanda intitolato “Morente en vivo”.

Una delle sue esperienze artistiche più audaci e originali fu la presentazione a Granada nel 1988 dello spettacolo “El loco romántico” basato sull’opera di Cervantes “Don Quijote de la Mancha“, che riassume in qualche modo la traiettoria artistica del maestro granaino.

Ancora nel 1988 presenta la sua “Misa flamenca”, con testi di San Juan de la Cruz, Fray Luis de León, Lope de Vega e Juan de la Encina; registra “En la Casa Museo de Federico García Lorca“, con testi di Lorca. Questo è il primo dei dischi dedicati a Lorca fatto su incarico di Juan de Loxa, direttore della Casa Museo.

Nel 1989 è nominato socio d’onore del Club de Música y Jazz San Juan Evangelista, insieme a Angel Barutell Farinós (Capo Relazioni esterne de El Corte Inglés) y Gustavo Villapalos Salas (Consigliere d’Educazione eCultura della Comunità Madrilena), in occasione del XX anniversario del suddetto club.

“El arte no debe tener fronteras y el flamenco es una música viva, muy de hoy y que puede perfectamente entroncar con cualquier otros instrumentos del mundo.”

Il 15 settembre 1990, nel Patio de la Montería de los Reales Alcazares de Sevilla fu presentato, all’interno della VI Bienal de Flamenco, “Allegro soleá” con le chitarre di Pepe Habichuela e Montoyita, il piano di Antonio Robledo e l’ Orchestra de Cámara de Granada diretta da Micha Rachelevsky. Un sogno divenuto realtà.

Sono molte le esperienze musicali vissute dall’artista. Oltre a quelle elencate, compose la música dell’opera di Martin Recuerda “Las arrecogidas del Beaterío de Santa María Egipciaca“, lavorò con José Luis Gómez in “Edipo Rey” e con Miguel Narros in “Así que pasen cinco años”. Altro non trascurabile è il marocchino Chekara, già nello spettacolo “Macama Jonda”, di José Heredia Maya, riunì la Orchestra Andalusí di Tetuán con una selezione di artisti flamencos fra cui la madre di Lole, nata ad Orán, Antonia la Negra e Enrique Morente. Quest’opera aveva l’intento d’essere un incontro fra mucisisti flamencos e magrebini, per creare un atmosfera comune.

” El cante flamenco lo tenemos que hacer los artistas profesionales del flamenco y no los demás. El flamenco, como cualquier otro arte es un arte de profesionales, aunque muchas personas nos miren a veces con lupa como si dijeran: Que bichitos tan interesantes!, o algo así…Que musica que viene del pueblo!… y tal cual… Y piensan muchas veces que a lo mejor hay que tener los dedos hinchados de coger papas para poder tocar la guitarra con sentimiento. Mire usted, tan honrado es coger papas como tocar la guitarra. Pero yo le puedo asegurar a usted que un señor que tenga los dedos muy finos y remilgados no va a poder coger las papas bien cogidas: pero tambien le aseguro que un señor que tenga los dedos hinchados de coger papas no va a poder tocar la guitarra… Porque no tiene la digitación y porque no tiene la dedicación. Esto es una profesión como otra cualquiera a la que hay que dedicarse per entero. Es un arte de profesionales: entonces, si hay que grabar por la mañana se graba por la mañana; por supuesto que es muy difícil y se hace mayor por la noche o por la tarde, porque la voz por la mañana no está despierta: está dormida; se despierta la voz cuando ya has andado, cuando te has movido; pero para eso no hace falta que sean las cuatro de la mañana. Tengo una autocrítica muy dura. Terrible. La peor. Siempre estoy enfadado conmigo mismo. Uno no hace lo que quiere como uno quiere. Hoy hago bien las cosas con las que sonaba hace diez años. Soy el Morente que hace diez años quería ser. No soy el Morente de hoy dia.”

