Fernanda de Utrera

“…Pa cantar por soleá
había que nacer en Utrera
y a la Serneta escuchar…

“Che cosa provi quando canti, Fernanda?”
“E’ come se mi piovesse acqua calda sul viso”.

  

Fernanda Jiménez Peña nasce ad Utrera, il 9 febbraio 1923 ed è conosciuta con il nome di Fernanda de Utrera.

Fernanda è figlia di José Jiménez Fernández ‘José el de Aurora’, di Alcalá de Guadaira, e di Inés Peña Vargas ‘Chacha Inés’, figlia a sua volta di Fernando Peña Soto “El Pinini” di Lebrija , il quale godeva di grande fama ad Utrera. Quando i gitani di Utrera cantano “la calle Nueva se ha alborotao, porque Pinini se ha emborrachao“, stanno parlando di suo nonno. Sia Fernanda che Bernarda, sua sorella, sono “cantaoras de nacimiento”, ereditando dai genitori l’arte flamenca, tanto che numerosi cantaores e aficionados si dirigevano a casa dei Jiménez Peña per ascoltarle.
Fernanda nacque nel cante e crebbe con el cante: già a 10 anni si fece notare nelle riunioni familiari e nelle fiestas del barrio, in un’epoca in cui  il flamenco era un vero e proprio stile di vita nel senso più letterale del termine, e i cantes si apprendevano de viva voz.
Dice Fernanda: “La unica cosa che faccio è ripetere a modo mio quello che ho ascoltato durante le feste in famiglia, dove ho imparato tutto quello che so”.

 

 

Fernanda è considerata da molti la mejor cantaora de soleares de todos los tiempos. Per la critica è comparabile soltanto alla cantaora del XIX secolo Mercedes Fernández Vargas “ la Serneta” di cui però non è disponibile nessuna registrazione. La sua voce rauca, rotta, e la stessa modulazione nell’esecuzione del suo cante gli conferiva uno stile proprio, unico nel panorama flamenco, colma di jondura,  traboccante di “soníos negros“.

La carriera artistica di Fernanda è intimamente legata a quella di sua sorella Bernarda, con la quale ha condiviso palcoscenici e sale di registrazione per 50 anni.
Fu il maestro Antonio Mairena che convinse il padre di Fernanda e Bernarda a lasciare che  “las niñas” si convertissero in artiste. Nel 1957 le portò al leggendario tablao di Madrid “Zambra” e, successivamente, al Corral de la Morería, a Torres Bermejas, a Las Brujas…
Racconta lei stessa: “Mio padre non voleva che io e mia sorella diventassimo artiste. Gli piaceva se cantavamo in casa, ma non fuori delle mura domestiche. Pensa un po’ come sono cambiate le cose. Un tempo gli uomini non ci permettevano neanche di muoverci“.
La maturità artistica di Fernanda coincise con il periodo del miracolo economico spagnolo, con l’incremento del turismo straniero e la moda dei tablao e dei festival di flamenco. La sua fama crebbe rapidamente e nel 1964 viaggiò a New York per esibirsi nel pabellón de España de la Feria Mundial. Quel suo primo lungo viaggio è oggetto di un simpatico aneddoto che racconta Fernanda: nonostante avesse più di 40 anni la cantaora ritenne opportuno dire alla madre che andava a lavorare a Barcellona, in modo che non si preoccupasse troppo. La madre, di tutta risposta, le consigliò di portarsi dietro un sacco di farina per aprire un chiosco di churros nel caso in cui il contratto non fosse andato a buon fine.

Nonostante l’influenza della sua prestigiosa stirpe, il marchio di Fernanda è inconfondibile e personalissimo. Se non ha imitatori è forse proprio perchè è inimitabile. Ha vinto i più importanti premi relazionati al cante: Concurso Nacional de Arte Flamenco de Córdoba (1957), Concurso de Mairena del Alcor (1966), Premio Nacional de Cante de la Cátedra de Flamencología (1967) e Compás del Cante (1989), fra gli altri. Nel 1998 fu nominata Madrina Perpetua del festival de cante Gazpacho de Morón, villaggio in cui è particolarmente amata a seguito delle sue molte collaborazioni con il chitarrista Diego del Gastor.

Oltre che con la soleá, anche attraverso altri palos Fernanda riesce a trasmetterci tutta la sua grandezza, come la buleria, la cantiña e il fandango. 

 

 

Quello che importa, dice Fernanda, è “metterci il cuore”. Lei stessa dice che ha registrato un fandango, in cui si dice “a mis niños no me los abandones“… da quando morì una sua sorella, che lasciò i suoi figli da soli, Fernanda non riesce più a cantarlo perchè è troppo doloroso. Questo per capire come Fernanda “vive” quello che sta cantando, come riesce a diventare un tutt’uno con il suo cante.