Entrò negli anni novanta cercando punti d’incontro diversi , però sempre con profondo rispetto e naturalezza. Nel 1990 fonde la sua espressione musicale con le celebri Voci Bulgare “Angelite” a la Puerta de la Catedral de Barcelona in una produzione Taller de Músicos de Barcelona. Nel 1991 vede la luce il suo Misa Flamenca, che non ha niente a che vedere con la precedente esperienza relazionata invece con la cerimonia sacra. Successivamente e approfittando di quella che fu la sua ultima visita alla Spagna di Sabicas , registra un disco completamente conservatore con il toque classico del maestro navarro per il marchio Ariola.

Con “Negra si tú supieras” registra per Nuevos Medios nel 93, a cui in seguito prese forma l’idea di creare una sua propria etichetta discografica, Discos Probeticos _ Dischi Campione (con il nome si pretende di giocare con l’ambiguità delle parole campione e campioni “di prova”).

Nel 1994 Morente è il primo cantaor flamenco che riceve il Premio Nacional de Música del Ministero della Cultura. Nel 1995 ricevette la Medalla de oro de la “Cátedra de Flamencología” de Jerez de la Frontera y el premio “Compás del Cante” a Sevilla. Nel 1996, partecipa all’ omaggio a Manuel de Falla al Lincoln Center di N.Y insiema a Tomatito, con cui realizza una tournèè in tutta la Spagna.

Nel disco intitolato “Omega” collaborò con il grupp rock granadino Lagartija Nick e numerosi artisti di flamenco come Vicente Amigo, Tomatito o Cañizares, per adattare poemi di Federico García Lorca e del cantautore canadese Leonard Cohen.

Nel 1998 ricevette il Galardón de Honor de los Premios de la Música e intervenne nello spettacolo “Canción con reflejo”, insieme a Charo Vallés in omaggio a Federico García Lorca, insiema all’attore Francisco Rabal e sua figlia Estrella Morente, e che fu presentato in maggio al Teatro Principal di Valencia.

E’ identificato come uno dei massimi responsabili dell’innovazioe del cante, così come il miglior adattatore di poemi al flamenco per poeti quali Miguel Hernández, García Lorca, i Machado, Lope de Vega, Al Mutamid, Bergamín, San Juan de la Cruz, Guillén, Alberti, Hierro, Luis Rius e Pedro Garfias.

Sua figlia, Estrella Morente, si conferma una delle migliori cantora sorte negli ultimi anni.

“He terminado de producir el disco de Estrella y mi próximo disco no lo he empezado todavía. Hace poco, hice música para la metamorfosis de Kafka para el ballet que montó el gran bailaor Israel Galván”.

«No sabemos ya quiénes son los terroristas y de quién debemos defendernos», se lamenta sobre el ya inacabable conflicto de Oriente Medio».

« Yo creo que los grandes mandatarios del mundo tienen una enorme responsabilidad en este tema, porque la gente del pueblo, la gente trabajadora de todos los pueblos, de todos los países que tienen una vida normal, quieren y desean la paz. Y a cualquier trabajador que se le pida una colaboración o un impuesto de x euros, o alguna iniciativa como por ejemplo lo del 0,7, nova a negar su colaboración para solucionar los problemas del tercer mundo. Porque el trabajador y el currante de cualquier sitio, siempre es el primero que colabora. ¿Por qué no quieren arreglarlo, entonces? Fácil no es, pero se puede hacer mucho más de lo que se hace si se cuenta con la colaboración de todos. Y este es el motivo por el que quise hacer el panfleto antiarmamentista en nombre de todos los músicos. Mi intención no era hacer una gran obra, sino un panfleto desde el mismo Beethoven y en nombre de todos los músicos».

Sempre predisposto al dialogo musicale con altre tradizioni, di cui la poesía nella maggior parte dei casi è stato il mezzo, ma il 4 maggio 2001 interviene in una Chat coordinata dal giornale “Ideal Digital”, dove avvia un dialogo aperto coi suoi fans.

A Mallorca, il 20 luglio 2002, la Fundación Costa Nord è lo scenario per la prima assolta della prima produzione promossa dal suddetto centro culturale: lo spettacolo AFRICA, CUBA, CAÍ. Enrique Morente fu leader di questo progetto. África, Cuba, Caí, che trovano  il loro punto d’incontro nell’idea che il ritmo e l’espressività del continente nero hanno un chiaro riflesso nella musica tradizionale latino americana, che a sua volta mantiene forti connessioni con la musica flamenca. Con il cantaor granadino a fare le veci di direttore d’orchestra, musicisti spagnoli, senegalesi, e cubani cercarono l’intersezione della propria espressione. Dalla pare spagnola insieme ad Enrique c’era il chitarrista almeriense Niño Josele, il percssionista madrileño Piraña. Per l’Africa il gruppo senegalese Djanbutu Thiossane, composto dai fratelli percussionisti Ass, Mass y Pap, e Kao, che suona la kora, e Alboury Dabo, che balla. Per Cuba Reynaldo Creagh, la voce della vecchia Trova Santiaguera, e il pianista Pepesito Reyes, il pianista Caramelo, Luis Varona e Juan Munguia.

Nel 2003 appare il suo disco “El pequeño reloj”, con cui rompe il concetto che tradizionalmente si ha in un disco flamenco, presentando un’opera discográfica come opera d’arte, come se si trattasse di un libro di poesie, strutturando l’ordine delle letras e della musica, coniugando il tradizionale alla tecnologia abbandonando le costanti di un epoca fondamentale del flamenco all quale è appartenuto e al quale ha continuato a portare il suo apporto, sperimenta nuove e sorprendenti armonie mai arrivate al flamenco prima d’allora.

Nel 2005 ottiene la Medalla de Andalucía a riconoscimento alla sua carriera dedicata al flamenco e alla sua apertura con rispetto alle altre musiche, e alla divulgazione di queste in tutto il mondo.

Nel febbario,il lavoro “Morente sueña la Alhambra” nel suo doppio formato (disco e DVD) è riconosciuto dalla critica nazionale con le seguenti nomine:

– Mejor DVD
– Mejor guitarra de acompañamiento revelación en disco a Alfredo Lagos.
– Mejor disco de Cante.

Ugualmente viene riconosciuto comemejor disco de Flamenco en los Premios Nacionales de la Música.

Nel 2006 ottiene la Medalla de Oro al Mérito en las Bellas Artes.

Il disco presentato nel 2008 s’ intitola “Pablo de Málaga”, e in questo Morente scopre il Picasso poeta, dando voce a vari dei suoi poemi. L’idea viene a seguito della sua esibizione alla Casa Picasso di Málaga.

Il 10 dicembre 2010 entra in coma dopo essere stato operato per un cancro all’esofago nella Clínica de la Luz de Madrid. Muore il 13 dicembre 2010 nello stesso ospedale.

Al funerale partecipano 5.000 granadini. Sua figlia Estrella ha cantato una strofa dell’ “Habanera imposible” di Carlos Cano e il poema di Federico García Lorca “El llanto de la guitarra”. E’ stato interrato il 15 Dicembre 2010 nel cimitero granadino di San José, fra le colline dell’Alhambra.

Collaborazioni recenti:

Con Canción con Reflejo – Nel Collegium Instrumentale con la direzione di Bernardo Adam-Ferrero.

E’ stato produttore dei primi dischi di Estrella Morente.

Autore della musica per “ la Metamorfosi” di Kafka per lo spettacolo montato dal geniale bailarin Israel Galván.

Assessore musicale nella produzione “Federico García Lorca: De Granada a la Luna” nella primavera-estate nel  1998, con la seguente struttura:

EL MUNDO DE LAS LUCIERNAGAS – Textos : Preludio (de Canciones) y Nana de Sevilla
Música Propuesta : Imperio Argentina (Composición: Enrique Morente)
Realizador : Francisco L. Rivera, Director : Nacho Mendig.