Come tutti i cantaores utreranos inoltre, ha un ampio repertorio di bulerías arromanzadas. ‘Se rompió el amor’ o ‘Ten cuidao’ figurano fra le canciones più fortemente identificate con le sue versioni. Alcune di queste sono state registrate durante la sua vasta discografia. Fernanda ha partecipato a registrazioni che sono diventate dei classici: ‘Sevilla, cuna del cante’ (1959), ‘Festival de Cante Jondo Antonio Mairena’ (1967), ‘El cante de Fernanda y Bernarda de Utrera’ (1970), ‘Potaje Gitano en Utrera’ (1973), ‘Fiesta en Utrera’ (1974) o, cantando para el baile de Manuela Vargas, ‘El flamenco de Manuela Vargas’ (1966).
Cosa aveva questa cantaora che nei decenni ha affascinato appassionati  e studiosi di flamenco? Possiamo dire che Fernanda de Utrera possedeva due doni fondamentali e imprescindibili: un senso del ritmo (compas) infallibile, tipico di Utrera, e un’armonía innata. D’altro canto queste qualità stavano al servizio di una squisita sensibilità artistica e una voce incredibile, spezzata, rauca… un grado d”insuficiencia’ che normalmente scoraggerebbe a qualsiasi tipo di attività professionale che comporti l’utilizzo delle corde vocali. E in questo curioso bilanciamento fra pregi e difetti risedeva gran parte della magia. Il Cante di Fernanda è una lotta straordinaria, un conflitto interiore in cui alla fine la cantaora riesce ad avere la meglio ogni volta che riesce a condurre l’ascoltatore in un paesaggio immaginario terribile e desolante che lei accarezza e abbraccia senza paura. Anche negli stili più leggeri e festosi, ci sono ombre, peripezie e arditezze in ogni passaggio. Anche i silenzi sono pericolosi. Tutto è un azzardo.

 

 

González Climent, flamencologo, la descriveva così: “Tutto in lei è repulsione, insoddisfazione, ricerca, lotta per il suo proprio modo di esprimersi. Non sono comuni le sue facoltà. No tiene facultades normales. Arrivare alla “forma” del cante, solo questo costituisce un “trionfo” per la Fernanda. Sente molto di più di quello che riesce ad esprimere. Ma al prezzo di  molto dolore, disordini e profonde ricerche interne riesce a tirarlo fuori(…) La cantaora di Utrera chiede l’impossibile alla sua voce rauca e stiracchiata, porta allo stremo delle forze la sua concentrazione psichica, graffia violentemente la forza umana delle sue grida e raggiunge limiti crudeli, quasi barbari. La Fernanda si convulsiona físicamente, agita le braccia nel vuoto, chiude gli occhi, reclama duendes (…)”.

Questa voce è ciò che più avvicina gli amanti del flamenco ai  “soníos negros”, un concetto idealizzato di come dovrebbe suonare il cante flamenco più puro. Per qualcuno è “cortita”, nel senso che non domina un ampio repertorio di stili di cantes, che non esce dalla sua soleá, la sua bulerías, il suo tangos, i suoi fandangos e la sua alegrías de Pinini. Per altri è una Dea. Negli anni novanta, quando le si chiedeva in un intervista se non gli mancava essersi sposata ed avere una famiglia, lei rispondeva di no, perché era sposata con il cante.

Dal 1970 Fernanda de Utrera si stabilisce definitivamente nel suo amato paese natale, ad eccezione di qualche viaggio legato al lavoro fra cui la tournèè ‘Flamenco Puro’ che nel 1987 realizzò negli Stati Uniti con Farruco e Chocolate, fra le altre stelle del flamenco più tradizionale. Interviene inoltre nel film ‘Flamenco’ de Carlos Saura (1994) nella quale esegue una delle sue ultime soleares.

 

 

Malata da tempo, non la si incontrava più  per strada e tanto meno sui palcoscenici, fino a che sua sorella Bernarda, nelle poche occasioni in cui si esibisce, la ricorda dedicandole il suo cante.
Fernanda morì nella sua casa di Utrera a 83 anni, il suo cuore si arrestò il 24 agosto alle 7.15 del mattino.

Non è facile dimenticare quegli anni in cui Fernanda de Utrera incarnava lo spirito delle fiestas e ferias dove mai mancavano i suoi sorrisi generosi e autentici, la sua umanità e questa voce che toccava l’animo.

 

Hoguera gitana

Con gitano esplendor brilla en Utrera
la sangre generosa de Fernanda,
sangre que en el compás ordena y manda,
sangre de tradición solearera.

Como fuego inmortal arde en su hoguera
un cante que a las piedras las ablanda,
que encoge el corazón o que lo agranda,
hasta que, envuelto en llamas, se incinera.

Su cante es un puñal de escalofrío,
un grito que provoca en desafío
cada palo del cante por derecho.

Y, colmado el crisol de sus pesares,
un río con rumor de soleares
le brota del venero de su pecho.

Paco Acosta

 

Filmografía
Fernanda ha partecipato ad alcune produzioni cinematografiche, pur non essendo attrice:
Duende y misterio del Flamenco, di Edgar Neville (1952)
La novicia rebelde, di Luis Lucía (1971)
Flamenco, di Carlos Saura (1995)
Kika di Pedro Almodovar.

Premios y reconocimientos
Concurso Nacional de Arte Flamenco de Córdoba (1957) – Premio de soleares y bulerías
Premio del Concurso de Mairena del Alcor (1966)
Premio Nacional de Cante de la Cátedra de Flamencología de Jerez de la Frontera (1967)
Dedicatoria del XII Potaje Gitano de Utrera (1968)
Hija predilecta de Utrera (1994)
Medalla de Plata de Andalucía (1994)
Medalla de Plata al Mérito en el Trabajo (2003)
Medallas de Oro al Mérito en Las Bellas Artes (2005)
Hija predilecta de la provincia de Sevilla (2006)

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One thought on “Fernanda de Utrera

  1. un articolo su una grande artista cantaora de flamenco. non solo la sua voce piena di patos ma ogni nota esprime le più recondite sfumature del cante flamenco per questo non posso che dire grazie e invito ogni appassionato del cante flamenco ad approfondire questa grande artista, Fernanda de Utrera. graziee

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