LOS REMOTOS PAISES DE LA PENA – Textos : El llanto de la guitarra
Música Propuesta : Enrique Morente
Realizador : Javier Codesal, Director : Nacho Mendig.

EL ULTIMO REGRESO – Textos : El regreso (fragmento) y Canción de la madre del Amargo
Música Propuesta : Enrique Morente
Realizador : Mariano Barroso, Director : Nacho Mendig.

*la prima parte del video è occupato dalla Petenera – Josè Menese, l’esibizione di Morente è subito successiva.

Collabora al film diretto da Carlos Saura titulada “Flamenco”, apportando una fastosa seguiriya di impressionante difficoltà e flamencura. E’ presente anche in Iberia dello stesso regista:

Nel 1994 si esibì con Soledad Bravo, considerata una delle più grandi voci latino americane.

Ha realizzato varie collaborazioni in dischi di altri artisti, fra cui:

– Con el Bola
– Con Cañizares en Punto de encuentro
– Con Juan Carlos Romero en Azulejo
– Con Niño Josele
– Con Juan Habichuela
– Con Los Losada en el disco Las Mil y una Noche.
– Con Pepe Habichuela en “Nuevos medios Colección”
– Con Calé, Calé en el Taller de Compás de Almanjáyar
– Con Juan Habichuela en Campo del príncipe.
– Con Flamenco PA’TOS
– Con Chano Domínguez en Imán
– Con Rafael Riqueni en Maestros
– Espectáculo “Sobre Arena’ de Israel Galvánl.
– Con Amaral.
– En el Film Iberia de Carlos Saura.
– Con Oscar Herrero (2006)
– Con los Planetas (2007)
– Con Miguel Ochando en Memoria (2007)
– Con Chambao en Con otro aire (2007)

Discografia:

“Cante Flamenco” Hispavox 1967 – reeditado en 2000
“Cantes antiguos del Flamenco” Hispavox 1967
“Homenaje Flamenco a Miguel Hernández” Hispavox 1971 – reeditado por EMI 8376562 en 2000
“Morente en Vivo” Díscolo 1971
“Se Hace Camino al Andar” Hispavox 1975
“Homenaje a D. Antonio Chacón” Hispavox 1977 – reeditado por EMI 8376532 en 2000
“Despegando” CBS 1977
“Sacromonte” Zafiro 1986
“Cruz y Luna” Zafiro 1983
“Esencias Flamencas” – Auvidis – 1988
“Enrique Morente en la Casa Museo García Lorca de Fuentevaqueros” Diputación Provincial de Granada 1990 – Bing Bang.
“Esencias Flamencas” Auvidis 1995
“Morente-Sabicas” Ariola 1990
“Misa Flamenca” Ariola 1991
“Negra, si tu supieras” Nuevos Medios 1992
“Alegro, Soleá y Fantasía de Cante Jondo” Discos Probéticos
“La Estrella” – edición especial – Discos Probeticos – 1996
“Omega” El Europeo/Disco probeticos 1996
“Lorca-Morente” Virgin 1999
“El pequeño reloj” Virgin 2003
“Morente sueña la Alhambra” Virgin-Emi Music 2005
“Pablo de Málaga” – Caimán – 2008
“Morente flamenco” – Universal – 2009
“Morente LLanto” – Patronato Cultural Federico García Lorca/Absolut Ambient – 2010

Link Esterni:

li>La passione per l’arte secondo Enrique Morente

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    Fonti:

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    2 thoughts on “Enrique Morente

    1. Pingback: Tangos de Enrique Morente | "De Palo en Palo"

    2. Pingback: Malagueña de la Peñaranda (Ni quien se acuerde de mi) | "De Palo en Palo"

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